Un altro passo verso il nulla.

Comincia per i bambini sardi un altro anno scolastico senza lingua sarda e senza storia sarda e senza geografia sarda.

Anche quest’anno i bambini sardi impareranno poco o nulla della loro terra.

Chissà come sarà il futuro dei bambini che cominciano adesso il loro viaggio attraverso quella scuola italiana che nega la loro identità.

Se non cambierà nulla, il loro viaggio attraverso la cultura italiana sarà molto spesso un viaggio verso il nulla: “La Sardegna, infatti, è una delle regioni italiane con maggior tasso di abbandoni e dispersione scolastica, alto numero di ripetenze, oltre che con un minor numero di persone in possesso di diploma superiore o laurea (in fondo al testo si riportano altri grafici). Inoltre la popolazione sarda è interessata anche da un elevato tasso d’analfabetismo di ritorno e dal primato negativo di persone che leggono un ridotto numero di libri.” (leggetevo o rileggetevi il documento di Cristian Ribichesu)

In questi giorni i media italiani sono pieni di articoli sulla lotta disperata degli operai del Sulcis.

Operai che vogliono lavorare.

O piuttosto: che non vogliono essere disoccupati.

E le due cose non necessariamente coincidono.

Praticamente nessuno parla della miseria generale del Sulcis e della Sardegna.

Nessuno che colleghi disoccupazione e dispersione scolastica.

Meno di nessuno che colleghi la disoccupazione alla dispersione scolastica e questa all’alienazione linguistica e culturale dei Sardi.

Tutti parlano della disperazione degli operai sardi.

Oggi ci si è messo anche Adriano Sofri, che non aveva niente da dire, e non ha detto niente, oltre che ricordarci ancora una volta che è stato in galera.

Alcoa, quegli operai in cima al silo
con il volto nascosto e l’elmetto Cgil

La miseria della Sardegna e la disperazione degli operai sardi sono un fenomeno senza cause.

Il fatto che prosperità economica e livello di istruzione vadano di pari passo non c’è nessuno che lo colga.

Chissà allora come fanno quei paesi in cui ci sono tanti diplomati e laureati a essere così ricchi?

La Finlandia–oggi non ho voglia di parlare dell’Olanda– è sempre in testa alle classifiche dell’istruzione e deve il suo benessere a tutti quei laghi.

Il fallimento della scuola italiana in Sardegna e il fallimento della colonizzazione–ma ormai, piuttosto, autocolonizzazione–culturale non sono perciò collegati al fallimento economico.

Beh, o piciocus, se non è la cultura che ha fallito, allora è la natura.

Dovete allora accettare che nel DNA dei Sardi c’è qualcosa che non quadra.

Oppure in  Sardegna non c’è abbastanza acqua.

Se il fallimento della cultura italiana in Sardegna–che ha prodotto il tracollo economico della Sardegna–non è attribuibile alla cultura italiana, allora vuol dire che sono proprio i Sardi che sono tonti!

I Sardi?

Longevi, pelosi e tonti!

Come nelle barzellette che gli Italiani raccontano su di noi.

Non si può avere tutto dalla vita!

20 Comments to “Un altro passo verso il nulla.”

  1. E se fosse vero che dipende dal DNA? Perchè niente si riesce a fare funzionare e tutto fallisce in Sardegna?

  2. sono d’accordo su tutto tranne che su una cosa: l’ora di lingua e cultura sarda. Io penso di essere uno dei pochi ad averla fatta grazie ad un’iniziativa personale di una mia maestra elementare per 5 anni. Ma i bambini devo studiare l’inglese, la lingua del mondo, non una lingua, diciamolo chiaramente, inutile.

    • Lingua inutile per gente inutile. A questa gente inutile non serve neanche l’inglese, che del resto si insegna già, ma nessuno impara.

    • Ma infatti non servirebbe un’ora di sardo a scuola. IL sardo deve essere lingua veicolare non materia di studio fine a se stessa. si deve usare il sardo x insegnare la storia la geografia la matematica e tutto il resto. Solo cosi potremo riappropriarci della nostra lingua. Altrimenti se vogliamo essere cittadini del mondo punto e basta iniziamo a studiare solo inglese e cinese e tiriamo a casino l’italiano.

  3. Anzi che macinare fumo, perchè non chiedi a chi di dovere perchè ha messo 500 mila euro per gli sportelli linguistici e solo 100 mila per la scuola? Cosa ti sembra più importante? O con la scuola non ti costruisci il giro delle amicizie? Cando cheres esser tzurpu già bi resesses, lampu!

  4. E itte b’intras tue cun sas minieras? E itte b’intras tue cun su inare pro sa lirica? Ma naras semper su chi pessas, sas criticas tuas. Commo toccat a narrere chi est unu macchimine custa cosa de dare unu muntone de inare pro sos uffitzios de sa limba sarda e unu paghigheddu ebbia pro sa iscola. Gai este?
    C’era più di un milione di euro da dividere: solo 100 mila alla scuola. Ventimila per una conferenza… Ripeto: cosa ne pensi?

    • Su chi penso dd’apo giai nadu: tocat a faer che su Friuli. 2 miliones a su nessi pro sa scola. Cantu dinari andat pro is sportellos non dd’isco e non so nemancu siguru chi siat dinari de sa RAS e non dinari de sa 482. 20.000 per una conferenza? boh? cale? podet essere pagu o troppu. Dipendet

  5. I razzisti hanno ragione ha dire che i fallimenti della Sardegna dipendono dall’Italia?

  6. Un giorno si e l’altro pure a dire che i guai della Sardegna derivano dal fatto di essere una presunta colonia dell’Italia. Fare un po’ di autocritica è così difficile? Se in Sardegna prevalgono incapaci, buzzurri e ignoranti e se non si riesce a far funzionare niente di chi è la colpa? Io me ne sono fatto una ragione: la Sardegna è destinata a una crisi eterna. Perché?

  7. Grazie, cercherò, ma la teoria delle leggi naturali è sempre valida.

  8. Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: