L’errore di Calvisi

Cambiamo tono.

Passata l’alluvione di visite all’articolo sui minatori–dovuta all’eccitazione mediatica generale–il numero di lettori risulta comunque raddoppiato e costituito anche da lettori più critici.

E con questi lettori vorrei instaurare un dialogo.

Ogni tanto.

Sinuncas non mi spassiu prus.

Allora proviamo ad analizzare in modo non emotivo lo straordinario comportamento dell’On. Calvisi Giulio, in commissione bilancio della Camera, rispetto al disegno di legge di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie.

Leggetevi questo documento: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/testi/SA5118.htm

Il Servizio Bilancio dello Stato, in questo documento mette in discussione il seguente punto del disegno di legge:

Le norme:

•        stabiliscono che le disposizioni della Carta si applicano, oltre che alle lingue regionali e minoritarie di cui alla legge n. 482/1999, anche alle lingue delle minoranze Rom e Sinti, secondo le specifiche previste dall’allegato A annesso al disegno di legge in esame [2](articolo 3);

•        dispongono che nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo siano introdotte misure dirette ad assicurare la diffusione di programmi radiotelevisivi nelle lingue regionali o minoritarie (articolo 4).

 

La relazione illustrativa afferma che dalle attività derivanti dall’applicazione dell’articolo 4 non deriveranno nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, atteso che la diffusione di programmi radiotelevisivi avverrà nell’ambito delle lingue regionali o minoritarie, individuate nella legge n. 482/1999 e che tale aspetto sarà comunque disciplinato nel contratto di servizio tra il Ministero dello sviluppo economico e la società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo nell’ambito delle risorse allo scopo preordinate.

 

Al riguardo andrebbe chiarito se, in corrispondenza dell’ampliamento del contenuto del contratto di servizio, possa determinarsi un incremento dell’onere di servizio a carico dello Stato, tenuto conto anche dell’inserimento di ulteriori due lingue a seguito delle modifiche introdotte nel corso dell’esame in Commissione.

Ecco che cosa ha indotto Calvisi in errore. Una relazione tecnica del Servizio Bilancio dello Stato, il quale sostiene che introducendo le norme della Carta ci sarebbero nuove ed enormi spese dello Stato, soprattutto se si aggiungono alle lingue riconosciute le due nuove lingue, romani e sinti.

Si tratta di una valutazione errata temporalmente e sbagliata dal punto di vista degli impegni di Bilancio.

Intanto, va ricordato che la sede per aggiungere le lingue romani e sinti non è l’applicazione della Carta, ma una modifica della legge 482/99.

Pertanto sarebbe opportuno ritirare questa norma di modifica della Carta riguardanti le lingue dei nomadi, per non pregiudicarne l’iter, e ripresentare un disegno di legge alternativo per il sacrosanto riconoscimento delle lingue di Rom e Sinti attraverso una modifica della legge 482/99.

In secondo luogo, la Carta non crea nuove spese per le lingue minoritarie già ammesse a tutela in quanto ricalca fondamentalmente i livelli di tutela della 482/99 che è una legge già di suo inapplicata, nonostante sia di bassissima protezione per le lingue. Pertanto, non ci saranno nuove spese, a meno che, il Governo, al momento di redigere il Bilancio, non preveda queste spese a finanziamento dei capitoli della 482/99.

La cifra di cui parla il Servizio Finanziario (circa 10 milioni di euro) è infatti largamente disattesa da anni. E’ stata stanziata solo nelle primissime annualità della legge.

Oggi si viaggia sui 2 milioni scarsi per 12 lingue!!!!

Per il sardo si tratta di 400 mila euro scarsi.

La valutazione tecnica sbagliata sta nel fatto che di per sé la Carta è solo un riconoscimento di principio che non comporta automaticamente nessuna maggiore spesa.

In realtà, poi, per applicare questi principi, si dovrebbe meglio finanziare la legge 482/99 oppure approvare nuove  norme.

Per esempio le trasmissioni RAI, nonostante siano previste per legge e per regolamento e per contratto di servizio RAI-Governo, non sono state mai attivate e si svolgono in Sardegna solo per radio (in orari di ascolto bassissimo) e a spese della Regione che paga 200 mila euro annue alla sede regionale. (tra l’altro le trasmissioni sono fatte molto male, mischiate all’italiano, con scarsa coscienza politica e scarso coordinamento con le altre esperienze ma questo è un altro discorso).

Piuttosto, in sede di approvazione della Carta, magari con tutele più alte per il sardo, si dovrebbe fare un accordo per cui la Regione si accolla gli oneri della politica linguistica in modo da non pesare sulle casse dello Stato e levare l’unica scusa che lo Stato può accampare per non riconoscere un diritto civile ai sardi, ai friulani, ai francoprovenzali, agli occitani e  anche ai rom e sinti.  Del resto ci paghiamo già la Sanità, la continuità territoriale, i trasporti interni perché non la politica linguistica.

E’ importante però che il livello di tutela salga oltre la 482/99 che è una legge importante, ma non sufficiente. E’ importante che la Regione sia autorizzata a legiferare e abbia il trasferimento delle funzioni amministrative ed educative per quel che concerne la tutela della lingua minoritaria.

Anche a suo spese.

Va benissimo!

Si tratta di una scelta politica consapevole sia che la si faccia, sia che la si rifiuti.

Consapevole del male che si fa ai Sardi, nel secondo caso.

Il solerte Calvisi allora ha soltanto fatto propri gli argomenti del Servizio Bilancio dello Stato, mostrando da che parte batte il suo cuore e a quali altitudini si eleva il suo intelletto.

Ed è chiaro che del sardo non gliene frega una mazza.

Meno ancora dei diritti dei Rom e dei Sinti.

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