Archive for November, 2012

November 29, 2012

“Grande intransigenza”

Non sono di quelli che si lasciano impressionare molto dalle parole.

Ho imparato troppo bene la lezione saussuriana: le parole sono dei significanti a cui, arbitrariamente, è associato un significato.

Siamo noi a dare un significato a quella particolare combinazione di suoni.

Ecco perché a me delle parole piace soprattutto il lato fisico, i suoni.

Ma a volte le parole hanno anche per me una loro forza evocativa.

Quanto vengono usate al di là dei loro confini convenzionali e per questo ti spiazzano.

Una di queste parole è “Endlösung (der Judenfrage)”.

Soluzione finale–in tedesco è una parola–della questione ebraica, dove “questione” sta per domanda (frage).

Soluzione finale.

Esisteva una questione ebraica?

Era esistita per secoli.

Oggi sono gli stessi ebrei a dirlo.

I Nazisti avevano la soluzione finale.

Penso che nessuna parola esprima l’essenza del nazismo come “Endlösung”.

La freddezza, la precisione, perfino la pignoleria, l’ineluttabilità impersonale con cui è stata posta in atto sono tutte contenute in questa parola.

Questa parola nega l’umanità degli Ebrei, come lo Zyklon, il gas usato per le derattizzazioni e poi nei campi di sterminio.

A volte bisogna avere paura delle parole.

“Washington riteneva e ritiene infatti che si debba arrivare al riconoscimento di uno Stato palestinese attraverso negoziati con Israele e non con “un colpo di mano” alle Nazioni Unite. L’esigenza della Casa Bianca coincide con quella israeliana, e blocca la situazione, perché la società politica di Gerusalemme vive una stagione di grande intransigenza. La quale assomiglia a un rifiuto a vere trattative. Alla vigilia delle elezioni politiche, previste per gennaio, nel Likud, principale partito al governo, ha prevalso alle primarie la corrente meno incline a un autentico dialogo con i palestinesi.” (Quel voto che divide l’Europa)

La vita con me è stata molto generosa, nel bene e nel male, e forse ho avuto da essa più di quello che sarebbe ragionevole desiderare.

Mi ha comunque risparmiato il triste destino di diventare un burocrate nazista o un giornalista di Repubblica.

Sono molto contento di non aver mai dovuto definire la Shoa come “soluzione finale” o la ferocia dei macellai Israeliani come “grande intransigenza”.

intransigenza

[in-tran-si-gèn-za] nome femminile

  1. rigidità di idee e princìpi Sinonimi: dogmatismo
  2. l’essere intransigente, inflessibile verso chi non si comporta nel modo giusto, verso chi sbaglia: Esempio: quel giudice è famoso per la sua intransigenza Sinonimi: durezza, inflessibilità Antonimi: indulgenza.
Advertisements
November 27, 2012

La solitudine di Giulio Angioni

Il nostro Agnelli fatto in casa si sente solo.

Come si dice in sardo: “It’s lonely at the top.”

Troppa poca intelligenza in giro, per il genio di Guasila: “Credo si debba fare qualcosa contro la scomparsa del sardo dalla quotidianità. La mia tristezza è nel non trovare compagni di strada con cui cercare farlo. Trovo solo degli imbecilli. Non c’è in Sardegna una quantità utilizzabile di intelligenze che si dedichino a risolvere questo problema.Questa amministrazione regionale, ad esempio, vi si è applicata trovando però delle soluzioni in parte poco chiare e in parte furbe, che alla fine si sono rivelate delle furbizie stupide e inutili in mano a certuni. Mi riferisco a chi riesce a pensare che al comune di Cagliari si possa adottare la forma linguistica di Atzara o di Ghilarza. Per parte mia sarei disposto a discuterne con persone abbastanza serie e intelligenti, ma non ne trovo, e questo è il guaio peggiore secondo me. Lo so che suona di una presunzione e di una protervia notevoli, ma per me è così. Questi problemi in Sardegna non sono mai stati oggetto di studi seri da parte di persone sufficientemente preparate e intelligenti.” («IN SARDEGNA MANCA LA CULTURA PER ELABORARE UN PROGETTO INDIPENDENTISTA», PAROLA DI GIULIO ANGIONI)

Mischineddu!

Ajò, o piciocus, fadeus una colleta e ddi comperaus unu cani!

Unu de cussus canis mannus-mannus po ddi preni sa domu.

Non vedo come si potrebbero alleviare altrimenti le sue sofferenze.

Angioni è chiaramente dissociato dalla realtà,

Come Don Chisciotte vede pericoli che esistono sono nella sua mente.

E non vede altre cose che invece vedono tutti.

Gli basterebbe leggersi o ascoltare quello che veramente si dice della lingua, lí dove di lingua si discute e sulla lingua si lavora.

Ma, ormai è chiaro, questi mentecatti che lavorano sul sardo non sono abbastanza seri e/o intelligenti per parlare al Divo Giulio.

E Angioni sprofonda nell’abisso della sua aristocratica solitudine.

Sprezzante e irragiungibile, ci priva da sempre–e ci priverà per sempre–del suo sublime e intelligentissimo contributo alla rivitalizzazione del sardo.

Ci punisce per la nostra pochezza e così non sapremo mai quali sono le sue geniali soluzioni per riportare il sardo nella nostra quotidianità.

Dovremo accontentarci–ma non siamo abituati ad altro–dei suoi attacchi a chiunque faccia qualcosa per il sardo ed egli attacchi  ai fantasmi che lo perseguitano, accanendosi–solo loro–contro la diversità linguistica in Sardegna.

Forse siamo noi che siamo troppo stupidi per capirlo, ma neanche questa volta Agnelli se la prende con l’unica minaccia per la diversità linguistica in Sardegna.

Quella che sta portando all’estinzione il sardo, come anche il sassarese-gallurese, il tabarkino e il catalano di Alghero.

Accenna al monolinguismo isterico dei suoi cari Italiani, ma non dice che a cacciare le lingue della Sardegna dalla normalità  della vita quotidiana sono la scuola e i media italiani.

Ma forse siamo noi, troppo stupidi, a non meritarci di più.

Giulio Angioni si porterà nella tomba il segreto delle sue geniali intuizioni, quelle che permetterebbero di rivitalizzare il sardo.

Che perdità per l’umanità!

Ahinoi, poveri Sardi!

O ANGIONI, MA TI POTZU TOCAI?

November 26, 2012

No, non semus catalanos

Sa maioría de is Catalanos at votadu pro is partidos indipendentistas.

Partidos de dereta e partidos de manca: La Catalunya è un voto storico

Comente sutzedet in donni natzione, in Catalunnia puru sa politica si partzit in manca e in dereta.

Ma Catalanos sunt e Catalanos abarrant.

In Sardinnia tenimus una manca ki in custas dies bivet sceti pro “Bersani o Renzi?”.

E tenimus una dereta indipendentista ki aguantat ancora su “proconsole”–o su cuaddu–de Berlusconi in su postu suo.

E tenimus áteros indipendentistas ki bolent s’italianu ke a “limba natzionale”.

E tenimus casi prus partidos indipendentistas ki non gente ki ddos votat.

Non semus Catalanos.

Balla, ca no!

November 25, 2012

Provincialismo

Devi cercare, scendendo in basso, giù, giù.

Se hai pazienza lo trovi:La Catalogna al voto, sfida a Madrid

Sembra che la sola notizia del giorno siano le primarie del PD.

Invece ieri, al telegiornale olandese, hanno parlato delle elezioni catalane.

Chi se li incula Bersani e Renzi?

O gli altri candidati?

Le elezioni catalane decidono il futuro dell’Europa.

E detzidint su benidore de is Sardos puru.

November 22, 2012

S’area de is “non-dipendentistas” s’ammanniat…

Fide bi bolet!

Is ki cumprendent ki est ora de segare sa dipendentzia dae s’Italia non sunt sceti in s’area indipendentista:

“Non si può stare in eterno aspettando che siano gli altri a risolvere i nostri problemi. Sono loro il nostro problema, perché accentuano la nostra dipendenza. Bisogna dire basta a classi dirigenti che si presentano alla loro meta personale nude della propria e nostra dignità.”

Est ora de aunire totu custas fortzas in unu fronte anti-dipendentzia.

Filipu Sanna in Sardegna Democratica: Classi dirigenti nude all’arrivo

November 19, 2012

Turismu scimpru

M’apo leghidu un’articulu de “Il Fatto Quotidiano” a subra de sa Sardinnia.

A parrer de issos, su turismu est su 6-7 % de s’economia sarda.

Si est berus, tocat a narrer ki semus de-a-berus unu populu de molentes.

Corrudos e cullionados!

E mortos de famene.

November 8, 2012

Diritti incivili

Bolognesi.

Mi nant Bolognesi.

Babbu miu fiat italianu.

E deu seu un’intenatzionalista.

Deu bollu un’Europa federali.

Ma a is Italianus non ddus aguantu prus!

E is chi propriu non mi nci calant funt is Italianus “bonus”.

Gli Italiani per bene.

Sempri fueddendi de su chi andat mali in cussu catzu de logu e chentza de piedadi, cosa chi is politicus sardus non tenint s’atza de fai.

E sempri fueddendi de is deretus civilis de totus … foras de is deretus de is minorías etnicu-linguisticas.

Balla, mai una borta chi nde ddus bessat unu fueddu! (Diritti civili, noi restiamo indietro)

Totu sa fida mia apu cretiu ca fadíat a trabballai impari cun is Italianus progressistas.

Gli Italiani per bene.

Ma immoi est craru ca non fait.

Sa curtura non est acua.

Custus mesis passaus apu biu Italianus de manca ponendi-si contras a is autonomias.

Contras a cussu pagheddeddu de deretus chi tenint is minorías etnicu-linguisticas in Italia.

Is Italianus tenint una curtura risorgimental-fascista.

Totus.

Ddis iant a serbiri una pariga de generatzionis po cambiai.

E nosu totu cussu tempus non ddu teneus.

Chi boleus sighiri a esisti che a Sardus, che a una natzioni, tocat a mandai is Italianus a pasci dindus.

Custus annus is Italianus “per bene” s’ant fatu sa conca a acua cun sa chistioni de sa “uguaglianza”, in polemica cun sa Lega Nord e cun Berlusconi.

Immoi s’ant fatu a biri ita bolit nai: si tocat a fai su chi bolint issus.

Bolint cumandai issus, ca funt de prus.

Mancai non cumandint nudda, ca issus (gli Italiani per bene) fun issus puru una minoría.

Fueddant totu s’ora de is deretus de totus, ma mai de is deretus nostrus, mancai iat a tocai a su stadu a si amparai: “La Direzione Centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze ha come obiettivo principale quello di supportare l’esercizio e l’espansione dei diritti di libertà costituzionalmente protetti, con particolare riguardo alla cittadinanza, alle minoranze storiche etno-linguistiche e alle misure di assistenza e patrocinio per il recupero dei crediti alimentari all’estero.” Direzione Centrale per i diritti civili, la cittadinanza – Ministero Dell

Deu in custus annus non apu mai indendiu a unu Italianu bonu nendi unu fueddu a favori de is minorías.

Ma cali “diritti civili”?!

November 6, 2012

Acqua calda? Si, ma la terra gira attorno al sole

L’articolo è scritto da qualcuno che pensa che la comunicazione consista nel mettere quante più parole una dietro l’altra.

Un tanto al chilo.

Vabbé, la mia dose di cattiveria oggi pure l’ho tirata fuori.

Ma l’articolo dovete leggervelo lo stesso:«Sardi, inconsapevoli della ricchezza diffusa nell’isola»

Adriano Bomboi ha definito le dichiarazioni di Antonietta Boninu “acqua calda”.

“”Parlo di consapevolezza perché se queste eccellenze archeologiche non vengono sentite come tali dai cittadini non si può fare molto strada nell’opera di valorizzazione. Questi siti sono una risorsa. Ma richiedono professionalità non abborracciate, competenze diffuse, i paesi dovrebbero fare rete per attirare flussi costanti di visitatori, lo dovrebbe capire la Regione dando plusvalore alla storia vera dell’Isola. Invece ci si scontra con una realtà deprimente: perché la Sardegna – grande parco archeologico – non ha saputo creare occasioni scientifiche ed economiche adeguate, direttamente proporzionali al valore che questi monumenti hanno. Anche per questo la disoccupazione intellettuale cresce”. Salvatore Masia, 38 anni, geometra, sindaco di Cheremule: “Per far amare questi monumenti dobbiamo fare in modo che creino reddito. Ma è necessario un progetto ampio, non può agire un singolo campanile, vanno create professioni diffuse e adeguate a questa sfida”.”

Questa è ovviamente acqua calda. ma questa volta è come se il cardinale Bellarmino dicesse che l’economia sarebbe avvantaggiata dall’ammettere che è la Terra a girare attorno al sole.

O piciocus, questi stanno ammettendo che la cultura–cioè la Cultura, quella vera–ci può anche far guadagnare!

E ammettono che la culturedda politicante ci fa perdere soldi!

È poco?

Megius de nudda!

Bonini/Bellarmino dice ai politici che la Sardegna non è soltanto un rimedio contro il raffreddore.

Come si chiamava quel coglione–pardon, assessore–che ha pagato con i soldi nostri per lo slogan “Ai primi sintomi di raffreddore…”?

Una rondine non fa primavera, ma qui c’è una donna del sistema che dice che la Sardegna ha una Storia e che questa Storia è parte della nostra economia.

È poco?

Megius de nudda!

È un passo avanti nella direzione di “Ma un popolo con questa storia, come fa ad avere un presente di merda come questo?”

 

November 3, 2012

Ma unu populu kentza de limba e kentza de storia, unu populu est?

 

Su pagu dibatitu sighidu a s’articulu de Nicoló Migheli in Sardegna Democratica (Abbattere statue ) e su tonu moderadu–pagu gana de s’indinniare teníant totus–mostrat cantu pagu cosa est s’identidade de is Sardos.

Ma ita iant a pensare is Sardos si a Milanu ddoe fit unu monumentu a Radetzky o a Frantziscu Giusepe?

Unu monumentu a gente ki at fatu male meda a is Milanesos, dd’iant a agatare stranu, ca in sa scola ant studiadu sa storia italiana.

Su monumentu a Carlo Felice non dd’agatant stranu, ca sa storia sarda non dda connoschent.

Ma unu populu ki non connoschet sa storia sua, unu populu est?

Sa connoschentzia de sa storia sua est una de is cosas ki donat identidade a unu populu.

Ma pro connoscher sa storia sua, unu Sardu si depet informare in manera ativa e autonoma, ca sa scola italiana sa storia sarda dda tzensurat.

Ah, custu Carlone Felice fit omine de pagu de aderus e non bi bolet meda a dd’ischire: Carlo Felice di Savoia – Wikipedia

Insomma, unu Sardu ki non connoschet sa storia sarda est ke a unu Sardu ki non faeddat su sardu (o gadduresu-tataresu, tabarchinu, aligheresu).

Ita identidade tenet unu Sardeu de aici, unu ki non faet nudda pro tenner un’identidade?

Bosi propongio sa definitzione de identidade linguistica, ki nd’apo leadu dae  Mary Bucholtz & Kira Hall (2005 : 585-614): «Proponiamo un quadro teorico per l’analisi dell’identità come prodotta nel corso dell’interazione linguistica sulla base dei principi seguenti: (1) L’identità è il prodotto piuttosto che la fonte di pratiche linguistiche o altre pratiche semiotiche ed è perciò un fenomeno sociale e culturale, piuttosto che principalmente interno e psicologico; (2) le identità circondano categorie demografiche di macro-livelli, prese di posizione temporanee interattivamente specifiche e ruoli di partecipazione; (3) le identità possono essere indicizzate linguisticamente attraverso etichette, implicazioni, prese di posizione, stili, o strutture e sistemi linguistici; (4) le identità sono relazionali, costruite attraverso numerosi, spesso sovrapposti, aspetti del rapporto tra se stessi e gli altri, compresi la similitudine/differenza, genuinità/artificialità e autorità/delegittimazione; e (5) l’identità può essere parzialmente intenzionale, in parte abituale e meno che pienamente conscia, in parte un risultato di una negoziazione interattiva, in parte un costrutto delle percezioni e rappresentazioni altrui e in parte il risultato di processi e strutture ideologici più vasti.»

A sa prus parte de is Sardos ddis bastat ki siat su mare a definire s’identidade issoro, duncas ddis bastat su ki non sunt pro s’intender Sardos.

Ddis bastat a esser Italianos strambos, de seria B, ca su ki faent pro tenner un’identidade est a faer male su ki faent is Italianos.

Faeddare male s’italianu, pro nde narrer una.

O a s’aguantare unu monumentu a un’omineddu de pagu ki at fatu sceti male a is Sardos.

Ma ita bolimus?

Cun sa classe dirigente e intelletuale ki tenimus non amus mai a tenner una curtura natzionale sarda.

Cussa est sa cosa ki timent de prus, impari a sa limba.

Ca sunt sa storia, sa curtura e sa limba de unu populu ki ddu faent populu e non tallu de crabus.

November 2, 2012

La forza dei simboli

Da quest’anno lavoro in una scuola calvinista.

Quando ho fatto il colloquio mi hanno chiesto quale fosse il mio atteggiamento nei confronti della loro identità.

Io ho risposto: “Sono agnostico.

Allora mi hanno chiesto se sarei stato disposto, per esempio, a leggere dei passaggi dalla Bibbia.

Ho risposto che la cosa non mi creava alcun problema–la Bibbia è un documento–ma ho messo in chiaro che mai avrei fatto qualcosa di attivo a favore della religione:

“Io ho i miei principi e non faccio nulla su cui non sono d’accordo!”

Da quel momento in poi, i membri della commissione hanno cominciato a sorridere e il colloquio è continuato in modo più rilassato.

Devo aggiungere che io mi trovo sempre bene con i calvinisti: è gente di cui ti puoi fidare.

Nessuno mi ha mai chiesto di leggere la Bibbia.

Ma i ragazzi un giorno mi hanno chiesto come mai non cominciavo la lezione leggendo uno dei brevi articoli contenuti in una rivista che avevo trovato nella cassetta della posta.

Non ne sapevo niente.

Nessuno mi aveva detto che la prima ora di lezione si incomincia leggendo uno di quegli articoli.

Mi sono guardato gli articoli.

C’erano anche dei passaggi dalla Bibbia.

Tutta roba piena di buon senso e adatta a degli adolescenti.

Quando mi piace, scelgo anche un passaggio della Bibbia e chiedo a uno dei ragazzi di leggerlo.

La cosa non mi crea nessun problema.

Conosco la religiosità, me la spiego in modo razionale, ma non mi sogno di imporre la mia visione a chi vive la propria religiosità in modo tradizionale.

Ma con i calvinisti, il problema non si pone, perché loro il rapporto con “Dio” ce l’hanno a livello personale.

Non è mediato, guidato, interpretato da una chiesa.

Con Dio te la vedi da solo.

Ben altro è il problema del crocifisso nelle classi della scuola pubblica italiana.

Anche lasciando stare che il crocifisso è il simbolo sanguinolento di una tortura, la cosa intollerabile è che è il simbolo del dominio vaticano sulla società italiana.

Il crocifisso è sulle pareti delle scuole italiane per ricordare ai bambini che non sono liberi di credere quello che vogliono.

Il crocifisso non è lì perché l’hanno scelto i loro genitori–come sarebbe il caso nella mia scuola, se i calvinisti non fossero contrari alle icone–ma perché lo stato italiano accetta di lasciarselo imporre da una potenza straniera.

E l’Italia non sarà mai una democrazia compiuta, finché non verranno eliminati dalle sedi pubbliche quei simboli della sottomissione al potere papale.

I difensori di questa sottomissione invocano la tradizione per giustificare la presenza di quei simboli.

Appunto: la tradizione della sovranità limitata dell’Italia.

Lo stesso ragionamento vale per la presenza del monumento al boia Carlo Felice a Cagliari.

Mantenerlo lì dove si trova significa rivendicare la continuità con il potere che i reazionari hanno sempre mantenuto a Cagliari, dopo la sconfitta della Sarda Rivoluzione.

Toglierlo da lì, e sistemarlo in un museo della Sarda Rivoluzione–a perenne memoria della ferocia della monarchia sabauda–è il minimo che un’amministrazione democratica possa fare.

In nome di una Sardegna democratica.

In nome di quella democrazia per la quale gli eroi di Palabanda sono morti.

Il fatto che oggi–per la prima volta–siano degli indipendentisti a chiederlo dimostra fino a che punto la “sinistra” italiana di Sardegna abbia perso la propria anima.