L’esame di maturità

I Sardi l’esame di maturità non lo passeranno mai.

Non perché non siano maturi, ma proprio perché lo sono troppo.

Vedetevi l’articolo–maturo e moderato–di Nicoló Migheli: Abbattere statue

Non solo i Sardi non hanno mai versato una goccia di sangue nel corso delle loro battaglie decennali per il riconoscimento della loro lingua, cultura e identità, ma non abbattono nemmeno statue.

Come ci dice Migheli: “Gli organizzatori della protesta vorrebbero che la statua del Savoia venisse provocatoriamente spedita a Torino e quel luogo intitolato ai martiri dell’assolutismo sabaudo.”

Catzu, dimo’!

Se non è questo un segno di maturità politica e culturale non ddu sciu prus!

Neanche metaforicamente i Sardi vogliono ammazzare il boia della rivoluzione democratica.

Quella rivoluzione sarda della quale nessuno deve sapere nulla.

Gli Italiani ancora meno dei Sardi.

Figuriamoci se gli Italiani scoprissero che quegli esseri pelosi e di piccola stazza volevano liberarsi dal feudalesimo quando loro ancora ci sguazzavano.

Tramavano contro la monarchia assoluta 20 anni prima dei carbonari.

Prima ancora, avevano tentato di fare la rivoluzione giacobina senza che i Francesi glielo imponessero: semplicemente perché avevano capito che era giusto e necessario.

E gli Italiani–dai non andiamo tanto per il sottile: sono gli Italiani che dicono che l’Italia l’hanno fondata i Savoia–hanno soffocato la rivoluzione democratica nel sangue.

Gli Italiani–o Piemontesi che siano–boia della democrazia.

E i Sardi oggi vogliono semplicemente restituirgli la statua.

Spero almeno che le spese di spedizione siano a carico del destinatario.

Ma quanto sono maturi questi Sardi.

Purtroppo la nostra maturità e la nostra moderazione non ce le invidia nessuno.

Che non ci capiscano gli Italiani non mi stupisce: neanche gli Inglesi hanno mai capito Gandhi.

Il rifiuto della violenza è incomprensibile per chi, da sempre, vive e si ingrassa di violenza, come gli Italiani.

Quello che non capisco sono i Sardi che si definiscono democratici.

A tippo il sindigo di Casteddu.

O il sindigo, ma ita cunnu ses abetendi a nde dda tirai de mesu sa statua de cuss’arrogu de merda?

Bellu catzu de democraticu chi ses!

Sighis a fai onori a unu buginu!

Ma quella statua è anche peggio di quello che sembra: è il simbolo della coglionizzazione dei sardi.

Nicoló Migheli mi ha fatto sapere che Carlo Felice è un cannone riciclato all’arsenale di Cagliari.

Bella carriera: de cannoni a calloni!

La statua è un dono dei Sardi al pezzo di merda italiano (futuro).

Fatto a sindigo, un democratico–ma dice che Zedda era fintzas di sinistra!–dovrebbe immediatamente bogarnelo di mezzo a is patatas!

Quei Sardi fatti ammazzare da Carlo Felice sono morti perché erano dei Sardi democratici.

Un sindigo democratico non dovrebbe avere dubbi su chi merita un monumento e chi si merita de si nci cravai in su cunnu de sa mamma bagassa.

Allora, o su sindigu, aspettando lo stiamo, mi!

Torniamo moderati e ci craviamo a Carlo Felice in un museo e il Largo lo dedichiamo agli eroi della Sardegna democratica.

4 Comments to “L’esame di maturità”

  1. Ma si non renessimus nen mancu a nde bogare sos nùmenes de sos savoias dae sas carreras de sas biddas e tzitades sardas!

  2. Stesso commento che ho apposto all’articolo di Migheli in SD: non mi sembra che il sindaco di Cagliari, e la sua maggioranza, siano interessati ad aprire una riflessione di questa portata in città. Sono troppo impegnati in un governo di ordinaria amministrazione (con un giudizio di sufficienza risicatissima) che non è esattamente ciò che la cittadinanza democratica e identitaria si aspettava.

  3. M’arregordu de candu, in su otantotu de s’atru seculu, is sinistras iant bintu is eletzionis in bidha. Po coranta annus sa D.C. dhas iat lassadas a buca asciuta.Po fortuna ca sa roda girat e po totous benit s’ora de si sciundi su bicu. Sa primu cosa chi iant fatu, fut de ndi tirai de “Sala Consiglio” su cuadru de unu Savoia, Umbertu 1° cun sciabola, mustatzus e donni’ atru apidhiconi. Dopu unus cantus annus, nci dh’iant torrada a su logu suu. Si bidi ca, cancunu prus abbristu, si ndi fut acatau de sa tontesa chi iant fatu. Immoi, po nai, a parti su piga e poni de Umberto, atra cosa in prus de si sciundi su bicu no isciu chi ndi apant fatu.

    Non creu chi su sindigu de Castedhu s’ atrivat a ndi bogai sa statua de Carlo Felice de Piatza Jenne, in bintixincu annus nd’at cambiau medas de cosas ma, non si scit mai. Fortza Paris de aici: bastat a ndi bogai a Carlo Felice e a lassai sa ALCOA, e seus a postu.

  4. E non podet esser chi lassant sa ALCOA ca non d’hant bettadu a Carlo Felice?

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