La forza dei simboli

Da quest’anno lavoro in una scuola calvinista.

Quando ho fatto il colloquio mi hanno chiesto quale fosse il mio atteggiamento nei confronti della loro identità.

Io ho risposto: “Sono agnostico.

Allora mi hanno chiesto se sarei stato disposto, per esempio, a leggere dei passaggi dalla Bibbia.

Ho risposto che la cosa non mi creava alcun problema–la Bibbia è un documento–ma ho messo in chiaro che mai avrei fatto qualcosa di attivo a favore della religione:

“Io ho i miei principi e non faccio nulla su cui non sono d’accordo!”

Da quel momento in poi, i membri della commissione hanno cominciato a sorridere e il colloquio è continuato in modo più rilassato.

Devo aggiungere che io mi trovo sempre bene con i calvinisti: è gente di cui ti puoi fidare.

Nessuno mi ha mai chiesto di leggere la Bibbia.

Ma i ragazzi un giorno mi hanno chiesto come mai non cominciavo la lezione leggendo uno dei brevi articoli contenuti in una rivista che avevo trovato nella cassetta della posta.

Non ne sapevo niente.

Nessuno mi aveva detto che la prima ora di lezione si incomincia leggendo uno di quegli articoli.

Mi sono guardato gli articoli.

C’erano anche dei passaggi dalla Bibbia.

Tutta roba piena di buon senso e adatta a degli adolescenti.

Quando mi piace, scelgo anche un passaggio della Bibbia e chiedo a uno dei ragazzi di leggerlo.

La cosa non mi crea nessun problema.

Conosco la religiosità, me la spiego in modo razionale, ma non mi sogno di imporre la mia visione a chi vive la propria religiosità in modo tradizionale.

Ma con i calvinisti, il problema non si pone, perché loro il rapporto con “Dio” ce l’hanno a livello personale.

Non è mediato, guidato, interpretato da una chiesa.

Con Dio te la vedi da solo.

Ben altro è il problema del crocifisso nelle classi della scuola pubblica italiana.

Anche lasciando stare che il crocifisso è il simbolo sanguinolento di una tortura, la cosa intollerabile è che è il simbolo del dominio vaticano sulla società italiana.

Il crocifisso è sulle pareti delle scuole italiane per ricordare ai bambini che non sono liberi di credere quello che vogliono.

Il crocifisso non è lì perché l’hanno scelto i loro genitori–come sarebbe il caso nella mia scuola, se i calvinisti non fossero contrari alle icone–ma perché lo stato italiano accetta di lasciarselo imporre da una potenza straniera.

E l’Italia non sarà mai una democrazia compiuta, finché non verranno eliminati dalle sedi pubbliche quei simboli della sottomissione al potere papale.

I difensori di questa sottomissione invocano la tradizione per giustificare la presenza di quei simboli.

Appunto: la tradizione della sovranità limitata dell’Italia.

Lo stesso ragionamento vale per la presenza del monumento al boia Carlo Felice a Cagliari.

Mantenerlo lì dove si trova significa rivendicare la continuità con il potere che i reazionari hanno sempre mantenuto a Cagliari, dopo la sconfitta della Sarda Rivoluzione.

Toglierlo da lì, e sistemarlo in un museo della Sarda Rivoluzione–a perenne memoria della ferocia della monarchia sabauda–è il minimo che un’amministrazione democratica possa fare.

In nome di una Sardegna democratica.

In nome di quella democrazia per la quale gli eroi di Palabanda sono morti.

Il fatto che oggi–per la prima volta–siano degli indipendentisti a chiederlo dimostra fino a che punto la “sinistra” italiana di Sardegna abbia perso la propria anima.

10 Comments to “La forza dei simboli”

  1. Anàlisi chene pecu

  2. Interessante. Anche in Baviera, i crucifissi ci sono da per tutto nei posti pubblici, visto che lì sono molto catolici. Invece nel nord della Germania si è prevalentemente protestante.
    Sinceramente sono molto ignorante in questo tema… Non saprei nenache dire la differenza tra calvinisti e protestanti (forse i calvinisti sono una subcatergoria- comunque sono cristiani reformati, o no?)
    However, mi ricordo che ogni volta quando facevamo le gite scolastiche in Baviera, l’ho sentito molto fastidioso e pesante che ci siano da per tutto queste cose, non solo crucifissi, ma anche Madonnine. Poi loro, invece di dire: “Buon giorno” (Guten Tag), dicono: “Grüß Gott” (Saluta a Dio)…
    Hai ragione, i simboli non vanno sottovalutati, siccome ed evidentemente influenzano la nostra identità. Il simbolo di Berlino è un orso, conosco gente che ce l’ha come tatuaggio… così come c’è gente che ha tatuato i quattro mori.
    Infatti, un giorno ne ho discusso con Frantziscu Sedda. Secondo me, non è possibile sostituire la bandiera dei quattro mori con l’alberello (anche se a me piace di più)… anche se gli racconti a tutti la “storia vera della bandiera”… i quattro mori ora fanno parte della storia dei sardi e della loro identità (parere mio personale!).
    Per una statua credo che sia più facile… la togli e tra un paio di anni non se ne ricorda più nessuno, secondo me… per altri simboli diventa già più difficile.

  3. E deu ca mi pensamu ca fadíast sa parti…
    Nossi, ddu ses de aderus!

  4. @robur.q@libero.it
    Quella statua è lì da secoli, ha resistito ai bombardamenti mentre tutto il resto era raso al suolo (esperienza che chi non è cagliaritano non sa e non può capire), è il simbolo della disperata rinascita di una città devastata e delle 2000 vittime di una guerra insulsa fatta in nome dell’ideologia nazionalista che tu condividi cambiando solo il nome della nazione.
    deu seu casteddaiu perou tui ses postu mali meda , fai cummenti si narat a Casteddu ……tzacca stradoni

  5. Ecco un fulgido esempio: chi è contro la lingua nazionale è contro in realtà all’idea dei sardi come nazione e così come non capisce la questione linguistica non capisce la questione nazionale. E ci si perde pure del tempo a farlo esistere…po caridadi

  6. Condivido in tutto il post; cominciare dalle statue e continuare con la toponomastica. La sinistra italiana di sardegna l’anima l’ha persa da molto tempo seppure l’ha mai avuta. Ora in vista delle elezioni regionali e nazionali,pur di arrivare al potere, diventeranno tutti indipendentisti. Non ci possiamo neanche scommettere, ma solo perchè hanno già iniziato; ne ho sentito già diversi, tra cui Migheli.

  7. Come volevasi dimostrare anche nel blog “antiDemocrazia Oggi” ci si attiva contro la statua e viene tirato in ballo nientemeno che il segretario italianissimo della CSS( democratico italiano?). E’ vero che ci stiamo avvicinando alle elezioni. Comunque l’importante è che la statua venga abbattuta al più presto.

  8. Podda si è autocandicato alla beatificazione. Bonu prou ddi fatzat!

  9. Atura atentu, Bologne’. Candu est unu “Papa” a ddu fai Biau, apoi ddi tocat a ddu fai Santu. Perou dona a cura, is Calvinistus cun is “papas” non bandant de acòrdiu.

  10. Difatis, su chi tocat a cambiare est su nùmene de sa S.S. 131; non podet èssere dedicada a unu mortore de sos Sardos, ma a unu sardu dinnu. Tue, chi ti cuas a in segus de su nùmene “robur”, ti birgògias de ti presentare cun su nùmene tuo, e tenes totu sa resone, ca ses inimigu de totu su chi est sardu; ti faghes forte a palas de un’assassinu de Sardos, faghende·lu passare pro sìmbulu de una tzitade.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: