Giulio Angioni, ovvero, come non dire niente sulla letteratura sarda, ma usando tante parole

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“Bisogna augurarsi che il piglio rivendicativo sardista guadagni a quest’opera più lettori e abili utilizzatori nella scuola di quanti non ne renda perplessi.”

Podet fintzas esser unu complimentu….avelenadu.

Mille percorsi dell’identità. Una mappa per ritrovarsi, di GIULIO ANGIONI

Custos betzos ki paríant sparessidos: Berlusconi, Agnelli…

A volte ritornano!

8 Comments to “Giulio Angioni, ovvero, come non dire niente sulla letteratura sarda, ma usando tante parole”

  1. Son tutti capaci a dire niente con zero parole. Dire niente con mille parole è di pochi. Somministrare veleno che sembra miele poi è di pochissimi eletti che sanno piegare il Devoto-Oli ai loro desideri.
    Per rispondere ad una tua domanda di pochi giorni fa: no, non puoi toccarlo. Per la tua salvaguardia.

  2. Mah io al posto di Frantziscu Casula mi chiederei cosa c’è di sbagliato nel libro dal punto di vista linguistico e nazionalitario. E soprattutto dal punto di vista politico. Se Angioni, il più fiero e mistificatore nemico del Movimento Linguistico recensisce il libro di Casula, vuol dire che il libro, dal suo punto di vista, non è pericoloso. Può darsi che Casula non abbia fatto altro che riprodurre la visione accademica della “cultura sarda” e della “sardistica” in Sardegna? Può darsi che la vecchia generazione del Movimento Linguistico sia un po’ colonizzata e callonizata? Un po’ solo, un po’…

  3. Mi è venuto spontaneo chiedermi: ma Angioni ha imposto la sua prefazione (se di questo si tratta), o qualcuno gliel’ha chiesta?
    Per il resto, sto dietro alle parole di Atropa Belladonna.

  4. Quella di Agnelli non è una prefazione, ma una recensione scritta per…la Giovane Italia.
    O era la Nuova Sardegna?
    Boh? Non mi nd’aregordu

  5. Bene, si comprende meglio ora. Si sa che Agnelli è un individuo serio. O triste. Ora non ricordo bene.

  6. Caro Roberto, mi chiedo solo una cosa: ma di che cianciano i miei critici e censori? Ma che scempiaggini dicono, ad iniziare dalla Lucia Crobu che, in 40 anni di lotte per la Lingua sarda non ho mai avuto la fortuna di incrociare? Ma hanno letto la mia “Letteratura”? O parlano perchè hanno un po’ di flatus vocis e vogliono solo imbruttare un po’ di paperi? Che la leggano e poi scrivano. Come ha fatto Gianfranco Pintore che nel suo blog ha scritto:”È esistita una Letteratura e una Civiltà sarda? È la domanda a cui risponde, positivamente “Letteratura e civiltà della Sardegna”, di Francesco Casula. Insieme libro di testo per le scuole e godibilissima lettura, del lavoro di Casula è uscito recentemente il primo volume che partendo dalle prime espressioni conosciute di letteratura, la Carta del giudice Torchitorio, arriva agli scritti di Salvatore Cambosu. Edito da “Grafica del Parteolla”, in libreria al costo di 20 euro, il libro si presenta come utilissimo sussidio per chi nelle scuole sarde volesse finalmente far conoscer agli studenti la storia della letteratura della nostra Isola. Di seguito la parte finale della introduzione a “Letteratura e civiltà della Sardegna”-
    O Alberto Testa su Sardegna Quotidiano:”Potrebbe essere una sfida agli intellettuali “italioti” ma far sapere ai giovani che anche la Sardegna ha una sua letteratura (non solo una civiltà millenaria) è l’intento di Francesco Casula, strenuo combattente dell’area nazionalitaria. Dopo i saggi storici e tante pubblicazioni di successo sui ntemi identitari, Casula ha dedicato l’ultima sua fatica (Letteratura e civiltà della Sardegna, Edizioni Grafica del Parteolla) a quei sardi un po’ distratti, a cominciare dai giovani, che ignorano la storia della nostra civiltà, almeno quella non purgata con i filtri dei “vincitori”, come diceva il buon Francesco Masala, contestando i falsi storici dei “vincitori”.
    Ecco allora una lettura non ufficiale della “costante resistenziale” dei sardi (teorizzata con grande efficacia da Giovanni Lilliu), scandita dai ritmi di opposizione alle dominazioni esterne, sempre presenti in un popolo che ha saputo conservare nei secoli la propria identità.
    Nella prefazione del libro (è il primo volume e sarà certamente un ottimo testo per le scuole) Casula ricorda uno degli intellettuali sardi più raffinati, Antonello Satta, animatore dei “Circolo Città campagna” e motore di un periodico come “Sardegna Oggi”, palestra di tanti giovani giornalisti che si sono affermati grazie a quella scuola.
    Satta diceva che l’importante è “che gli autori sappiano andare per il mondo con pistoccu in bertula, perché proprio in questo andare per il mondo, mostrano le stimmate dei sardi e, quale che sia lo scenario delle loro opere, vedono la vita alla sarda”.
    Qui, caro Roberto, mi fermo per due motivi:
    1. Non credo di dover perdere troppo tempo per lavar la testa all’asino;
    2. Seguendo la saggezza dei latini dovrei non prendermela più del dovuto perchè :De minimis praetor non curat.
    Ciò detto -a parte il tuo sprezzante giudizio sulla recensione di Angioni, su cui non sono d’accordo- sarei molto interessato invece a una tua recensione. E, per rendenti conto del senso e delle finalità della mia Letteratura inizierò a inviarti la prefazione.
    Saludos corales
    Frantziscu Casula

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