E un’áteru interventu de Gigi Sanna

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Cuntrastare a Berlusconi e a Monti votende unu partidu antagonista italianu? Perché Antonio Ingroia sfonderà

Mandare unu sinnale forte a is Italianos votende unu partidu “sardu”?

Se segunda strategía ti si nche furriat contras si is partidos “sardos” si presentant partzidos a is eletziones e puru si pigant tropu pagos votos.

Est a nde fuliare su votu tuo contras a Berlusconi e a Monti…

Est a narrer ca is Italianos sunt totu uguales e custu non est berus.

Is Italianos sunt totu uguales sceti pro su ki pertocat sa Sardinnia: in custu tenent totu sa matessi curtura risorgimental-fascista.

E is parlamentarios sardos de is partidos italianos dd’ant demostradu: nemos ki si siat movidu in manera crara e detzisa pro amparare su sardu in su parlamentu italianu.

Ma is partidos italianos non sunt totu uguales pro su ki pertocat is politicas economicas e sotziales.

Cosa ki cumportat conseguentzias mannas pro is sardos puru.

E deo apo giuradu ki su votu ddu dongio a unu partidu ki leat una positzione crara a subra de sa kistione linguistica in Sardinnia.

Non b’at partidu ki tengiat unu progetu de “pianificazione linguistica” e ne-mancu bi sunt pensende.

Non b’at unu partidu sardu ki siat unu ki dda tengiat custa positzione crara, comente amus bidu in sa discussione de custas dies.

So prenu de dudas.

E si deo so de aici, podides immaginare cantos sunt is Sardos ki tenent probblemas a votare a unu de is partideddos “sardos”.

Un’amigu de FB (cussu de sa demagogía stoica) m’at nadu ca mi depo detzider, ca depo sceberare.

Issu est unu de cussos–Riformistas sardos–ki nant ki sa kistione de sa limba si ponet a postu a pustis de sa soberania politica.

A mie mi paret ca sunt is partidos “sardos” ki depent sceberare e narrer craru cales sunt is progetos issoro pro arribbare a s’indipendentzia linguistica e curturale e, duncas, economica.

Ma como s’interventu de Gigi Sanna ki, biadu issu, tenet prus pagu dudas de me.

O Robe’, ho letto i due articoli che ci hai consigliato. L’uno riguarda il ‘paese’ che gli Italiani si vergognano di nominare cioè l’Italia (paradossalmente siamo noi quella che la nominiamo di più!) e l’altro il ‘paese’ nostro che invece nominiamo da secoli sino al narcisismo e alla follia autoreferenziale e cioè la Sardegna.
Entrambi i ‘pezzi’ hanno la parte corrosiva e ‘destruens’ ma non quella perlomeno ‘protettiva’. Non dico la ‘construens’. Il circo dei GRASSO -INGROIA è quello che è, ogni giorno di necessità più spettacolare per battute comiche e marionette inedite. E, naturalmente, il circo Sardo Minimo pre-elettorale segue quello che è il Circo Massimo. Niente di nuovo sotto questo sole sempre più rosso per la vergogna.. C’era forse da aspettarsi altro? Io addirittura mi stupisco che i sardi non abbiamo ancora pensato di far scendere in campo almeno uno dei Procuratori della Repubblica sardi!
Che da parte della Spinelli e di Mongili, l’una lì e l’altro qui, si spendano energie intellettuali per solo affermare quello che sanno tutti, lo trovo quasi un vano esercizio retorico di sottolineatura. Bisogna invece sforzarsi di fare entrambe le cose: critica serrata e impietosa ma anche proposta serrata e rigorosa. So di dire una stronzata tanto questo è lapalissiano (e tanto più stronzata perché i due agiscono da giornalisti e da pubblicisti). Il fatto è però che i più si dimenticano, giornalisti compresi, che lo Stato italiano (il patto sociale) è allo sfacelo, l’Europa (il patto sociale europeo) è allo sfacelo (forse lo stesso mondo è allo sfacelo) e che, per quanto ci riguarda, questa appendice dell’Italia e dell’Europa è ancora di più allo sfacelo perché c’è anche in atto, senza che nessuno urli, un catastrofe antropologica terrificante.
Io proprio non so quale risposta si debba dare alla ‘quaestio’ dell’Italia, innominabile per ammissione di tutti (e figuriamoci se cantabile per decreto!) , ma presumo di sapere quale risposta dare per il futuro politico di questo paese che invece nomino e che tu nomini tutti i giorni e che tutti nominano con lacrime, vere o false che siano. Il futuro politico è solo quello dell’Indipendenza della Sardegna, il progetto indipendentista sorretto dal meglio di quanto ora, azzuffandosi come stronzi (perché l’eufemismo ‘locos’?), propone il pacchetto ‘minestrone’ in fatto di economia e di cultura, quello che, fumosamente ma tutte ‘prime della classe’, propongono le innumerevoli sigle. Quale è questo meglio? Non lo so bene, ma so dalla somma delle proposte che in esso c’è non poco di intelligente, di buono, di bello e di condivisibile. Anche di vecchio, se si vuole, ma sempre buono (penso ai punti franchi dello statuto sardo) .
Ecco, Robè, io che ho qui la mia trincea e non, poniAMO, a Siracusa o a Udine, me ne frego di Cappellacci e di Zedda, dei rottamatori e dei rottamati di sponda, da momento che non è ‘solo’ criticando loro che costruiamo Sardegna. La costruiamo, a mio parere, mobilitandoci e invitando tutti, compresi i giornalisti nostrani, a fare quello che mai si è fatto ( o si è voluto fare), neppure quando il PSd’Az è arrivato ai massimi storici degli anni Ottanta: prendersi con la lotta indipendentistica, tenace e ad oltranza, quella quota, possibilmente bulgara, che ci consenta di governarci come meglio crediamo e vogliamo. Quella spinta di consenso che ci permetta l’atto politico supremo della conquista di tutti o quasi tutti gli spazi di libertà e che faccia capire, una volta per tutte, se ci sappiamo fare oppure non per il benessere di questo popolo. Ci faccia capire se siamo solo dei retori antichi e parolai perenni. Personalmente la politica mi ha insegnato una cosa: che non basta il 15 % dei voti (questo fu il limite del successo del Partito sardo in quegli anni) per governarci in libertà: ci vuole una grossissima e incontestabile maggioranza nel Parlamento sardo. Qualcuno dirà ( ma sottovalutando proprio le forze poderose e inarrestabili che nascono dai movimenti storici dei presunti ‘sognatori’), che questa è utopia, disegno intrigante, ‘lusus’ e sogno di un futuro al di fuori di ogni cosiddetta ‘realtà’.
Non est di aici. E po d’accabai cun is medas sciollorius chi seu intendendu in custa dis dico (ricordo) solo un’altra cosa a chi vuol prestare un minimo d’ascolto alla politica nobile e umile nello stesso tempo, cioè a quella che sa guardare, osservare e operare poi senza pregiudizi. Lasciamo perdere i luoghi comuni, la Catalogna , l’Irlanda, la Scozia e quant’altro di imitabile istituzionalmente vi sia per noi nel mondo e diamo uno sguardo superficiale qui vicino all’Isola di Malta. I maltesi, all’unanimità o quasi, nel loro statuto hanno posto la lingua maltese come lingua ufficiale, l’inglese come seconda lingua e l’italiano come terza. Qualcuno di voi conosce il maltese? Crediamo di no. Un Wagner la lingua sarda ce l’ha, il maltese no. Eppure…. Ecco cosa vuol dire essere indipendenti: addirittura si fa quasi le pernacchie alla lingua di Dante del ‘bel paese’ che sta a pochi chilometri ! Qualcuno dirà, anzi urlerà: non si vive di sola lingua c’è anche dell’altro. Giusto. Infatti quel ben altro esiste (e come!), grazie proprio alla forza di quella lingua ‘simbolo’! Tanto forza che fa dei Maltesi per economia e cultura, nonché per reddito pro capite e qualità della vita, una delle nazioni più prospere d’Europa e la prima nel Mediterraneo. Leggere per credere.
Mi sono spiegato perché e come, caro Roberto, devi votare? Certo è un pullulare di sigle che scoraggia e quasi mortifica, un beccarsi non tra galli ma tra ‘puddighinos isorrrogaos’ , eppure la strada per noi è una, sempre una e solo quella. Su di uno – a nostro giudizio il preferibile – dobbiamo puntare! Noi oggi non possiamo dire quando i Sardi troveranno la storica ‘loro’ unità, ma possiamo dire, con un certo, direi ‘logico’, ottimismo, che prima o poi la troveranno. Perché (lo dicevo negli anni lontani delle assemblee giovanili del Psd”Az) l’indipendentismo (o il sardismo radicale che lo si voglia chiamare) non ha nel tempo un percorso rettilineo progressivo ma un movimento ciclico e ondulatorio che può crescere o diminuire, ma non cessa mai d’essere, nella coscienza dei sardi. Un voto di ‘sconforto’ e di conforto assieme di oggi, a chiunque degli indipendentisti venga dato, è un voto di resistenza per la resistenza definitiva e per la grande onda che verrà.
Prendo in prestito pertanto per dispetto da un antropologo nostrano quel motto che lui ha coniato, da irriducibile ‘giacobino -giapponese, per sminuire e talvolta diffamare tutti coloro che, a suo dire, fortificano la ‘mitopoiesis’ in Sardegna: resistere, resistere, resistere! Picciocus po immoi tocat a poderai, poderai, poderai! Tocat a aspettai s’unda manna! .

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