Voto di scambio

032-2

Da quando ho mollato qualsiasi ideologia–o almeno ci provo–il mio voto io lo do a chi fa i miei interessi rispetto ad alcune questioni che considero importanti.

La lingua, innanzitutto, perché io considero la questione linguistica lo snodo, il nucleo principale, della questione sarda.

Porre la lingua al centro del proprio programma politico significa schierarsi a favore di un rinnovamento radicale di tutta la classe dirigente sarda.

Significherebbe anche prepararsi a essere sostituiti da una classe dirigente che pensa e sogna in sardo.

Avrei votato qualsiasi partito che condividesse questa analisi.

Il fatto che nessuno partito la condivida, malgrado la drammaticità della realtà sarda, mi conferma la correttezza della mia analisi.

Vogliono tutti restare al loro posto, malgrado lo sfascio generale della società sarda.

Esclusa la possibilità di votare seguendo la mia priorità prima (plenonasmo, ebbé?), potrei votare per un partito che contrasti la pornodestra di Berlusconi e la destra in mutande, ma cannibale, di Monti.

Il PD, allora, è escluso in partenza.

Governeranno con Monti.

Ma sono anche capaci di riconfermarlo come presidente del consiglio.

Dio vi salvi: io sono già emigrato.

Votare PD significherebbe anche premiarlo per come ha trattato la sua propaggine sarda:

Adesso i democratici sardi sono soddisfatti dell’autonomia concessa da Roma: adesso sono liberi di fare, in totale autonomia, quello che vuole Bersani.

Anche se il PD ha delle posizioni molto interessanti sulla questione linguistica–ancora insufficienti, ma molto promettenti–premiarli adesso sarebbe darsi la zappa sui piedi.

Vedremo nei prossimi mesi cosa vogliono fare con la propria autonomia.

Votare per un partito antagonista italiano?

No Grillo no!

Mi è antipatico da sempre e la sua “democrazia diretta” nasconde, come ai miei tempi, la dittatura del capo carismatico.

E neanche Rivoluzione Civile.

Il modo in cui hanno formato le liste dimostra che non hanno intenzione di rappresentare quello che di nuovo e di buono esiste perfino in Italia.

E sarebbe comunque un voto sprecato.

I giochi si fanno tra Berlusconi, Monti e Bersani.

Votare un partito sardo per testimoniare la mia avversità all’Italia?

Boh?

Ho bisogno di testimoniare su una cosa che pratico quotidianamente?

Quel voto avrebbe senso se i partiti sardi si presentassero uniti: non eleggerebbero nessuno, grazie al porcellum, ma almeno si manderebbe un messaggio forte all’Italia.

Invece probabilmente–molto probabilmente–dalla conta usciremo ancora una volta scornati.

Non vedo un solo motivo, se non ideologico, per votare un partito sardo in queste elezioni.

Insomma, motivi per votare non ne vedo.

7 Comments to “Voto di scambio”

  1. Ti ho già risposto. Ti ha risposto un ottimista che per i ruzzoloni è tutto polvere! Ma mi rialzo sempre anche se molti sorridono o ridono e incitano gli altri a ridere e a sorridere. Ma mi piacerebbe sapere cosa c’è dietro quel riso e quel sorriso! Magari l’ipocrisia che la lingua di un popolo non vale un fico secco nella politica. Ma non sei tu che hai postato l’articolo di Tagliagambe? L’articolo ‘scientifico’ su quello che, come hai detto tu, sappiamo da sempre? Servono i tuoi o i miei neuroni sempre attivi circa l’identità di un popolo che mette al primo posto la lingua o servono le chiacchiere o le promesse elettorali? O serve la ‘nostalgia’ di una chiesa peraltro mitica? Io metto (so che devo mettere) il mio voto in ‘bertula’., per quanto logora possa essere per l’oblio e non certo per l’uso. Vado con i miei neuroni che non mentono. Essi sono ‘versus’, sempre ‘versus’, perchè anche ‘scientificamente’ versus! ! Sono abituati ormai a sopravvivere nel brodo del pesssimismo, dell’incredulità, della falsità ideologica pragmatica, dello scherno del potere della destra o della sinistra, ecc. ecc. Va dove ti portano i….neuroni.

  2. Salude,

    aprofito de custu artìculu pro fàghere una pregunta a pitzus de unu fatu de su cale a dolu mannu cumprendo tropu pagu cosa e forsis calicunu innoe mi podet agiudare!
    Mi domando pro ite sa lege Calderoli o Porcellum narat aici, in riferimentu a is minorias linguìsticas:

    “Minoranze linguistiche: le liste delle minoranze linguistiche riconosciute coalizzate o non, potranno comunque accedere al riparto dei seggi per la Camera dei Deputati ottenendo almeno il 20% dei voti nella circoscrizione in cui concorrono. Come già descritto, per il Senato della Repubblica è stato previsto che 6 dei 7 seggi spettanti al Trentino-Alto Adige siano assegnati tramite collegi uninominali, mantenendo in quest’unica Regione il meccanismo previsto dal previgente Mattarellum.”

    Però a cantu parit custu no balet pro sa Sardigna? A ite si depit custu fatu? O puru mancari cun su Mattarellum no diamus pònnere a nemos de is rapresentantes de unu partidu sardu?

  3. Salude, Tanieledha, sa pregunta est bellixedha. Mali pigaus gei fiant e funti, ma mi dha timu meda chi cudhu “meccanismu previsto dal previgente Matarellum” non fait a dhu creri. A dhi narriri, in-d una lei, “Matarellum” a un’atra lei mi parit treballosedhu.

    A Gigi dhi naru: a mi nci portari a votari no at essiri sa cerbedhera ma is figaus, po non nàrriri atru, ca unfraus aici, mai funt istaus.

    No andari a votari, custu est po Robertu, non srebit a nudha, su “minimu sindacali”, tantis ndi dhu bodhint custa borta puru. Tocat a dhis donari una letzionedha. E cumenti? Votendu a Berlusconi. A isfrègiu, ca dhu timint che-i su fogu de Sant’Antoni. Assumancu arrieus.

  4. Daniela, dipendidi de is normas de istatutu ispeciali chi funt diversas…in s’autonomia sarda no iant prevediu chistionis linguisticas o etnicas

    • Gràtzias, duncas no bastat chi custa lege faeddit de “minorias linguisticas” e chi pro sa lege 482 nois semus minoria linguìstica chena duda? Duncas custa puru est curpa de s’Autonomia e de sa polìtica chi amus tentu semper, sa curpa est sa nostra etotu intames! Diat èssere prus fàtzile a pònnere rapresentantes “sardos” cun sa lege betza, si no apo cumpresu male!

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