L’Irlanda è vicina

4388

Non facciamoci illusioni e non rimarremo delusi.

Leggetevi quest’articolo di Nanni Falconi: Como chi semus

Siamo in una situazione vicina a quella dell’Irlanda.

Il sardo sta perdendo la sua funzionalità proprio sul terreno che gli era specifico: quello della quotidianità.

La beffa più grande riguarda il fatto che questo sta avvenendo proprio nel momento in cui la nostra lingua ha raggiunto i vertici storici nella sua produzione nei registri alti, colti, prestigiosi.

Mentre una ristretta élite–ma le élites sono sempre ristrette–si spingeva oltre i limiti pratici della limba–i limiti imposti dalla latitanza secolare degli intellettuali sardignoli–la maggioranza dei Sardi passava all’uso dell’italiano nella loro vita quotidiana.

Come ho già scritto in Sa vindita de Tziu Paddori, l’italiano–cioè l’italiano regionale di Sardegna–è diventato la lingua degli ignoranti.

Degli ignoranti-ignoranti, mi’!

Non solo di quelli che non conoscono il sardo, ma per il resto hanno una cultura “soddisfacente”: adeguata al loro funzionamento all’interno del sistema culturale coloniale.

No!

L’italiano regionale è la lingua di quelli che all’interno del sistema culturale coloniale sono perdenti.

L’italiano regionale è la lingua di quelli che la scuola italiana ferocemente respinge.

Con la differenza che allora un’altra lingua almeno ce l’avevano e oggi–troppo spesso–non hanno più l’una, ma neanche l’altra.

E i perdenti sono quel 36% di giovani Sardi che non è in grado di comprendere un testo semplice in italiano: “L’indicatore percentuale di studenti con scarse capacità di comprensione della lettura, riferito all’aggregato “Isole”, evidenzia che il 36% circa degli studenti isolani non risulta in grado di comprendere nemmeno testi che presentano un livello di difficoltà molto basso. È una percentuale estremamente elevata. Nel Nord-Est del Paese questa percentuale scende al 10,9%, nel Centro si attesta al 20% circa, mentre il dato medio europeo scende di poco sotto il 20% (l’enfasi è mia).” (http://notizie.alguer.it/n?id=32920)”

Anche se questi giovani–probabilmente–sono praticamente monolingui in “italiano”.

Finalmente è possibile, dal prossimo anno scolastico, per i genitori Sardi scegliere l’insegnamento del sardo per i loro figli.

Viene da dire: “Momento storico!”

Ma questa scelta, questi genitori, la faranno ?

Da un lato abbiamo i genitori perfettamente integrati nel sistema culturale coloniale.

Dall’altro abbiamo i genitori che spesso hanno scarse capacità di comprensione della lettura.

Questi ultimi, cioè quelli che avrebbero più bisogno di un insegnamento contrastivo di sardo e italiano, per se e per i propri figli, sono anche i meno informati.

I genitori del primo tipo–quelli che occupano posizioni sociali privilegiate–tenderanno a scegliere in base all’elemento che ha permesso la loro ascesa sociale o la loro permanenza in una posizione socialmente privilegiata: la loro conoscenza dell’italiano standard e la discriminazione dei concorrenti che l’italiano standard non lo conoscono.

I genitori del secondo tipo sceglieranno in base alle informazioni che hanno e in base all’evidenza empirica: la conoscenza del sardo non aumenta, anzi decrementa, la competitivita sociale.

Ma come?

La chirca sotziulinguistica coordinata da Anna Oppo ci dice che l’80% dei Sardi è a favore dell’introduzione del sardo nella scuola e allora?

Chiunque abbia esperienza dei social media sa che cliccare “I like it” non costa niente e non  implica più che una certa simpatia.

I sondaggi preelettorali si discostano sempre dai risultati elettorali.

Fra pochi mesi i genitori sardi dovranno effettuare una scelta concreta.

Nessuno sa cosa faranno.

E il perché è molto semplice.

Pochissima gente sa quali risultati abbiamo raggiunto nel processo di trasformazione del sardo in “lingua normale”.

Pochissimi sardi sanno che già adesso il sardo può competere quasi alla pari con l’italiano rispetto a un uso socialmente adeguato.

Quasi nessuno si rende conto che basterebbe aumentare l’uso del sardo da parti di un numero maggiore di utenti in un numero maggiore di situazioni per renderlo del tutto “una lingua normale”.

Basta vedere gli appelli elettorali–o anche per l’astensione–dei sedicenti indipendentisti per rendersi conto che la stragrande maggioranza dei Sardi cospira per defunzionalizzare la propria lingua: la propaganda elettorale è quasi esclusivamente in italiano!

Non facciamoci illusioni e non rimarremo delusi.

Non siamo ancora in Irlanda–il sogno degli indipendentisti sardignoli–e possiamo ancora salvarci.

Non facciamoci illusioni e lavoriamo.

Tempus bi bolet pro cumprender.

4 Comments to “L’Irlanda è vicina”

  1. Io non sono sarda, non in modo scientificamente dimostrabile, però mi interessa moltissimo la questione della lingua sarda. Mi interessa perché è come assistere ad un evento importante: il disgelo di una glaciazione o la formazione di un fossile. Sto cercando di imparare il logudorese, per insegnare alla mia nipotina, figlia di un sardo ormai ligure e dimentico, che recuperare le proprie radici è una benedizione. Leggo con piacere ciò che lei scrive, per l’intelligenza dei suoi interventi e per la bellezza delle parole con cui li esprime. Studiando ed esplorando le isole linguistiche, seppure da qui, è un vero viaggio seguire persone che scrivono nella vostra lingua: si leggono parole simili, con varianti incredibilmente belle, si ha la sensazione di essere di fronte ad una lingua fatta di immagini. Una bellezza commovente. Grazie per le preziose opportunità che questo suo spazio mi offre. Leggere in sardo qui da lei è leggere una lingua viva. Vivente.

  2. S’istudiare su sardu in iscola agiuat fintzas a faeddare mègius s’italianu standard. Est custu su chi depimus fàghere cumprèndere a sos sardos. Fortzis est unu isminumentu de su sardu ma su chi interessat como est a no lu refudare.

  3. So seguru chi ant a èssere pagos sos babbos e sas mamas chi ant a detzìdere chi sos fìgios issoro istùdient su sardu. Ant a èssere pagos si nos isetamus mìgias e mìgias de adesiones, si pensamus chi s’istadu de minorizatzione chi est istada sutammissa sa limba nostra non siat esistidu, si pensamus chi sa gente apat lassadu de faeddare su sardu pro detzisione pròpia ebbia. Nois però ischimus chi no est gasi, ischimus chi s’est tratadu de unu programma de netesa linguìstica, chi a lu pensare sunt istados pagos, ma a lu pònnere in pràtica b’ant partitzipadu in meda. Ant a èssere pagos sos pitzinnos chi ant a istudiare su sardu (deo mi àuguro de mi faddire), o a su nessi gasi nos ant a fàghere a crèere sos inimigos de sa limba nostra, ma dae su pagu si cumintzat. Como unu sèculu in su territòriu chi oe est Israele non fiant prus de chentu sas famìlias giudeas in ue si faeddaiat s’ebreu. Sa prima poesia in ebreu modernu est de su 1906! Finas in Sardigna penso chi cun su tempus s’at a dare su fenòmenu de sos fìgios chi ant a insegnare su sardu a sos babbos e mamas issoro, comente at a fàghere sa neta de sa chi at iscritu su post de inoghe subra.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: