Archive for February, 2013

February 24, 2013

Distruzione creativa

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Una trentina di anni fa, quando si cominciava a pretendere l’introduzione del sardo nella scuola, una mia conoscente, diplomata all’istituto magistrale, ha reagito: “Ma e quelli che il sardo non lo sanno? Come fanno? Non è giusto!

Lei non conosce il sardo.

Non è che non capisse che mantenere lo statu quo significava discriminare i bambini sardofoni, ma sceglieva, semplicemente, per il proprio interesse.

E il sardo nella scuola è ancora di là da venire…

In Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity – Amazon.com gli autori citano diversi esempi di come la paura di quella che chiamano “distruzione creativa” abbia portato, nella storia, a fermare il progresso o, semplicemente, quasiasi modifica dello statu quo.

La distruzione creativa è quel processo di sostituzione di strutture sociali, culturali ed economiche che qualsiasi rinnovamento comporta.

Così, l’invenzione del motore a scoppio ha comportato, in alcuni decenni, la scomparsa del fabbro ferraio–o la sua evoluzione in saldatore–e la diffusione della plastica, ha comportato la scomparsa dell acconcia-cossuSa mulleri de su fillu de s’aconciacossu

Non sono solo le rivoluzioni a distruggere lo statu quo, lo fanno anche le riforme, come sanno bene i politici italiani e sardignoli.

Ecco perché le riforme non si fanno, anche se tutti le promettono.

Quando in ballo ci sono gli interessi della classe dirigente, ci si deve accontentare del fabbroferraio e dell’aconcia-cossu.

Ecco, per esempio, perché la “linguistica sarda” si è fermata al 1941 e a Santu Max.

Wagner è stato canonizzato dalle università italiane di Sardegna–dopo essere stato rifiutato, a suo tempo, in quanto apertamente omosessuale–perché insegnare la linguistica contemporanea comporterebbe la perdita delle rendite di posizione dei linguisti sardignoli.

Figuriamoci cosa succederebbe se gli studenti sardi scoprissero che la “verità” nella scienza è sempre provvisoria e sempre sul punto di essere sostituita da altre verità provvisorie.

Potrebbero addirittura scoprire che capire e produrre scienza è più importante–molto più importante–dell’imparare e riprodurre ciò che hanno detto le autorità.

Così lo zar di tutte le Russie e l’imperatore di Austria-Ungheria fermarono per decenni la costruzione delle ferrovie e l’industrializzazione, perché la mobilità dei sudditi–anche quella sociale–era pericolosa per la conservazione del loro potere.

Del resto, loro se la passavano piuttosto bene: a passarsela male era soltanto i loro sudditi.

Questo è il clima culturale generale in cui i Sardi voteranno oggi e domani.

A determinare il risultato elettorale disastroso che aspetta gli indipendentisti sarà in gran misura la cultura reazionaria in cui è immersa la Sardegna.

In Sardegna si produce pochissima cultura e in genere gli operatori culturali si limitano a riprodurre l’esistente–su connotu–sia che si tratti di accademici, sia che si tratti di giornalisti.

Le innovazioni provocano automaticamente diffidenza, se non aperta ostilità, perché ogni innovazione mette in discussione lo statu quo e gli interessi della classe dirigente.

Ve lo ricordate? («IN SARDEGNA MANCA LA CULTURA PER ELABORARE UN PROGETTO INDIPENDENTISTA», PAROLA DI GIULIO ANGIONI)

La comicità involontaria di Giulio Angioni è colossale.

Angioni è un tipico rappresentante di quegli intellettuali sardignoli che in questi decenni si sono soltanto preoccupati di conservare la propria rendita di posizione (“italiana-di-sinistra”), osteggiando apertamente qualsiasi tentativo di strappare la lingua e la cultura sarda dal ghetto in cui erano state cacciate.

A sa becesa, se ne esce con una sparata che fa sospettare un precoce decadimento delle sue facoltà cerebrali: “Mi riferisco a chi riesce a pensare che al comune di Cagliari si possa adottare la forma linguistica di Atzara o di Ghilarza. Per parte mia sarei disposto a discuterne con persone abbastanza serie e intelligenti, ma non ne trovo, e questo è il guaio peggiore secondo me. Lo so che suona di una presunzione e di una protervia notevoli, ma per me è così. Questi problemi in Sardegna non sono mai stati oggetto di studi seri da parte di persone sufficientemente preparate e intelligenti.

Angioni ha perfettamente ragione se si riferisce a se stesso e agli intellettuali sardignoli della sua risma.

Poco preparati e poco intelligenti.

E terrorizzati dall’idea che in Sardegna possa cambiare qualcosa che metta a nudo ciò che veramente sono: poco preparati e poco intelligenti.

Se vogliono raggiungere anche a livello elettorale un grado di consenso che si avvicini alla diffusa simpatia attestata da varie ricerche, gli indipendentisti devono lavorare per creare in Sardegna un clima generale di favore al cambiamento e all’indipendenza culturali.

Non basta pensare a ragionevoli soluzioni economiche.

Leggetevi il libro che ho citato anche in quest’articolo.

Il succo? It’s politics, stupid!

L’era del primato dell’economia, fallita miserevolmente con tutta l’ideologia liberista, è finita.

Si torna alla politica, si torna alla cultura.

O non si arriva da nessuna parte.

Anche il liberismo e l’economicismo non sono altro che ideologie politiche.

Politica, insomma, ma del tipo peggiore.

February 9, 2013

Un’articulu de economía in sardu de Fabbritziu Pedes

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http://fp40.wordpress.com/2013/02/08/saritmetica-de-su-devidu-publicu/ :P

February 8, 2013

Il fallimento culturale dell’indipendentismo

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“La tentazione del non voto è fortissima. Ma per non delegare la scelta ad altri, e non incombendo più il pericolo del fascio-berlusconismo, possiamo votare chi è meno distante dai valori di «giustizia e libertà».”

Penso che queste parole di Paolo Flores d’Arcais, su MicroMega, esprimano bene il disincanto verso il proprio paese, anzi il disgusto, di un Italiano impegnato.

L’ennesimo scandalo è di appena ieri: Giannini: ”L’anno zero del capitalismo italiano”

“Votiamo per chi ci fa meno schifo”, insomma.

L’Italia, il nostro colonizzatore, si trova oggi in una crisi totale: economica, morale, culturale.

Sono gli Italiani stessi a dirlo: L’Editoriale – Non ci sono più pasti gratuiti di A. Polito.

E la Sardegna semplicemente non compare tra i temi della campagna elettorale, malgrado i suoi terribili problemi economici, ambientali, sociali.

Sappiamo già cosa ci riserveranno gli Italiani dopo le elezioni.

Sembrerebbe il momento ideale per l’indipendentismo sardo.

Basterebbe denunciare il modo in cui l’Italia matrigna si rifiuta di prendere in considerazione la drammaticità della nostra situazione, ma invece non basta.

In circostanze simili, in Catalogna, sono scese in piazza un milione e mezzo di persone che manifestavano per l’indipendenza.

Alle elezioni del novembre scorso, i partiti catalani, sia pur divisi, hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti.

In Sardegna, ottimistiche previsioni danno circa l’11% dei voti alla lista Soberanía:”

[Ansa-Sardegna]

A 23 giorni dal voto che vedrà i sardi chiamati a decidere la nuova composizione del Parlamento, il Pd, partito grande favorito, si attesta al 24%, -1,4% rispetto al 25 gennaio, mentre il Pdl in una settimana recupera +2,1% e sale al 16,3%. Bene anche M5S, terza forza politica nelle intenzioni di voto che sale dello 0,8% attestandosi al 15%. In salita anche la lista di Mario Monti che vede un +1,9% e un totale di 7,4%, ai danni dell’Udc: il partito di Pierferdinando Casini a segnare un calo dello 0,8%.

Ma la grande vera sorpresa è l’avanzare netto della lista Indipendenza per la Sardegna – Soberania capitanata dal Capo Coalizione Pietro Murru, che viene data all’11%, quasi triplicando i consensi nel giro di una settimana. Male il Sel, che scende di 0,3% arrivando ad un misero 1,8%, ed anche Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia e la lista di Tremonti che perdono entrambi 0,4%, fermandosi rispettivamente al 6% e all’1,9%.” Sondaggi in Sardegna a 23 giorni dal voto – lieve calo del Pd, recupera il Pdl a distanza, ma la sorpresa è la Lista Soberania

PSdAz e Meris non vengono nemmeno menzionati.

Quasi il 90% dei voti dei Sardi sembra destinato ai partiti italiani.

Incredibile, no?

L’Italia ha pochissimo da offrire a se stessa e ai Sardi non offre niente di niente, ma i Sardi continuano imperterriti a identificarsi con il loro fallimentare colonizzatore.

Ho già scritto in proposito di Quasi un’autocritica di Franciscu Sedda .

Le mie critiche non sono ovviamente limitate a Franciscu, ma sono rivolte a tutti gli indipendentisti, non ultimo Paolo Maninchedda.

È ora che vi chiediate il perché del vostro fallimento.

Maninchedda ci propone sul suo blog oggi una lucida analisi delle “minchiate” raccontate da Berlusconi sulla Sardegna (Sull’energia Berlusconi spara minchiate solenni).

Ma sarebbe ora che Maninchedda usasse le sue non trascurabili capacità intellettuali per spiegarci come mai Berlusconi prenderà nuovamente vagonate di voti, mentre il suo PSdAz rimarrà un’entità marginale nella politica sarda. Anche, bisogna dirlo, grazie ai manifesti idioti che hanno approntato per la campagna elettorale.

Udite, udite!

Sto per dare ragione a Giulio Angioni: («IN SARDEGNA MANCA LA CULTURA PER ELABORARE UN PROGETTO INDIPENDENTISTA», PAROLA DI GIULIO ANGIONI)

Del resto anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno.

Quello che sta succedendo in questa campagna elettorale e che succederà il giorno delle elezioni è la dimostrazione, l’ennesima dimostrazione, del fatto che la Sardegna si trova intrappolata in un circolo vizioso.

Non può darsi un’economia autocentrata e indipendente, perché non  ha una classe dirigente indipendente (culturalmente, psicologicamente, politicamente) e non avrà mai una classe dirigente indipendente, finché non avrà una cultura indipendente.

Gli indipendentisti, inclusi l’intelligente Maninchedda e il brillante Sedda, ci parlano sempre di come risolvere i problemi economici della Sardegna, dimenticando sistematicamente di dire che le loro sensatissime proposte non saranno mai poste in essere da questa classe dirigente sarda.

Diversamente dai Catalani–ma loro una classe dirigente ce l’avevano già–gli indipendentisti sardi non affrontano il problema della formazione di questa classe dirigente, cioè il problema dell’indipendenza linguistica e culturale della Sardegna.

Così anche questa volta gli indipendentisti sardi prenderanno una batosta elettorale.

Quelli di ProgReS lo sanno talmente bene che non si presentano neppure alle elezioni.

Queste elezioni dimostreranno ancora una volta che le scorciatoie economicistiche di queste teste nobili non portano da nessuna parte.

E non prendetevela con me, prendetevela con i Sardi!

February 7, 2013

Su spantu de Angioni

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Intesu dd’ais su contu de cuddu tziu inglesu ki dd’est caladu un’ictus e cando si nd’est schidadu faeddaíat in gallesu (Welsh)?

Una cosa de aici depet esser sutzedida a Jules Anjoní.

M’ant sinnaladu sa trasmissione ki faxet pro RAI-Sardegna in sa radiu.

Anca non perdet ocasione pro faeddare male de sa limba e de sa LSC, ma a narrer sa beridade deo gana de m’ascurtare 14 puntadas de Jules Anjoní non nde tengio.

Mi nd’apo ascurtadu una pariga e ita nd’est essidu?

Anjoní cumprendet su sardu de donni logu e Sardos de donni logu cumprendent su sardu guasilesu de Anjoní!

Faeddant a pari kentza de probblemas: A moda nostra : n. 14

E ita spantu est custu?

Parent Giulietta e Romeo!

Juliet nostru pagos annos a oe at scritu: “Mi dicono che a Mogoro il sindaco sta entrando in rotta di collisione col buonsenso della maggioranza dei mogoresi perché ha organizzato un corso per i dipendenti comunali per apprendere la Limba Sarda Comuna da usare oralmente e per iscritto con i cittadini negli uffici. Cosa buona e lodevole, che si sta facendo in altri comuni sardi con finanziamenti regionali e statali, se non fosse che per un parlante nativo di Mogoro la Limba Sarda Comuna non è altro che un puro e semplice logudorese, in pratica più estraneo dell’italiano a un marmillese di oggi, specialmente se scritto.” l’altra voce :: Giulio Angioni e l’impossibilità di vivere senza

Ma Jules faeddat fintzas cun Nugoresos e Brabaxinos de sa zona de Ollalai.

Si non ddu connoschíat ia a pensare ki Jules at cambiadu idea.

Ma ischimus puru ki Jules est un’intelletuale “tutto d’un pezzo”.

Is cosas sunt o totu biancas o totu nieddas.

Su campidanesu est campidanesu e su logudosu est logudoresu.

Sa LSC est logudoresu e duncas est una limba diferente dae su campidanesu de Morgongiori, prus diferente de s’italianu.

Lampu, dimo’!

E “unu campidanesu in Ovodda est in terra straniera (quanta malinconia)” comente at scritu Blasco Ferrer.

Su spantu de custa trasmissione inue is sardos si cumprendent a pari faxet forsis a ddu spiegare cun su fatu ki Jules est unu grandu intelletuale e connoschet totu is bariedades de su sardu.

Ma e is ateros?

Ant totu siguidu cursos de guasilesu pro poder cumprender a Anjoní?

O forsis Jules imbitat solu a gente ki at tentu un’ictus e a pustis at incumentzadu a cumprender totu is bariedades de su sardu.

Misterios de sa limba!

Ma tando ddoe depet esser un’epidemia, in Sardinnia, de custu ictus pentecostale, ki permitet a tzertos sardos de si cumprender a pari, mancari faeddent bariedades diferentes: “Ad Aggius ho capito diverse cose, e vorrei condividerle con voi. La prima l’ho già detta e la ripeto. La lingua sarda esiste. Se un cagliaritano come me, che capisce il sardo ma che (per il momento ancora) non lo parla, riesce a capire senza difficoltà gli interventi di persone provenienti dalle più disparate zone dell’isola, vuol dire che la nostra lingua ha una unitarietà che non può essere negata.”Incredibile ad Aggius! Se un cagliaritano e un ozierese parlano tra di loro in sardo, si capiscono senza traduttore simultaneo! Bilinguismo subito!

February 7, 2013

Né limba né lavoro

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Che fine hanno fatto quelli che “Limba no! Abbiamo altro a cui pensare”?

Quelli che “Limba no! Con questa crisi e con la disoccupazione che c ‘è?”?

In questa campagna elettorale nessuno parla di limba–cioè dei diritti delle minoranza linguistiche comprese nel territorio dello stato–ma non si parla nemmeno di lavoro.

Non si parla della disoccupazione giovanile, in Sardegna la più alta in “Italia”.

E naturalmente non si parla della dispersione scolastica  stabile da sempre su posizioni da record–a dir la verità di questo non ne parlano mai.

Non si parla più di minatori.

Non si parla più di inquinamento dalle industrie o dalle basi militari che sia..

Semplicemente non si parla più di Sardegna: “Non si parla né di industria, né di agricoltura, né di ambiente. L’unico argomento è la “crescita.” Un mantra. Nessuno dice come essa potrà avvenire. Altro argomento ignorato è la Sardegna. I candidati non dicono cosa faranno per l’isola. E’ uno dei frutti del porcellum. La vittoria elettorale non si gioca qui. I primi numeri delle liste verranno eletti in base a quorum nazionali. Di conseguenza il locale non ha nessuna influenza. In realtà con il ritorno in forze del populismo disperato assisteremo ad un rincorrersi di promesse mirabolanti.” (E la cucaracha? )

Ah, ma ci sono anche i partiti sardi in lizza: Elezioni Politiche 2013: Quali partiti Sardi votare?

Appunto!

Ita cunnu bolet narrer?

Bator caddos tzurpos?

E custu?

MANIFESTO

Voto di testimonianza per la Lista Soberanía?

Sondaggi in Sardegna a 23 giorni dal voto – lieve calo del Pd, recupera il Pdl a distanza, ma la sorpresa è la Lista Soberania

Custos a su mancu de trabballu nde faeddant.

Rigorosamente in italiano.

CARBONIA 9-02-2013 – CONVEGNO SU TEMI ATTINIENTI CRISI FINANZIARIA ED ECONOMICA

Abbiamo altro a cui pensare?

Parleranno del rapporto tra situazione linguistica, dispersione scolastica e disoccupazione giovanile?

Attendo con ansia di saperlo.

February 6, 2013

Quasi un’autocritica di Franciscu Sedda

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Trovata su FB:

“L’indipendentismo ha sempre tutte le colpe (e su questo siamo d’accordo anzi potremmo dirne peggio) tant’è che la gente non lo vota né quando è diviso né quando é unito (i dati elettorali parlano chiaro). E quando è credibile prende per anni vagonate di (sospettosa) simpatia. Mentre il primo partito italiano di protesta incassa alla grande (ricordi, per esempio, l’8% dell’IDV fino a non poco tempo fa?). Insomma, va tutto benissimo. Ma posso dal basso del lavoro fatto da 15 anni per la mia terra, constatare che le colpe dei partiti italiani vengono presto dimenticate o lavate votando altri e nuovi partiti italiani? Posso constatare, secondo la più schietta logica realistica (che sempre deve nutrire le tensioni ideali per non farle diventare vuoto utopismo), che politicamente i sardi preferiscono votare partiti italiani (o se preferisci sardi candidati nei partiti italiani)? A me piace constatare verità che non mi piacciono piuttosto che raccontarmi menzogne appaganti. Perché questo è a mio avviso il modo migliore per fare scelte, politiche ed esistenziali.”

Franciscu Sedda

Forse sarebbe ora che Franciscu si chiedesse quanto il loro–ma soprattutto suo–indipendentismo senza identità ha contribuito al loro fallimento.

Se tu per primo definisci l’italiano–senza poi specificare di quale italiano si tratti–come lingua nazionale dei Sardi, perché ti stupisci se poi i Sardi votano italiano?

Un Grillo “quasi indipendentista” che sbanca Cagliari parlando in italiano.

Grillo raccoglie i frutti della vostra ambiguità: A Cagliari voi avete teorizzato la letteratura “nazionale” sarda in italiano.

Voi non avete mai offerto un’identità ai Sardi.

Nella vostra smania di essere “nuovi”avete buttato via il bambino e l’acqua sporca.

Voi non avete rifiutato il nazionalismo, ma l’idea stessa di nazione, e la storia vi ha punito.

February 5, 2013

Imbuto e il sardo come ricino?

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Gianni m’at scritu custu cummentu:

iscusami Roberto, ma deo pesso ki es su modu tuo de pessare ki es galu italianu.
comente ses bidende ti iskrio in sardu e pesso in sardu e non solu.
Ses tue ki ses serrau ka ses sempere arrennegau e non bides kraru su problema ki custa terra ata intrinsicu.
Intrinsicu a s’istoria de Sardinna, nessi nessi, abarrande istrintos, de su tempus italianizante.
Deo matessi apo problemas de mancantzia de paragulas sardas ka sa vida de donzi die nos juket a essere in donzi parte, e meda bortas s’isseperat de istare inue si at sa libertade.
Sa libertade e s’amistade sun duos fundamentos de su pessare in sardu, in sardu artu, e sun fundamentales po fraikare sa Republica Sarda.
Su non cumprendere su manifestu limbisticu de ProgReS es solu dae sa serradura ki ti ses postu in conca, ka donzi borta paret ki tue argumentas po difendere su pessamentu tuo e kie no lu faket e isseperat de traballare politicamente in atera manera, bi ses tue, ki sa logica tua subra sa ateras, a los pistare, metodu meda educativu de fakes kreskere kussentzias, si tue pessa de tennere sa cussentzia a postu, siki gai.
Deo kerjo una cussentzia cumpressiva e propositiva e no arrogante in sa Republica Sarda.
Roberto, tue no daes tempus a sos zovanes ki mustran interesse e ki cumintzan a cumprendere poite lu fakene, de kreskere.
Imbuto e il sardo come ricino?
Ajó!,

Sempere cun istima, Gianni

Gianni stimadu, cussa frasia tua urtima est sa crae pro cumprender su tretu mannu ki nosi separat: Imbuto e il sardo come ricino?

Su ki pro me e sa generatzione mia est unu deretu–unu deretu colletivu–ki balet sa pena de bi peleare e bi sacrificare cara, carriera e dinari est pro tue e (forsis)  pro sa generatzione tua un’atentadu–prus o mancu fascista–a su deretu bostru individuale de abarrare inniorantes.

Deo dd’apo già cumpresu dae cust’istade ki a faeddare cun bosáteros de Progres non serbit a nudda.

Dirigentes bostros ant teorizadu su deretu a s’inniorantzia e a su monolinguismu in italianu: bonu proe bosi fatzat!

Pro bosáteros unu sardu ki non connoschet su sardu (o tabbarkinu, tataresu–gadduresu, aligheresu) balet cantu unu sardu ki connoschet sa limba, sa curtura e sa storia de sa terra sua.

Ma pensadu mai b’azis  a su fatu ki in donni paisu tzivile b’est s’istrutzione obbligatoria?

E bosáteros teorizades su deretu a ischire prus pagu, a non connoscher su sardu.

Bolimus cosas diferentes meda, est craru.

A me sa repubbrichedda italiana e individualista de Sardinnia non mi interessat.

Deo bogio esser Sardu impari a is áteros Sardos e sa cosa ki, prus de totu, nosi faxet Sardos est sa limba.

Duncas su discursu miu non fit una critica pro bosi faxer cambiare idea. Su ki naro deo est ki bosáteros non tenides pesu eletorale, ki non contades.

Deo apo sceti fatu una constatatzione: sezis marginales in sa sotziedade sarda.

Cussu a sa limba e a s’identidade sunt deretos colletivos, ma bosáteros pensades sceti a is deretos individuales.

Sezis figios de s’individualismu e de s’economicismu neolibberale, ma non sezis solos.

Infatis non b’est unu partideddu sardu ki est unu ki contet eletoralmente.

Sighides totu s’alienatzione de sa gente-acallonada dae sa scola, sa televisione e dae su stadu italianu–e non proponides a custa gente de si furriare a populu, a natzione.

E tando, proita custos Sardos individualizados, italianizados, callonizados, iant a deper votare unu partideddu sardu ki ddis narat ca a esser individualizados, italianizados, callonizados, est unu deretu issoro?

E bosi votant?

NO!

E tando ita mi ses chirchende?

S’imbudu già dd’ischis inue ti ddu depes ponner…

February 4, 2013

Alcune considerazioni serie sull’italianità linguistica degli indipendentisti sardi.

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L’altro giorno ho avuto un battibecco su FB con un’amica indipendentista.

Io avevo commentato la loro propaganda elettorale in  italiano–ce n’è altra?–dicendo che non li avrei votati.

Lei a un certo punto, cercando di scrivere in sardo–fit ora!–ha scritto quancosa come “Sono colonizzata e questo non è colpa mia!”

Ci ho pensato per un paio di giorni: ogni tanto, è chiaro.

È vero o non è vero?

È vero o non è vero che non è colpa sua?

Ci ho dovuto pensare perché, anche se è vero che io pure sono cresciuto in una famiglia italofona in un’ambiente italofono (Iglesias), è anche vero che ai miei tempi c’era ancora molta gente, coetanei, che il sardo lo parlava normalmente perché lo aveva appreso come Lingua1.

È vero, ai miei tempi, il sardo bastava volerlo imparare, fregandosene dei commenti altrui ai miei strafalcioni.

Oggi non è più così.

I giovani sono stati praticamente tutti allevati in “italiano” e sono circondati da coetanei anche loro allevati in “italiano”.

L’italiano “porcellino” dei Sardi, è chiaro, ma non diteglielo, ché sennó si offendono.

Oggi, oggettivamente, imparare il sardo è più difficile.

Non c’è più, come ai miei tempi, un ambiente che più o meno ti costringe a impararlo, se non vuoi essere escluso.

Lasciando stare i dati della chirca sotziulinguistica, visto che non sappiamo fino a che punto le dichiarazioni degli intervistati–68% di Sardi con una competenza attiva–corrispondano alla verità, viene da giustificare l’amica indipendentista che non ha mai imparato il sardo.

Insomma, io questi indipendentisti che si rivolgono ai giovani sardi quasi esclusivamente in italiano quasi quasi li capisco.

“Il fine–l’indipendenza!–giustifica i mezzi–l’uso dell’italiano. Il problema linguistico verrà affrontato dopo l’indipendenza statuale della Sardegna. Per ora cerchiamo di farci capire usando la lingua alienata e alienante dei colonizzatori.”

Se a questa cosa ci hanno pensato–e quelli di RegReS ci hanno pensato–probabilmente pensano di essere genialmente macchiavellici.

È il modello Lega: “Sono i dané che contano! I schei! Minga el dialet!”

E l’odio per gli altri: aggiungo io!

Coscientemente o meno, tutti i nostri indipendentisti ricalcano il programma politico economicista della lega.

E dimenticano la fortissima componente identitaria–nella versione xenofoba, razzista–dei programmi leghisti.

Ovviamente, è un gran bene che non ci siano razzisti tra gli indipendentisti, ma sembra proprio che questi abbiano buttato via il bambino con l’acqua sporca.

I leghisti hanno una loro forte identità–caratterizzata negativamente–e questo è uno degli ingredienti del loro successo elettorale.

Del resto, diversi studi sul populismo hanno messo in chiaro come l’elemento identitario superi quello economico in quegli elettori.

I nostri indipendentisti–caso forse unico al mondo!–invece vogliono arrivare all’indipendenza rivolgendosi ai propri elettori nella lingua dello stato oppressore.

E mandano loro un messaggio ambiguo.

Estremamente ambiguo: “Vogliamo l’indipendenza dall’Italia, ma solo per quanto riguarda l’economia e la burocrazia statale. Per il resto non abbiamo la più pallida idea di cosa voglia dire essere Sardi, infatti ci rivolgiamo a voi in italiano. Ma voi eleggeteci e vi renderemo felici. In italiano. Ah già, ma poi renderemo il sardo lingua coufficiale.”

I successi elettorali della Lega hanno fatto dimenticare ai nostri indipendentisti che il PSdAz, nel 1983, con il suo slogan “Si ses Sardu, vota sardu!” era arrivato al 13,8% alle regionali, con punte vicine al 20%  a Cagliari e Sassari.

Ho fatto una lunga disgressione per cercare di capire come mai la mia amica indipendentista non senta la necessità/dovere di imparare il sardo.

È circondata, evidentemente, da gente che non considera la limba una componente essenziale dell’indipendenza della Sardegna.

Altrimenti il sardo l’avrebbe imparato da molto.

E i nostri indipendentisti si rivolgerebbero ai loro potenziali elettori almeno altrettanto in sardo che in italiano.

Perché non è vero che il fine giustifica i mezzi, ma sono i mezzi a definire il fine.

A quelli di RegReS va comunque riconosciuto il merito di essere stati molto onesti su questo punto. I loro dirigenti semplicemente auspicano la sostituzione del sardo con l’italiano regionale di Sardegna:  Isaac Onnis e il ritorno al futuro del sardo

Detto questo, credo di aver capito perché i nostri indipendentisti, dal punto di vista elettorale, non contano una minca.

Mandano ai loro potenziali elettori un messaggio contraddittorio: parlano di indipendenza , ma non mettono in pratica quella che costituisce la base di qualsiasi indipendenza nazionale.

Culturalmente e linguisticamente i nostri indipendentisti sono semplicemente degli Italiani.

E su Sardu non est tontu. Est mali pagau!

February 1, 2013

Is rexones pro sceberare s’imparu de su sardu in sa scola

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Proita unu babbu o una mamma sardos iant a deper sceberare de imparare su sardu su fillu?

Cussos ki bolent cumbincher a is babbos e mammas sardos a faxer custu sceberu depent tenner is ideas craras asubra de custa kistione.

Sa prima cosa de importu ki balet pro totu is situatziones sardas est su bilinguismu e is benefitzios ki nde tenet unu pipiu.

Duncas, is amigos ki bolent agiudare tocat ki s’informent a subra de cust’argumentu: Un cervello, due lingue: vantaggi linguistici e cognitivi del

Cust’articulu est de Antonella Sorace, ma sa retza est prena de áteros interventos puru.

E is ki ischint s’inglesu podent bisitare fintzas custu situ: Bilingualism Matters

S’áteru vantagiu mannu ki benit dae s’imparu de su sardu in sa scola est su fatu ki, cando su materiale didaticu at a esser prontu e cando is maistros ant a esser formados, imparende su sardu su pipiu imparat puru a ddu distinguer dae s’italianu.

Nosi depimus ammentare–e ddu depimus faxer cumprender a is babbos e mammas–ki s’italianu ki faeddat sa prus parte de is Sardos est italianu sceti pro manera de narrer.

S’italianu regionale nostru tenet unu muntone de elementos grammaticales ki nde benint deretos dae su sardu.

Non isco a ita puntu sunt is maistros sardos e non  isco si in su cursu de FILS ki ant fatu ocannu passadu nd’ant faeddadu, ma su ki serbit in totu is scolas est s’imparu cuntrastivu e parallelu de sardu e italianu.

E custu balet siat pro is situatziones inue su sardu ddu faeddant ancora meda, siat pro is situatziones inue sa gente faeddat casi sceti in “italianu”.

Comente nos a mostradu sa chirca sotziulinguistica, in is biddas prus piticas sa gente manna su sardu ddu faeddat ancora, mancari non cun is pipios.

Custu bolet narrer ki unu pipiu est esponnidu a su sardu faeddadu dae is mannos intra de issos e ki si podet formare una cumpetentzia passiva de sa limba.

In sa chirca sotziulinguistica, bidimus puru ki a sa fine de sa scola media is pitzokeddos ki tenent una cumpetentzia ativa de su sardu (is ki ddu faeddant) sunt casi su propriu tantu de is mannos.

Unu iat a poder pensare ki tando a imparare su sardu in sa scola non serbit, ca tantu dd’imparant su matessi e cussu tempus is pipios ddu podent imperare pro áteras materias.

Su fatu est ki non ischimus comente est su sardu de is pitzokeddos.

A su ki apo intesu narrer dae carki persone, sa situatzione est posta male, siat comente e grammatica, siat pro su ki pertocat su lessicu e sa cumpetentzia pragmatica (s’imperu educadu de sa limba).

Ma est craru ki nemos fintzas a immoe custa cosa dd’at studiada: is universidades italianas de Sardinnia tenent áteru ita faxer: etimologías, pro esempru.

Duncas, su fatu est ki non ischimus casi nudda de sa cumpetentzia in sardu de sa gioventude.

Sende ki sa gioventude–e prus ke a totu is pitzinnas–interatzione linguistica cun sa gente manna pagu e nudda nde tenent (castiade-bosi torra sa chirca sotziulinguistica) mi benit male a creer ki su sardu faeddadu dae is giovanos intra de issos e totu siat curretu.

Fatzile ki custos giovanos faeddent sardu ammesturadu cun italianu e italianu ammesturadu cun sardu.

E tando su sardu in sa scola a is pitzocos de is biddas ddis serbit pro ponner a postu sa limba ki medas bortas ant imparadu sceti in sa ruga e pro imparare a evitare is formas sardas cando faeddant in italianu.

Ma torro a narrer: NEMOS CUSTA COSA DD’AT STUDIADA!

In Sardinnia b’est sa “dispersione scolastica” a su dopiu de sa media italiana, ma nemos est andadu a bier si custa tragedia est collegada a sa limba faeddada dae sa gioventude: Quanto vale il futuro dei giovani sardi? | Bolognesu: in sardu

Is unicos studios sunt ancora is de Maria Teresa Pinna Catte e de Elisa Spanu Nivola e sunt fatos in is annos ’80.

Ma comente est sa situatzione in is tzitades sardas?

Elisa Spanu Nivola iat denuntziadu ki sa situatzione a giru de Casteddu fit peus de sa de is biddas, mancari inie sa gente su sardu ddu faeddet semper prus pagu.

E oe-in-die comente est?

“E ancora se Olbia si deve vantare di non essere più quest’anno la prima città d’Italia per abbandono scolastico, mentre la Sardegna si mantiene ai vertici assoluti in Italia per dispersione scolastica (Cagliari ad esempio ha una percentuale del 23,6% nel 2008, anno degli ultimi dati disponibili, mentre qui interessanti cartine, del 2006/2007 e del 2008 da coronadelogu.com)..

Non stupiamoci se poi l’ISTAT ci informa che la Sardegna è regione d’Italia con il più alto tasso di disoccupazione fra i giovani con una percentuale del 44%. Ci sono giovani che stanno in casa fino ad oltre i 30 anni senza alcuna esperienza nel campo lavorativo. Le province di Sassari, Cagliari e Medio Campidano sono rispettivamente prima, terza e quarta in Italia per disoccupazione giovanile (fonte Istat, ma visto su Ichnusa Sardegna, sull’occupazione in Sardegna leggi anche Congiuntura lavoro Sardegna). (Sardegna: Maturità e dispersione scolastica, disoccupazione )

Duncas custas est sa situatzione de Casteddu (e de Olbia), mancari in Casteddu de sardu si nd’intendat pagu.

Cale italianu faeddat sa gioventude de Casteddu (e de Olbia)?

Fatzile ki siat s’italianu regionale.

Antzis, siguru ki est s’italianu regionale.

E siguru ki sa “dispersione scolastica” dipendet meda dae custu.

A ita ddis serbit tando a imparare su sardu?

Su sardu, custrastadu cun s’italianu, ddis serbit fintzas pro imparare megius s’italianu standard.

Sa gioventude “urbana” si depet furriare dae monolingue in cuss’ammesturu tra sardu e italianu a bilingue in sardu-sardu e italianu-italianu.

Su de tres argumentos de importu mannu est ki sa limba est sa janna pro intrare in sa curtura sarda e pro arribbare a tenner un’identidade ekilibrada.

Unu sardu ki non connoschet sa realtade ki tenet a giru non podet tenner un’identidade sana.

Comente iat denuntziadu Elisa Spanu Nivola medas annos faxet.

 

February 1, 2013

Interventu de Bomboi a subra de sa limba standard

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Lingua Sarda: è lecito o meno adottare uno standard?