Il fallimento culturale dell’indipendentismo

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“La tentazione del non voto è fortissima. Ma per non delegare la scelta ad altri, e non incombendo più il pericolo del fascio-berlusconismo, possiamo votare chi è meno distante dai valori di «giustizia e libertà».”

Penso che queste parole di Paolo Flores d’Arcais, su MicroMega, esprimano bene il disincanto verso il proprio paese, anzi il disgusto, di un Italiano impegnato.

L’ennesimo scandalo è di appena ieri: Giannini: ”L’anno zero del capitalismo italiano”

“Votiamo per chi ci fa meno schifo”, insomma.

L’Italia, il nostro colonizzatore, si trova oggi in una crisi totale: economica, morale, culturale.

Sono gli Italiani stessi a dirlo: L’Editoriale – Non ci sono più pasti gratuiti di A. Polito.

E la Sardegna semplicemente non compare tra i temi della campagna elettorale, malgrado i suoi terribili problemi economici, ambientali, sociali.

Sappiamo già cosa ci riserveranno gli Italiani dopo le elezioni.

Sembrerebbe il momento ideale per l’indipendentismo sardo.

Basterebbe denunciare il modo in cui l’Italia matrigna si rifiuta di prendere in considerazione la drammaticità della nostra situazione, ma invece non basta.

In circostanze simili, in Catalogna, sono scese in piazza un milione e mezzo di persone che manifestavano per l’indipendenza.

Alle elezioni del novembre scorso, i partiti catalani, sia pur divisi, hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti.

In Sardegna, ottimistiche previsioni danno circa l’11% dei voti alla lista Soberanía:”

[Ansa-Sardegna]

A 23 giorni dal voto che vedrà i sardi chiamati a decidere la nuova composizione del Parlamento, il Pd, partito grande favorito, si attesta al 24%, -1,4% rispetto al 25 gennaio, mentre il Pdl in una settimana recupera +2,1% e sale al 16,3%. Bene anche M5S, terza forza politica nelle intenzioni di voto che sale dello 0,8% attestandosi al 15%. In salita anche la lista di Mario Monti che vede un +1,9% e un totale di 7,4%, ai danni dell’Udc: il partito di Pierferdinando Casini a segnare un calo dello 0,8%.

Ma la grande vera sorpresa è l’avanzare netto della lista Indipendenza per la Sardegna – Soberania capitanata dal Capo Coalizione Pietro Murru, che viene data all’11%, quasi triplicando i consensi nel giro di una settimana. Male il Sel, che scende di 0,3% arrivando ad un misero 1,8%, ed anche Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia e la lista di Tremonti che perdono entrambi 0,4%, fermandosi rispettivamente al 6% e all’1,9%.” Sondaggi in Sardegna a 23 giorni dal voto – lieve calo del Pd, recupera il Pdl a distanza, ma la sorpresa è la Lista Soberania

PSdAz e Meris non vengono nemmeno menzionati.

Quasi il 90% dei voti dei Sardi sembra destinato ai partiti italiani.

Incredibile, no?

L’Italia ha pochissimo da offrire a se stessa e ai Sardi non offre niente di niente, ma i Sardi continuano imperterriti a identificarsi con il loro fallimentare colonizzatore.

Ho già scritto in proposito di Quasi un’autocritica di Franciscu Sedda .

Le mie critiche non sono ovviamente limitate a Franciscu, ma sono rivolte a tutti gli indipendentisti, non ultimo Paolo Maninchedda.

È ora che vi chiediate il perché del vostro fallimento.

Maninchedda ci propone sul suo blog oggi una lucida analisi delle “minchiate” raccontate da Berlusconi sulla Sardegna (Sull’energia Berlusconi spara minchiate solenni).

Ma sarebbe ora che Maninchedda usasse le sue non trascurabili capacità intellettuali per spiegarci come mai Berlusconi prenderà nuovamente vagonate di voti, mentre il suo PSdAz rimarrà un’entità marginale nella politica sarda. Anche, bisogna dirlo, grazie ai manifesti idioti che hanno approntato per la campagna elettorale.

Udite, udite!

Sto per dare ragione a Giulio Angioni: («IN SARDEGNA MANCA LA CULTURA PER ELABORARE UN PROGETTO INDIPENDENTISTA», PAROLA DI GIULIO ANGIONI)

Del resto anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno.

Quello che sta succedendo in questa campagna elettorale e che succederà il giorno delle elezioni è la dimostrazione, l’ennesima dimostrazione, del fatto che la Sardegna si trova intrappolata in un circolo vizioso.

Non può darsi un’economia autocentrata e indipendente, perché non  ha una classe dirigente indipendente (culturalmente, psicologicamente, politicamente) e non avrà mai una classe dirigente indipendente, finché non avrà una cultura indipendente.

Gli indipendentisti, inclusi l’intelligente Maninchedda e il brillante Sedda, ci parlano sempre di come risolvere i problemi economici della Sardegna, dimenticando sistematicamente di dire che le loro sensatissime proposte non saranno mai poste in essere da questa classe dirigente sarda.

Diversamente dai Catalani–ma loro una classe dirigente ce l’avevano già–gli indipendentisti sardi non affrontano il problema della formazione di questa classe dirigente, cioè il problema dell’indipendenza linguistica e culturale della Sardegna.

Così anche questa volta gli indipendentisti sardi prenderanno una batosta elettorale.

Quelli di ProgReS lo sanno talmente bene che non si presentano neppure alle elezioni.

Queste elezioni dimostreranno ancora una volta che le scorciatoie economicistiche di queste teste nobili non portano da nessuna parte.

E non prendetevela con me, prendetevela con i Sardi!

7 Comments to “Il fallimento culturale dell’indipendentismo”

  1. Ita t’apu nau, Robertu? Assumancu tui as sempri fatu de totu po ti ndi dhu tirai su sainetu de asuta su nasu. A Giuliu Crechi perou no’ dhu frigas. Issu, de babbu, ndi tenit unu e bonu (arratza de fillus nd’at parau). Intèndiu dh’asi? No as a bolli imparai a su babbu a fari is fillus? A chini pigat “is ordinis sacrus”, est po sempiri. Flores d’Arcais at pigau “is ordinis”, Giannini est a “libburu paga”. Non fait a dhus ammisturari a pari.

  2. Il saper comunicare conta molto, cosa che gli indipendentisti ignorano. Le idee valgono nella misura in cui si riesce a comunicarle. A dir la verità più che idee servono palle ben confezionate e in questo Berlusconi è imbattibile.

  3. Secondo me quella “notizia ” Ansa è falsa. Ma dove l’ha trovata? Soberania 11 per cento? Ma dai…

  4. Va be’ che anche i Rossomori sono convinti di valere ancora 25 mila voti….

  5. Tue naras chi b’at tropu economia e pagu sardu? Tenes resone! E tando deo fatzo economia in sardu: http://fp40.wordpress.com/2013/02/08/saritmetica-de-su-devidu-publicu/😛

  6. Chi est beru ca seus su chi pappaus …………., est berus puru ca seus chi votaus.

  7. e tandu votamus tottus paris SOBERANIA !!

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