Distruzione creativa

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Una trentina di anni fa, quando si cominciava a pretendere l’introduzione del sardo nella scuola, una mia conoscente, diplomata all’istituto magistrale, ha reagito: “Ma e quelli che il sardo non lo sanno? Come fanno? Non è giusto!

Lei non conosce il sardo.

Non è che non capisse che mantenere lo statu quo significava discriminare i bambini sardofoni, ma sceglieva, semplicemente, per il proprio interesse.

E il sardo nella scuola è ancora di là da venire…

In Why Nations Fail: The Origins of Power, Prosperity – Amazon.com gli autori citano diversi esempi di come la paura di quella che chiamano “distruzione creativa” abbia portato, nella storia, a fermare il progresso o, semplicemente, quasiasi modifica dello statu quo.

La distruzione creativa è quel processo di sostituzione di strutture sociali, culturali ed economiche che qualsiasi rinnovamento comporta.

Così, l’invenzione del motore a scoppio ha comportato, in alcuni decenni, la scomparsa del fabbro ferraio–o la sua evoluzione in saldatore–e la diffusione della plastica, ha comportato la scomparsa dell acconcia-cossuSa mulleri de su fillu de s’aconciacossu

Non sono solo le rivoluzioni a distruggere lo statu quo, lo fanno anche le riforme, come sanno bene i politici italiani e sardignoli.

Ecco perché le riforme non si fanno, anche se tutti le promettono.

Quando in ballo ci sono gli interessi della classe dirigente, ci si deve accontentare del fabbroferraio e dell’aconcia-cossu.

Ecco, per esempio, perché la “linguistica sarda” si è fermata al 1941 e a Santu Max.

Wagner è stato canonizzato dalle università italiane di Sardegna–dopo essere stato rifiutato, a suo tempo, in quanto apertamente omosessuale–perché insegnare la linguistica contemporanea comporterebbe la perdita delle rendite di posizione dei linguisti sardignoli.

Figuriamoci cosa succederebbe se gli studenti sardi scoprissero che la “verità” nella scienza è sempre provvisoria e sempre sul punto di essere sostituita da altre verità provvisorie.

Potrebbero addirittura scoprire che capire e produrre scienza è più importante–molto più importante–dell’imparare e riprodurre ciò che hanno detto le autorità.

Così lo zar di tutte le Russie e l’imperatore di Austria-Ungheria fermarono per decenni la costruzione delle ferrovie e l’industrializzazione, perché la mobilità dei sudditi–anche quella sociale–era pericolosa per la conservazione del loro potere.

Del resto, loro se la passavano piuttosto bene: a passarsela male era soltanto i loro sudditi.

Questo è il clima culturale generale in cui i Sardi voteranno oggi e domani.

A determinare il risultato elettorale disastroso che aspetta gli indipendentisti sarà in gran misura la cultura reazionaria in cui è immersa la Sardegna.

In Sardegna si produce pochissima cultura e in genere gli operatori culturali si limitano a riprodurre l’esistente–su connotu–sia che si tratti di accademici, sia che si tratti di giornalisti.

Le innovazioni provocano automaticamente diffidenza, se non aperta ostilità, perché ogni innovazione mette in discussione lo statu quo e gli interessi della classe dirigente.

Ve lo ricordate? («IN SARDEGNA MANCA LA CULTURA PER ELABORARE UN PROGETTO INDIPENDENTISTA», PAROLA DI GIULIO ANGIONI)

La comicità involontaria di Giulio Angioni è colossale.

Angioni è un tipico rappresentante di quegli intellettuali sardignoli che in questi decenni si sono soltanto preoccupati di conservare la propria rendita di posizione (“italiana-di-sinistra”), osteggiando apertamente qualsiasi tentativo di strappare la lingua e la cultura sarda dal ghetto in cui erano state cacciate.

A sa becesa, se ne esce con una sparata che fa sospettare un precoce decadimento delle sue facoltà cerebrali: “Mi riferisco a chi riesce a pensare che al comune di Cagliari si possa adottare la forma linguistica di Atzara o di Ghilarza. Per parte mia sarei disposto a discuterne con persone abbastanza serie e intelligenti, ma non ne trovo, e questo è il guaio peggiore secondo me. Lo so che suona di una presunzione e di una protervia notevoli, ma per me è così. Questi problemi in Sardegna non sono mai stati oggetto di studi seri da parte di persone sufficientemente preparate e intelligenti.

Angioni ha perfettamente ragione se si riferisce a se stesso e agli intellettuali sardignoli della sua risma.

Poco preparati e poco intelligenti.

E terrorizzati dall’idea che in Sardegna possa cambiare qualcosa che metta a nudo ciò che veramente sono: poco preparati e poco intelligenti.

Se vogliono raggiungere anche a livello elettorale un grado di consenso che si avvicini alla diffusa simpatia attestata da varie ricerche, gli indipendentisti devono lavorare per creare in Sardegna un clima generale di favore al cambiamento e all’indipendenza culturali.

Non basta pensare a ragionevoli soluzioni economiche.

Leggetevi il libro che ho citato anche in quest’articolo.

Il succo? It’s politics, stupid!

L’era del primato dell’economia, fallita miserevolmente con tutta l’ideologia liberista, è finita.

Si torna alla politica, si torna alla cultura.

O non si arriva da nessuna parte.

Anche il liberismo e l’economicismo non sono altro che ideologie politiche.

Politica, insomma, ma del tipo peggiore.

3 Comments to “Distruzione creativa”

  1. L’interessante è che l’intelligenza ‘giacobina’ si difenda con i poemi intelligentissimi alla Ifigonia e con i Blog anonimi pornofonici logorroici della clandestinità superintelligente!. O con le lettere diffamatorie, anonime e non, nelle Facoltà italiane ed estere. E, soprattutto, con i fantastici libri di elucubrazione sulla ‘mitopoiesi’ strategica.. Hai letto, tra l’altro, le superbe pagine di F.Frongia su Amsicora? Un vero saggio scientifico su chi era Amsicora! Da applauso a lunga scadenza! Tutto da riportare nei libri di scuola ‘intelligenti’, approvati da studiosi di ‘provata’ intelligenza’… A Cagliari una certa stronza nobiltà del Castrum si chiamava, una volta, ‘ IS DE NOSU’.. iat a essi quattru gattus beccius e totu rungia! S’arrisu de totus!

  2. Ciao Robè’,
    ottime le tue osserzioni,
    vorrei aggiungere una curiosità a riguardo di Giulio Angioni, (del quale leggo solo i saggi, i romanzi no troppo noiosi!! ), (grazie alla segnalazione di una carissima amica) ho visionato anche IL DITO ALZATO, una raccolta di art che G,A. ha pubblicato su giornali e riviste. In uno di questi Giulio Angioni racconta dei tempi in cui studiava dai salesiani a Torino, racconta che in quella sede gli venne il complesso di inferiorità del suo essere sardo. Insomma Angioni confessa che aveva vergogna di essere sardo!!
    Ora lo stesso Angioni è preoccupato del fatto che una piccola percentuale di sardi avrebebro (secondo lui ) un terribile complesso di superiorità!!
    Lui che stato oggetto di attenzioni razzistiche da parte dei Torinesi, ora ha paura che i sardi abbiano orgoglio di se.
    Angioni era per sua stessa ammissione un complessato, credo che lo sia ancora!
    Sarà un ottimo caso di studio per capire come uno pseudo-intelletuale di complessi d’inferiorità messo a fare l’intelletuale abbia causato danni sociali.

  3. nell precente comento nelle due righe manca a parola “affetto” ve la ripropongo

    Angioni …Sarà un ottimo caso di studio per capire come uno pseudo-intelletuale affetto di complessi d’inferiorità messo a fare l’intelletuale abbia causato danni sociali.

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