Sardi non si nasce, si diventa

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Stranamente, sembra che dovremo essere grati a Grillo.

Infatti l’alluvione dell’altra politica ha rimesso in discussione tutti gli equilibri, anche in Sardegna.

Il PD è tornato con i piedi per terra. Non è più per niente certo che raccoglieranno la rendita del malgoverno di Cappellacci, solo perché sono liberi e belli: Centrosinistra sardo, altro che Grillo! Il leader dov’è? C’è vita nel pianeta Pd?

Gli indipendentisti-sovranisti-nazionalisti sono andati a contarsi e adesso sanno quanto contano: il voto di protesta dato a Grillo è molto più credibile che non a loro. Chi non ha voluto nemmeno che sapessimo quanto conta è perché sa benissimo di non contare nulla.

Adesso tutti sanno che i voti dovranno guadagnarseli e questo è un bene.

Non ci sono più rendite elettorali, neanche per Grillo, che può perdere nuovamente tutto in poco tempo: la maggior parte degli elettori sono finalmente diventati infedeli.

Come reagire?

Adesso anche Biolchini si è unito al nostro piccolo coro di Sardi che reclamano un Partidu Nazionale Sardu: “Serve un nuovo partito capace di prendere il 10, 15 per cento, in grado di contrapporsi dialetticamente al Pd e non di servirlo come umile ancella.””

Come arrivarci al PNS?

Si tratta di definire degli obiettivi concreti e, almeno in teoria e almeno parzialmente, raggiungibili nell’arco di una legislatura. E poi vedere chi ci sta.

Gli obiettivi, ovviamente, devono essere definiti all’interno di una strategia di raggiungimento della sovranità del popolo sardo.

Per me, ripeto, l’obiettivo più necessario e qualificante è quello dell’abbattimento della disoccupazione giovanile e dell’abbandono scolastico.

Altrimenti la Sardegna non avrà nessun futuro.

Questo non significa non tener conto delle altre emergenze, ma che occorre porre come priorità la speranza di una Sardegna vivibile per le giovani generazioni.

Per questo occorre, prima di tutto, una scuola che insegni a capire la realtà che ti circonda.

Uno dei motivi del record di giovani disoccupati in Sardegna non può che essere l’alienazione che i giovani sardi subiscono a scuola: non imparano quasi nulla della nostra lingua, della nostra cultura, della nostra storia.

Nascono anagraficamente Sardi, ma non diventano mai Sardi da un punto di vista linguistico e culturale.

Non sorprende che poi non riescano a funzionare adeguatamente nella realtà che li circonda.

Esattamente come le classi dirigenti che ci sgovernano–e non parlo solo dei politici.

Con una differenza, le classi dirigenti–neocoloniali–sono lì non perché facciano adeguatamente il loro mestiere–altrimenti la Sardegna avrebbe ben altri record e positivi!–ma perché hanno ereditato la funzione di mediatore tra il potere metropolitano e la periferia sarda.

I politici cooptati dai partiti italiani non hanno bisogno di capire la Sardegna e infatti–come hanno dimostrato queste elezioni, per l’ennesima volta–non la capiscono.

Ci serve una scuola che ci aiuti a capire la Sardegna.

E occorrono iniziative più immediate per ridurre la disoccupazione.

Ripeto una cosa che ho già detto molte volte: per me è interamente incomprensibile che una terra, grande come l’Olanda, ma 10 volte meno popolata, non abbia un livello di benessere pari almeno alle regioni dell’Italia centrale.

Non c’è niente di “naturale”, di “fatale” nella povertà della Sardegna.

La povertà dei Sardi è frutto di precise scelte politiche, storiche e attuali, non ultima la scelta di alienarci linguisticamente e culturalmente, così da continuare a produrre classi dirigenti alienate e compromesse con gli interessi politici ed economici italiani.

E non dimentichiamoci che la disoccupazione è anche funzionale alla conservazione del potere da parte dei potentati/partiti italiani: rende molto più facile il voto di scambio.

Ecco, allora, uno degli obiettivi da raggiungere nel più breve tempo possibile: dar lavoro ai giovani e far “diventare” Sardi i giovani Sardi.

 

3 Comments to “Sardi non si nasce, si diventa”

  1. Roberto, comente tue iscries, sos giòvanos in Sardigna naschent sardos, pro s’anàgrafe, ma non lu diventant ca disconnoschent limba e cultura. In custas ùrtimas eletziones pro elèghere diputados in Roma, sa Sardigna at elèghidu ses diputados in sa lista de Grillo. Segundu sas decraratziones chi ant fatu a sa essida dae s’hotel de Roma, paris cun àteros elèghidos in Italia, mancu unu de custos at naradu duas paràulas in favore de sa limba sarda. No isco si su problema de sa limba in Sardigna est su prus importante de totus, ma so seguru chi esistit e no est tzertu s’ùrtimu in importàntzia. Si sa die si bidet dae su mangianu ….

  2. A dolu mannu, ..nades bene tziu Robè, su ki no cumprendo est ki sezis semper cun sos indipendentistas in bucca. Po a mie, in su ki so bivinde deo in Sardigna comente indipendentista, b at pagu de s’ispantare.

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