Archive for April, 2013

April 25, 2013

I Sardi sono incapaci di amarsi

981

Mentre i progressisti italiani si chiedono cosa ci sia da festeggiare il 25 aprile del 2013 (Cosa c’è da festeggiare ), i progressisti sardi è bene che si chiedano cosa vuol dire essere progressisti, oggi, in Sardegna.

Io una risposta a questa domanda ce l’ho: “È progressista chi vuole riformare la Sardegna e, soprattutto, i Sardi”.

È chiaro che per riformare la nostra terra bisogna darsi una classe dirigente adeguata al compito.

Questa classe dirigente oggi non ce l’abbiamo: La Sardegna ha una classe dirigente e politica all’altezza della crisi che sta vivendo? di Salvatore Cubeddu

I motivi di questa mancanza li ho indicati molte volte: da generazioni, le classi dirigenti sarde sono selezionate in base alla loro capacità di non essere sarde.

La scuola italiana in Sardegna seleziona da sempre gli studenti in base alla conoscenza della lingua  e della cultura italiane, non in base alla conoscenza e comprensione della realtà della Sardegna. Per un’analisi storica di come questo processo di selezione/degenerazione delle classi dirigenti sarde ha avuto luogo, rimando a “La rivolta dell’oggetto”, di Mialinu Pira, e al mio Sardegna fra tante lingue.

Riassumendo in poche parole: il bisogno di progresso della Sardegna è sempre stato interpretato come bisogno di desardizzare le sue classi dirigenti.

Questo processo e stato praticamente completato intorno agli anni ’70  del secolo scorso, quando i genitori sardi sono passati in massa all’uso dell’italiano (prorcheddinu) con i propri figli.

Il razzismo italiano–che aveva assunto forme virulente negli anni del “banditismo”–è stato interiorizzato–grazie alla scuola e alla televisione–dai Sardi e così nell’isola si è passati dal colonialismo all’autocolonialismo culturale.

Una grande responsabilità in questa devastante operazione di “eviramento culturale” dei Sardi l’ha avuta il PCI, un partito fradicio di nazionalismo italiano, contrabbandato per internazionalismo.

Ma tutta la classe intellettuale sarda ha inevitabilmente “cospirato” a costruire il mito della Sardegna immobile nel tempo e incapace di progresso, se non rinunciando alla sua cultura.

Fra tutti, infatti, ha primeggiato, nella creazione del mito, il democristiano Giovanni Lilliu, con la sua fiaba della “costante resistenziale”, nella quale incredibilemente continuano a identificarsi molti Sardi.

Era inevitabile: tutti gli intellettuali sardi erano stati formati nella scuola e nell’università italiane, istituzioni grondanti di fascismo culturale, presentato poi nella sua variante soft: il risorgimentalismo.

Solo con il ’68 si vedrà la messa in discussione del colonialismo e della supremazia culturale occidentale, cosa che in Sardegna si è tradotta nella nascita del movimento “Su populu sardu”.

Ma il ’68 in Italia e nelle sue colonie non ha portato a una riforma profonda dello stato e della sua cultura, ma all’inciucio del cosiddetto “compromesso storico”, che lo stesso Berlinguer avrebbe poi rinnegato, denunciando l’appropriazione delle istituzioni da parte dei partiti, compreso il suo.

L’autocolonizzazione dei Sardi è continuata, malgrado la nascita di un movimento per la limba assolutamente minoritario, e malgrado il riconoscimento del sardo come lingua minoritaria, praticamente imposto dall’Europa.

Oggi il sardo è praticamente scomparso dalla vita sociale dei Sardi.

Risultato: il record della dispersione scolastica e quello–strettamente collegato–della disoccupazione giovanile.

In questi dati c’è tutto il fallimento della colonizzazione culturale della Sardegna.

Né poteva andare diversamente: provate a spostare il problema della necessità di andare avanti, di adeguarsi ai tempi, dal collettivo all’individuale.

Proporreste a un disoccupato sardo di frequentare un corso di dizione e di imbiondirsi i capelli per avere più probabilità di trovare un lavoro?

Proporreste a un bambino sardo di oggi di rinunciare al suo italiano di Sardegna e di mettersi, da un giorno all’altro, a parlare l’inglese improbabile che ha imparato a scuola?

Questo è quello che le classi dirigenti sarde hanno sempre fatto, soprattutto con se stesse.

La Sardegna è governata–a tutti i livelli–da ex-bambini traumatizzati, negati, violentati culturalmente.

Questa gente non si è “evoluta” a partire dall’accettazione di sé stessi, ma dalla sua negazione.

Il disastro socio-economico della Sardegna viene da lì, dalla vergogna di una classe dirigente di prendere atto di quello che si è e da lì partire verso il futuro.

Una classe dirigente che da sempre fugge dalla realtà della Sardegna.

I Sardi sono incapaci di amarsi, altro che le fantasticherie romantiche degli indipendentisti all’amatriciana, delle loro bandiere “autentiche”, le loro celebrazioni di battaglie perdute e il loro identificarsi nel feudalesimu medievale, in cui una ristretta minoranza comandava un popolo costituito per la maggior parte da tzeracos.

I Sardi sono incapaci di amarsi, perché immaginano il “progresso” come un processo che necessariamente li porta lontano da sé stessi.

Per troppo tempo i “progressisti” hanno salutato l’alienazione come, appunto, “progresso”.

Oggi i progressisti sardi sono lì a leccarsi le ferite, a piangere sull’umiliazione di essere diventati i redentori di Berlusconi.

Balla! Bella figura ki eis fatu!

Beni fatu!

Vi siete fidati degli–e affidati agli–Italiani ed eccovi la ricompensa!

Progresso significa partire dal punto A per arrivare al punto B.

Per arrivare a B, bisogna sapere dove è A.

Devi sapere quello che sei, se vuoi diventare qualcosa di meglio.

La scelta è quindi tra un divenire un Sardo migliore o rimanere–perché oggi questa è la situazione–un sardignolo, un’italiano di serie B.

Cari progressisti sardignoli, la vostra italianità è inventata, immaginaria, come la lingua che parlate.

E la scuola lo sa bene e vi scrocoriga!

Ah, pardon!

Non scrocoriga voi, sardignoli privilegiati, ma i più deboli.

Quel 36%  di giovani Sardi che non sa leggere un testo semplice in italiano.

Ma a voi, progressisti fighetti, di loro non importa niente.

Chissà perché poi votano Berlusconi o Grillo?

I “progressisti” sardi non rappresentano quelli che dovrebbero rappresentare: i Sardi pù sardi e, quindi, socialmente più deboli.

Insomma: un Partito Progressista Sardo non può che essere il Partidu Natzionale Sardu.

Un partito che metta insieme le forze riformatrici che voglio andare avanti, ma con la coscienza ben radicata di partire da quello che siamo: Sardos, nel bene e nel male.

Un partito che si faccia carico dei bisogni di tutti quei Sardi che non possono o non vogliono salire sul carro dell’alienazione sardignola, che non possono o non voglio cibarsi degli avanzi–sempre più scarsi–che cadono dalla tavola italiana.

Progressismo vuol dire scegliere per le cose buone che costituiscono la nostra identità e accettare, ma lasciandocele dietro come passato, le cose meno buone.

Progressismo vuol dire prendere atto della nostra condizione (neo)coloniale per avviarci verso l’indipendenza culturale e, quindi, col tempo, economica.

I Sardi devono imparare ad amarsi.

 

 

April 21, 2013

Sardos o sardinniolos?

460

Immoe ki sa discussione a subra de su bisongiu de unu Partidu Natzionale Sardu s’est torrada a pesare (La crisi del Pd è una grande occasione; Pd, il disastro romano travolgerà anche l’isola. Ecco perché bisogna fare subito il “Partito dei Sardi”; Bersani inciampa all’entrata del Quirinale: quale Sardegna dopo il PD?) tocat puru a torrare a definire bene su ki bolet narrer a esser Sardos: “Le studiose americane Mary Bucholtz & Kira Hall (2005 7: 585-614) propongono una definizione di identità che ribalta, per molti versi, la concezione tradizionale espressa dal senso comune: «Proponiamo un quadro teorico per l’analisi dell’identità come prodotta nel corso dell’interazione linguistica sulla base dei principi seguenti: (1) L’identità è il prodotto piuttosto che la fonte di pratiche linguistiche o altre pratiche semiotiche ed è perciò un fenomeno sociale e culturale, piuttosto che principalmente interno e psicologico; (2) le identità circondano categorie demografiche di macro-livelli, prese di posizione temporanee interattivamente specifiche e ruoli di partecipazione; (3) le identità possono essere indicizzate linguisticamente attraverso etichette, implicazioni, prese di posizione, stili, o strutture e sistemi linguistici; (4) le identità sono relazionali, costruite attraverso numerosi, spesso sovrapposti, aspetti del rapporto tra se stessi e gli altri, compresi la similitudine/differenza, genuinità/artificialità e autorità/delegittimazione; e (5) l’identità può essere parzialmente intenzionale, in parte abituale e meno che pienamente conscia, in parte un risultato di una negoziazione interattiva, in parte un costrutto delle percezioni e rappresentazioni altrui e in parte il risultato di processi e strutture ideologici più vasti.»”

“Se adottiamo il principio (1) proposto da Bucholtz e Hall, ci rendiamo immediatamente conto che l’identità linguistica non può essere definita a prescindere dalle pratiche linguistiche dei Sardi: «L’identità è il prodotto piuttosto che la fonte di pratiche linguistiche o altre pratiche semiotiche ed è perciò un fenomeno sociale e culturale, piuttosto che principalmente interno e psicologico.»

Questo significa che i Sardi hanno un’identità linguistica sarda soltanto quando agiscono linguisticamente da Sardi. Naturalmente, dato che la maggior parte dei Sardi solo sporadicamente – in genere nella lingua scritta – produce pratiche linguistiche in italiano standard, rimane da stabilire cosa costituisca una pratica linguistica definibile come sarda: solo gli enunciati in sardo o anche quelli in italiano di Sardegna?”

Duncas non nd’essimus: cale-ki-siat definitzione ki bolimus dare a s’identidade sarda at esser una definitzione in bona parte politica.

A gente meda ddi bastat sa geografia pro si definire “sardu”.

Custa gente non faeddat (casi) mai in sardu (tataresu-gadduresu, alighereseu, Tabarchinu) e non scriet in sardu, e connoschet pagu e nudda de sa storia e de su connotu de sa Sardinnia.

Su mare ddi bastat a s’intender sarda (e italiana).

Ma sighende sa definitzione de identidade proposta dae Mary Bucholtz & Kira Hall, si sa pratica de custa gente non est sarda, ita deretu tenet de si narrer “sarda”?

Deo propongio, tando, de definire custa gente ke “sardinniola”: cussa gente naschida, o bivende in Sardinnia, ki tenet praticas italianas–italianas de Sardinnia–ebbía.

Calincunu m’at a narrer ki so propongende de partzire is sardos in “beros” e “farsos”, “bonos” e “malos”.

Kie mi ddu narat tenet rexone!

Ma sa curpa non est sa mia.

Sa curpa est de issos e totu.

Unu Sardu ki si refudat de imparare a faeddare e scrier su sardu–mancari cun sa scusa eterna: “A casa mia si parlava in italiano”–est prus pagu sardu de is áteros.

“Sardinniolu” mi paret sa definitzione giusta pro custa gente.

Sinono comente ddu depimus definire a unu sardu ki pensat, faeddat e scriet in sardu? Sardu-sardu? Sardu-e-mesu?

O forsis “grezu” comente faxent medas sardinniolos?

E si sa definitzione “sardinniolu”  a issos non ddis praxet, ddis bastat a si ponner a imparare.


April 20, 2013

E immoe su Partidu Natzionale Sardu

819

Su PD s’est scagiadu.

“La maionese è impazzita” at scritu calincunu.

E non at a torrare a si cuncordare: una parte de is parlamentarios at a votare cun Berlusconi e s’atera at a votare cun Grillo.

Su PD non esistit prus e custu bolet narrer ki in Sardinnia puru totu est in discussione: Pd, il disastro romano travolgerà anche l’isola. Ecco perché bisogna fare subito il “Partito dei Sardi”

Immoe su discursu de “Tocat a votare PD pro non nche fuliare su votu” non balet prus.

E in FB apo bidu decraratziones de amigos de s’area de su PD e fintzas de amministradores pro contu de custu partidu, faeddende in manera crara e aberta de faxer unu partidu progressista sardu.

Deo. mancari de manca, bido megius un Partidu Natzionale Sardu, unu partidu interclassista.

In custu momentu nosi serbint is fortzas de totus is Sardos, non sceti de sa manca.

Sa discriminante non podet esser sa intra de dereta e manca, ma sa intra de Sardos e sardinniolos.

Apo bidu puru ki calincunu s’est postu deretu a discriminare a kie–Maninchedda–faeddat de “Partito dei Sardi”,  ma at acotzadu sa giunta de Cappellacci.

A custu tocat de ddi respunder: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!”

Maninchedda dae Cappellacci si nd’est stesiadu “in tempi non sospetti” e fintzas a inue ddu podíat faxer, abarrende in su partidu suo.

A me su ki mi praxet de Maninchedda est propriu cussu “interclassismo”: issu est bonu a faeddare a cussos Sardos ki sunt Sardos, mancari non siant de manca.

Tzertu ca non so de acordiu cun issu cando narat ki “manca e dereta non esistint”.

Manca e dereta sunt fisiologicas e espressiones de divisiones sotziales ki forsis non faxet a superare, ma ki produsent interessios diferentes.

Custos interessios bolent representados politicamente, ma in custu momentu su ki a is Sardos ddis serbit de prus est s’unidade natzionale.

E tando su ki propriu non mi andat bene de Maninchedda est ca issu scriet sceti in italianu.

Si bolet a ddu leare seriamente, est ora ki issu puru si pongiat a scrier in sardu.

Insomma, deo dda bido meda ke a URN Sardinnya: nosi serbit unu partidu reformista ki portet a innantis is interessios de sa natzione sarda.

Custu partidu podet tenner un’anima prus libberale e un’átera prus sotzialista, ma in custu momento depet trabballare pro totu sa Sardinnia.

E immoe tocat a si ponner a trabballare a beru.

Su ki nosi serbit de prus est un’identidade sarda crara e forte.

Non est su bisongiu ki portat s’omine a boller cambiare su mundu, ma sa cuscientzia de ddu poder cambiare, impare a áteros ke a issu.

E su ki nosi mancat oe, a noso Sardos, est custu “impare”, custa cuscientzia de non esser solos.

Kentza de custa identidade sarda, is frutos de s’implosione de su PD si ddos at a pigare Grillo.

E Grillo pro noso podet faxer pagu e nudda: Italianu est e Italianu at a abarrare.

April 17, 2013

E deo torro a bi dda ghetare: Die de sa Sardinnia = Die de sa limba

823

Si su sardu non torrat a esser limba normale, limba pubblica e privada, non b’at  a esser prus ne-mancu Sardinnia.

Bolides unu benidore in italianu sardinniolu? Sighide a faeddare in “italianu” in pubblicu e bonu pro bosi fatzat.

S’omine/sa femina ki podet sarvare su sardu ses tue e totu.

Non bogues scusas de malu pagadore.

Su 28 de abrile faedda in sardu cun totus!

April 5, 2013

Quale identità per i Sardi

233

Il mio amicone Nazione Sarda scrive in un commento al mio post precedente dedicato a lui: “Roberto Bolognesi, chi vuole dedicarsi a creare una identità sarda come te sta implicitamente affermando che essa non esiste. Io penso che esista e condivido l’applicazione concreta di coloro che tendono a rafforzarla e risvegliare in chi l’ha assopita, chi non la possiede ha bisogno di un plagio culturale, di un raggiro tendente a inculcare qualcosa che intimamente non sente e che tu intendi mettere in atto come precondizione alla sovranità.”

No, caro Nazione, non ci siamo.

Figuriamoci se io penso che i Sardi non abbiano un’identità.

Ho molti difetti, ma non sono né stupido, né ignorante.

Purtroppo i Sardi un’identità ce l’hanno e come se ce l’hanno!

Se uno prova a parlare in sardo con un Sardo sconosciuto, la reazione quasi garantità sarà che l’interlocutore gli risponde, imbarazzato, in italiano.

Se quest’evidenza non bastasse, ci sono i risultati delle ultime elezioni politiche a confermare che soltanto circa il 3% dei Sardi si identifica politicamente con i partiti sardi.

I Sardi votano italiano in percentuali ultrabulgare.

Un popolo è tale solo se ha un’identità–altrimenti è solo una massa amorfa di individui–ma l’identità gliela danno i suoi intelletuali.

I Sardi hanno un’identità chiarissima: quella sardignola che la scuola italiana, i media italiani e i media e gli intellettuali sardignoli hanno costruito per loro.

E gli intellettuali sardignoli, in genera pagati dallo stato italiano, hanno lavorato duro per costruire l’identità sardignola dei Sardi.

I Sardi adesso hanno un’identità ibrida, bastarda–Oddío, sto citando Francesco Cesare Casula, quando parla dei Sardi punicizzati!–“assopita” direbbe il mio amico Nazione”.

Ibrida e bastarda come quella che è diventata la loro lingua principale: l’Italiano Regionale di Sardegna.

D’accordo, lingua e identità non solo la stessa cosa, ma l’identità si esprime soprattutto attraverso la lingua.

Così i Sardi esprimono la loro duplice identità: sono sardignoli in pubblico–e quindi quando votano–e sono Sardi in privato, quando lo sono e fin dove lo sono.

Cosa c’è di male?

Moralmente nulla!

Ogni scarrafone è bello a mamma soja, e qualunque stronzo ha diritto a essere quello che è, quindi che c’è di male a essere sardignoli?

Il problema è che la Sardegna sta tornando al sottosviluppo: Sardegna sull’orlo del sottosviluppo

E i patti non erano quelli!

I Sardi, coglionizzandosi, dovevano diventare ricchi, evoluti, internazionali, coltissimi e fighissimi.

E invece si sono ritrovati morti di fame e Italiani, cioè parte del popolo così ben rappresentato dal puttaniere pedofilo, ladro e chissà quante altre cose belle.

Io vi avevo avvertito già in tempi non sospetti: Sa limba de su fàmine? S’italianu  

L’articolo è dell’ottobre 2006.

I Sardi si ritrovano dunque corrudos e cullionados, italianos e abramidos.

La colpa di chi è?

Ma non sarà anche un pochettino, tanto per fare un’esempio, di quelli che hanno eletto il cavallo di Berlusconi presidente della Regione?

Voglio plagiare questa gente, come dice  Nazione?

Semplicemente io vedo le cose in un certo modo e le racconto.

Ve ne siete pranzati, come si dice in italiano, dell’Italia e dell’italiano?

Sbagliato mi sono?

Eja, e adesso fate pure la fame!

I Sardi mantengono una classe dirigente sardignola, contrastata per finta da un’opposizione di indipendentisti all’amatriciana e oggi sono alla fame.

E Nazione viene a dirmi che io voglio plagiare i Sardi, perché dico che hanno bisogno di una classe dirigente che pensa in sardo.

O Nazione, ma ti potzu tocai?

“L’identità è un costrutto” come ha detto una volta il Prof. Paulis.

Vi sta bene la Sardegna di oggi?

La Sardegna è come è grazie all’identità attuale dei Sardi.

Se lo volessero, i Sardi sarebbero già indipendenti, o si sarebbero presi un’autonomia reale, alla catalana.

Non l’hanno voluto.

Perché, o Nazione?

Per via della loro identità, cultura, mentalità, forma mentis, sardignole.
Tutto qui.
I Sardi sono autocolonizzati e autocoglionizzati.
Voi indipendentisti/sovranisti all’amatriciana volete assecondarli?
Io no.
April 5, 2013

“Fieru de non ischire su sardu!”

230

A su mancu est torrada a partire sa discussione.

A kie mi narat ca so tropu pessimista, a kie mi donat rexone, a kie chircat de andare prus a innantis cun s’analisi.

Ma b’at puru unu probblema politicu, o megius, de curtura politica.

Una parte de s’indipendentismu–sa cosa est incumentzada in iRS e est sighida in ProgReS–at teorizadu sa “Repubbrichedda Italiana de Sardinnia”: unu logu inue is Sardos sunt libberos e bellos–“Liberi dalla forfora e belli nei capelli”–e inue s’identidade ti dda donat su fatu de esser unu stadu indipendente: “Come l’Irlanda!”

E tando, in custa natzione definida–comente in s’800–dae su fatu de esser unu stadu, non ddi faxet nudda cale limba faeddas.

E nos ant contadu su contixeddu de sa literadura irlandesa, scrita in inglesu, de Joyce.

E cun custu bolíant narrer ki sa literadura sardinniola fit literadura natzionale sarda.

E in Casteddu, in su 2010, aíant imbitadu sceti scritore sardinniolos ki scrient in italianu e fintzas nimigos decrarados de su sardu, a tipu Marcellino Fois.

Su dannu ki at fatu cus’idea strolica est mannu, poita ca giogat a pitzos de unu fatu cuncretu: s’alienatzione linguistica e curturale de sa gioventude sarda.

Custos indipendentistas autocolonizados si creent de esser modernos, nende ki s’idea de definire unu populu cun sa limba est un’idea betza e spainant s’átera idea ki su sardu–a s’acabbu–non nosi serbit a nudda, ca tantu s’italianu puru immoe est una limba natzionale de is Sardos.

Insomma nant sa matessi cosa de is Italianos: su sardu (tataresu-gadduresu, aligheresu, tabbarkinu) non serbit a nudda.

E non si dd’imparant.

E non nde tenet ne-mancu birgungia de non ddu connoscher: “A casa mia si parlava italiano!”

E, a su ki paret, non ant imparadu nudda ne-mancu dae sa streulada manna-manna ki s’ant leadu in custas eletziones passadas.

Arisero apo sticonadu a un’amigu de FB ki si narat “Nazione Sarda”, in italianu.

Issu aíat scritu: “Nazione Sarda Stato Sardo, popolo sardo sovrano. La zona franca é più complicata e meno conveniente.”

E deo dd’apo respustu: “Il popolo sardo sovrano, ma scrivi solo in italiano!”

E issu: “Nazione Sarda Oddio! Certo che scrivo italiano, è la lingua che conosco meglio, è la lingua che lo Stato straniero mi ha insegnato a discapito di quella sarda e che, ad oggi, mi permette di comunicare con maggior chiarezza e con più persone. Il popolo sardo sovrano potrebbe anche decidere di tenersi la lingua italiana come prima lingua, oppure l’inglese o altra, puntare tutto sul sardo, non è un problema, da sovrano deciderà. Mi piacerebbe scrivere correttamente in sardo, ma con l’attuale conoscenza linguistica mi aggiungerei a centinaia di migliaia di sardi con la loro personale variante linguistica. […] Nazione Sarda Certo che si deve imparare, insegnare, adoperare quotidianamente… La sovranità esige che sia il popolo ad esprimere la propria volontà e non subire imposizioni da chichessia, specie come precondizione alla sovranità. Attualmente l’argomento lingua sarda non é in grado di spostare la maggioranza dei sardi su posizioni pro-indipendenza, perciò é necessario interfacciarsi con codeste persone in lingua italiana. Non discrimino il sardo, per semplice pragmatismo utilizzo l’italiano perché tutti mi comprendano. Scalpi non ne voglio, uomini liberi di autodeterminarsi si.”

Non ddi passat in conca de dd’imparare, su sardu, non ddi passat in conca de si domandare comente mai is Sardos italianizados ke a issu iant a deper boller s’indipendentzia e non ddi passat in conca de chircare de cumprender comente at fatu Grillo a essire primu in custas eletziones.

Attualmente l’argomento lingua sarda non é in grado di spostare la maggioranza dei sardi su posizioni pro-indipendenza, perciò é necessario interfacciarsi con codeste persone in lingua italiana.

Infatis, a is urtimas votaziones sunt is indipendentistas, soberanistas ecc. ki si nd’ant leadu sa parte prus manna de is votos.

Mabbae: non sunt arribbados a su 3%!

Custos indipendentistas “all’amatriciana” ant fatu dannu meda e sunt sighende a nde faxer meda.

Mancari siat craru ki politicamente si sunt suitzidados, sighint a spainare s’idea ki potzat esistire unu populu kentza de identidade, ki s’identidade siat unu “optional” de sceberare a pustis de esser arribbados a custa mitica indipendentzia.

Non si cumprendet comente potzat faxer una massa de persones kentza de un’identidade comuna a s’intender “populu” e, duncas, a boller esser soberanu in domo sua.

E infatis, is Sardos votant a Grillo e a is áteros partidos italianos e a is partidos sardos non ddos votant.

Indipendentzia? Soberanía? Ej’e’!

Ma cun kie dda bolent faxer?

Non contant una mincra e non contant una mincra ca cumprendent prus pagu ancora de cussu.

April 4, 2013

Non b’at duda peruna: su sardu ddu sunt ochende is Sardos e totu

436

Forsis est sceti mandronía.

Inertzia.

Pagu intelligentzia.

Comenti-ki-siat ne-mancu in FB is Sardos scrient in sardu.

Deo tengio 680 amigos in FB.

Prus de 550 de custos sunt Sardos e est gente ki, a su prus, m’at chircadu pro su ki fatzo pro sa limba.

Medas sunt indipendentistas.

Oe m’apo castiadu cantos sunt is novas scritas in sardu–o in sardu e in italianu–ki essint in sa “home” cosa mia.

De is primas 100 novas, sceti 8 sunt scritas in sardu o in sardu e in italianu.

E sa metade su custas pagas novas in sardu sunt totu de su propriu pitzocu.

Is cummentos a is novas in italianu sunt semper in italianu e sunt semper medas de prus de is cummentos in sardu.

Antzis po custas 8 novas in sardu non agatas cummentu.

Mi nde puru abigiadu ki amigos ki a mie mi scrient in sardu, scrient sceti in italianu a is áteros.

E custa est sa situatzione comente dda bido deo, dae intro a unu giru de persones ki sunt in majoría interessadas a sa limba e fintzas indipendentistas.

Duncas, FB pro me est unu “osservatorio privilegiato”, dae inue potzo bier meda de su ki sutzedit, in sardu, in sa retza: in sa grefa de is amigos mios est craru ki bi sunt de prus meda persones ki scrient in sardu.

E custa est sa situatzione: una cosa comente s’8% de sa comunicatzione sutzedit puru su sardu.

Tando si podet bier ki ne-mancu is indipendentistas e sa gente interessada a su sardu imperat sa limba nostra in sa retza e in unu giru de persones ki non funt disconnotas in totu.

Is amigos mios de FB sunt is primos ki non faxent nudda–o tropu pagu–pro nde bogare su sardu dae su ghetu e pro nche ddu furriare torra a limba normale.

Ne-mancu in una situatzione fatzile e pagu formale ke FB.

Paret arribbada s’ora de serrare sa butega.

L’ultimo parlante del sardo spenga la luce.

April 1, 2013

I frutti velenosi del monolinguismo isterico italiano

015

Leggetevi questo articolo: http://www.sardegnademocratica.it/conoscenza/i-nuovi-analfabeti-1.30600

“Ma chi sono gli illetterati italiani? E dove si concentrano? Lo zoccolo duro coinvolge le fasce anagraficamente più elevate, distribuito soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, nei piccoli centri più che nelle grandi città.”

Is Sardos sunt lassende sa limba issoro pro arribbare a non nd’ischire ne-mancu una.

Bellu progressu ki nosi at donadu s’Italia!