La rivolta della lingua in Frisia

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Leggetevi la denuncia di Mario Carboni:

“Quella che è stata giudicata una esclusione ingiusta ed oltraggiosa da parte della RAI della sua sede in Sardegna e delle sue lingue minoritarie in realtà dipende da una annosa autoesclusione del ceto politico sardo, dei consiglieri regionali e sopratutto della Giunta regionale dall’operare in favore della minoranza linguistica sarda e catalana e delle lingue alloglotte, non utilizzando tutti gli strumenti politici a disposizione ed in particolare del Titolo V° della Costituzione come invece hanno fatto le Regioni dell’arco alpino.” http://www.sanatzione.eu/2013/05/rai-e-accordi-di-milano-la-discriminazione-del-sardo-e-solo-colpa-del-ceto-politico-regionale/

In termini più generali si può dire che quello che Carboni denuncia è la mancanza di una borghesia nazionale sarda, di una classe dirigente nazionale.

Ma, potrebbe obiettare qualcuno, la situazione della Sardegna non si può paragonare a quella dei Sud Tirolesi o Sloveni o Valdostani, perché queste minoranze sono riconosciute da trattati internazionali e si sentono sostenute da stati potenti e rispettati.

Prendiamo allora il caso della Frisia, provincia dei Paesi Bassi, che, come la Sardegna, possiede una sua lingua, lingua di nessuno stato riconosciuto.

Il frisone è stato la prima lingua non statale a essere riconosciuta in Europa.

Il frisone viene insegnato a scuola, dalle elementari fino al liceo e viene usato nelle trasmissioni della radio e della televisione della Frisia.

Dal 1962 esiste il Partito Nazionale Frisone (Fryske Nasjonale Partij), un piccolo partito di sinistra, alleato elettoralmente ai Verdi.

Come sono arrivati i Frisoni al riconoscimento e alla piena tutela della loro lingua?

Vi traduco dall’olandese il seguente articolo: http://www.geschiedenis24.nl/nieuws/2011/November/De-Friese-taalrellen-van-1951.html

I disordini linguistici in Frisia

Nell’ottobre 1951, il veterinario di Lemmer Sjirk Frânses van der Burg doveva comparire davanti al pretore di Heereveen per via di una contravvenzione al codice stradale. Durante il dibattimento, van der Burg prese la parola in frisone. Il pretore, dr. S.R.Wolthers, diede a intendere di non voler comprendere il frisone. Van der Burg, invece, riteneva di avere il diritto, in Frisia, di parlare frisone. Il pretore, perciò, sospese la seduta.

Malgrado il giudice avesse stabilito che soltanto la deposizione in Olandese aveva valore legale, van der Burg continuò a parlare frisone. Finalmente la seduta venne chiusa con il pagamento di una multa di 7 fiorini da parte del veterinario, ma la questione del frsione in tribunale era stata sollevata.

La causa contro van der Burg era stata seguita da diversi giornalisti, fra cui Fedde Schurer del Heerenveense Koerier. Dalla sua penna comparve un articolo provocatorio contro l’arroganza del potere giudiziario, che si rifiutava di comprendere la lingua del popolo. L’articolo era così violento che lo stesso Schurer fu denunciato per oltraggio al potere giudiziario. Questo era esattamente l’obiettivo di Schurer, dato che il suo scopo era costringere la corte a esprimersi sulla posizione della lingua frisone nei tribunali.

Venerdì, 16 novembre 1951, il giornalista fu condannato a due settimane di detenzione, con la sospensione condizionale della pena per tre anni. Poiché il processo contro Schurer era stato tenuto in una saletta di piccole dimensioni, che non poteva contenere il numeroso pubblico di interessati, una folla consistente si era riunita fuori dal tribunale.

Alla fine del pomerigio si arrivò a un confronto tra polizia e sostenitori di Schurer. I pompieri furono fatti intervenire con gli idranti per disperdere i dimostranti. Il caos e l’indignazione furono enormi.

Il venerdì, 16 novembre 1951 passò alla storia come il kneppelfreed  ( “Venerdì dei manganelli”). Questo incidente accelerò il processo di riconoscimento legale dell’uso della lingua frisone.

Ecco il pezzo di storia che manca ai Sardi: una storia di disobbedienza civile di massa, guidata da intellettuali organici al loro popolo, per costringere il potere a riformarsi.

Ecco cosa manca ai Sardi: quei benedetti intellettuali organici.

Ah, ho sentito dire da qualche parte che Antonio Gramsci era sardo. At essi…

Ma ce lo vedete un giornalista di uno dei giornali sardignoli farsi denunciare per il riconoscimento dei nostri diritti linguistici?

E soprattutto, ce la vedete una folla riunirsi fuori da un tribunale per sostenerlo?

6 Comments to “La rivolta della lingua in Frisia”

  1. Comente est capitadu…?

  2. Chi semus chene “intelletuales organicos” chi podent cambiare sos sardos.

    • Boh, bi cheret unu storicu de sa curtura pro ddu cumprender: chirca manna

      • sa sardigna pittoresca e areste, abarrada in sos tempos colaos, in Itália bendet… e puru a si che pónnere a istudiare (su sardu e su logu), intamas de contare faulas, eh… gana de traballare bi cheret! in bonora.

  3. Su sardu pertroppu ada abarrai sempiri unu populu sogiogàu, colonizzàu , intelletualis ndi teneus , e bravus puru, ma funti lecchinus de su guvernu italianu aìcci cumenti a is partidus totus: seus, aìcci naràanta in s’800 : pagus, tontus e malus unidos.

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