Il diritto al monolinguismo isterico si difende appellandosi al fascismo: “What else?”

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Alé, ci siamo!

Anche l’italiano comincia a essere una lingua minacciata e si difende come può:

Milano, corsi in inglese al Politecnico
ma i giudici del Tar li bocciano

Il senato accademico del Politecnico di Milano aveva deliberato che i corsi per i master e i dottorati si tenessero–come è normale in tanti paesi–in inglese, ma il TAR non ci sta: “«Le scelte compiute dal Senato accademico — hanno scritto i magistrati — con le delibere impugnate si rivelano sproporzionate, sia perché non favoriscono l’internazionalizzazione dell’ateneo ma ne indirizzano la didattica verso una particolare lingua e verso i valori culturali di cui quella lingua è portatrice, sia perché comprimono in modo non necessario le libertà, costituzionalmente riconosciute, di cui sono portatori tanto i docenti, quanto gli studenti». Nella sentenza si fa riferimento all’articolo 6 della Costituzione e a molte altre leggi (tra cui un regio decreto del 1933) che sottolineano la centralità e l’ufficialità della lingua italiana in ogni settore dello Stato.”

Lasciamo pure da parte l’argomento ridicolo dell’inglese che “non favorirebbe l’internalizzazione dell’ateneo”: eja, de linna!

L’introduzione dell’uso esclusivo dell’inglese–lingua in cui ormai si pubblicano quasi tutti i testi tecnici–sarebbe: “«Una soluzione che marginalizza l’uso dell’italiano — secondo i magistrati — perché la lingua straniera non si pone sullo stesso piano di quella italiana». Qui il passaggio diventa sottile. Perché, secondo i magistrati, obbligare studenti e professori a cambiare lingua è lesivo per la loro libertà: portare avanti la didattica in inglese, infatti, richiede una grande dimestichezza e padronanza della lingua, cosa che sacrifica i valori culturali della lingua italiana nel nome dell’internazionalizzazione.”

Eccoci qua!

Gli studenti e i docenti l’inglese non lo conoscono e 150 professori hanno presentato ricorso.

Quello che il TAR della Lombardia difende, quindi, è il diritto al monolinguismo isterico degli Italiani.

Faccio presente che, per laurearmi in italiano all’Università di Amsterdam, ho dovuto studiare testi in inglese, certo, ma anche in francese e tedesco.

Ma già, le lingue nella scuola olandese si imparano…

Ma dal comico passiamo al tragico.

Provate a sostituire una parola nella motivazione dei giudici: “portare avanti la didattica in italiano, infatti, richiede una grande dimestichezza e padronanza della lingua”.

E adesso provate a immaginarvi una Sardegna in cui il sacrosanto principio del diritto di ciascuno a seguire l’insegnamento nella propria lingua fosse stato applicato, e non parlo dell’università, ma delle elementari.

Credo che, se questa domanda fosse posta oggi ai Sardi, la maggior parte risponderebbe che si immaginano una Sardegna in cui ci si veste in costume, si va in giro in asino e ci si spara da dietro unu muru a bullu.

Cioè, risponderebbero con i cliché italiani sui Sardi.

Ecco, appunto, in cosa consiste l’alienazione subita dai Sardi.

Pochi si rendono conto che la Sardegna che pensava in sardo ha espresso gente come Gramsci, Deledda e Lussu.

La Sardegna che pensa in italiano si esprime attraverso Murgia, Fois e Cappellacci.

I valori culturali della lingua sarda sono stati sacrificati nel nome dell’italianizzazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un disastro socioeconomico provocato da una classe dirigente alienata dall’italianizzazione forzata, con il fiore all’occhiello del record della dispersione scolastica e della disoccupazione giovanile e con il 36% dei giovani che non è in grado di comprendere un testo semplice in italiano standard.

E questo dopo che l’italiano (di Sardegna) è diventato la L1 di quasi tutti i Sardi nati dopo il 1970.

Insomma, corrudos e cullionados…

Deris Nanni Falconi m’at domandadu comente mai sa Sardinnia non tenet una burghesia natzionale.

Mi paret ki innoxe bi siat a su mancu una parte de sa respusta.

3 Comments to “Il diritto al monolinguismo isterico si difende appellandosi al fascismo: “What else?””

  1. E in tantu bator americanos cantant “S’America no est sa domo mia” a moda orunesa😛

  2. Artìculu de mustrare a sos italòfonos sardos chi pensant de tènnere su terrinu bene prantadu in suta de pedes…. M’agradat!

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