Il mito di fondazione della borghesia compradora sardignola

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In parte Nanni Falconi e in parte quelle allegre coglionate razziste di quel mattacchione di Pietro Melis, segnalate da Alessandro Mongili sul Facebook (Dopo gli ebrei e i “negri” ora Pietro Melis se la prende con i sardi, “popolo di vittimisti parassiti”) mi hanno fatto ricordare che io qualcosa sulle origini della borghesia compradora sardignola l’ho già scritta.

E l’ho scritta molti anni fa, quando ero uno studente di secondo anno all’Università di Amsterdam.

L’articolo l’ho anche pubblicato nel blog, un paio di anni fa: L’invenzione del banditosardo nell’opera di Grazia Deledda ; L’invenzione del banditosardo nell’opera di Grazia Deledda (2 e fine)

Da dove viene l’atteggiamento doppio della borghesia sarda nei confronti della Sardegna?

Grazia Deledda, come tutti gli scrittori bravi, era una gran bugiarda.

E Grazia Deledda è stata ed è ancora il modello per quei Sardi che vogliono fare fortuna, cioè vogliono il successo “incontinente”.

Contare balle sulla Sardegna rende bene, come il recente–ma volatile?–successo di Michela Borgia ci ha ricordato.

Grazia Deledda si è inventata una Sardegna in cui i bardaneris  non sono degli imprenditori spregiudicati, ma dei gentiluomini dediti a imprese ginnico-sportive e i pastori odorano di violetta.

Il tutto, però, piazzato in un tempo e in uno spazio lontanissimo da lei, che invece scriveva a caldo, durante gli anni del primo banditismo, e aveva avuto un fratello condannato–appunto!–per abigeato.

Deledda scriveva per rimuovere la Sardegna dal presente, come Lucrezia Murgia che ha scritto di una Sardegna in cui si portavano i jeans, ma non esistevano gli ospedali. E in cui esistevano le mai esistite acabbadoras, inventate dagli Italiani.

In entrambi i casi si vede lo sforzo penosissimo di voler essere donne sarde, ma anche di voler piacere a chi può dispensare riconoscimenti, soldi e fama.

Sarde, ma non troppo, viene da dire.

Esattamente come la borghesia isolana.

Per chi non ha voglia di leggersi tutto l’articolo, copio e incollo qui sotto le mie conclusioni:

Parafrasando Salvatore Satta, si può forse dire che la colpa dei personaggi deleddiani contrassegnati come “+ancestrale” devono espiare sia quella di non essere morti, di essere sopravvissuti al proprio mondo, alla “caduta degli dei”.

Forse non è azzardato accostare il destino degli ingombranti “antenati” deleddiani a quella tradizione classica che vuole che che antichi sardi sacrificassero i propri vecchi gettandoli dall’alto di una rupe, dopo aver somministrato loro l’“erba sardonica” per farli ridere.

Certo è che l’altra colpa, quella dei personaggi “-ancestrale”, e ben diversa. Quella che li tormenta è la coscienza dei propri tradimenti, della propria origine “bastarda”, delIa rinuncia, per un piatto di lenticchie, al proprio diritto/dovere di costituirsi in classe dirigente nazionale, di essere nati (e in questo senso Salvatore Satta aveva ragione) come borghesia coloniale.

 

3 Comments to “Il mito di fondazione della borghesia compradora sardignola”

  1. Esistono gli insider, gli outsider e i leccaculo. I primi non si affannano, gli altri due sì. Gli “out” si affannano per passare di categoria, i “lecca”, a leccare. Di maggiore libertà godono i lecchini a cui nessuno impedisce di “esrcitare”. Molto più dura è per gli outsider che solo in percentuli dello zero-zero-virgola possono pensare di farcela. Anche gli insider hanno i loro problemini, quasi esclusivamente interni, nei confronti di chi aspira provvedono con un bel fronte comune.

    Costituzionalmente negato ad ogni affanno, la mia simpatia va agli outsider, non per invidia verso i “primates”. Anche l’invidia reca affanno.

    Superfluo affermare che la nostra “borghesia compradora” appartenga alla terza delle categorie prese in esame, con una sola postilla: riportando tutto in scala, anche qualche lecchino può apparire “in”, agli occhi dei poveracci.

    Un’ultima considerazione: è chiaro che abbiamo parlato di tempi lontani.Oggi è tutto un’altra cosa.

  2. Cercavo l’origine storico-ewtimologica del neologismo composto “Borghesia compradora” e sono atterrato su questo interessante articolo e commento. Scusate l’ignoranza (da anni non vivo in Italia), ma “leccaculo” non richiede chiarificazioni ma su “lecchino” devo confessare ignoranza e quindi curiosita’. Merci’ http://www.yourdailyshakespeare.com

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