In Olanda ammazzano altrettante donne che in Italia: a chi serve allora il “femminicidio” italiano?

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Non sono per niente interessato alla criminologia, ma mi interessa capire come l’incultura degli Italiani determini poi l’incultura dei Sardi.

In Italia esiste in questo momento un grande allarme rispetto al “femminicidio”, cosa di cui in Olanda non si parla affatto.

Leggetevi allora questo passaggio: “Nel 2006, furono risolti i casi di 162 omicidi di donne e, tra questi, 100 erano casi in cui il colpevole era un marito, un fidanzato o un ex. Nell’ipotesi che il tasso di omicidi da parte di uomini con cui le vittime avevano una relazione sia rimasto costante al 62%, com’era nel 2006, le vittime del 2010 sarebbero state 81. Poiché si parla, nei giornali, di 25 vittime nei primi quattro mesi dell’anno, nel 2013 le donne assassinate da uomini che avevano rifiutato potrebbero diventare 75: siamo di fronte a un fenomeno grosso modo stabile, non a un’emergenza mai vista prima.” (“FEMMINICIDIO”, LA BOLLA MEDIATICA DI ULTIMA GENERAZIONE (Deconstructing Italy 01))

E adesso leggetevi le statistiche ufficiale della World Health Organization, pubblicate dal ministero degli interni italiano, rispetto ai “femmicidi” in Italia e Olanda:

Tab. VI.3 Donne morte per omicidio inalcuni Paesi del mondo, tassi per 100.000abitanti, dal 1993 al 2001.
 ANNO:             1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002
Italia                   0,6     0,5    0,6    0,6   0,5    0,5     0,5     0,5    0,5        –
Olanda                0,7     0,7    1        0,8    0,8   0,6      0,7    0,7    0,8     0,7

In Olanda si ammazzano un po’ più donne che in Italia.

È vero che questi dati arrivano solo fino al 2002, ma è anche vero che gli omicidi di donne in Italia sono in calo: “nel 2013 le donne assassinate da uomini che avevano rifiutato potrebbero diventare 75“.

Come riportato da  “FEMMINICIDIO”, LA BOLLA MEDIATICA DI ULTIMA GENERAZIONE (Deconstructing Italy 01), “da vent’anni la violenza che sfocia in omicidi in Italia è in calo.

Nel 1992, ce n’erano stati 1275, numero ridotto a 466 nel 2010. Le vittime donne erano state 186 nel 1992, diventate 131 nel 2010 con un calo del 29,57%.

Il calo è stato maggiore per gli uomini, ma questo è un dato fisiologico visto che nei primi anni novanta infuriavano le guerre di mafia, che come tutti sanno sono eventi che coinvolgono quasi esclusivamente uomini e sono più rischiosi dei saldi di fine stagione.

 Oggi l’Italia è uno dei paesi al mondo statisticamente più sicuri per le donne, come si evince da questo rapporto dell’Onu che potete trovare qui qui e dal quale Sabino Patruno di Noise from America ha ricavato questa tabella che la dice lunga.

Paese

Donne uccise (per 100mila abitanti)

Italia

0.5

Regno Unito

0.8

Francia

0.9

Germania

0.8

Svizzera

0.7

Spagna

0.6

Svezia

0.6

Norvegia

0.5

Olanda

0.5

Austria

1.3

Finlandia

1.3

Russia

8.7

 Le donne sono in condizioni più sicure rispetto all’Italia solo in Giappone (tasso 0,4), Grecia (0,3), Brunei (0,2), Sri Lanka (0,2), Emirati Arabi (0,2), Fiji (0,2), Samoa (0,2) e Maldive (0). E nelle civilissime Austria e Finlandia il tasso di omicidi femminili è quasi triplo rispetto al nostro.”

Quello che mi chiedo, allora, è a chi serve questa campagna di menzogne sull’emergenza “femminicidio”?

Lasciamo stare le femministe assatanate, che chiaramente sono state strumentalizzate: se contassero qualcosa, l’Italia sarebbe un paese decisamente meno merdoso.

Anche ammettendo che l’idea sia partita da loro, le assatanate, come mai questa volta ha avuto questo enorme successo mediatico?

A chi fa comodo, in Italia, parlare di “femminicidio”?

11 Comments to “In Olanda ammazzano altrettante donne che in Italia: a chi serve allora il “femminicidio” italiano?”

  1. Sarebbe molto interessante sapere se ci sono altri Paesi in cui l’omicidio per motivi “passionali” è trattato come argomento di una semi – fiction televisiva. La trasmissione “Amore criminale”, mi chiedo, avrà degli spettatori? Deduco di sì, dato che va in onda dal 2007. Che tipo di spettatori possono mai essere? Che tipo di persona guarda un programma come quello e perché? Quando mia figlia aveva circa tre anni un pomeriggio mi trovavo al supermercato e per una frazione di secondo staccai gli occhi da lei per pagare alla cassa. Mia figlia non ha mai voluto sedere nei seggiolini dei carrelli, preferendo camminare accanto a me. Quella volta aveva pensato che stessimo uscendo e si era incamminata verso le porte scorrevoli. Per un lunghissimo, terribile istante non la vidi più e andai nel panico. Ma mi ripresi subito e alzando lo sguardo la individuai quasi all’uscita. Ho una voce potente, mi bastò chiamarla per nome e tornò indietro. Quello che mi colpì, dopo, a freddo, fu la reazione dei presenti. Tutte le persone che si trovavano lì avevano visto la bambina allontanarsi, ma nessuno mi aveva avvisato né indicato la direzione. Dico che tutti videro perché l’azione da film della madre che chiama la figlia e poi l’abbraccia piangendo fu seguita attentamente da due ali di folla. Mi sono resa conto che eravamo, mia figlia ed io, oltre uno schermo immaginario e abitudinario e che le persone stavano semplicemente guardando uno spettacolo. Da allora mi chiedo spesso se accada anche il contrario, cioè se ci siano persone che vivono cose reali convinte di recitare una scena da schermo tv. Le femministe sono il problema più grande che la donna italiana abbia mai dovuto affrontare in ogni tempo. Pochi giorni fa ho sentito qualcuno dire che il problema dei “femminicidi” va risolto insegnando la parità fra uomini e donne. A mia figlia insegno che fra uomo e donna ci sono profonde differenze e che per questo entrambi sono importanti nella struttura della società, così come lo sono le altre varianti della natura sessuale degli esseri umani.
    Vorrei aggiungere un pensiero a proposito del rapporto italiani – sardi: a volte ho l’impressione che molti sardi dichiarino di essere italiani, o meglio di essere solo italiani, perchè noi siamo come loro, da sempre: asserviti culturalmente, privi di una vera identità che nel nostro caso e data la nostra Storia dovrebbe essere multirazziale, privi della conoscenza della nostra cultura. I sardi, tutti i sardi, anche quelli che ci vogliono somigliare, sono molto meglio di noi, possiedono ancora un territorio leggibile e una lingua e una cultura vive. Spero che se ne rendano conto presto.

  2. Sì, in effetti quello che intendevo dire è che vorrei pensarla come lei. La sua interpretazione lascia immaginare ancora una visione delle cose regolata da intenzioni accettabili. La sensazione che ho io, però, è fortemente condizionata dal malcostume italiano, davvero italian style, che percorre tutto il Paese. Mi chiedo, come avverrà il nuovo avvicinamento fra popolo e politica? Saranno i politici a diventare come i migliori di noi, o saremo tutti convinti che il meglio di noi non esiste e che anzi, siamo pure peggio di “loro”? In questi giorni ho avuto modo di portare a termine una riflessione: dopo le ultime elezioni, quelle in cui Grillo ha vinto senza neppure candidarsi, io che non l’ho votato ma ho creduto alle sue intenzioni mi sono ritrovata in buona compagnia nel grande gruppo di quelli che” hanno capito male” il suo messaggio. Oggi, pur non avendo votato ma rimanendo ferma su posizioni di sinistra, mi sono sentita inglobare nel grande gruppo di quelli che sono il peggio dell’Italia. Colpa. Senso di colpa. C’è una lunga tradizione italiana in questo senso. In tv ho ascoltato una signora che esprimeva il suo dolore per l’omicidio di quella ragazzina di cui adesso non ricordo il nome. Esprimeva insieme ad esso una grande desolazione, non ce lo sappiamo spiegare, diceva. Mi domando come molti genitori leggeranno questa storia e a chi daranno la colpa di quello che succede. Temo che la daranno a sé stessi, magari inconsciamente e così saremo degni finalmente di chi ci governa. Del resto, mi perdoni la passione, è notizia di oggi che una mozione parlamentare è un atto di prepotenza, un atto eversivo. Presto inviterò mia figlia a leggere la Costituzione, anche se dovesse diventare illegale nel frattempo.

  3. Stento a credere che il tasso di femminicidi nei paesi nordici sia pari o superiore a quello italiano. Con tutto rispetto, ritengo che l’incremento di questi fenomeni delittuosi sia da associare all’aumento dei flussi migratori degli ultimi decenni.
    La questione della parità citata da aladywriting è giusta, contrariamente a quanto lei pensa. Altra cosa è l’uguaglianza sul quale anche qui si fa un sacco di confusione in questi tempi dove è d’obbligo il ” politicamente corretto ” che produce concetti ridicoli secondo i quali non c’è differenza tra uno zulù e un inuit. Parità di diritti, doveri e meriti a prescindere dal sesso, non quell’abominio delle “quote rosa”.

    • Chiaro che lei stenti a crederci: venite bombardati da notizie sconvolgenti e ogni volta il messaggio viene ripetuto.Ma le statistiche parlano chiaro. Quanto agli immigrati nei paesi nordici: e gli immigrati in Italia? E poi c’è la censura sui delitti commessi da donne, i quali NON POSSONO ESSERE DEL TUTTO ASSENTI. Semplicemente impossibile. Quanto alla parità da preferire all’uguagliabza, l’ho già scritto tante volte.

  4. Le statistiche norvegesi dicono che il 90% per cento degli stupri è commesso da immigrati o cittadini di origine pakistana, magrebina e curda. Gente proveniente da paesi dove l’incultura maschilista e predominante, dove il maltrattamento o il considerare la donna essere inferiore è sistema. L’Italia è probabilmente non dissimile a questi paesi, i retaggi culturali parlano chiaro, potremo ricordare il “delitto d’onore” tanto per fare un solo esempio.
    ps
    certo che se lei si fa mettere sotto da una donna…suvvia, la differenza di forza fisica non può rendere credibile una cosa simile.

    • ed era anche piccolina! ma assatanata…la sua reazione è esattamente quello che mi aspettavo: incredulità. Infatti,–come mi ha detto mio cognato criminologo–le donne in genere usano l’astuzia: padelle, coltelli, il sonno del partner…Io avevo paura di cominciare io a picchiarla. E allora sí che sarebbero stati guai grossi. Per me!

      Lo stupro, per quanto grave, non è “femminicidio”…

  5. La propaganda di odio contro gli uomini su giornali e TV controllate dalla politica ha uno scopo: far avere 85 milioni di Euro di finanziamenti pubblici ai centri anti-violenza per sole donne, dove avvocate femministe d’assalto aiutano le donne separate a costruire false accuse di maltrattamenti (false all’80% dice la magistratura) per impadronirsi di bambini. Gli stessi centri si oppongono alla mediazione familiare ed alla protezione dei bambini dall’abuso dell’alienazione genitoriale, che consiste nel terrorizzare e plagiare i bambini all’odio contro il loro papà

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