La violenza da parte delle donne in Italia

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 Infermiere sfigurato con l’acido, in carcere l’ex fidanzata

Esiste la violenza di genere?

Le statistiche internazionali dicono di no.

Quello che certamente esiste è la violenza e la violenza è tutta da condannare.

È stato difficile trovare qualcosa sulla violenza femminile in Italia, ma alla fine qualcosa l’ho trovata: Indagine conoscitiva sulla violenza verso il maschile 2012-03

Quest’indagine sulla violenza da parte delle donne in Italia, effettuata dall’università di Bologna, pur con i limiti qualitativi/quantitativi di una ricerca dotata di scarsi mezzi finanziari, conferma i risultati ottenuti in altri paesi.

“Nonostante l’impegno costante dei media, delle istituzioni e di larga parte del privato sociale nel condannare la violenza, la stessa viene etichettata come violenza di generedimenticando  l’assunto che la violenza è un costrutto ampio e complessoche non prevede distinzioni in ordine al sesso.”

“Va rilevato come inchieste, sondaggi e ricerche che analizzano tale comportamento deviante e che vengono proposte con continuità a livello istituzionale e mediatico da diversi decenni, sono solite prendere in considerazione solo l’eventualità che la vittima della violenza di genere sia donna e che l’autore di reato sia uomo.

 Tale informazione, distorta alla sua origine, passa tramite canali ufficiali (dai media alle campagne di prevenzione istituzionale) determinando una conseguente sensibilizzazione unidirezionale che relega ad eccezioni – spesso non prese neppure inconsiderazione – le ipotesi che la violenza possa essere subita ed agita da appartenenti ad entrambi i sessi.
A dimostrazione di ciò, è opportuno rilevare che, in Italia, ad oggi, non esistono studi ufficiali a ruoli invertiti; vale a dire approfondimenti sulla violenza agita da soggetti di genere femminile ai danni dei propri mariti o ex mariti, partners ed ex partners (2).
L’esigenza di una documentazione più ampia, che comprenda ogni aspetto riconducibile alla
violenza di genere – non solo quindi l’indagine sulle violenze agite ai danni della figura
femminile – viene manifestata da studiosi di diverse discipline (antropologia, sociologia,
criminologia, psicologia, giurisprudenza, pedagogia). Chiunque, per motivi professionali, di studio o di ricerca, abbia necessità di analizzare la violenza nella coppia in maniera onnicomprensiva può constatare come esista un’approfondita letteratura scientifica prodotta in diversi Paesi del mondo -dagli Stati Uniti all’India, dal Canada al Regno Unito – ma nulla riferibile all’Italia (3).
Una considerevole mole di dati emerge da indagini conoscitive, monitoraggi ed inchieste
effettuate ad ogni latitudine, mentre in Italia rimane curiosamente inesplorato ogni tipo diviolenza che non sia quella agita dall’uomo. A conferma dell’impegno del mondo accademicointernazionale, a partire dagli anni ’70, molti studiosi hanno iniziato ad analizzare il fenomenonel suo complesso giungendo alla conclusione che, il ruolo di vittima, riguardava sia uomini che donne e che, contrariamente all’immaginario collettivo, la violenza femminile era un fenomeno complesso e non meno frequente della violenza agita da soggetti maschili.”
5. Risultati.

a) Violenza Fisica.
In merito alla prima tipologia di violenza esaminata si rilevano immediatamente quattro
risposte date da oltre il 50% del campione e quattro in percentuali significativamente minori.
Al di sopra del 50% si registra la minaccia di esercitare violenza (A1 – 63,1%).
 In percentuale simile (A3 – 60,5%) la violenza fisica risulta essere stata effettivamente messa in
 atto con modalità tipicamente femminili come graffi, morsi, capelli strappati.
Il lancio di oggetti si attesta poco oltre il 50% (A2– 51,2%).
La voce relativa alle percosse – anche con modalità erroneamente considerate esclusive
maschili, (es. calci o pugni) – coinvolge oltre la metà del campione (A4 – 58,1%).
Molto inferiore risulta la percentuale (A5 – 8,4%) di chi dichiara che una donna abbia posto in
essere una aggressione alla propria incolumità personale attraverso agiti violenti che avrebbero
potuto portare al decesso (soffocamento, avvelenamento, ustioni, etc.).
L’utilizzo di armi proprie ed improprie appare in circa un quarto delle violenze femminili (A6 –
23,5) Nella voce “altre forme di violenza” (A7 – 15,7%) compaiono tentativi di folgorazione con la
corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte (in un caso nel cassetto),
spinte dalle scale. Erano predisposti spazi facoltativi per descrivere modalità di violenza non
 previste nel questionario; non tutti hanno utilizzato tale opzione.
Un dato da considerare: tutti i compilatori hanno descritto almeno un tipo di violenza subita, la
percentuale della domanda A8 è zero.
Tabella n. 5: Tipologie di violenza fisica
A 1: – è capitato che una donna abbia minacciato di colpirti fisicamente (667): 63,1%
A 2: – è capitato che una donna ti abbia tirato un oggetto o colpito con un oggetto che ti ha fatto o
avrebbe potuto farti del male (540): 51,2%
A 3: – è capitato che una donna ti abbia spinto, strattonato, sgambettato, graffiato o tirato i capelli, facendoti del male o spaventandoti (642): 60,5%
A 4: – è capitato che una donna ti abbia schiaffeggiato, preso a calci, a pugni o ti abbia morso (615): 58,1%
A 5: – è capitato che una donna abbia cercato intenzionalmente di strangolarti, soffocarti, avvelenarti o ustionarti (89): 8,4%
A 6: – è capitato che una donna abbia usato o minacciato di usare armi contro di te (pistola, forbici,coltello, lamette etc.) (249):  23,5%
A 7: – è mai capitato che una donna ti abbia fatto violenza fisica in un modo diverso da quelli citati (167): 15,7%
A 8: – non ho mai subito violenze fisiche di nessun tipo da parte di una donna (- -): 0%
8. Conclusioni .
Con tutti i limiti quali/quantitativi evidenziati in precedenza, si rileva tuttavia come l’analisi dei
dati raccolti smentisca la tesi della violenza unidirezionale U>D e le sovrastrutture culturali
che ne derivano. La teoria secondo la quale la violenza U>D sia la sola forma diffusa e quindi
l’unica meritevole di contromisure istituzionali e di tutela per le vittime si è rivelata inattuale e
non corrispondente alla realtà dei fatti.
Dall’indagine emerge come anche un soggetto di genere femminile sia in grado di mettere in atto
una gamma estesa di violenze fisiche, sessuali e psicologiche; quindi anche un soggetto di genere
maschile possa esserne vittima.
Il fenomeno della violenza fisica, sessuale, psicologica e di atti persecutori, in accordo con le
ricerche internazionali, anche in Italia vede vittime soggetti di sesso maschile con modalità
che non differiscono troppo rispetto all’altro sesso.
L’indagine inoltre dimostra che le modalità aggressive non trovano limiti nella prestanza fisica o nello sviluppo muscolare; anche un soggetto apparentemente più “fragile” della propria vittima può utilizzare armi improprie, percosse a mani nude, calci e pugni secondo modalità che solo i preconcetti classificano come esclusive maschili.
La significativa rappresentatività nel campione di soggetti con prole ha fatto emergere l’effettiva
strumentalizzazione che i figli subiscono all’interno della coppia in crisi (15)
.
Il dato più evidente riguarda le violenze psicologiche, testimoniate dal campione in percentuali significative. Solo il 2,1% ha dichiarato di non averne mai subite Al termine di questa ricerca, ciò che gli autori auspicano è che il fenomeno venga ulteriormente approfondito dagli organi istituzionali, indagando con identici strumenti e modalità un campione composto da un uguale numero di donne ed uomini, secondo criteri di trasparenza ed imparzialità sino ad oggi sconosciuti.
L’obiettivo è lo studio di adeguate contromisure istituzionali, affinché la tutela della vittima sia
 garantita indipendentemente dal sesso di appartenenza. Esplicito dovere di una società civile dovrebbe essere prevenire e condannare la violenza a 360°,a prescindere dal genere di autori e vittime.

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