Due identità sarde o dialogo tra sordi? (dedicato ai fascisti sedicenti di sinistra)

697


Uno degli interventi più interessanti all’ultima Conferenza sulla Limba di Macomer, nel lontano 2008, è stato quello di Gabriele Iannaccaro.

Fra le altre cose Iannaccaro ha detto che lo scontro in atto sulla lingua è in effetti lo scontro tra due diverse concezioni dell’identità sarda.

Secondo la fazione che, semplificando, si può definire come contraria alla limba—o almeno a un uso ufficiale della limba e al superamento della situazione attuale di diglossia—è il territorio della Sardegna a definire l’identità dei suoi abitanti e la limba, ma sí, si può usare per raccontare barzellette e per parlare con i nonni, ma per il resto va evitata, perché per comunicare seriamente è meglio usare l’italiano.

L’altra fazione—la nostra insomma—vuole che il sardo diventi—o torni ad essere—una lingua normale in cui si può fare qualunque cosa, perché l’identità sarda coincide con la cultura sarda—qualunque cosa “cultura sarda” significhi—e questa si esprime al meglio attraverso la limba.

Fermo restando che anche la nostra posizione, così definita, si può criticare o comunque porre in discussione—Qual’è il rapporto tra lingua e cultura? E tra lingua e identità? Chi ha qualcosa di definitivo da dire su queste cose?—la differenza tra le due concezioni dell’identità consiste nel fatto che la prima è una concezione statica: “Sei sardo se sei nato in Sardegna e molto più da dire o da fare non c’è!”; mentre l’altra è una posizione dinamica: “Sei sardo se ti comporti da sardo: soprattutto se parli il sardo!”

Lasciando stare il fatto scontato che la nostra posizione è superiore—per noi, è chiaro!—altrimenti ne avremmo un’altra, la nostra è delle due anche la posizione più intollerante, almeno in linea di principio.

Mi spiego: noi di fatto con la nostra posizione affermiamo che chi non parla sardo non è sardo o, almeno, lo è meno di noi!

E qui non si tratta di mettersi a cercare argomenti per dimostrare che effettivamente gli altri non sono molto sardi. Il punto non è quello.

Il punto è che la nostra posizione fa paura. E giustamente.

Mi spiego: anche tralasciando il fatto che tutti i sardi sono traumatizzati dall’italianizzazione linguistica della Sardegna (e del resto dello stato) e che molti automaticamente associano perciò l’ufficializzazione del sardo al fascismo linguistico storicamente impiegato dagli italiani (che però questi molti evitano sistematicamente di denunciare), rimane il fatto che la nostra concezione dell’identità sarda comporta una gerarchia di valori.

Per il fatto di parlare il sardo noi saremmo—anzi lo siamo!—dei sardi migliori di quelli che non lo parlano.

E non importa che questo non lo abbiamo detto—e forse neppure pensato—esplicitamente: questa è la logica consequenza della nostra posizione sull’identità.

Ecco perché la nostra posizione fa paura.

E allora dobbiamo chiederci se quello che vogliamo è far paura a chi non è d’accordo con la nostra posizione.

No, non sto parlando di quello che più o meno politicamente opportuno. Non sto dicendo, insomma, che bisogna tatticamente tranquillizzare i nostri avversari politici perché ammorbidiscano la loro opposizione.

Mi sto chiedendo a voce alta se voglio che la mia posizione sulla limba contenga un nucleo di intolleranza intrinseca.

La mia risposta è ovviamente: no!

Non vorrei vedere una Sardegna che sia l’immagine rovesciata della Sardegna attuale con dei Sardi di serie A (domani i sardoparlanti, oggi gli italofoni) e di serie B (domani gli italofoni, oggi i sardoparlanti), perché non credo che in una Sardegna del genere si vivrebbe meglio che nella Sardegna attuale.

Quello che in questi anni non abbiamo messo sufficientemente in chiaro è che noi vogliamo soltanto vivere gioiosamente la nostra sardità, che tutto quello che vogliamo è essere sardi quanto, dove e come lo vogliamo, che la nostra è una ricerca interamente positiva di quello che è meglio per noi e per il nostro prossimo: essere liberamente quello che siamo!

Essere culturalmente autonomi è esattamente il contrario della negazione dell’autonomia altrui.

Con questo, però, non voglio negare che in molti casi la paura vera dei nostri avversari sia quella di perdere la propria posizione di rendita come mediatori tra il centro dell’impero italiano e la sua periferia estrema: noi.

E anche se la maggior parte dei Sardi è a favore dell’uso ufficiale del sardo e della sua introduzione nella scuola, la maggior parte della sua classe dirigente—e gli intellettuali in particolare—sono invece contrari.

Se ci pensate, non è per niente un caso che proprio i Sardi con un’istruzione superiore siano maggiormente impauriti dall’idea di una Sardegna culturalmente autonoma.

Guardate la cartina seguente, presa da Google Earth, e che rappresenta l’Italia “secondo l’Atlante De Agostini”.

Secondo questa cartina, la Sardegna, senza l’Italia, sarebbe un’isola sperduta in mezzo al Mediterraneo, lontana da tutto e da tutti: perfino l’Albania è meno remota.

Senza questa rappresentazione della Sardegna nel mondo, non si capisce la paura di molti Sardi di identificarsi con la cultura e la lingua della propria terra.

La cartina seguente rappresenta la Sardegna come la percepiscono i ceti istruiti dell’isola, quando la immaginano culturalmente autonoma dall’Italia: una terra naufragata in mezzo al mare, di cui sanno quel poco o nulla che la scuola italiana ha loro insegnato. Il loro, in fondo, è solo un “horror vacui”.

E maggiore è stata la loro esposizione alla scuola italiana, più forte è questa immagine.

Quello di cui non si rendono conto costoro è il fatto che questa percezione della Sardegna è il frutto di una prospettiva molto particolare: quella in base alla quale Roma sarebbe il centro del mondo. “ Roma caput mundi”, no?

E questa, naturalmente, è la prospettiva di chi si è acculturato nel sistema scolastico italiano.

La cultura italiana è autocentrata—e, detto fra noi, estremamente provinciale—e misura il mondo in base alle proprie norme. Ecco perché la Sardegna risulta periferica in questa cartina. Non esiste altro motivo, ma naturalmente la scuola che i ceti istruiti della Sardegna hanno frequentato non svela, ne saprebbe svelare, il perché.

La cartina seguente, invece, ci mostra da un lato che la Terra è tonda—e che quindi qualunque punto può esserne il centro—e che la Sardegna-ombelico-del-mondo si trova esattamente al centro del Mediterraneo occidentale, circondata per ¾ da paesi dell’Unione Europea con cui esiste “libertà di circolazione delle merci e delle persone”.

Barcellona e Marsiglia sono più vicine alla Sardegna che non Milano o, rispettivamente, Genova, ma i ceti istruiti della Sardegna non se ne rendono conto.

Secoli di rapporti politici, culturali ed economici con la penisola iberica e anche con la Francia sono scomparsi nel nulla, inghiottiti dalla scuola italiana.

La prospettiva di Roma, imposta dalla scuola, ha cancellato la realtà geografica e anche quella storica.

Ma noi cosa abbiamo fatto per spiegare a questa gente che l’autonomia culturale della Sardegna significa non isolamento, ma esattamente il suo contrario?

Poco.

Non abbiamo mai spiegato abbastanza che non si tratta di recidere alcun legame, ma di darci la libertà di averne altri. Di arricchirci e non di impoverirci.

Tornando all’analisi di Iannaccaro, possiamo dire che le due fazioni che si contrappongono sulla questione della limba rappresentano in fondo due modi diversi di concepire il nostro territorio.

La prima vede la Sardegna come periferia dell´Italia, pittoresca ed esotica, cioè folkoristica e quindi intrinsicamente arretrata ed inferiore, con i sardi in perenne rincorsa delle norme linguistiche e comportamentali forgiate oltre il Tirreno: si vedano diversi forum “linguistici” del Gruppo “Fillu de chini ses” su Facebook..

La seconda vede la Sardegna semplicemente come centro del mondo per i Sardi: centro di un mondo molto più vasto, è chiaro!

La prima è la visione pre-informatica (pre-Google Earth!), centralista, statalista, vetero-progressista, cioè regressista, che concepisce la conquista della propria autonomia come negazione dell´autonomia altrui: si vedano i vari interventi anti-limba apparsi in questi ultimi anni. Erano tutti centrati sulla paura, reale o immaginaria, di volontà prevaricatorie da parte dei sostenitori della limba.

L´altra posizione è la nostra e abbiamo ancora molto lavoro da fare per chiarirla.

Fermo restando che non convinceremo mai la gente in malafede, dobbiamo fare ancora molto per far capire ai ceti istruiti della Sardegna che noi semplicemente rappresentiamo la libertà di scegliere la propria identità, anche per coloro che il sardo non lo vogliono parlare.

 

19 Responses to “Due identità sarde o dialogo tra sordi? (dedicato ai fascisti sedicenti di sinistra)”

  1. A parte le polemiche sorte altrove su questioni di dettaglio, concordo pienamente col ragionamento. Dobbiamo avere pazienza, almeno con quelli, in buona fede, che non hanno ancora realzzato pienamente di essere stati colonizzati, e pensano anzi di essere parte dei colonizzatori, che però si considerano sempre portatori di civiltà e progresso.
    Floris secondo me è uno di questi, che chiude gli occhi e fa “blablablabla” per non sentire una verità scomoda e dolorosa.

  2. articolo straordinariamente intelligente

  3. articolo interessantissimo

  4. Complimenti, ha mostrato ancora una volta il concetto di identità. Lei possiede la capacità di guardare le cose dall’alto. Ho già notato questo in altri sardi che vivono da sempre nell’Isola. Invece parlando con qualcuno che ha vissuto per un po’ nella Penisola e poi vi è tornato, questa capacità sembra scomparsa. Conosco pochi sardi, troppo pochi per poter fare statistiche al riguardo, però sono ugualmente convinta che vivere lì permetta in ogni caso di mantenere questa visione, o di recuperarla. Un po’ come la capacità di sintesi. Nella lingua sarda è evidente. Espressioni efficaci, dirette, stringate. Forse, mi permetto di dire, va insegnata nuovamente questa capacità di osservare le cose dall’alto, di affrontare un concetto sorvolandolo prima di scendere nei suoi particolari. Essere nati, vivere su un’Isola probabilmente insegna a contenere in un solo pensiero l’intero territorio calpestabile. I sardi trapiantati qui, quando parlano di Sardegna, sembra peschino a mani nude ed occhi bendati in uno stagno melmoso. Si legge loro sul viso la difficoltà di contenere la loro terra d’origine, la loro identità. Lei, mi permetto ancora, credo viva ben radicato nella sua Isola, anzi, credo ci cammini su a piedi, ogni giorno. Sto imparando molto, leggendo i suoi articoli, non solo a proposito dell’identità linguistica sarda. Grazie.

  5. robur.q, 21 luglio, da pc non mio🙂
    condivido gran parte del tuo scritto, a parte qualche eccesso sul concetto altre volte ribadito di “borghesia compradora”.
    Ebbene, si, la gran parte dei sardi ha paura, paura di una sardità nazionalista e talvolta perfino razzista in cui non si riconosce. Gli eccessi di alcuni personaggi del ristretto mondo sardo-orgoglioso fanno paura, anzi, talvolta più che paura fanno pena.
    Però tu sbagli la prospettiva storica e di geografia politica: noi guardiamo a Roma Caput Mundi, perchè, piaccia o non piaccia, la Sardegna fa parte della repubblica italiana e i sardi sono cittadini italiani. Le frontiere nell’Unione Europea, abolite formalmente, continuano a esistere nella realtà, perchè io ho una cittadinanza europea che non vale un piffero, e se vado in Francia o in Spagna o nel Regno Unito, straniero sono e rimango, e non perchè non parlo o non parlo bene la lingua locale, ma perchè non sono cittadino francese, spagnolo o britannico. Fintanto che l’Unione Europea rimarrà quella che è, ovvero un insieme di stati indipendenti che cercano di fare qualche politica comune ma che in realtà fanno ognuno i cazzipropri, Roma rimarra il nostro punto di riferimento. Certo, possiamo far ben valere la nostra carta costituzionale, lo Statuto Sardo che, è bene ricordarlo, è parte integrante della costituzione della Repubblica essendo legge costituzionale. Ma la nostra capitale è Roma (che non è poi così male), il nostro Stato è la Repubblica Italiana e noi siamo cittadini italiani. Cerchiamo di cambiare l’italia e riusciremo anche a cambiare la Sardegna, cun lingua e tottu.

  6. Sa positzione mia est finas issa “intollerante”, comente iscriet Roberto Bolognesi, ma mescamente chèrgio pònnere in resartu unu cuntzetu: su de sa limba pròpia. E finas inoghe so “intollerante”. Cando si faeddat de limba in Sardigna, pagas bortas si faeddat de su cuntzetu de limba pròpia, chi est sa limba originària de unu logu, sa limba de su connotu, sa limba chi at postu raighinas in sa terra.
    Sa limba, paris cun sa cultura e sas traditziones est s’elementu vertebradore de sa sotziedade nostra, e duncas elementos vertebradores de s’identidade colletiva.
    Sa limba pròpia de Sardigna est sa sarda, arraighinada dae prus de milli annos. Cale si siat àtera, non pro èssere ufitziale, nen pro tènnere traditzione de èssere impreada in logu nostru dae s’amministratzione, in iscola, in sas casermas, podet èssere cunsiderada pròpia. Nois podimus tènnere duas limbas ufitziales, ma una ebbia, sa limba sarda, est sa limba pròpia de su logu.

    • Cust´articulu est de 3 annos a oe e si biet. Mancat totu sa parte de is sardinniolos mandrones, ki su sardu non ddu bolent imparare. Is sardos ki su sardu non dd´ischint bolet agiudados a dd´imparare, non discriminados, ma is fascistas monolingues non meritant peruna caridade, ca sunt sceti chirchende de nosi ochire-

  7. Robe’, de acordu. S’intolleràntzia est cun su mandrone, cun su chi narat “a me mi’ del sardo non m’importa nulla” cun sos chi nos cunsìderant talebanos de sa limba petzi ca defensamus su deretu a s’esistèntzia sua in domo sua, cun sos chi in fines disìgiant chi sa limba nostra si nche mòrgiat. Sa Sardigna est prena de acabadoras!! Nois iscriimus pro agiudare a totu sos chi lis ant furadu sa limba e cherent torrare a èssere meres de sa limba de sa terra issoro.

  8. Caru Giagu Ledda, custa definitzioni de “lingua propria” pigada a prestitu de is catalanus (de su statutu insoru), po sa Sardigna no bandat beni e non sceti po essi de fundoriu natzionalista ca a mimmi non praxit meda; e lassaus perdi puru sa chistioni de sa lingua unificada; nosi scaresceus ca su binti po centu 20 % de is sardus no tenint comenti “lingua propria” su sardu; est una minorantzia, ma non una minorantziedda, ca sa sigunda cittadi de sa Sardigna, sa capitali storica de cabu de susu, Sassari, non est sardufueddadora!! E non est cosa de pagu! Fessint stetius sceti Carloforte o S’Alighera, dd’eus potziu nai, ca funti minorantzias alloctonas de seguru (ma tenint is proprius derettus linguisticus de nosu e tottu), ma su sardu-corsu, chi sia alloctonu non ndi seu ainci siguru, ca mi parit ca Pliniu at scrittu ca in is tempus suus is Corsus biviant in sa Sardigna de susu, in Gaddura. E duncas su sardu-corsu puru est lingua propria de sa Sardigna, e su sardu-corsu est parti de su sistema linguisticu italianu. S’accabbu scriiddu tui!!!
    Sa Sardigna linguistica est un’atruppelliu tottu e no si dda podeus scabullai cun d’una frasixedda “lingua propria”.

    • “su sardu-corsu est parti de su sistema linguisticu italianu”

      Berus, ma fintzas a unu certu puntu! Deu non seu unu linguista, ma su Sardu-Corsu, di Sardu, ndi tenit meda. Berus chi po sa gramatica s’assimbillat meda a is dialetus de sa Toscana (“lu” e non “su”, a ndi bogai unu esempru), chi at pigau sonus de sa lingua Corsa (sa “chj” e sa “ghj” e is infinius verbalis truncaus) e non tenit unu sistema “sardofono”. Epuru teneus verbus che a “faedhare” (corsizau in “faeddhà”; in Corsu narànt “parlà”), nominis de mata che a “chessa” o “nibaru” e nosi intendeus Sardus e non Corsus. E su Tataresu est prus Sardu ancora’ de su Sardu-Corsu de Gaddhura (chi non est totu sa propriu cosa, a nai sa beridadi). Non tenit prus is sonus “chj” e “ghj”, mancai chi s’agatant is italianus “gn” e “gl”. Ma po totu una pariga de cosas, s’acurtzat prus a su Sardu chi non a su Corsu.

      Tanti po torrai a su cuntrastu de su topic beciu (ah, gratzias medas po s’arrespusta chi m’as torrau, as cumpréndiu su ch’apu bofiu nai), in su Sardu-Corsu de Gaddhura est abarrada sa forma “fonnesa”, deu pentzu. In Bortigiadas nant “Saldìngia”.
      In su fuedhu agesu antigu (non su de oi, italianizau meda), is sonus chi in italianu faint “gn” o “gl” (chi non esistint in Sardu, a cantu ndi cumprendu) fiant “nghj” e “lghj”. Giaju meu, a cussu fuedhu, ancora’ ddu tenit. Po nai “jossu”, issu naràt “inghjò” (oi italianizau in “ignò”). E tandu, su fuedhu “Sardìngia”, in Sardu-Corsu fiat “Saldìnghja” (oi “Saldigna”). E seu seguru (ma custa est sceti una tontesa mia) chi prima in logus che a Luris sa pronuntzia fiat “Saldìnza” (ca tenint sa “r” chi bandat in “l”, mancai chi sa lingua insoru est su Sardu de cabu de susu). Sa “g”, in cunis, est “z” (“fizu”, “ozu”, “zente”, “acumpanzare”..) e sa “r” gei dd’apu nau prima. E sa “filologia” mia mi fait nai ca cussa, fortzis, fiat sa pronuntzia antiga lurisinca de su fuedhu “Sardìngia”, chi benit deretu dae su latinu “Sardinia”, e prima fiat connotu in totu s’isula ma immoi esistit sceti in Fonni.
      Atru esempru. Po nai su mesi de “triulas”, nosi est abarrau su Sardu “argiolas”. E naraus “alghjòla” (oi si tratat meda s’italianu “luglio”, ma comuncas s’italianizatzioi est “agliola”).

      Immoi, tui e Roberto m’eis a tzacai po cumenti scriu in cabejossesu… ma bollu imparai a ddu scriri bei totu, su Sardu…🙂

  9. Mi riferisco all’intervento di Mauro.
    Tu dici: « […] noi guardiamo a Roma Caput Mundi […]».
    Nella misura in cui tu intenda riferirti alla universalità dei Sardi (si scrive con la maiuscola! E, questo lapsus – se è stato tale – la dice lunga sul tuo condizionamento continentalista) dico che tu sbagli grandiosamente!
    Sbagli grandiosamente sul lato storico. Saprai, infatti, meglio di me, ma forse hai colpevolmente rimosso che, ove Noi non fossimo esistiti, la tua Roma d’oggidì non esisterebbe neppure essa; in questo senso la città di Roma (meglio la tua Italietta dell’oggi) deve tutto ad altra città: la Utrecht del 1720; se ciò non fosse accaduto, la tua Caput Mundi sarebbe forse ancora rinchiusa e relegata entro la cappella del papa. Ancora, sempre da questo lato d’osservazione, ti pregherei di non dimenticare che, come recitano i bollettini di guerra (della Grande Guerra) furono proprio i SARDI (come vedi, molto maiuscolo) a salvare dalle grinfie dei Crucchi, quello Statucolo che altrimenti sarebbe morto in quel preciso frangente. Ma, sono ben lungi dall’esaltare quel gesto guerriero, purtroppo indirizzato a difendere una immeritevole entità!
    Ma, sbagli grandiosamente anche su ciò che rappresenta oggi nel mondo la tua Roma.
    Avrai notato anche a tue spese, come tutti noi, che la assoluta insignificanza politica, statuale, manageriale, partitica, imprenditoriale, finanziaria, unite alla cronica incapacità a rappresentare se stessa in seno alla comunità internazionale, della tua Roma Caput Mundi, ovverossia della tua Italietta, ne hanno fatto la cenerentola (scusa se mi servo di un attributo esageratamente eufemistico) di tutto il Mondo che conta. Ti porto tre esempi: 1)- quando il mondo decise di aggredire la Libia, esso Mondo decise di sua sponte, di servirsi di una base militare presente nel territorio di Sicilia ed impose perfino ai Phantom della aeronautica italiana, di andare ad accecare i sistemi di difesa della Libia, operazione fondamentale per fare, senza il minimo danno, quel lavoro sporco! E, la tua Italietta cosa disse? Si, bbadrone! 2)- Spero tu non voglia ti venga ricordato come siamo stati trattati negli ultimi due anni da Europa, Fondo Monetario, Grante Cermania, Olanda e perfino da quei guitti dei Francesi. 3)- E, caro Mauro, visto che ti credi un Italiano, mi dici quanto ti bruci la grottesca vicenda dei Marò? Persino un paese come l’India (a prescindere dal suo grandioso passato) che ha acquisito la indipendenza da poco più di mezzo secolo, ha avuto buon gioco a trattarci come si tratta un povero cristo incapace di intendere e di volere, essendo certa di non rischiare (dalla Caput Mundi) un bel nulla, pur contravvenendo alle regole internazionali! Anzi, ponendo in gioco perfino suoi ricatti commerciali.
    mikkelj

  10. O Micheli, la ca no seu chistionendi ni de storia ni de nazioni ni de lingua: seu chistionendi de Stadu !! App’èssiri conditzionau (chi in tempus de basca tenit si ciorbeddu a su friscu). Chi nosi praxat o nou, seus cittadinus italianus, e custu est unu “dato di fatto”, chi s’Italia nosi praxat o no nosi praxat. Custu bolemmu narri. Podeus fintzas bisai de una Sardigna indipendenti, mi parit difitzili ma podit èssiri puru, ma fintzas ai cuddu tempus, italianus seus e abarraus: ainci est scrittu in su passaportu, su chi contat candu bandas a Mentone, pardon, Menton (FR).
    Po Marco Antonio: deu puru creu ca s’evolutzioni originali de su latinu SARDINIA sia stetiu Sardingia e pustis Sardinza in cabu de susu. Pustis, cun sa pronuntzia spagnola e italiana seus arribaus a Sardigna. Torrai a narri Sardingia at a èssiri bellu, ma toccat a ndi furriai unu connottu chi tenit arrexinis antigas meda immoi.
    Po su chi naras de su sardu-corsu, deu pensu ca una lingua est definia de sa grammatica prima de tottu, morfologia, fonetica e lessicu de basi. In sardu-corsu, mangai tengiant medas fueddus sardus (ma est beru su contrariu puru), narant casa e non domu. Custu est su lessicu de basi, su chi definit sa lingua.

  11. ahhhh sa sintassi sarda traidora: “fueddus sardus meda” e no “medas fueddus sardus”. Scusei-mi.

  12. robur.q@libero.it
    narat:
    “O Micheli, la ca no seu chistionendi ni de storia ni de nazioni ni de lingua: seu chistionendi de Stadu !! ”
    Ki naras, imbezzes zeo creo ki deppimus faeddare de nois ettottu! E itte semus nois? Semus sa fine de su contu ki enit dae tottu s’istoria nostra!
    S’istoria nostra no este cuss’istoriedda minoredda ki mancu si podet bidere, de s’ittaliedda, fatta de nudda!
    Nois semus fattos dae tottu s’istoria manna nostra! Nois deppimus abbaidare a issa pro poder fakere calki cosa dekkida!
    Si andamus a dainanti istrokkende cussos maccos de continentales, nokke morimus paris kin su nudda ki sunu issos!
    Abbaidamus a nois ettottu, pensamus kin sa conca nostra, fraicamunnos su ki kerimus pro crasa, ki siet parente de sos nostros disizos! Lassamus istare sos impiastros ki nos sunu bokkiende dae tempus troppu mannu! Solu gai podimus fakere una Sardinna nostra! Comente? Non d’isco! Ma isco ki solu de goi podimus essere SARDOS!
    Ca, a nos abbaidare como, semus istuppidos sardikeddos iscuttos a foette!!!!!
    Proa a mi narrer ki no est’abberu, ca gai d’ispiego calki cosa!
    mikkelj

  13. “Cussos maccos de continentales…….issos….” emmu a podi pensai chi funt fueddus ratzistas, ma funt sceti nazionalistas. Deu seu sardu e no biu nemus cumenti “is atrus”; poi, po èssiri maccus, nosu sardus no seus sigundus a nemus: pocos, locos ecc. ecc.. Deu biu su mundu in d’una manera diversa de sa tua, no arrennesciu ad arrexonai cumenti “nosu e issus”, no nci arrennesciu. Lassaus stai s’Italiedda chi, avvolottada chi siat, est sempiri sa de ottu potentzia economica de su mundu, e aicci pagu considerada no mi parit ca un italianu est su Presidenti de sa BCE, est a nai su chi cumandat s’Euro.
    Ma no seus chistionendi de Italia, boleus chistionai de Sardigna. Ebbenis, teneus una Regioni autonoma, chi forrogat dinai meda, teneus cittadis comenti Casteddu chi funt arriccas comenti cussas de su nord Italia e partis intreas de s’isula, fatta de biddixeddas poberas prenas de beccius e de brebeis. No seus arrennescius a unificai su sardu, ca nci funt sardus ca si creint prus sardus de is attrus, no ammisturaus cun africanus o arratzas malas ainci. No seus arrennescius a fai de su mari nostu una risorsa economica; no seus arrennescius a fairi unu federalismu internu ca eus fattus provincias cun lacanas assurdas, e ddas eus sciusciadas; no arrennesceus a fai nudda, seus ignorantis e prepotentis e tottu sa curpa est de s’Italiedda. Nossi, sa curpa est sa nosta ca no arrennesceus a èssiri una comunidadi politica unia.
    Unu pagu de tollerantzia in prus e de umiltadi no nos’at a fairi mali.
    Deu seu unu sardu diversu de tui, ma seu unu sardu cument’a tui, e no deppu èssiri obbligau a m’intendi prus pagu sardu ca no dda pentzu cument’a tui.
    Est ainci diffitzili a ddu cumprendiri?
    Immoi m’as a strattallai e ainci seus! Torra, cumenti sèmpiri.

  14. Rispondende pro robur libero:
    “emmu a podi pensai chi funt fueddus ratzistas, ma funt sceti nazionalistas” – sun kistionos de sardu!
    “Deu seu sardu e no biu nemus cumenti “is atrus”” – zeo imbezzes sos atteros los bido comente atteros, proppriu ca sun diversos dae mene! Pro sa limba! Si di bastat e non creo ki siet cosa minore! Itte ‘nde naras!
    “po èssiri maccus, nosu sardus no seus sigundus a nemus: pocos, locos ecc. ecc..” – E tue cuntentu meda ‘nde sese! E, ja l’amus imparada ene sa canthone! No at a essere ki caleccunu di crete maccu abberu? Jeo de zertu non mi creo maccu! E, cussa cosa imbezzille (ezza de meda secculos) ki paret ki meda d’aggradet, no mi ferit mancu unu pakizzeddu! A l’iskis proitte? Ca appo meda cosas malas de li narrere a sos Ispanos pro kelos ponnere sutt’e terra! Tue fake comente keres!
    E poi naras unu montone de “no seus” !
    Lampu però mi!
    Ma, no bi lu ides proitte “no seus” ? Ca tottu sa zente comente a tie abbaidat atterue e attere, pro fakere cale si siat cosa! No est istrokkende sos atteros ki amus a fakere una “Sardinna nostra”! Nono!
    Gai fakimus una “Povera sardinna” (essa minore!) comente la kerent sos istranzos!
    Gai d’aggradat? Ispero ki tue e s’idea tua non bincadas mai!
    mikkelj
    S’urtima cosa:
    “Unu pagu de tollerantzia in prus e de umiltadi no nos’at a fairi mali.”
    Ma, ses brullande abberu tando ! Sunu secculos ki semus fakende su ki isperas tue!!!!
    E abbaida comente semus!!!
    A d’intender luego.

Trackbacks

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: