La limba e le elezioni, ovvero: perché non riesco a innamorarmi di Maninchedda

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Ho letto l’intervista a Maninchedda sulla Nuova.

Non credo ci sia un solo attivista della limba, per quanto assatanato, che creda che si possano vincere le elezioni mettendo la questione linguistica in cima alla lista dei problemi della Sardegna.

E questo non perché non sarebbe giusto imperniare un programma politico sovranista sulla limba–sarebbe in effetti giustissimo: il rinnovamento radicale della classe dirigente, selezionandola sulla base della loro competenza del sardo e conoscenza della storia e cultura della Sardegna e l’affrontare la questione della dispersione scolastica e connessa disoccupazione giovanile, passano necessariamente da lì–ma perché tutta la classe dirigente sarda cospira per impedire che la questione linguistica diventi il perno della questione sarda.

Da dove credete che vengano i gorgheggi isterici di Gianluca Callas? (Sono stato sfrattato da sardo perché non puro. Il nuovo nazismo liguista di Sardegna.)

Callas si limita a dire a voce alta quello che i suoi pari sussurrano nei salotti e nei corridoi: “E deu mi nci depu fai bogai de mesu? Ge stirant!”

Non esiste forse un meccanismo più potente della (scarsa) competenza linguistica per rendere insicura una persona.

Ce lo vedete Gianluca Callas gorgheggiare con la stessa tracotanza in sardo?

Non ci vedo né lui, né la quasi totalità di coloro che oggi in Sardegna si dividono la torta del potere.

Se la Sardegna fosse la Catalogna, questa gente non conterebbe più una minca.

Maninchedda questo lo sa forse meglio di me e su molente, nel suo caso, sta per la testardaggine, non certo per la scarsa intelligenza.

Nessuno quindi–nessuno di quelli che in Sardegna hanno qualcosa da perdere–ha mai messo il sardo in cima alla sua agenda.

Lo statu quo linguistico è il tacito accordo trasversale che unisce tutta la castixedda.

I media, quindi, non lo fanno neanche loro e  il tema limba non diventa mai un tema caldo e, automaticamente, non può diventare uno dei temi che possono farti vincere o perdere le elezioni.

Ovviamente, tranne il sottoscritto rompicoglioni, sono per primi i linguisti a tacere sul rapporto tra situazione linguistica e dispersione scolastica, con annessa disoccupazione giovanile.

Maninchedda, ma anche Franciscu Sedda, hanno preso parte in questi anni a questa congiura del silenzio e forse anche per questo oggi si trovano in difficoltà a introdurre la questione linguistica nella loro agenda.

Maninchedda ha scritto sul suo blog: “Parliamo con chi produce valore in Sardegna, con chi vuole cambiarla in profondità, con chi è saturo dell’abuso delle posizioni politiche, con chi è afflitto dalla ragnatela burocratica.” (La paura degli altri (interessante e simpatica) e la nostra speranza)

No, Paolo, forse questa volta non è il caso di parlare, ma di ascoltare.

Cambiare in profondità la Sardegna significa affrontare la questione linguistica e, visto che non sei stupido, il fatto che non lo fai, il fatto che non risolvi la tua ambiguità, significa probabilmente che non hai il coraggio di affrontare il problema, di recidere i legami con quell’ambiente istericamente monolingue, da cui tu stesso provieni, e che non vuole rinunciare ai propri privilegi.

Idem per Franciscu.

Se è vero che non si vincono le elezioni ponendosi soltanto degli obiettivi strategici, è anche vero che la vita delle persone non coincide con i cicli della politica e che per essere credibili, come politici, bisogna anche dimostrare di saper guardare oltre i cinque anni del mandato elettorale.

Paolo, tu dici: “Tutti questi che si stanno stracciando le vesti hanno questo giustificato timore. Ovviamente sanno che se andremo noi a governare in meno di un mese le architetture del potere che oggi ammorbano e impoveriscono la Sardegna verrebbero spazzate via.”

Se credi a quello che dici, allora sai anche che questo sarebbe possibile soltanto con l’ introduzione del bilinguismo perfetto, allo stesso modo della Catalogna o del Sud Tirolo.

Ma ancora tu e Franciscu non avete speso una sola parola su questo tema.

Come faccio a prendervi sul serio?

È vero che siete molto intelligenti, ma neanche io sono uno stupido e a me ci sono voluti molti anni per capire queste cose.

Voi pensate di riuscirci in pochi mesi?

Ah, a proposito di arroganza: Anca seu barrosu e presumíu

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