Chi fa cultura in Sardegna

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Questa frase di Vito Biolchini mi ha fatto tornare indietro nel tempo: “Se il centrosinistra sardo non riallaccia i rapporti con le forze vive della cultura isolana, se non si apre veramente ad una critica costruttiva, se non inizia ad elaborare idee forti e non la smette di intendere la politica come un insieme di accordi di potere, è inesorabilmente destinato ad una disfatta.” (http://www.vitobiolchini.it/2013/08/11/left-appoggia-michela-murgia-una-beffa-e-un-avvertimento-per-il-centrosinistra-sardo/)

Poco più di 5 anni fa–era d’estate anche allora–ho scritto questo pezzo: Le calde notti del clan Agnelli: un giallo

Giorgio Melis, Anna Oppo e il clan Agnelli avevano scatenato la “guerra delle patate”: una serie di attacchi coordinati al sottoscritto, ma in effetti alla LSC e alla richiesta di rendere il sardo una lingua normale.

Dove sono oggi questi protagonisti della cultura di sinistra in Sardegna?

Giorgio Melis si è ritirato in un dignitoso silenzio, dopo la chiusura del rubinetto di Renato: la sua indignazione a pagamento non ha retto alla siccità. E la barzelletta del suo sito L’altra voce consisteva proprio nel fatto che Soru pagasse per permettere a Melis di attaccare la sua politica linguistica.

Anna Oppo, dopo la pensione, è svaporata come una birretta lasciata aperta al sole e non si indigna più se qualcuno mi chiama professore.

Giulio Agnelli, dopo un lungo e gradito silenzio, ha battuto l’ultimo colpo su Cagliarifornia, nel novembre scorso, per farci sapere che l’unica persona intelligente in circolazione è lui: in sardegna manca la cultura per elaborare un progetto

Marinella di Transilvania ha per un po’ scritto su blog altrui per ricordare a tutti che dei “linguisti affermati” mi considerano moralmente inaffidabile: ecco in cosa consiste la questione morale in Sardegna!

Ora tace e acconsente, ma all’uscita del mio libro avrà tutte le opportunità di attaccarmi, soprattutto quando cito lei e quello che lei ha fatto del lavoro di Cetti: Indipendenza culturale .

Della “Ragazza del Clan” voglio ricordare quella volta nel 2007, quando “s’est furriada che cani in cadena” (http://www.youtube.com/watch?v=r0FMb6-ViW0), perché io avevo osato fare la mia relazione al corso di formazione per operatori linguistici–figuratevi!–in sardo.

Per “dovere di ospitalità” non mi sarei dovuto permettere.

Ah, la leggendaria ospitalità dei Sardi!

Ma non preoccuparti, nel libro non cito quell’episodio. Sai, stonerebbe con la serietà degli argomenti trattati.

Queste erano “le forze vive della cultura” secondo il centrosinistra soltanto alcuni anni fa e imperversavano sui giornali e nelle televisioni.

Cosa è successo nel mentre?

C’è stata l’esplosione dei social media e dei blog e la conseguente espansione esplosiva della democrazia dell’informazione.

Gli esponenti della cultura statalista e centralista “di sinistra” non hanno retto all’impatto di un confronto così diretto con gli altri operatori culturali.

Evolutisi nel regime di monopolio informativo costituito dai giornali e delle televisioni–gestiti dai loro sodali–e dal rapporto unilaterale con il pubblico–“io ti illumino e tu mi ascolti”–si sono estinti nel nuovo habitat mediatico, come i dinosauri che erano.

Ma non è vero che la cultura di sinistra taccia, anzi!

A parte il sottoscritto–vi ricordo che sono ancora iscritto al Partito Socialista olandese, non socialdemocratico–ci sono Alessandro Mongili, lo stesso Biolchini, Nicolò Migheli, Emiliano Deiana, tutti attivi in rete, sui social media e/o con i loro blog e tutti su posizioni “sovraniste” e molto critiche nei confronti del PD.

Per quanto riguarda Deiana–l’unico che sia ancora interno al PD–le cose sono un po’ più complesse, ma il suo ultimo articolo non lascia spazio ai dubbi: Indipendenze, al plural

Chiamiamola “sovranità” o chiamiamola “indipendenze”, la cultura viva della sinistra si muove contro il centralismo e il colonialismo culturale italiano.

Se qualcuno è vivo all’interno del PD, è ora che batta un colpo e prenda posizione sulla questione della lingua e della cultura della Sardegna.

One Comment to “Chi fa cultura in Sardegna”

  1. Tu dici: “Gli esponenti della cultura statalista e centralista “di sinistra” non hanno retto all’impatto di un confronto così diretto con gli altri operatori culturali. Evolutisi nel regime di monopolio informativo costituito dai giornali e delle televisioni–gestiti dai loro sodali–e dal rapporto unilaterale con il pubblico–”io ti illumino e tu mi ascolti”–si sono estinti nel nuovo habitat mediatico, come i dinosauri che erano.”
    Bene! Anzi, malissimo! A voler essere precisi nell’addebitare colpe a chi ne detiene il monopolio, la tua assolutamente (da me, per quel che può contare) accettabile dichiarazione, è indirizzata non al sardino, ma ben più correttamente, all’italiano medio, da cui il sardino ha copiato il comportamento che si rivende per suo!
    Infatti, ove il comportamento in ambito politico, nella “cultura” intesa nel senso più ampio, nelle “cose continue del quotidiano vivere”, fosse pensato e poi costruito in casa, i nostri sardini, allora sì che avrebbero dato fondo alle loro infinite potenzialità! Invece impelagandosi in quella sconveniente e disonorevole distorsione mentale che impone loro di scopiazzare, con pretesa di migliorarlo, il pensiero che proviene da una entità gelatinosa ancora in formazione, fa di essi delle entità di nessun peso (ovviamente in ambito continentale) e figure da guardare con quella sorta di sorrisetto che s’indirizza alle mezze cartucce, in ambito isolano.
    mikkelj tzoroddu

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