Che sta succedendo alla buona borghesia sarda? Perfino Muroni parla di “identità come adesione a una comunità di pratica”!

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Giuro che se lo dice in modo leggermente più esplicito mi abbono a L’Unione e torno a Fatima in ginocchio!

Anthony Muroni–notate come ho evitato di sfottere!–ha scritto: “Finché, nei fatti, la Sardegna resterà un’entità geografica a disposizione non solo del sistema globalizzato ma anche degli egoismi dello Stato, non c’è alcuna speranza di invertire il trend.”(http://anthonymuroni.blog.unionesarda.it/2013/08/18/la-sardegna-che-non-ce-e-che-rischia-di-non-esserci/)

Cosa ha detto Muroni?

Che non basta il mare (o l’anagrafe) a definirci come popolo: è il nostro agire o non agire che ci definisce come Sardi o meno, e noi oggi non agiamo da popolo.

E il nostro non essere popolo ci espone ai soprusi di soggetti politici ed economici più forti: l’economia globalizzata e lo stato italiano.

Quello che Muroni ancora non dice è come arrivare a diventare–o tornare a essere–un popolo.

Si è popolo quando se ne ha coscienza, collettivamente, quando si possiede un’identità collettiva.

Si è Sardi se ci si comporta da Sardi: e qui non mi sembra di forzare quello che ha scritto Muroni.

Ma si può essere Sardi se non si parla, attivamente, una delle lingue della Sardegna?

Cioè se non si possiede un’identità linguistica sarda?

Copio e incollo dal mio libro: “In termini assoluti, l’identità linguistica non è definibile a prescindere dalle intenzioni e dal progetto sociale del parlante e va definita in modo analogo all’identità di genere, proposta da Judith Butler,[1] e cioè come un costrutto che risulta da una serie reiterata di atti linguistici che produce l’effetto di un identità statica o normale, oscurando la contraddizione e instabilità di un qualunque singolo atto linguistico di una persona. Butler sostiene che il genere sia un atto performativo: non esiste alcuna identità dietro gli atti che si suppone esprimano il genere, e questi atti costituiscono—piuttosto che esprimere—l’illusione di una stabile identità di genere.[2]

A maggior ragione si può sostenere che non esista identità linguistica oltre la pratica linguistica: un Sardo assumerà un’identità linguistica sarda soltanto nel momento in cui aderisce alla comunità di pratica che accetta la norma linguistica del sardo. Cioè, data la definizione di Butler, non esiste un essere Sardi che prescinda da ciò che si fa nella pratica.”

[…]

“Le studiose americane Mary Bucholtz & Kira Hall (2005 7: 585-614) propongono una definizione di identità che ribalta, per molti versi, la concezione tradizionale espressa dal senso comune: «Proponiamo un quadro teorico per l’analisi dell’identità come prodotta nel corso dell’interazione linguistica sulla base dei principi seguenti: (1) L’identità è il prodotto piuttosto che la fonte di pratiche linguistiche o altre pratiche semiotiche ed è perciò un fenomeno sociale e culturale, piuttosto che principalmente interno e psicologico; (2) le identità circondano categorie demografiche di macro-livelli, prese di posizione temporanee interattivamente specifiche e ruoli di partecipazione; (3) le identità possono essere indicizzate linguisticamente attraverso etichette, implicazioni, prese di posizione, stili, o strutture e sistemi linguistici; (4) le identità sono relazionali, costruite attraverso numerosi, spesso sovrapposti, aspetti del rapporto tra se stessi e gli altri, compresi la similitudine/differenza, genuinità/artificialità e autorità/delegittimazione; e (5) l’identità può essere parzialmente intenzionale, in parte abituale e meno che pienamente conscia, in parte un risultato di una negoziazione interattiva, in parte un costrutto delle percezioni e rappresentazioni altrui e in parte il risultato di processi e strutture ideologici più vasti.»[1]”

Adesso la domanda a Muroni: quanto del nostro esserci ridotti a “entità geografica” è il risultato della nostra alienazione linguistica?

Domanda retorica, ovviamente.

Ecco, se Muroni avesse il coraggio–visto che fa anche riferimento a Metternich e al suo giudizio sull’Italia “pre-unitaria”–di trarre le logiche conseguenze della sua frase, si potrebbe dire che la borghesia sarda ha iniziato il suo processo di autoriforma, di rivoluzione culturale che la può portare a diventare borghesia nazionale.

Giuro! Se Muroni lo fa, inghenugradu bi torro a Fatima!


[1] Gender Trouble (1990), Routeledge.

[2] Mi sembra il caso di far presente che, per quanto riguarda l’identità di genere, entrino in gioco anche fattori biologici, come la differente produzione di ormoni delle donne e degli uomini, fattori che ovviamente non giocano alcun ruolo per l’identità linguistica.

[1] [We] propose a framework for the analysis of identity as produced in linguistic interaction, based on the following principles: (1) identity is the product rather than the source of linguistic and other semiotic practices and therefore is a social and cultural rather than primarily internal psychological phenomenon; (2) identities encompass macro-level demographic categories, temporary and interactionally specific stances and participant roles, and local, ethnographically emergent cultural positions; (3) identities may be linguistically indexed through labels, implicatures, stances, styles, or linguistic structures and systems; (4) identities are relationally constructed through several, often overlapping, aspects of the relationship between self and other, including similarity/difference, genuineness/artifice and authority/ delegitimacy; and (5) identity may be in part intentional, in part habitual and less than fully conscious, in part an outcome of interactional negotiation, in part a construct of others’ perceptions and representations, and in part an outcome of larger ideological processes and structures.

 

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