Non vorrei essere nei panni di un insegnante di sardo

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Come ci ha fatto sapere Vito Biolchini, una famiglia su quattro ha scelto l’insegnamento del sardo per i suoi ragazzi: http://www.vitobiolchini.it/2013/08/25/scoop-lingua-sarda-a-scuola-una-famiglia-su-quattro-ha-gia-detto-si-the-times-they-are-a-changin/

È praticamente un miracolo, come ha spiegato Vito.

Ma adesso occorre un altro miracolo: quello che devono compiere gli insegnanti.

Dovranno inventarsi il materiale didattico, partendo praticamente da zero.

Le grammatiche di consultazione esistenti sono poche e elaborate seguendo criteri didattici decrepiti.

Non esistono antologie di letteratura sarda.

Non esiste una grammatica contrastiva, per permettere ai ragazzi di distinguere le strutture del sardo da quelle dell’italiano regionale.

Non esistono ricerche che stabiliscano quale sia il livello di competenza del sardo dei ragazzi in diverse situazioni geografiche e sociali.

Naturalmente non esistono neppure ricerche per stabilire quanto l’italiano dei ragazzi sia frammisto al sardo.

Questo significa che gli insegnanti dovranno stabilire da soli, caso per caso, se insegnare il sardo come L1 (eventualmente da correggere) o come L2 (da imparare del tutto o quasi) e, naturalmente, dovranno inventarsi l’approccio più adeguato.

Non so quale sia il livello di preparazione degli insegnanti che hanno seguito i corsi FILS organizzati dall’università di Cagliari, anzi sarebbe molto utile se qualcuno che ha seguito i corsi volesse raccontare della sua esperienza.

So per certo che non hanno seguito corsi di fonologia.

Mi chiedo allora come faranno a spiegare ai ragazzi il rapporto fra il sardo scritto e le varie pronunce locali, visto che è impensabile che si adottino altre pronunce.

I nostri poveri insegnanti dovranno improvvisare praticamente tutto, tranne quegli eroi che hanno cominciato da soli a insegnare il sardo.

Sarebbe allora molto utile che questi insegnanti condividessero le loro esperienze con gli altri.

Mi permetto di dar loro un consiglio da collega che lavora in una situazione in cui le lingue (straniere) si imparano davvero.

In Olanda la situazione dell’apprendimento dell’inglese si può paragonare a quella del sardo in molte situazioni della Sardegna: la lingua è presente nella vita dei ragazzi in modo non sistematico, ma comunque pervasivo.

I ragazzi sentono molto inglese dalla televisione (programmi in lingua originale, ma sottotitolati) e molte parole dell’inglese vengono utilizzate nelle conversazioni in olandese.

La situazione in Sardegna è simile:  i ragazzi sentono il sardo nelle conversazioni degli adulti e usano molte parole sarde nel loro italiano.

In Olanda si punta molto sulla pratica, sullo sviluppo di una competenza attiva dell’inglese attraverso il suo uso in conversazioni, presentazioni, dialoghi, ecc.

Ovviamente anche la grammatica viene insegnata, ma anche questa soprattutto attraverso la pratica.

Quello che si cerca di fare è svipuppare una competenza della L2 (semi-L2) nel modo più vicino possibile a quello dell’acquisizione della L1.

Questo approccio da in Olanda ottimi risultati, come può confermare chiunque ci sia stato: praticamente tutti parlano almeno un po’ di inglese.

Oltretutto, la funzione principale dell’insegnamento del sardo nella scuola è quella di farlo evadere dal ghetto della diglossia: dimostrare finalmente che in sardo si può parlare di qualunque cosa.

Mi sembra quindi fondamentale utilizzare il sardo come lingua veicolare nell’insegnamento di materie che si prestano allo scopo: materie che non hanno bisogno di un gergo tecnico e specialistico ancora da sviluppare per il sardo.

La mancanza di materiale didattico specifico–soprattutto la grammatica contrastiva–difficilmente permetterà di raggiungere il secondo scopo dell’insegnamento del sardo: il miglioramento della competenza grammaticale in sardo e in italiano.

Ma per ora ci si dovrà accontentare di fare il possibile.

La responsabilità piovuta sulle spalle degli insegnanti in questo momento è davvero enorme.

Buona fortuna e buon lavoro!

10 Comments to “Non vorrei essere nei panni di un insegnante di sardo”

  1. Farò tesoro anche di quanto apprendemmo nel 2004 a Cuglieri! Un saluto Marco Antonio Scanu

  2. caro Roberto, sì confermi quanto vado umilmente dicendo da anni e anni … da maestra che ci prova …

  3. Calma i bollenti spiriti: trattasi di proposta di legge costituzionale che deve essere approvata de su consillu;
    Dopo di che, ammesso che is terramannesus siant interessaus (po mei no ddis importat nudda, potrebbero anche votarla), bisogna inserirla nel calendario dei lavori di camera e senato, e va tranquillo che non la metteranno al primo posto; infine va approvata in doppia lettura da camera e senato (in doppia lettura bolit nai dus bortas paris paris), sperando che sia approvata dal 75%, sennò magari salta in testa a qualche Casino, pardon, Casini o Finocchiaro di sottoporla a referendum confermativo, che se non raggiunge il quorum, invalida l’approvazione.
    Quindi mettiti comodo e attendi con speranza. Gli insegnanti avranno il tempo di prepararsi.
    Però tanto di cappello al coraggio e alla chiarezza dei sardisti.
    Io la inserirei in una modifica complessiva dello statuto, che elimini le competenze legislative concorrenti e integrative, spostandole tutte in competenza primaria. E magari trasformare anche la polizia di Stato in Polizia Regionale. La Regione ha già un corpo di polizia, forte di qualche migliaio di uomini e donne, si occupa de politzia de sartu e no de citadis, ma non è successo niente, nessun colpo di Stato dei Forestali. E grazie al corpo regionale di Polizia Forestale che in Sardegna non ci sono più sequestri e ci sono, nonostante le apparenze, molti ma molti meno incendi.

  4. Per l’appunto: è legge dello Stato e la burocrazia romana che gestisce il Ministero della Pubblica Istruzione non ha la minima intenzione di inserire il sardo nel curriculum scolastico obbligatorio, anche perchè dovrebbero assumere gli insegnanti. I progetti scolastici vanno avanti per l’impegno e la passione di alcuni insegnanti ed alcuni presidi e i pochi soldi a disposizione. L’obbligatorietà è altra cosa. Ci vuole una legge (statale) apposita, anche se si potrebbe tentare con una legge regionale, ex art. 5 dello statuto, purchè abbia la copertura finanziaria e l’appoggio del governo centrale. Sennò quelli contestano la competenza di fronte alla Corte Costituzionale che, per tradizione, gli da sempre ragione.

  5. Uhm? Ita tottu iat èssiri pensau Peppeddu? Andat beni che est beni “accappiau”, a sa democristiana a manera beccia, ma io seguito a pensare che la via maestra sia prendere di petto la questione con una proposta di legge costituzionale di modifica dello Statuto da parte del Consiglio Regionale. Nella speranza che tutti i gruppi votino a favore, e non ne sono del tutto certo, anzi, andranno tutti per ordine sparso. Bah, speraus beni.
    Sarebbe un grande passo, poi toccherà a noi torrai a s’attrippai po LSC si LSC no, o anche LSC ni…..

  6. “Non esistono antologie di letteratura sarda.”: esiste questo che non è male: http://www.ibs.it/code/9788884673404/tola-salvatore/letteratura-lingua-sarda.html

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