Il domino del razzismo: una storiella politicamente scorretta

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Nel 1986 sono andato a trovare Hans, un amico olandese che abitava da qualche mese dalle parti di Aix-en-Provence: erano i giorni di Chernobyl. Hans era ospite di una coppia franco-americana che aveva comprato una vecchia casa in un paesetto appena fuori Aix.

Lei, Hellen, passati i quaran’anni, era figlia di vecchi attori di Hollywood–la classica oca giuliva, ma potenzialmente ricca: si trattava soltanto di aspettare ancora un po’–e lui, Pierre, era un pied-noir di oltre cinquan’anni, di origine corsa e cresciuto nel Marocco coloniale, più bugiardo di Berlusconi e cripto-checca perfidissima.

Si, insomma, si faceva i ragazzini imberbi di nascosto della moglie potenzialmente ricca e disperatamente tonta. In quel periodo lui e Hans avevano una relazione alle spalle di lei.

Io ancora non ne sapevo niente, ma il giorno che sono arrivato–Hans era venuto a prendermi alla stazione di Marsiglia–Pierre era seduto in giardino, sotto un ippocastano enorme e, se uno sguardo potesse uccidere, io sarei morto quel pomeriggio di aprile.

Poi, evidentemente, ha capito che tra me e Hans c’era soltanto amicizia e si è rilassato.

A casa di Pierre e Hellen c’era quasi sempre una festa: gente creativa di Aix e dintorni e anche di Marsiglia veniva spesso a trovarli e anche lì il vino costa poco.

Io, come al solito, cucinavo.

Era la prima volta che mi trovavo in Francia ed ero completamente sconvolto dalla simpatia che tutti mi dimostravano. Quasi tutti si sforzavano di parlare in italiano ed erano interessatissimi. Erano gli anni in cui Craxi edificava, spendendo e spandendo, quel debito pubblico che oggi vi rallegra la vita. L’Italia era popolarissima all’estero. Conoscevo le vecchie storie dei “macaroni” e degli Italiani discriminati. E poi avevo già vissuto in Germania e Olanda e qualcosa del razzismo nordeuropeo l’avevo provata sulla pelle.

Non capivo e così, a cena, ho chiesto a Pierre come mai l’atteggiamento dei Francesi verso gli Italiani fosse così cambiato.

Lui, tranquillo, nel suo inglese con la erre moscia: “Perché abbiamo scoperto che gli Arabi sono peggio di voi!”

One Comment to “Il domino del razzismo: una storiella politicamente scorretta”

  1. Bidu as? calicunu peus s’agatat semper, a lu cherrer chircare. Nois puru como nd’amus prus de prima cando aiamus solu sos zingaros.

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