Una polemica garbata con Riccardo Mura

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Riccardo Mura ha pubblicato la sua proposta di intervento linguistico sul Blog di Paolo Maninchedda: http://www.sardegnaeliberta.it/?p=6226

In questo modo la sua proposta è diventata più o meno ufficiale: adesso non si può fare a meno di concludere che questa sia più o meno la proposta di uno degli schieramenti politici in campo alle prossime elezioni regionali.

Stando così le cose, e visto anche l’intevento di Giagu Ledda su questo blog (https://bolognesu.wordpress.com/2013/08/30/proposta-de-importu-mannu-de-riccardo-mura-dessolis/#comments), non potevo fare a meno di chiedere dei chiarimenti su un passaggio della proposta che suscita perplessità.

La domanda che ho postato è la seguente: “Un solo appunto a questa ottima proposta: perché viene usata la definizione del sardo come “sistema linguistico” e non lingua?”

È passata esattamente una settimana dalla mia domanda e ancora non ho ricevuto alcuna risposta.

Io adesso la risposta la esigo da potenziale elettore.

In una proposta politica usare l’espressione “sistema linguistico”, anziché “lingua”, per indicare il sardo, ha un valore politico.

Se da un punto di vista tecnico è vero che il sardo è un “sistema linguistico”: tutte le lingue lo sono, dato che neppure il dialetto di un piccolo villaggio è un sistema interamente omogeneo, da un punto di vista politico scegliere di non indicare il sardo con il termine “lingua” si presta a interpretazioni riduttive.

Non sto qui a fare l’elenco di quali interpretazioni si possono fare.

Ora, se un politico vuole ottenere consenso, non può permettersi di lasciare a spazio a interpretazioni diverse dalla sua e soprattutto non può permettersi la leggerezza di snobbare i suoi potenziali elettori, quando garbatamente chiedono dei chiarimenti.

7 Comments to “Una polemica garbata con Riccardo Mura”

  1. Est colada una chida e totu unu fine de chida pro bi meledare e dare una risposta, ma non ti l’at dada. Sa pregunta chi nos devimus pònnere no est cando at a rispòndere Riccardo Mura, ma pro ite no at a rispòndere mai.

  2. Iscuseti si rispondu cussì a taldu, è chi la chita passata era in ferie.

    Comu aggju gjà scrittu rispudendi a Giagu Ledda in Facebook, lu muttiu palchì aggju sciuaratu lu ‘mpreu di l’espressioni “sistema linguistico sardo” è in palti “obbiettivo” in palti “provocatorio”.

    E’ obbiettivu illu sensu chi, cunsidarendi la linga salda d’oggjindì, no si pò ancora faiddhà di “linga” in sensu cuncretu. Lu me rasgionu è un pocu a lu riessu di chissu di Bolognesi: esisti la linga salda in sensu linguìsticu, ma no in sensu pulìticu, palchì aemu bisongju d’una pianificazioni linguìstica e di strumenti legislativi noi chi fòcciani divintà chistu sistema linguìsticu una linga comu si dei, “a tutti gli effetti”.

    E in chistu sensu la mea è puru una provocazioni, anzi, una provocazioni a dui ‘ii: 1) par ammintà a li saldòfoni chi, pa’ lu ‘stanti, ani solu un sistema linguìsticu com’e lu nostru salducossu; 2) par ammintacci, a tutti canti, chi una cosa è faiddhà di linga salda com’e un “dato acquisito”, in manera di cunfultacci tra pari, un’alta cosa è figgjulà la realtai, saria a dì chi ancora semu abbeddhu allonga da cassisia risultatu “tangibile” e chi pròppiu pa’ chista rasgioni aemu di potenzià finanziariamenti la pulìtica linguìstica regionali.

    Eu no vicu l’ora di pudé scriì “la lingua sarda, la lingua corsa di Sardegna, la lingua catalana di Alghero, la lingua ligure del Sulcis, la lingua italiana di Sardegna”!

    PS: pa’ dì la ‘iritai, chista, pa’ lu ‘stanti, è solu una prupposta mea pa’ Is novadores e lu Partito dei sardi; ancora no aemu autu la pussibbilitai di rasgiunà insembi e dizzidì lu programma di pulìtica linguìstica di lu paltitu, cosa chi arem’a fà in chisti chiti.

  3. Aiuto, Riccardo, ma è arabo la lingua che utilizzi? Scherzo, sono solo poco abituato a sentirla. Non ho ancora letto i tuoi precedenti interventi ma, a scanso di equivoci, dal punto di vista linguistico, il sistema linguistico sardo è composto solo da sardo meridionale e sardo meridionale e ristrette fasce intermedie. Il sardo-corso non ne fa parte. L’indipendenza del sardo come lingua autonoma, è fuori discussione, anche senza modello standard (in realtà ce ne sono due).
    Se invece vuoi parlare di sistema linguistico della Sardegna allora stiamo parlando di geografia linguistica, e comprende sardo, sardo-corso italico, ligure italico, catalano.
    E se stiamo parlando di politica e di politica linguistica, definire il sardo come (unica) lingua propria della Sardegna è un’affermazione prevaricatrice e totalitaria rispetto ad una realtà articolata.
    Tuttavia una certa gradazione “politica” esiste: il ligure e il catalano sono lingue alloctone, il sardo-corso è probabilmente autoctono ma fa parte del grande e variegatissimo sistema linguistico italiano. Il sardo esiste solo in Sardegna. Ognuna di queste situazioni vanno affrontate con scelte diversificate. Non credo che Sassaresi e Galluresi ambiscano ad una LSCC, lingua sardo-corsa comune, invece tra i sardofoni il problema è discusso, lo sai. Con esiti devastanti….😦

    • Ciao Mauro.

      Un sistema linguistico (nel senso dell’articolazione dialettale di una stessa lingua) può essere suddiviso in diversi ambiti (come ha ben dimostrato Roberto Bolognesi). Il sardo si può suddividere in due, tre, 6, 8… 300 (quanti sono più o meno i comuni sardofoni della Sardegna) o anche più varietà!

      Forse hai equivocato, perché non ho mai scritto che il sistema sardo-corso fa parte di quello sardo.

      Ovviamente sono d’accordo con te che il sardo sia una lingua. Dico solo che non possiamo abbassare la guardia e metterci il prosciutto negli occhi: c’è ancora tanto da fare perché il sardo sia una lingua in tutto e per tutto. E il mio impegno in tal senso è fuori discussione.

      Non sono d’accordo sulla “italicità” del sistema sardo-corso, in quanto è, appunto, sardo e corso insieme. Certo, il corso ha una matrice essenzialmente toscana (sopratutto quello settentrionale), ma se ragioniamo così allora anche il sardo, derivando da una lingua che si parlava a Roma, è un sistema italico? Che poi, a dire il vero, in linguistica si classifica il sardo come lingua italo-romanza. Ma vabbè, sono classificazione che hanno poca importanza, perché quello che è quei in discussione non è l’italicità ma l’italianità delle lingue sardocorse. L’equivoco dura dai tempi del Wagner, ma ora gli studi sono notevolmente avanzati e così le prospettive e le classificazioni. Si può dire che il gallurese sia un innesto del corso su un ceppo sardo (con apporti genovesi, pisani, castigliani, catalani e ora, come per il sardo, anche italiani). Il corso ha influenzato anche il sardo (vedi la classica suddivisione del logudorese in logudorese settentrionale e comune, dove il primo risente appunto dell’influenza diretta e indiretta del corso).

      Certo il sardo non è l’unica lingua della Sardegna. La polemica è sorta proprio perché sto difendendo la complessità e pluralità della situazione linguistica sarda, dando pari dignità al sardo, al sardocorso, ecc. “Alloglossia”, “eteroglossia”… conosco queste parolacce… E’ un modo sottile e truffaldino di marchiare a fuoco certe realtà linguistiche SARDE per squalificarle “con classe” e con un’apparenza di scientificità. Il suffisso “allo-” si usa per designare qualcosa che viene dall’esterno. Bene, anche il sardo viene dall’esterno. Il suffisso “etero-” per dire che qualcosa è diverso da qualcos’altro. Ma per in Gallura, eteroglotto è uno che parla il sardo! Insomma, tanto per dire che è tutto molto relativo, sia ragionando sulle geografie che sulla storia. Secondo me è meglio parlare di diritti, di libertà, di dignità. In questo modo, non si stabiliscono gerarchie di nessuno tipo. Abbiamo tutti una o più lingue madri, e abbiamo il diritto (o sennò ce lo prendiamo!) di esprimerci nella nostra lingua. Siamo tutti sardi. E se stiamo insieme, vinciamo.

      Grazie e ciao!

      r

  4. Grazie Riccardo, davvero ti ringrazio perché hai scritto un intervento finalmente pacato e che condivido in gran parte.
    Voglio precisare che quando mi riferisco all’ “alloctonia” del Tabarchino e dell’algherese è perché semplicemente ne conosciamo la provenienza e perfino la data del loro radicamento nell’isola. Ma un algherese catalanofono che sta in Sardegna da 700 anni si sarà ben guadagnato la patente di sardo al 100%!! E d’altronde, come dici tu, anche il sardo ha un’origine “alloctona” essendo una lingua romanza cioè originaria di Roma.
    Ho qualche dubbio però sulla tua contrarietà alla definizione di “sistema linguistico”. I “sistemi linguistici esistono”, non sappiamo perché, ma esistono: ci sono varietà che, sia pure all’interno del continuum romanzo, si assomigliano più di altre, e siccome la linguistica è nata nell’ottocento, quando si voleva classificare tutto, sono nati i grandi sistemi linguistici, poi sono nati i sottosistemi e i sottosottosistemi.
    Non credo che il gallurese sia corso su substrato sardo, almeno, non dappertutto: Plinio parlava di Corsi in Sardegna, anzi in Gallura 2000 anni fa. Gallurese e sardo, vista la prossimità geografica, si sono scambiati lessico, forme sintattiche e fonetiche, ma rimangono radicalmente diversi. Il sardo non è italoromanzo, nè galloromanzo né iberoromanzo, identità che già Dante, nel “De vulgari eloquentia”, riconosceva. Alcuni indizi, fonti arabe, parrebbero indicare che sia ciò che rimane di un “afroromanzo”, ma è solo un’ipotesi.
    Ma sull’inserimento di sassarese e gallurese nel, come ho già detto, variegatissimo sistema linguistico italo-romanzo, non vi sono dubbi. Sono solo classificazioni, la cui base non comprendiamo bene, ma quando un galluresofono rientra nella sua magione, dopo aver munto li puguri, rientra a “casa” e si mangia un bel grappolo d’uva (o varianti).Un sardofono torna nella sua “domu” dopo aver munto “is brebeis” e mangia un bel grappolo di “axina”. Se ha due case, avrà due “domus”, se ne ha una sola sarà “sa domu sua” e non “la su casa”.
    Il gran Roberto che ci ospita ha inventato un metodo per misurare le distanze fra i vari idiomi; il metodo va migliorato (soprattutto riguardo i data) ma se si misurasse la distanza tra sardo e gallurese con l’italiano standard, non ci sarebbero dubbi sulla molto maggiore distanza del sardo.
    Precisato questo, se i galluresi volessero un bilinguismo perfetto italiano-gallurese nei propri paesi e città, sarebbe del tutto giusto e legittimo. E se non volessero che il sardo fosse insegnato e utilizzato nei propri paesi è città, sarebbe altrettanto giusto e legittimo.
    Se invece di polemizzare nei blog, interrogassimo democraticamente la gente, sarebbe molto più opportuno e giusto.
    Ciao
    Mauro

    • Ciao Mauro,
      condivido quasi tutto quello che scrivi.
      Per quanto riguarda l’origine corsa del gallurese, tesi che condivido e contrappongo a quella dell’autoctonia proposta dall’Alinei e altri. Mi permetto di consigliarti la lettura degli studi del più preparato tra i linguisti che studiano il sistema sardocorso, Mauro Maxia, in particolare dei testi “I corsi in Sardegna”, “Studi sardo-corsi” (che puoi scaricare gratuitamente da questa pagina: http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4463&id=530437) e perlomeno l’introduzione del suo ultimo lavoro “Fonetica storica del gallurese e delle altre varietà sardocorse”.
      Il corso è giustamente classificato come italico, e si può anche definire un parente prossimo dell’italiano, il sardo (che i linguisti classificano comunque come “italico”, ma è una pura e semplice approssimazione, giusto per non metterlo nel gruppo iberico) non è certo vicinissimo all’italiano, come dimostri anche tu con quell’esempio (ma potrei parlarti un gallurese filosardo del tipo: “è intratu ill’appusentu cu una còlbula piena di fica murisca e una bèltula gàrriga di càsgiu ruzzu, l’à sbuitati subbr’a una catrea e la fèmina si sò calgjati a la muta”) . Ora, il gallurese non si discosta molto né dal toscano né dal sardo… Allora come lo classifichiamo? Italo-corso-sardo?…
      Classificazione a parte, che alla fine ci interessano poco, specie se ragioniamo più sulla teoria del continuum linguistico (http://it.wikipedia.org/wiki/Continuum_dialettale#Continuum_dialettale, http://it.wikipedia.org/wiki/File:Dialetti_corsi.gif), sarebbe meglio, come giustamente proponi, che questi dibattiti fossero più pacati e costruttivi e sopratutto coinvolgessero la popolazione.
      In bon’ora (sia sardo che gallurese!😉
      r

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