La lingua comune che nasce dal basso

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Leggete l’articolo seguente e provate a restare seri, non è facile, ma è un buon esercizio in autodisciplina:

Adesso fate uno sforzo di fantasia e provate a immaginare come potrebbe nascere dal basso questa lingua comune dei Sardi.

Ammettendo tutte le pronunce locali?

Bene, è quello che vogliamo tutti e ci capiamo già adesso tra parlanti di varietà diverse, quindi non c’è bisogno di unificare un bel niente.

Ammettendo tutti i sinonimi che esistono nelle varianti locali (es.: como/immoi)?

Benissimo, anche questo lo vogliamo tutti e questi sinonimi sono circa il 10% del totale delle parole e non decine di migliaia.

Rimane il problema della grafia.

Si vuole una grafia comune o no?

Se non la si vuole, lo si dica e il discorso si chiude lì.

Se la si vuole bisogna trovare il modo di arrivarci e, naturalmente, questa grafia comune deve essere collegata in modo chiaro e logico alle diverse pronunce.

Ovviamente, si può anche volere una standardizzazione all’italiana, con un’unica pronuncia ufficiale: chi dispone delle baionette e degli insegnanti necessari si faccia avanti.

Il signor Solinas non dice se l’unificazione che si prefigura comporti anche l’imposizione di un’unica pronuncia: se sì, tiri fuori le sue baionette.

Se no, ci dica come vuole arrivare, senza cosiddetti esperti, a questa grafia comune.

“Quando si saranno impadroniti delle decine di migliaia di lemmi, saranno i cittadini stessi, nel prossimo futuro, a costruire dal basso la lingua comune dei Sardi.”

Ecco, pare che la sua proposta consista nel trasformare tutti i Sardi in dialettologi, cioè in esperti che conoscono le pronunce di tutti i dialetti sardi.

Proposta gagliarda!

Ma come pensa il signor Solinas di riuscire a convincere tutti i Sardi a studiare per anni per diventare dialettologi?

Lui stesso avrebbe bisogno di studiare linguistica in qualche università in cui si insegna linguistica contemporanea, visto che riduce tutto il problema dell’apprendimento della lingua alla conoscenza dei “lemmi”.

Ecco, oltre alle baionette, il signor Solinas avrebbe bisogno anche di molti, moltissimi soldi, per permettere ai Sardi di studiare la sintassi, la morfologia, la fonetica, la fonologia, la storia e la pragmatica dei dialetti sardi.

Oltre alle “decine di migliaia di lemmi”, naturalmente.

Quando avrà trovato le une e gli altri, ci faccia un fischio.

Io con le cose fatte dal basso godo come una bestia!

 

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