La dispersione scolastica e la poesia

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Non mi è mai capitato di sentirmi dire di un post sulla dispersione scolastica che fosse “poetico”.

O che 41 altri bloggers cliccassero il loro “like”.

Eppure sempre di naufragi si tratta, sempre di futuri spezzati.

Ma è anche vero che prima dell’ultima tragedia di Lampedusa, la stessa sorte toccava ai migranti che annegavano in modo non metaforico.

Forse questa volta è stata aperta una breccia nel muro dell’indifferenza: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/10/04/naufragio-di-lampedusa-ha-cambiato-modo-di-raccontare-queste-tragedie/733151/

Lo so che sto quasi bestemmiando, lo so.

Ma anche in questo caso–quello dei ragazzi che lasciano la scuola senza un titolo di studio e vengono mutilati del loro futuro–si tratta di rompere il muro di gomma dell’indifferenza.

Anche questo è uno scandalo, una tragedia: “Siamo lontani dai parametri europei. La Strategia Europa 2020 punta a scendere sotto il  10% di dispersione scolastica entro il 2020: il dato italiano del 2012 si attesta al 17,6%, a  fronte di una media europea del 13,5%. Anche se il dato italiano appare in discesa rispetto agli ultimi anni, si riscontrano ancora picchi elevatissimi, soprattutto nelle isole (Sardegna, con il 25,8% e Sicilia, con il 25%) e al Sud”. (il ministro Carrozza a Casal di Principe in occasione dell’apertura dell’anno scolastico, citato da Silvano Tagliagambe: http://www.sardegnaeliberta.it/?p=6620)

Un quarto abbondante dei ragazzi sardi viene rapinato del suo futuro.

In Sardegna, senza un diploma, questi ragazzi saranno messi fuori gioco da quelli che riescono a non annegare e arrivano e che sono ancora più disperati di loro.

Emigrare anche loro non serve a niente, perché il lavoro non qualificato ormai è stato appaltato da tutti ai Cinesi e agli altri paesi emergenti.

Un quarto abbondante dei ragazzi sardi non ha un futuro e questo avviene da anni e anni.

È un’emergenza, ma non per la politica.

Nessuno che abbia messo la dispersione scolastica in testa alle priorità da affrontare.

E che dire delle università italiane di Sardegna?

Dove sono gli studi su questo fenomeno?

L’indifferenza regna inconstrasta in tutte le diverse contrade popolate dalla borghesia compradora, la nostra classe dirigente.

Perché la dispersione scolastica non riguarda i loro figli, anzi permette ai loro figli–magari un po’ coglioni–di eliminare un po’ di concorrenza.

Un bel po’ di concorrenza.

Così si nota di meno che i pochi posti di lavoro finiscono sempre ai loro rampolli, magari un po’ coglioni.

Affrontare la dispersione scolastica significa affrontare la questione sarda lì dove si intrecciano tutti i nodi più cruciali: la scuola, la questione linguistica, la dipendenza psicologica della classe dirigente, la sua indifferenza verso la gente comune.

La questione della dispersione scolastica sarà risolta quando avremo una borghesia nazionale, una classe dirigente nazionale, cioè quello che la scuola italiana si guarda bene dal formare.

Siamo in un circolo vizioso e c’è a chi questo fa comodo.

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