Chi ha paura del nazionalismo?

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Ho molti amici di sinistra che hanno paura del nazionalismo sardo.

Li capisco: io ci ho messo anni, decenni ad accettare il mio nazionalismo.

Lasciando pure stare le anime semplici–o perverse–che identificano il nazionalismo con il fascismo o peggio, mi sembra che la paura dei miei amici sia soprattutto quella di rinchiudersi in un mondo piccolo, ristretto, limitato.

Insomma, a me sembra che questi miei amici confondano il nazionalismo con lo sciovinismo, perché poi–gratta gratta–il loro grande mondo–più grande della Sardegna–finisce per coincidere con l’Italia.

Ah, balla, grande espansione della loro visione!

Per me il nazionalismo coincide con il mio amore per la nazione sarda, definita come comunità di affetti, simboli ed emozioni condivise tra i Sardi e solo tra i Sardi.

Solo a partire da questo nazionalismo riesco a essere inter-nazionalista e io sono inter-nazionalista da sempre e non solo nelle idee, ma nella pratica.

Insomma, è come nella vita emotiva degli individui:  chi non è capace di amare se stesso non sarà mai capace di amare qualcun altro.

Chi non ha rispetto per se stesso non può avere rispetto per gli altri.

Ma si può essere Sardi e Italiani allo stesso tempo, come sostengono in miei amici di sinistra?

In teoria sí, è chiaro.

Sarebbe possibile se il nazionalismo italiano lo permettesse.

Se l’Italia non riservasse ai Sardi sempre lo stesso posto nelle ultime file, parte della stessa famiglia, ma la parte del parente povero e un po’ scemo.

Guardatevi questo video di “sostiene Bollani”: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6acfe00d-7a8a-4db5-aaca-cee6dfb6ea70.html?refresh_ce

Godetevi la Corsicana di Paolo Angeli, ma ascoltate anche quello che dice Bollani a Paolo: “Quando andate appresso alle pecore…”

Non credo che Bollani volesse offendere.

Forse voleva perfino scherzare, eppure è cascato nel cliché razzista.

È il razzismo antisardo intrinseco alla cultura italiana che emerge spontaneo.

Io non posso e non voglio essere Italiano, perché non acceto il posto che gli Italiani mi hanno riservato all’interno della loro “nazione”.

Io da Sardo voglio decidere da solo quale sia il mio posto.

Voglio decidere da solo quale sia il modo giusto di parlare.

Voglio essere fonte normativa della mia lingua e della ricostruzione della mia storia.

Paolo ha risposto a Bollani: “Dal tempo dei nuraghi”.

Così ha reclamato il posto nella storia che ci spetta.

Gli Italiani ci vogliono come eterni pecorari e tutta la cultura italiana cospira per mantenerci in quella posizione.

Le alternative sono due:  accettare quella posizione di inferiorità o rifiutarla.

Ma rifiutarla come: cambiando la cultura italiana?

Si, col cazzo!

Per avere successo in Italia bisogna riprodurre i luoghi comuni razzisti sui Sardi, come nei romanzi di Niffoi o di Murgia.

Paolo Angeli non rientra negli schemi razzisti–la sua chitarra è troppo grande!–eppure Bollani ci ha provato.

Non c’è niente da fare.

Se amiano la nostra cultura–e quindi noi stessi e la nostra nazione–dobbiamo diventare noi stessi la nostra fonte normativa e diffondere da noi l’immagine che abbiamo di noi stessi.

E gli Italiani lasciamoli per quello che sono: gli inventori di Berlusconi.

16 Responses to “Chi ha paura del nazionalismo?”

  1. SAS PARAGULAS SUNU PREDAS.
    Si biet ki bollani est meda musicista e paku omine.

  2. Si non fiat istadu chi sos sardos, una parte manna a su mancu, si birgonzant de esser nebodes de pastores, si nde fiant afutidos de intender sos continentales narendelis “pastoratzu!”. Sa birgonza est sa nostra cando amus birgonza, non de chie chircat de nos atzantarare.

  3. O COMENTE NARANA SOS CAMPIDANESOS:
    PAGU FURBU E MEDA CALLONI !
    Kie si birgonzat de berbeches e pastores gruspit kontra ‘a su entu.

  4. non so se mi ho capito, a tutti mi

  5. Beh…adoro Bollani, ma credo abbia fatto la figura tipica di chi non sa di cosa si sta parlando e allora improvvisa, inventa, accosta l’argomento basandosi sui pochi punti di riferimento che ha e invece di attraccare ( al discorso, all’Isola che è di per sé un discorso bellissimo e complesso) finisce in secca e rema maldestramente, aspettando l’onda che lo riporti al largo. In effetti mi è sembrato di ascoltare due persone di diversa nazionalità.

  6. “Le anime semplici–o perverse–che identificano il nazionalismo con il fascismo o peggio”, mah, due guerre mondiali rimangono nei ricordi
    “Se l’Italia non riservasse ai Sardi sempre lo stesso posto nelle ultime file, parte della stessa famiglia, ma la parte del parente povero e un po’ scemo” a parte il fatto che siamo ben lungi da essere gli ultimi, ma siamo in mezzo, così dicono le statistiche, dare del parente povero e scemo ad Antonio Segni, Enrico Berlinguer, Francesco Cossiga, Paolo Fresu, ma direi perfino ad Elisabetta Canalis o Valeria Marini e Geppi Cucciari….
    “Quando andate appresso alle pecore…” beh in Sardegna ci sono 4 milioni di pecore, la metà dell’intero patrimonio pecoreccio italico, ha una qual certa giustificazione economica.
    Io non posso e non voglio essere Italiano, perché non accetto il posto che gli Italiani mi hanno riservato all’interno della loro “nazione”.
    Ma, scusa, gli altri, non soffrono di pregiudizi analoghi e anche molto peggiori? Napoletani imbrollionis (e lo pensiamo anche noi sardi), siciliani mafiosi (mia nonna chiamava il genero: “il siculo”, era di Catania); romani mandronis, genovesi tirchi, piemontesi falsi e cortesi, veneti polentoni e tontus perdalis. Che non lo pensate a Iglesias che i Carlofortini funt tanallas?
    Ma non ti rendi conto che l’Italia è un paese slabbrato, un paese di tutti contro tutti, in cui di quell’italietta nazionalistica costruita nell’ottocento per giustificare una feroce guerra di annessione, non esiste più niente? Che è tutto una melassa che ribolle in cui c’è tutto è il contrario di tutto?
    Una sola cosa è certa: quello stato che ha realizzato l’unità, si chiamava Regno di Sardegna. Nato nel 1326. Che ci piaccia o no, da cittadini o da sudditi, noi siamo appartenuti al medesimo stato dal 1326 ad oggi, senza interruzione di continuità. Uno stato con le sue istituzioni, sovrano, governo, parlamento, reale udienza o corte d’assise d’appello, come si chiama oggi. In cui i sardi “naturali” hanno sempre giocato in prima persona, da Vicente Bacallar y Sanna a Francesco Cossiga.
    E tu non vuoi essere italiano? Noi siamo italiani più di tutti gli altri, da molto più tempo degli altri; questo è il nostro Stato da 700 anni, lercio e scalcagnato, ma è il nostro Stato, e perfino in quella sorta di barcollante identità nazionale italiana che abbiamo creato da 150 anni ad oggi, la stragrande maggioranza dei sardi ci si riconosce.
    Ti ricordi quanta gente festeggiò per le strade di Cagliari lo scudetto del 1969? Altrettanta festeggio la vittoria ai campionati del mondo del 1982 e del 2006. La stessa enorme quantità di gente, sardofona e non sardofona, pecoreccia impiegatizia o operaia, di destra e di sinistra, de cabesusu o campidanesa. L’identità è ‘appartenenza ad una comunità, e la comunità più forte è lo Stato. Tu sei italiano fino alle ossa, L’Etat c’est toi !!

  7. Su colonizadu fuit tantu prus lestru e mègius dae sa foresta, cantu prus e mègius fagat suos sos valores culturales de sa metròpoli. At a èssere meda prus biancu cantu prus refudet sa nieddura sua, sa foresta. (Frantz Fanon)

  8. No cumprendo ite ddoe intret su natzionalismu cun s’arrefutu de s’idea stereotipizada e coloniale ki is italianos proietant a pitzus de nosateros. No ddu cumprendo pròpiu. Natzionalismu est un’àtera cosa. Keret nàrrere ca ddoe at de a berus una cosa profunda ki nosi aunet comente a sardos (ki nemus però est bonu a definire craramente), e deo no seo de acòrdiu pro nudda. Ca si finet sèmpere cun su fatu ki nosi coddaus a is brebees, ca est una tontidade. Est duncas su natzionalismu puru est una tontidade manna.

  9. Credo e lotto per l’indipendenza di Sardigna poichè in questa terra esisto da millenni,avevo una mia scrittura,creavo statue colossali,vivevo in comunità libere e ben strutturate,vivevo insomma una buona vita.
    Non vedo il motivo per cui oggi non potrei avere questo legittimo e sacrosanto diritto.
    Non contro ma per.
    Non lontananza ma vicinanza.
    Non egoismo ma condivisione,nel rispetto di tutti e di ciascuno.

  10. Ciao ninosardonico, sei proprio sicuro di essere in questa terra da millenni, che avevi una scrittura, creavi statue colossali, vivevi in comunità libere (da cosa?) e ben strutturate?
    Sai, perché non mi spiego perché allora parli latino; eppure i romani non avevano istituito la scuola obbligatoria in latino, e la RAI regionale non trasmetteva solo in latino.
    Spiegami, perché?

  11. In gènere sos chi sunt contra a su natzionalismu in Sardigna, non si sunt preguntados mai ite cheret nàrrere custa paràula e non lis praghet petzi ca in manera inconscia e irratzionale la ligant cun cosas malas.

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