Ultimo venne il corvo

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“Ciò troppo spesso è accaduto in modi inadatti, paventando letali influenze e ibridazioni, imponendo unificazioni, trascurando il dato capitale che l’italiano in Sardegna è già un italiano sardo inconfondibile per pronuncia, lessico, sintassi e stile oggi anche letterario, che unifica linguisticamente tutti i sardi per la prima volta nell’ultimo millennio, rendendo meno urgente e non indispensabile l’ufficializzazione di una qualche forma di sardo.”

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/11/10/news/lingua-sarda-salviamola-dai-cattivi-maestri-1.8087858

Un tempo i corvi e gli avvoltoi volavano alto e aspettavano di vedere la carogna giacere, prima di avventarvisi contro: “Conosceva gli avvoltoi, quando venivano a calarsi sulle carogne. Avidi come sono sempre, si lanciavano su quella carne puzzolente, beccandosi a vicenda, l’uno più impaziente dell’altro, l’uno più ingordo dell’altro.” (Il covo, di Nanni falconi)

Oggi neanche i corvi e gli avvoltoi sono più quelli di una volta. Dopo la decadenza di Berlusconi, siamo confrontati  anche con la decadenza dei penultimi della catena alimentare: quelli che vengono appena un po’ prima delle muffe e dei batteri .

Non aspettano più che la loro preda (preda?) sia morta, ma gli basta che si gratti un po’, o che molli una scorreggia, per avventarsi.

Sono davvero alla fame e in pericolo di estinzione.

Prima il Grande Timoniere di Sendero Ziminoso, adesso Giulio Agnelli.

Agnelli riduce tutta la questione linguistica in Sardegna a questa frase: “l’italiano in Sardegna è già un italiano sardo inconfondibile per pronuncia, lessico, sintassi e stile oggi anche letterario, che unifica linguisticamente tutti i sardi per la prima volta nell’ultimo millennio.”

L’italiano di Sardegna è talmente inconfondibile che, appunto, gli insegnanti della scuola italiana di Sardegna non lo confondono affatto con l’italiano–solo i linguisti e gli antropologi italiani di Sardegna lo fanno–e ne bocciano i parlanti e, soprattutto, gli scriventi.

Non sarà questa l’unica causa, ma come mai in Sardegna si registra il record di dispersioni scolastiche?

Agnelli non se lo chiede.

Qualsiasi argomento è buono per combattere l’ufficializzazione del sardo, il suo unico obiettivo.

Eppure è chiaro che l’ufficializzazione del sardo ne accrescerebbe il prestigio, cosa questa indispensabile per frenare l’espansione dell’italiano scalcagnato di Sardegna ai danni delle lingue sarde.

Agnelli soffre di ecofobia, odia la sua sardità, come   ha ammesso per se stesso e il suo essere nero: http://www.theguardian.com/commentisfree/2013/nov/09/i-hate-being-a-black-man: “I can honestly say I hate being a black male. Although black people like to wax poetic about loving their label I hate “being black”. I just don’t fit into a neat category of the stereotypical views people have of black men. In popular culture black men are recognized in three areas: sports, crime, and entertainment. I hate rap music, I hate most sports, and I like listening to rock music such as PJ Harvey, Morrissey, and Tracy Chapman. I have nothing in common with the archetypes about the black male”.

Sostituite la parola inglese “black” con “sardu” e arrivate ad Agnelli.

Ma Agnelli non è così onesto.

Lasciamo pure stare il fatto che non tutto quello che dice il divo Giulio è sbagliato: anche un orologio fermo ha ragione due volte al giorno.

A differenza di un nero, un sardo può pretendere di non essere sardo.

Basta non parlare in sardo.

Se parla in italiano, può pretendere di essere italiano.

Rimane un problema: che male c’è a essere sardo?

E l’altro problema: parlare in italiano di Sardegna ti rende un italiano di serie C, come dimostrano i risultati scolastici dei ragazzi sardi.

Ecco, il dilemma dei Sardi oggi è tutto qui: essere Sardi di serie A o italiani di serie C?

La lingua ufficiale e standardizzata nello scritto serve a essere Sardi di serie A.

Agnelli vi vuole Italiani di serie C.

A voi la scelta.

8 Comments to “Ultimo venne il corvo”

  1. Condivido la critica anche se avrei un idea diversa su come sarebbero organizzati i nemici della lingua sarda.
    Vedo una grande regia formata da accademici, giornalisti e politici, i quali operando a livello piramidale sono chiamati ad intervenire asseconda del grado di pericolosità che la situazione richiede, ed in particolare quando in gioco ci sono i privilegi dell’essere italiano
    Siamo nella fase in cui dalla piramide alcuni pezzi importanti incominciano ad uscire allo scoperto prendendo posizioni nette malgrado il rischio sia quello di danneggiarne l’immagine.
    Quanto più si sale in alto tanto più queste losche figure assumono l’aspetto dell’avvoltoio: spero che i sardi trovino la forza di combatterli ed abbatterli come mai è avvenuto in passato.

  2. Roberto seguo da anni , oltre la tua attività di linguista, le tue analisi sulla situazione culturale, sociale e politica della sardegna, come la descrivi nei tuoi articoli, scritti magnificamente con logica sopraffina, moderazione e liberalità. Con in più quella giusta dose di umorismo, ironia e autoironia che li rende, per me, anche molto divertenti.
    L’unico punto dove non rieco a trovarmi in sintonia con te è berlusconi. Ma non capire male, non fraintendermi. Tu hai perfettamente ragione su berlusconi. E’ che dai l’impressione di trascurare ciò che viene prima di berlusconi, come peggio di lui rispetto all’italia e a ciò che più ci interessa, la sardegna. I corvi,che tu spesso citi, sono quelli che coordinano gli istituti della cultura italiana di sardegna. E sono tutti del pd o della sinistra o da quella parte emanati. Intendo quanto a casacca e potere, poi per le idee …..è tutt’altro discorso.

    • Non esagerare con i complimenti che poi Peppazzu s´incazza. Allora: io non me la prendo con il Pd, ma non me la prendo neanche con Cappellacci o con Dio, tutta gente che secondo molti esiste. Io sono agnostico. Prima mi si dimostri che il PD esiste e poi lo attaccherò.

  3. Beh, secundu me a sa corronca toccat de li torrare su ki est su suo! No est ki issa lompat a s’urtimu mamentu e kirket de ke picare su ki est morende o peus ki est zae mortu! No creo ki siet gai! Sa corronca, est semper in cue! Issa idet tottu su ki suzzedit in su campu suo! Duncas pro sa limba, sa corronca iskit meda ene itte fakere! No est macca ke a nois, ki semus cada die pensande a sas cosas nostras (ki nokk’enint dae su mundu continentalesu) e kircamus de las faker meda ene, ca gai sun contentos tottu e nos daent unu prémiu! Nois de zertu semus contentos e sos ki nos cumandan e sos ki cumandamus puru! Beh, e cando pensamus a nois ettottu? Mai! O, pro non esser malu, calki orta ki idimus custos duos o tre maccos ki nokke kerent istikkire in conca ki kena una Limba Nostra semus bellos e mortos! Sa corronca imbezzes est cada die istudiande (dae s’universidade finzas a sos makkikeddos de fundu) pro nos cumbinkere (comente custu ispezzie de “Anzoneddos” ki naras tue) ki diat esser bellu meda a faeddare cussa ispezzie de frastimu ki est su continentalesu faeddadu in Sardinna! Unu frastimu ki faket a ridere a tottus. Itte irgonza manna! Amus sa Limba prus antica, e la connoskimus meda ene e la kerimus perdere pro unu frastimu? Be, tando semus mortos de abberu!
    mikkelj tzoroddu

  4. Mikkelj est gai e no isco ite ti narrere, salvu chi tue ses faghinde sa parte tua (e giai l’as fatta) e soe cumbintu ch’est una parte manna.

  5. Bandat beni totu, ma no si pisteus su didu mannu!
    Deu creu, e hapu biu in scola, chi is sardus, is pipius sardus, funt aici intelligentis ch’imparant un’italianu chi no est bregungia a dd’ammostai.
    Bolognesi, prova a pensai a una agella de unu pipiu de sa scola elementari o media aundi narat: sardu,ottu; italianu, cincu.
    Est craru chi sa capassidadi espressiva su pipiu dda tenit e cumenti!
    Ma, comente hoi, indi pigas sa materia sardu, abarrat vetti su 5 in italianu, tali chi su pipiu diventat unu meschineddu.
    Intre is nemigus de su sardu, Gabriele inci ponit is politicus puru. Deu no creu ch’inci siat unu politicu in Sardigna chi hapat cumprendiu su problema. Sa beridadi est chi no indiddis importat nudda. Gei si scit a ita funti pensendu.

  6. In sa riga: Bolognesi…, m’est abarrada una p in is ungas: bolia scriri pagella e no agella

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