Virdis, tu quoque!

078

 

La forza della tradizione e del pensiero convenzionale ha giocato un brutto scherzo a Maurizio Virdis: “È ben chiaro che le isoglosse relative a questi duplici esiti delle due macroaree non coincidono, esse tuttavia tengono comunque un andamento est-ovest che divide le due metà dello spazio in un’area settentrionale e in un’area meridionale. Chiameremo le due macroaree, secondo tradizione e per brevità, Campidanese la meridionale e Logudorese la settentrionale, prescindendo dalla loro coincidenza rispetto alle regioni geografiche da cui prendono nome: il Campidano e il Logudoro.” (http://networkedblogs.com/Rayjc)

È chiaro che se uno vuole dividere il sardo in “campidanese” e “logurorese”, c’è poco al mondo che possa fermarlo.

Tra le tante isoglosse che dividono varietà e subvarietà del sardo, ci sono anche quelle che vanno–grosso modo–da est a ovest.

E se si è deciso a priori che la divisione nord-sud esiste, allora quelle isoglosse diventano rilevanti.

Ma cosa salta fuori se prendiamo in considerazione tutte le isoglosse riscontrate nelle aree rilevanti?

cartina_pag17

 

Da questa cartina riassuntiva della ricerca condotta da Michel Contini risulta una situazione molto diversa da quella descritta da Virdis, prestando un’attenzione selettiva alle isoglosse che servono a confermare il pregiudizio di partenza.

Cui prodest?

Perché si continua a ignorare il lavoro di Contini, che risale al 1987?

Misteri delle università italiane di Sardegna.

23 Comments to “Virdis, tu quoque!”

  1. Forse perché manca metà Sardegna !!
    E perché le varianze non sono tutte uguali agli occhi dei locutori.
    Anziché guardare solo cartine perché non ti senti un po’ di testimonianze vere?
    http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=648&s=17&v=9&c=4460&na=1&n=24&nodesc=1&c1=Memorie+in+lingua+sarda&idtipo=2&xctl=1&mtd=67

    • La logica non è il tuo forte e nemmeno la geografia. E castia-ti fintzas aundi arribbat su trabballu de Contini. E su chi naras de is “distanze percepite” –chi torrant de prus cun is mesuratzionis mias–non nc’intrant nudda cun su chi at nau Virdis. Issu fueddat sceti de isoglossas e sceberat is chi ddi andant beni ebbía.

  2. Ponzo una preguntedda. Ma semus siguros chi custu fiotteddu de s’universidade cun sos chi lu giughene a fune traende e chi sunu como in su postu de cumandu, de abberu sunu rappresentende tota s’universidade e tota s’istoria sua, finas onorada e gloriosa, in sas differentes disciplinas? Est una chistione de importu mannu pro sa sardigna ma primma e totu pro sa libertade de s’iscientzia e de sa chirca iscientifica.

  3. Ma infatti le tue misurazioni, se non ricordo male, creano una bellissima cartina, la n°5 precisamente, con una bella macchia color violacciocca in tutta la metà meridionale dell’isola. In quanto alla geografia, Mr. Contini, il cui testo io conosco e posseggo da almeno …. 15 anni, forse 20, acquisito, anzi, fotocopiato all’università perché comprarlo costava un botto. E tutti quelli che s’interessavano di sardo lo conoscevano benissimo e conoscevano benissimo la sua impostazione Wagneriana che taglia la Sardegna a Tertenia mentre a sud di Oristano c’è solo il deserto. Il campidanese, per Contini non ha alcun interesse. In quanto a Virdis, non sceglie le isoglosse che gli piacciono di più, ma quelle che sono percepite da sempre, da tutti i sardi, baccheos o gabillus, come le più significative. Per i Gabillus la Sardegna finisce a Paulilatino, per i Baccheos a Bauladu. E non solo dalla gente, ma da tutti coloro che si sono occupati di sardo negli ultimi 200 anni. Ed il risultato infatti coincide perfettamente con la tua cartina, eccetto la Repubblica Autonoma di Laconi, onore concesso al Capo. E tra queste isoglosse, ahitè, c’è quella maledetta “i” in metà Sardegna. Che cazzo ci sta a fare, maledetta !!! Eliminiamola e basta !!!

  4. P.S. peraltro il testo è introvabile in tutti i motori di ricerca internazionali. Ma è presente in tutte le principali biblioteche di Cagliari. http://opac.regione.sardegna.it/SebinaOpac/Opac

  5. Maledetta -i. Sono maledetti (tanti po narre,: pedo a totus de m’iscusare) coloro che ancora non conoscono le origini di questa -i, le quali sono ugarìtiche e pertanto fenicie. Quanto alla -e del nord, essa è addirittura più vecchia, con base sumerica (tanto vecchia e persino … senza mutande, proite issa fartat de assempros latinos!; ed i seguaci di Wagner – per non sporcarsi le mani con la faccenda di questa /e/ – fanno di tutto per by-passare l’argomento!).Chiaro è che la -i calaresa e ugaritica andò a nozze pure con il famigerato suffisso latino (proite fiat pare pare ke s’ugarìticu), ed essa rimase a Karales e da lì s’espanse per opera dei Romani, a scapito della -e che prima di Roma esisteva in tutta la Sardegna. Non a caso la -i ugaritico-romana sopravvive alla grande anche a Sassari, perchè la creazione di Turris Libysonis ad opera dei fedeli di Cesare espanse il latino per tutta la Romàngia (la Romània): infatti a Sassari non s’usa la -e.. Purtroppo sono molte le teste vuote che rifiutano di studiare il Sassarese, altrimenti avrebbero capito quanto esso s’avvicini – per certi versi – al calarese: entrambi hanno una fortissima connotazione latina, e da qui parte la supposta (ingannevole) modernità del calarese e del tatarese.
    Caro Roberto Bolognesi, attura unu pagu inguni, ca sa Grammàtica mea est in imprenta. Kin issa deo fatto s’istòria de s’antigu laku mediterràniu, a primma de Romolo e Remu, e cun issa amus a iscoviare medas cosas asuba de sa limba sarda.
    Nessuno toglie validità alla cartina del Contini e al lavoro che il tuo computer ha fatto, regalandoci il tuo testo di linguistica computazionale intitolato LA LIMBA SARDA COMUNA E LE VARIETA’ TRADIZIONALI DEL SARDO.
    Io per primo non lo metto affatto in discussione, il tuo testo. Anzi, dico che finalmente abbiamo un buon lavoro scientifico, oltre a quello da me predisposto. Io tuo e il mio lavoro – mutatis mutandis – s’affratellano.
    Mi meraviglia che molti non riescano a entrare ancora nella complessità della lingua sarda, e s’attardino ancora nella suddivisione Nord-Sud. Molti non vogliono capire che, oltre ai due capisaldi romani di Karales e di Turris, la Sardegna è sempre stata abitata dai Sardi (i quali stavano sulle montagne, ossia sul 70% del territorio). Di quei Sardi i Romani dicevano che erano suddivisi in tre macro-tribù: Ilienses, Balares e Corsi.
    E’ troppo facile (ma pure colpevole) dimenticare queste tre tribù. E invece FURONO PROPRIO ESSE A CONSERVARE IL SARDO CONTRO L’AVANZATA DAI DUE CAPISALDI ROMANI. Furono esse a riespandere la lingua dei padri dopo la caduta dell’Impero romano.Furono esse a riconcquistare alla lingua sarda le città minori oramai abbandonate dai Romani, quale Bosa, Tharros, Nora, Sulki…
    Se noi studiosi vogliamo capire qualcosa in più della LIMBA SARDA, occorre che cominciamo a entrare con umiltà nei fenomeni linguistici dell’Ogliastra, della Baronia, delle tre Barbàgie, alla luce delle lingue che Roma non riuscì mai a scalfire.
    Discorso lungo, caro Roberto. Ma va da sè che a sentire trummas mannas de collonadores ki narant balu et semper ki sa limba sarda colat deretamente de Roma, e ki sos Sardos ant pèrdidu totu su connottu de su barigadu, ebbene, a me mi si spaccano i coglioni. Se questo è il mio uditorio, se queste sono le teste d’uovo che vogliono fare i pontefici della LIMBA SARDA, allora farò come coloro che stanno in galera: leggo in silenzio i libri altrui e, quanto a me, attendo senza fiele l’arrivo dei becchini.

  6. Egregio Sig. Dedola, conosce il Prof. Alinei? E se si, che ne pensa delle sue ipotesi?
    Poi cosa è questo Calaresu? La lingua di Cagliari? Ma la lingua di Cagliari è una varietà campidanese,
    Poi non capisco una cosa: le attuali varietà sarde sono innegabilmente legate al latino, in morfologia e lessico.
    Casa vi è di Ugaritico e sumerico, cioè di non latino, oltre a qualche nome di pianta e (forse) a qualche fenomeno fonetico? E, indubitalmente, la sintassi?. Che la romanistica si sia fermata da cinquant’anni non c’è dubbio. Che vada profondamente rivisitata non c’è dubbio: troppe lacune tra latino e neolatino per lasciarlo solo a sostrati e superstrati.
    Ma il legame tra le lingue neolatine, sardo compreso, e il latino, sono innegabili e preponderanti. Non ci vedo molto di semitico o sumerico nel sardo attuale. D’altronde se gli arabi ci chiamavano Rum, romani, una ragione ci sarà.
    In ogni caso la seguirò con attenzione: personalmente leggo tutto, anche ciò che mi convince poco, spesso grandi scoperte nascono da ipotesi inizialmente considerate assurde.
    La saluto cordialmente.
    Mauro Podda

  7. Sempre per il Sig. Dedola: personalmente credo che la -i sia di origine greco-bizantina, cioè legata allo iotacismo del greco tardo-antico e medievale. Quale sia poi l’origine dello iotacismo greco, non so. Certo che inizia a diffondersi dopo Alessandro Magno, il quale scorrazzava nelle sue mesopotamiche parti. Chissà….

  8. Sceti insultai scis tui? Sicumenti sa genti no est d’accordiu cun sa Bibbia delle Sottostanze est idiota? Ma tocca spesarì. Ah no, non puoi, il blog è il tuo !!! Però podis cittiri chi fais mellus. Tanto i disperati tentativi di salvare la tua creatura LSC no portant a nisciunu logu. Podis donai de s’ignoranti a mimmi, e tenis arrexoni puru, ma a ddu donai a Virdis ti bessit mali. Linguista che a tui est, e meda mellus de tui, oltre a essere un gran signore, cosa che tu non sei mancu biu de attesu.

  9. Premettendo essere il sottoscritto un autentico ignorante sulla nostra Limba, mi appresto tuttavia a rispondere al Sig. Dedola su argomento di mia competenza.
    Egregio Signore, Lei dice:
    1) Sono maledetti […] coloro che ancora non conoscono le origini di questa -i, le quali sono ugarìtiche e pertanto fenicie!
    Rispondo: Ma, come le salta in mente egregio Signore, affermare che Ugarit sia una città “fenicia”? Ben al di là della Sua davvero incauta interpretazione storica del suo «antigu laku mediterràniu», Lei è ancora fra i pochi a non saper (fra i non addetti ai lavori, i quali per motivi di bottega ancora dicono bugie) che «i “fenici” non sono mai esistiti»?
    2) Poi afferma, sembrando conoscere la questione molto in profondità: la Sardegna è sempre stata abitata dai Sardi […] i quali stavano sulle montagne […].
    Bene Signor Dedola, Lei sa da quanto tempo i SARDI calpestano il suolo intiero, così variabile nel tempo, del loro continente Sardegna? In secondo luogo Lei ha l’ardire di affermare, nel NOVEMBRE DELLL’ANNO 2013, che i Sardi abitavano sulle montagne? Ma, come può propinare certe amenità che nemmeno il Pais (notoriamente poco tenero con i Sardi e la loro storia) un secolo addietro ebbe mai l’ardire di pronunciare?
    3) Poi Ella afferma: Se noi studiosi vogliamo capire qualcosa in più della LIMBA SARDA, occorre che cominciamo a entrare con umiltà nei fenomeni linguistici dell’Ogliastra, della Baronia, delle tre Barbàgie, alla luce delle lingue che Roma non riuscì mai a scalfire. Ebbene, se da questo lato la Sua conclusione mi trova d’accordo, Le vorrei porre la seguente domanda: Lei ci sa dire perché […] “Roma non riuscì mai a scalfire?
    Grazie.
    mikkelj tzoroddu

  10. Ci sono traduzioni della stele di nora che possono entrare a buon diritto nella letteratura……….comica. E scrivere, almeno da un buon decennio in qua, un libro sul monoteismo precristiano in sardegna sarebbe come se io oggi scoprissi la ruota.

  11. Penso che prof. Roberto sarà d’accordo con me: il sardo deriva dal cinese. Studiatevi il cinese e poi mi dite se non ho ragione! E poi in Sardegna e pure in Cina ci sono molti gatti e in qualche paese della Sardegna ce li mangiamo pure, uguale uguale come in Cina. E poi ho pure uno zio chi li naramus su Cinesu…

  12. Fatica lunga a tenere un blog, e pure a rispondere punto per punto. Certo, i Fenici non sono mai esistiti, visto che erano gli stessi Sardi! La Stele di Nora è in perfetto sardo antico, non è “fenicia”. L’ho tradotta in tutti i miei cinque libri della Collana, e la ripropongo nella mia Grammatica d’imminente uscita (ma la trovate tradotta anche nel mio dominio http://www.linguasarda.com: leggere il mio dominio non costa, è tutto gratis!). Le battute sul cinese e quelle sulle Religione Precristiana in Sardegna sono di bassa lega. Se l’antica cultura della Sardegna è considerata un fardello da chi crede che la lingua sia solo un fenomeno moderno, nessun problema. La ruota fu scoperta millenni addietro, ma nessuno sinora ha scritto un libro serio sulla Religione dei nostri padri. Citatemi un libro serio sulla Religione dei Sardi (e dite, con serietà, se lo avete meditato).
    Se poi i miei libri sono ostici perchè partono SOLO ED ESCLUSIVAMENTE dai fenomeni etimologici (UNA ETIMOLOGIA TRATTATA DAGLI INESPERTI COME LA MERDA DEI CANI SUI MARCIAPIEDI), ebbene non ho colpa. Nessuno è obbligato a seguire i problemi della LINGUA, e perciò, delle ETIMOLOGIE (la lingua è ETIMOLOGIA nella sua essenza, e solo partendo dall’etimologia si capisce la LINGUA). Chi crede che Etimologia sia = Lingua Latina, meglio che vada a vendere prezzemolo.
    Capisco che gli “homines unius libri” sono condannati a credere che tutta la cultura derivi da quell’unico libro. Absit iniuria verbis! Non metto in dubbio la cultura di nessuno, sia chiaro! Sin dalla nascita ho messo in dubbio soltanto la mia cultura. Però sono certo che – se voi avete studiato solamente la lingua latina – è del tutto ovvio che voi cerchiate esclusivamente nel LATINO l’origine della lingua che ora parlate (sarda o italiana). Nessuno ha mai meditato su che cosa significhi essere LINGUISTA (o GLOTTOLOGO): due parole uguali, una latina, l’altra greca. Il 99% delle persone crede che essere GLOTTOLOGO significhi essere POLIGLOTTA (ossia trovare le radici di una lingua attraverso la comparazione di una serie di lingue coeve, attuali). Invece essere glottologo (un glottologo che studia i problemi della lingua sarda) significa scendere in profondità attraverso tutte le lingue che nei millenni sono apparse entro il bacino Mediterraneo. C’è differenza tra una nave di superficie e il batiscafo di Picard.
    Attendete la mia Grammatica per sapere qualcosa sulla vera storia della lingua sarda. Nell’attesa, posso soltanto anticipare che la nostra Isola ai primordi godette della KOINE’ linguistica MEDITERRANEA. E’ in questo bacino che nacque la lingua più antica del mondo, il SUMERICO, che evidentemente s’espanse fino alla Mesopotamia.
    La -E logudorese (sumerica) era espansa per tutta l’isola, proprio perchè apparteneva alla KOINE’ MEDITERRANEA. La -I campidanese è un fenomeno seriore che si può capire soltanto alla luce del RITORNO DEGLI SHARDANA (i riflussi dei Popoli del Mare, percepibili nell’Odissea omerica ma non solo). Non è un caso che il ritorno degli SHARDANA determinò nel sud Sardegna la nascita delle città che gli ignoranti chiamano fenicie, e che invece erano sarde. La -I fu un prodotto del ritorno dei nostri padri dopo centinaia d’anni di convivenze nelle terre del Vicino Oriente.
    Spero che tutti sappiano che i cosiddetti “Fenici” erano chiamati così soltanto da Omero. Gli Egizi li chiamavano GIAIU. E non è un caso che noi Sardi da allora abbiamo cominciato a chiamare GIàIU i nostri nonni. Ciò successe dal momento del RITORNO DEGLI SHARDANA (che nel mentre erano diventati i nostri NONNI). Costoro avevano contribuito alla distruzione di Ugarit e (ancora prima) all’occupazione del Delta assieme agli Hyksos. Gli Shardana, assieme agli altri Sea Peoples, furono i veri inventori dell’alfabeto, che gl’ignoranti chiamano FENICIO.
    Gli Shardana – per ovvi motivi – riattraversarono il mare per commerciare con la Madrepatria, ossia con la SARDEGNA. Questo ritorno dei FIGLI DEGLI SHARDANA fu il motivo della radicazione della -I al posto della -E. E’ lungo spiegare perchè questa -I fosse usata anche dai Latini. Ma l’influsso latino nelle città sarde comincia soltanto dal 238 a.e.v., mentre la -I era usata in Sardegna già dal 1000 a.e.v. Da tener conto che la -I è cananea, nel senso che è anche ebraica. Poichè gli Ebrei – per le stesse ragioni legate alle ripetute invasioni della loro terra – scappavano sempre (a bordo delle navi “fenicie”, assieme ai “fenici”: vi viene in mente l’equivalente invasione delle coste italiane in questi ultimi anni da parte di medio-orientali?), va da sè che il RITORNO DEGLI SHARDANA fu anche un lieto apparire di grandi masse ebraiche sulle terre del Sud Sardegna. Masse così forti non fecero che consolidare quella -I usata pure dai Romani.
    Gli Shardana non ritornavano nel Nord Sardegna ma solo al sud, da dov’erano partiti, e quindi la parte a nord continuò a usare la propria -E, che dura ancora oggi. La prova di quanto dico sta proprio nella colonizzazione romana di Turris Libysonis e di tutta la Romàngia. Non è un caso che la -I sia ferreamente legata alla parlata sassarese.
    Se qualcuno si mettesse veramente a studiare il Sassarese!… Ello! (ossia Allah!, El!…). Sto facendo un’invocazione al Dio dei Sardi, al Dio che abbiamo imparato ad amare anche grazie al ritorno dei nostri GIAIUS.

  13. Dia retta a me signor dedola, non ne vale la pena, lasci perdere. Lei scrive a riguardo della traduzione della stele di nora
    ” Singolare poi è la lezione che si trae dalla lettera M scritta a riga 4 ed a riga 8. A riga 4 il lapicida aveva inizialmente scritto una N che poi, notato l’errore in corso d’opera, fu corretta (o fatta correggere) in M, vista la possibilità d’emendarla con poco danno. A riga 8 il lapicida, credendo d’operare secondo le intenzioni del committente (forse assente al momento), scrisse d’impulso una M (ipercorreggendosi ma sbagliando, perchè proprio lì occorreva invece una N, che a quel punto non fu più possibile emendare considerata la grafia complessa della M). ” Mi tolga una curiosità e mi scusi se approfitto della sua scienza, ma il committente che si è assentato, lasciando solo il lapicida e inducendolo in errore, non è che è andato a fare i suoi bisogni?

  14. Non ho capito di qual pasta sia fatto il Sig. Dedola!
    Certo, dal suo pronunciamento delle ore 9,52 d’oggi, mi verrebbe da dire: si può credere di tutto ed il contrario di tutto, ma mi sembrerebbe una troppo banale espressione. E’ pur vero che egli non ci arriva con linguaggio raffinato, essendo ciò tristemente rimarcabile. D’altro canto il suo esternare (questo suo esternare, signor Dedola) mi risulta davvero troppo fumoso, ha fatto di tutto un minestrone. E, poi aspetterei ancora qualche sua risposta, precisa.
    Grazie, mikkelj.

    • Caro amico Tzoroddu, io non giudico mai, prima di aver capito esattamente il pensiero altrui. Vorrei apprenderlo attraverso dei libri, dalle relazioni, o mediante un dibattito lungo (che non è possibile racchiudere in brevi comunicati su questo blog). Sono moltissimi coloro che mi scrivono le emails all’indirizzo salvatorededola@linguasarda.com; mi scrivono persino dal Giappone, Io rispondo a tutti, gentilmente, e talvolta intrecciamo botte-risposte anche con dieci emails, e rimaniamo amici. Sono molti coloro che mi hanno dato buoni argomenti per approfondire le mie scoperte scientifiche, e dunque ringrazio un po’ tutti. A Bolognesi ho semplicemente scritto – sia pure con prosa maldestra, dato che non posso mettermi a correggere con l’urgere del blog – che sarebbe ora di finirla sulla dibattuta questione -I oppure -E tra sud e nord Sardegna. Per me il problema è chiarito e assimilato, dunque chiuso, come spiego nella mia imminente Grammatica Storica. Se Lei desidera dibattere con me, non so se convenga questo blog oppure la email che ho registrato. Mi ponga i singoli temi, i singoli dubbi, e poi mi ponga le obiezioni, e sono pronto al dialogo, con umiltà. Alcuni che dialogano con me, alla fine sono giunti a casa mia e l’abbiamo finita col porcetto arrosto.
      Bolognesi è simpatico, e per questo gli do del TU. Spero di mangiare il porcetto con lui. Agli antipatici do del LEI. Spero di poter dare del TU anche a LEI già con la prossima email, e magari a breve metterci a tavola con un ottimo Carignano.
      Anch’io, come ogni studioso, ho i miei spartiacque sui quali non transigo. Il primo è che NON NE POSSO PIU’ DI QUANTI PERSEVERANO A CIANCIARE CHE LA LINGUA SARDA HA BASI LATINE. NON E’ VERO, E LO STO DIMOSTRANDO ASSIDUAMENTE CON LA MIA “COLLANA SEMITICA”.
      Il secondo spartiacque è il seguente: POICHE’ LE BASI LATINE SONO FALSE, OGNI E QUALSIASI STUDIO SINORA FATTO SULLA LINGUA SARDA E’ METODOLOGICAMENTE DA BUTTARE AL MACERO.
      Lo studio (con belle cartine) fatto da Bolognesi – rientrante nella collana di 13 volumetti editi dalla Regione, che vengono dati gratis – direi che è ineccepibile. PROPRIO PERCHE’ NON CERCA DI DIMOSTRARE DELLE TEORIE, ESSO INCONTRA LA MIA APPROVAZIONE. Quello studio dimostra uno stato di fatto, sul quale ora gli studiosi debbono approfondire. Ma il mio cuore è a pezzi, perchè so che in Sardegna non c’è nessuno studioso capace di mettere a punto un metodo per dare polpa alle scoperte fatte da Contini e da Genovesi.
      Ma nemmeno loro due sono capaci di elaborare un metodo, perchè credono alle origini latine. Qualsiasi metodo, se eretto su basi false, porta a risultati che vanno gettati via. Nella mia Grammatica ho smontato TOTALMENTE Il celebre libro del Wagner “Fonetica Storica del Sardo”. Mi chiedo perchè gli studiosi, che pure cominciano ad allontanarsi dal Wagner, siano sempre proni a raccogliere da quello studioso l’eredità fascista secondo cui SOLTANTO L’URBE DIEDE I NATALI ALLA LINGUA SARDA. Questa è una tesi ascientifica, che andava bene ai tempi di Benito, e sono culturalmente fascisti tutti gli studiosi che accolgono questa tesi ideologica e “patriottica”. Ma come, proprio Bolognesi, che lotta strenuamente per la PATRIA SARDA, si è impiccato al laccio mortale delle ideologie mussoliniane!!!
      Quanto all’ultima risposta che ho ricevuto da Bolognesi, il quale mi chiede se il committente del lapicida della Stele di Nora si fosse allontanato per bisogni corporali, la trovo insopportabile. Infatti quella domanda retorica vuole semplicemente CHIUDERE LE PORTE AL DIALOGO. Su quella faccenda del “committente” potrei spiegargli tante cose, se egli volesse smettere l’acritica veste dell’ascaro di Wagner, se volesse abiurare alla sua PUNNA (nadu a sa sarda) che lo fa ergere rabbioso come un mastino contro chiunque gli obietti qualcosa.
      Bolognesi dimentica che noi Sardi siamo celebri – già da epoca spagnola – per essere scemi e disuniti. Basta che ci facciano un’obiezione, e subito scatta la DIFESA RABBIOSA, ANZICHE’ LA DISPONIBILITà A CONOSCERE LE TESI ALTRUI.
      Io chiedo perdono perchè ho una prosa brusca e burbanzosa. Ma il mio animo è umile ed è sempre in cerca di dialogo. Chi dimostra una buona disposizione civica, chi dimostra di non secernere il fiele innato dei Sardi, bene, allora è preparato al dialogo e al progredire della conoscenza. Io mi professo amico del Bolognesi, e spero anche di Mikkelj.

      • Ma supponiamo, solo per un secondo e solo per ipotesi, che qualcuno le spari così grosse che è l’unico a non accorgersene… Allora o gli si lascia coltivare il suo innocuo hobby e la convinzione di essere un genio incompreso, oppure…. faccia lei. Ma può sempre rivolgersi a Oxford e Cambridge!

  15. Scusi Sig. Dedola, potrebbe darmi privatamente l’ indirizzo del suo pusher di fiducia? Ero certo del fatto che roba così buona non ne girasse più da un pezzo, ma fortunatamente lei mi smentisce ripetutamente!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: