E se vi metteste a studiare un po’?

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Nisciunus est nasciu imparau…

Improvvisamente, quando si tratta del sardo, questa antica e saggia massima popolare viene dimenticata.

Tutti–moltissimi, insomma–pretendono di poter leggere e scrivere il sardo senza dover imparare niente di nuovo, semplicemente usando le convenzioni grafiche dell’italiano che hanno appreso alle elementari dalla loro venerata maestra.

Eppure bastano poche ore di corso di fonologia per “dealfabetizzarsi” e “rialfabetizzarsi”.

Io quest’esperimento l’ho già fatto tante di quelle volte che non si può nemmeno più parlare di esperimento: è un dato di fatto.

Chiunque è in grado di leggere un testo in Grafia Sarda Comuna, o anche in LSC, nel proprio dialetto, dopo che ha capito qual’è il rapporto, necessariamente più astratto e indiretto, ma logico e coerente, tra ortografia e pronuncia del sardo.

Quando si capisce questo, diventa chiaro come sia possibile avere uno standard ortografico e mantenere, allo stesso tempo, tutta la ricchezza delle varianti locali.

Tutta la propaganda antistandard dei linguisti delle caverne e dei loro allievi si sgonfierebbe in un attimo.

Il problema è che occorrerebbe organizzare dei corsi di fonologia per gli insegnanti di sardo, così che loro possano insegnare ai bambini come passare dalla pronuncia locale alla scrittura e viceversa.

Ma la “linguistica sarda” è in mano ai linguisti delle caverne e costoro aborrono le novità.

“Cupidi rerum novarum non sumus!”, come avrebbe detto Cesare.

Figuriamoci! La fonologià esiste da meno di un secolo–la scuola di Praga è roba degli anni Trenta–e non è ancora frollata abbastanza da poterla imparare.

A primu depit bogai su bremini!

I fonologi sardi sono soltanto due: il sottoscritto e Lucia Molinu.

Io in Olanda e Lucia in Francia.

La vostra ignoranza è più che giustificata.

Non rimane altro da fare che porvi rimedio, da parte mia, scrivendo un manuale di fonologia, scrittura e pronuncia del sardo.

Questa sarà la mia prossima impresa.

In queste settimane completerò la traduzione de “Su cuadorzu” e poi mi metterò al lavoro.

Ah, sono arrogante?

No, sono solo un fonologo.

E voi no.

Se accetterete questa semplice verità vedrete che tutto in fondo è molto più semplice di quello che sembra.

24 Comments to “E se vi metteste a studiare un po’?”

  1. Su chi apo letu inoche in pitu, m’aggradat.
    M’aggradat meda.
    At a èssere un irballu su miu, ma soe cumbintu ca cantu prus innantis sas cosas ant a torrare in surcu ca a semenare in sa pràiche non be balanzat nemos!
    E a dolu mannu at a èssere ora de nche.lu balanzare carchi sisinu.
    O nono?

  2. A mi dda mandas una còpia autògrafa a gratis?🙂

  3. Pro casualidade, unas cantas dies a oe, apo portadu unu libru cun cantzones e pregadorias a jaja mia, pro si ddas faghere intendere e bìdere chi nde connoschiat calicuna: is testos chi ddoe fiant in cussu libru fiant arregortos in biddas de sa provìntzia de Nùgoro e fiant iscrita a cussa manera naramus: a parte su lèssicu, chi cosas meda jaja e jaju no ddas cumprendiant (naro de faeddos, duncas lèssicu) jaja nd’at pigadu su libru e s’est posta a lèghere “a sa moda de is meurreddos”, in sulcitanu schetu: formas verbales subra totu….jaja mia: 3a elementare in iscola “serale” a manna…una fèmina de s’annu ’32. 🙂

  4. gei ddu sciu ca no bolis chistionai cun mei de cosas “tecnicas”, ma tengu una preguntedda feti… e ti sarei grata se rispondessi perché non sto facendo polemica e non ti sto prendendo in giro (infatti, ho cercato di “studiare” il sardo).

    “Chiunque è in grado di leggere un testo in Grafia Sarda Comuna, o anche in LSC, nel proprio dialetto, dopo che ha capito qual’è il rapporto, necessariamente più astratto e indiretto, ma logico e coerente, tra ortografia e pronuncia del sardo.”

    Ok, capisco il tuo discorso. Faccio una domanda da “ignorante”, ti faccio solo una domanda e chiedo una soluzione per questo problema.

    Per esempio, il verbo “cantare” (pronunciato “cantai”? con forma sottostante…) E prendiamo la prima persona plurale: “cantamus” in LSC? E sarà così anche in GSC? Facilissimo leggerlo per tutti. Bene, nel sardo meridionale, potremo scrivere “cantamus” e pronunciare: “cantaus”, lasciando a parte la -m-.

    Qui però nasce il problema che nel sardo meridionale, la forma coniugata così, ovvero “cantamus” con -m-, distingue il presente dall’imperfetto. “cantaus”, cantiamo… “cantamus”, cantavamo… o no?

    insandus balit sa propria cosa po meda fueddus chi acabat in -ai?

    … e custu … mudat totu su sistema verbali (de su tempus) o no?

  5. Hasi scrittu “I fonologi sardi sono soltanto due: il sottoscritto e Lucia Molinu. Io in Olanda e Lucia in Francia”.
    Ma attoppais a pari calincuna borta?

  6. Quando e da quali esperti verrà emendata la legge che fissa le norme della LSC?

  7. Aici no beneis a pari mai, tui e Luxia, beru?
    Mali! Mali meda!
    Siete come monaci anacoreti che andate a predicare nel deserto? oppure come monadi pitagoriche o magari quelle di Leinbiz,che non riescono ad entrare in comunicazione fra loro?
    Corre voce fra i vostri pari che vegetano in Sardegna che siate dei mona e basta. Il che, al massimo, è vero solo a metà!

  8. @alexandraporcu

    Una pregunta:

    “cantaus” = cantiamo e bandat beni, ma po ita “cantamus” = cantavamo?

    Po mimi “cantavamo” est “cantaiaus” e cantamus est su matessi de cantaus.

  9. @alexandraporcu

    Pedu pedronu, m‘est beniu a conca pustis de chi appu pregontau, ca in campidanu de jossu “……amus”, torrat cun su “……..iaus” chi naraus in campidanu de susu.

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