Perché lo faccio?

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Ieri ho fatto la miglior paella della mia vita.

Paella catalana secondo la ricetta della mamma di Lola, la cognata acquisita di Barcellona.

Per la prima volta sono riuscito ad arrivare a quel sapore che avevo sentito a Barcellona, ma con qualcosa in  più, mai sentito prima.

Penso che dipenda dal fatto che per il soffritto ho usato due cipolle grandi e quasi un chilo di seppia.

E poi dal fumetto che ho distillato dalle teste dei gamberi.

Ho fatto tutto lentamente.

Prima preparavo una cosa e poi aspettavo.

Mi son preso tutto il pomeriggio.

E femu a dolori de brenti e a troddius chi non benit beni.

Infatti ho mangiato pochissimo.

È la mia maledizione: mi piace cucinare, mi piace mangiare, ma riesco sempre a mangiare molto poco.

Ma forse è la mia fortuna, visto che la pancia ha cominciato a invadere la mia vita.

Edith, suo figlio e gli amici venuti a cena si sono abbuffati.

C’era anche la zuppetta di cociua e cotza.

Non l’ho nemmeno assaggiata, ma dice che era molto buona.

Il mal di pancia mi è passato soltanto dopo che mi sono mangiato la melagrana.

La melagrana mi guarisce sempre.

Ma dopo la melagrana non puoi mica metterti di nuovo a mangiare cozze e vongole!

Mi stupisco sempre quando riesco a raggiungere dei risultati che non mi aspettavo.

Di solito, quando cucino, ho un sapore in testa e cerco di arrivarci.

Così è stato per la zuppetta.

Ma con la paella sono arrivato in un territorio deliziosamente sconosciuto.

Edith mi ha detto: “Hai superato te stesso!”

Ed è vero.

Adesso posso aggiungere un altro scopo alla mia vita: eguagliare la paella di ieri.

Serve a restare vivi.

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11 Comments to “Perché lo faccio?”

  1. Bravo per la paella.
    Quando e se verrò a trovarti, ti darò tre giorni di preavviso, così cucini anche per me.
    Bravo soprattutto perché, nel grigiore dei giorni che viviamo in cui ciascuno santifica se stesso, riesci a ridere di te stesso, a non prenderti sempre sul serio, ad aguzzare gli artigli dell’ironia e del sarcasmo con chi ti sta vicino.
    Poi, quando venisse l’occasione per provargli sugli altri i tuoi artigli, bene!, hai diritto di parola, di voto e di graffio.

  2. l’occasione di provarli sugli altri i tuoi artigli… provarli, va bene. ma il pensiero è più veloce delle due dita che uso e corre in avanti ai gielle che seguono….

  3. Ho letto diverse volte questo suo scritto, prima di decidermi a scriverle che ho la sensazione che sia attraversato dalla stessa corrente che sento quando leggo le sue considerazioni sulla lingua sarda. Non so spiegare perché, né cosa sia. So solo che ho letto della preparazione accurata di un piatto e mi porto via “qualcosa”che ha a che vedere con l’identità, con i passaggi, il metodo…ma anche altro, dono forse involontario della sua vivissima umanità, che considero estremamente preziosa. Mi piacerebbe ascoltarla di persona parlare della questione della lingua sarda, ma anche poterla leggere è una possibilità non indifferente per me. Grazie e perdoni se posso lasciarle solo questo.

  4. Ddu fais po segai sa matza a nosatrus cundunu contixeddu, a pustis. Ndi seu seguru…

  5. e ita ndì narasa de dusu spaghittusu allu e ollu. Sciu ka ti prascenta meda.Salude

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