Non solo lingua

cartina senza divisioni

È proprio così.

Di riformare radicalmente la cultura dei Sardi, per arrivare a formare una classe dirigente nuova, sarda, deitalianizzata, e quindi capace di guardarsi attorno, verso il Mediterraneo e l’Europa, i nostri candidati non ne parlano proprio.

Manca il progetto a lungo respiro, quello che tirerebbe la prospettiva dell’indipendenza–anzi delle indipendenze, per parafrasare Emiliano Deiana che parafrasa me–manca la visione “sarda” della Sardegna.

E la discussione gira tutta attorno alla benzina di Barracciu, le primarie del PD, i processi di Cappellacci.

Poi ci sono gli indipendentisti, che ancora una volta dimostrano la mancanza di intelligenza politica degli ego ipertrofici.

Non è cambiato niente rispetto ai miei tempi.

I portatori di valori e idee nuovi sono politicamente troppo stupidi per creare consenso attorno a se.

Vedi anche Renato Soru.

Sanno solo dividersi per questioni personali.

Io–con tutti i loro limiti–vedrei bene Maninchedda alla presidenza e Kelledda alla cultura.

O entrambi–forse più realisticamente–a guidare un’opposizione vera alle “grandi intese” prossime future.

Ma Kelledda e Franciscu Sedda hanno scurriato di brutto e allora ognuno per conto suo: dai fatevi male!

“Sardegna sostenibile e sovrana” (http://www.vitobiolchini.it/2013/12/04/e-nata-sardegna-sostenibile-e-sovrana-sabato-7-a-cagliari-incontro-dibattito-sul-futuro-dellisola-ci-venite/) è appena nata.

È tardi per portare avanti quel progetto di saldatura tra le forze progressiste sarde.

Questo per me sarà il punto di riferimento del futuro, perché la questione dei diritti linguistici e culturali dei Sardi è campo naturale di lotta per i progressisti.

Insomma, in un certo senso si torna alla mia vecchia, cara, Democrazia Proletaria Sarda.

Ma è tardi per coinvolgere le persone sane e intelligenti del centrosinistra in un progetto unitario delle forze antagoniste, per contrastare lo sfascio totale che i partiti italodiretti hanno provocato.

Che dire dei tentativi di unirsi degli altri indipendentisti?

Sento poco e niente.

Che probabilità ci sono di andare ancora una volta allegramente allo sbaraglio?

Non lo so.

Quando manca il progetto culturale, manca il terreno comune per unire le forze.

E allora prende il sopravvento la competizione tra individui, tra egolatri.

È quasi certo che questa volta starò alla finestra a guardare.

Tanto, i soldi per i sigari ce li ho e la pensione–bellu-a-bellu–anche lei si sta avvicinando.

Poveri Sardi, però!

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