Dispersione scolastica e lingua: “Il rapporto non esiste”

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Leggete qua:    http://www.unionesarda.it/articolo/centro_studi/2013/12/04/dispersione_scolastica_e_disoccupazione_giovanile-35-343870.html

L’Unione Sarda presenta la sua ricerca sulla dispersione scolastica in Sardegna.

La ricerca è ovviamente una ricerca giornalistica e si basa quindi su altre ricerche ufficiali.

I giornalisti non possono inventarsi dei dati che nelle ricerche ufficiali non ci sono.

E le conclusioni sono queste:

“Le cause invece si possono suddividere in: scolastiche, extra scolastiche e individuali e la loro interazione può determinare ritardi nei percorsi scolastici o eventi definitivi, come l’uscita anticipata dal sistema scolastico. L’inadeguatezza delle strutture, dei docenti o dell’offerta formativa, oppure la crescita della popolazione scolastica che determina il sovraffollamento delle aule o l’elevata presenza di immigrati (che, se non gestita adeguatamente potrebbe rallentare il ritmo dell’apprendimento), sono da considerarsi fattori interni al sistema scolastico. A questi si aggiungono i fattori esterni, per brevità raggruppati in quattro categorie, che possono influenzare il percorso degli studenti. La prima è economica: si articola con temi come la povertà, l’occupazione e la disoccupazione; la seconda è familiare, declinata come instabilità familiare, basso livello di istruzione dei genitori e carenza di reti sociali; la terza è legata al territorio e ai servizi: in questo caso diventa rilevante la crescita della popolazione, la sua dispersione (nei piccoli Comuni) e la carenza di servizi sociali; infine un’ottica culturale, in cui rileva la contemporaneità di valori sociali contrastanti.

Ci avete capito qualcosa?

Io capisco soltanto che né qui né altrove si parla di questione linguistica.

Vedete anche questo documento: http://www.sardegnaprogrammazione.it/documenti/35_84_20120201110942.pdf

Non esistono studi in cui si menzioni la discrepanza tra l’italiano che la scuola pretende che i ragazzi sardi conoscano e la realtà del Italiano Regionale di Sardegna.

O è questa la contemporaneità di valori sociali contrastanti a cui allude l’articolo dell’Unione?

Come ho già detto troppe volte, il rapporto tra situazione linguistica e dispersione scolastica costituisce uno dei tabù più tenaci della “cultura” italiana.

I linguisti italiani–o sardignoli–non ne parlano, le ricerche ufficiali neppure.

Ufficialmente il problema linguistico non esiste.

I ragazzi sardi vengono semplicemente etichettati come italofoni e quindi dove sta il problema?

E, per quanto ne so, il problema della dispersione scolastica non costituisce certamente uno dei temi della campagna elettorale per alcuno dei candidati.

Figuriamoci la questione linguistica nel suo insieme.

Non si va oltre le generiche dichiarazioni di simpatia per la limba, con l’eccezione della proposta fatta dal PSdAz di modifica dello statuto e introduzione del bilinguismo perfetto.

E questo malgrado il 30% dei maschi e il 20% delle femmine abbandoni la scuola senza aver ottenuto il diploma.

Questi ragazzi non hanno santi in paradiso.

I nostri santi hanno anche questa volta altro a cui pensare.

Speriamo che se ne ricordino al momento di votare. Ma già, loro questo blog non lo leggono.

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