Rivoluzione!

128-2-2

Sono anni che dico la stessa cosa: per conquistare l’indipendenza-sovranità bisogna conquistare le coscienze della meta dei Sardi, più uno.

E come si fa, in una terra così profondamente colonizzata nella sua cultura?

Decolonizzandola culturalmente.

E naturalmente per fare questo si può solo partire dalla decolonizzazione linguistica.

Come?

Costringendo tutti i Sardi a diventare almeno bilingui, dato che l’italiano è un male inevitabile e dato che, comunque, sapere di più è sempre meglio che sapere di meno.

L’Italiano Scalcagnato di Sardegna sta fagocitando le lingue nazionali dei Sardi, lasciandoci la prospettiva di uno squallido  monolinguismo in una semilingua monca e zoppa, concausa dell’impoverimento/alienazione culturale dei giovani e di una raccapricciante dispersione scolastica con annessa disperante disoccupazione giovanile.

Occorre instaurare un regime di bilinguismo perfetto, come in Catalogna e in Sud Tirolo, modificando lo Statuto della RAS in modo da dare alla Sardegna anche la sovranità sull’istruzione e sui Beni Culturali.

Bisogna costringere i Sardi a conoscere le proprie lingue nazionali, la propria storia e la propria cultura.

Come?

Con la scuola dell’obbligo, è chiaro, così come li si costringe a studiare la matematica e l’inglese.

Un Sardo che abbia letto Su cuadorzu vede il mondo in modo diverso–forse solo un po’, ma diverso–da uno che abbia letto soltanto Accabadora.

Un Sardo che sappia che Eleonora è nata a Molins de Rei (Catalogna,) da madre catalana, guarda alla sua posizione nel mondo in modo diverso da uno che sa soltanto chi era Garibaldi.

Arricchirsi, sapere di più: ecco in cosa deve consistere la decolonizzazione culturale della Sardegna.

Tutte cose già dette: Cosa intendo per rivoluzione linguistica

Tutte cose sulle quali siamo apparentemente tutti d’accordo.

Ma, come ha detto Francesco Cheratzu, est ke sa kistione de su casu fatu (martzu, giampagadu, ecc.). Praxet a totus e totus ddu papant, ma cando si tratat de ddu legalizare, tando incumentzant totus a si tirare a coa: est contras a sa lege, est prenu de baterios, non faxet ca s’EU non bolet.

Tutti i partiti/movimenti indipendentisti-sovranisti hanno la questione linguistica nel loro programma.

Nessuno ne ha fatto il perno del proprio programma.

C’è chi lo dice esplicitamente e chi lo lascia intendere, ma la questione linguistica è considerata da tutti una questione parziale, che si risolverà–come in Irlanda–una volta fatta la rivoluzione/raggiunta l’indipendenza.

Quando la lingua sarà morta, viene allora da dire, come in Irlanda.

Ma anche tralasciando questo aspetto–per noi fondamentale, per loro secondario, parziale–quello che non si capisce è come credano di convertire la metà più uno dei Sardi al verbo indipendentista-sovranista.

Come ho scritto ieri (Borghesia nazionale ), quello che sai influenza non solo il modo di pensare, ma anche il modo di sentire di un individuo.

Come può identificarsi con una Sardegna indipendente-sovrana un Sardo che non conosce la sua lingua e non sa quasi niente della storia e della cultura della sua terra?

Gli basterà un estratto dall’anagrafe a fargli gonfiare il petto di orgoglio indipendentista?

Il “neoindipendentismo” ha intanto raggiunto la venerabile età di una decina d’anni.

Dove sono i risultati elettorali?

Quanti Sardi mancano a quel fatidico 50%, più uno?

E dire che sarebbe stata la questione linguistica–se troppo sottolineata–a dividere il movimento e a far perdere voti: di nuovo, alcuni l’hanno detto esplicitamente, altri lo hanno dato a intendere.

In questi anni, l’indipendentismo-sovranismo si è diviso  con una velocità degna di un batterio e anche quanto a risultati elettorali, finora sono rimasti a dimensioni analoghe.

E tutto questo continuando a considerare la lingua una questione parziale.

Qualcuno ha sbagliato analisi in questi anni, ma non vuole ammetterlo.

Allora ripartiamo da capo: per arrivare all’indipendenza, bisogna conquistare alla causa buona parte della borghesia.

Ma come formare quella borghesia nazionale, il centro della società, senza la quale non si arriva da nessuna parte?

Producendo cultura nazionale, è chiaro.

Quindi l’obiettivo, tattico, ma irrinunciabile deve essere quello di un Istitutu de sa limba e de sa curtura, indipendente dalla politica: A cosa serve un Istitutu de sa limba e de sa curtura sardas .

E naturalmente l’inserimento del sardo fra le materie curricolari di tutte le scuole, nei tempi e nei modi possibili oggi.

Già questa sarebbe una mezza rivoluzione.

Perché la rivoluzione, quella vera, non consiste nel sostituire un gruppo di individui con un altro, ma nel cambiarli dentro, nell’arricchirli con nuove conoscenze e sentimenti.

Chi ci sta a fare questa rivoluzione?

Anche Alessandro Mongili ha rivolto il suo appello alla sua candidata, ma finora non ha ricevuto risposta.

Come at scritu un’amigu: su votu cheret marradu!

Non illudetevi che basti sparare parole roboanti, ma a vanvera.

P.S. In su mentris est essida sa respusta de Kelledda Murgia a Lisandru Mongile: http://www.sardiniapost.it/limba/limba-la-risposta-in-limba-di-michela-murgia/

Bene meda!

3 Comments to “Rivoluzione!”

  1. S’artìculu de sardinia post cun sa respusta de Murgia est betzu de su 13 de austu

  2. Oia, sa metadi prus unu est troppu pagu, n’di morrit una pariga e si sciusciat sa barracca. …………….

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