Dei delitti e delle penne

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“Il mio è più lungo del tuo!”

Noi maschi ci siamo passati tutti.

Molti, da quella fase, non ne sono mai usciti.

La smania di arricchirsi di molti maschi viene da lì.

“Il mio (conto in banca) è più lungo del tuo.”

E siccome non è elegante sventolare la gigantografia del proprio proprio estratto conto–come non è neppure molto elegante tirar fuori l’uccello dalla braghetta quando ci presentiamo a qualcuno–la gente si è inventata gli status symbols.

Ora, diversi amici mi hanno rimproverato la volgarità della mia trasformazione delle penne Mont Blanc in vibratori, elettrici o con motore a scoppio: https://bolognesu.wordpress.com/2013/12/17/pene-mont-blanc/

Ma cosa è una penna Mont Blanc se non la metafora di un lungo conto in banca?

E cosa è un lungo conto in banca–tranne che per Rocco Siffredi–se non la metafora di un pisellino breve, o almeno più breve di quello di qualcun altro?

Nella vita dei maschi c’è sempre il trauma dell’incontro/confronto con l’uccello mostruoso di un José Arcadio Buendía.

Un condor, uno struzzo, in confronto al nostro passerotto!

Passer mortuus est meae puellae…

E nau deu ca si nci morit biendi cussa specia de anaconda.

De sa spramma…

E allora dai a compensare.

Le dimensioni del pisello sono geneticamente date: chi non ne ha non se ne può dare.

Ma il conto in banca può crescere all’infinito.

Ecco da dove nasce l’idea che l’economia debba crescere all’infinito, anche davanti all’evidenza della limitatezza delle risorse.

Il futuro dell’umanità in balia delle ciccioline…

Ma non è elegante sfoderare l’estratto conto, per non parlare della lelledda rachitica…

Molti anni fa sono andato a un colloquio di lavoro.

Di fronte a me avevo il direttore della filiale sarda di una casa editrice italiana.

Aveva l’orologio sopra il polsino della camicia, come Agnelli, ma lui non soffriva di allergia ai metalli, come Agnelli.

Non ho guardato la marca dell’orologio, ma ci aveva più oro addosso di quanto ne mettano alla Maddalena nella processione della settimana santa di Iglesias.

Un’altra lelledda rachitica, insomma.

Ma ancora più bello è regalarli, gli status symbols.

Rubarli per regalarli poi è il massimo.

In fondo si tratta di mentine in confronto a quello che guadagnano–potrebbero benissimo pagarseli da soli–ma dove la metti la goduria che ti da il potere di investire un altro con il titolo di “cavaliere del malaffare”?

“Sei uno dei nostri!”

Devono essersi sentiti come dei re che investivano i cavalieri poggiando loro la spada sulle spalle.

“Comandare è meglio che fottere”, no?

La consegna della Mont Blanc come rito iniziatico e la sua esibizione come messaggio in codice agli altri: “Io sono un figlio di bagassa titolare”.

Una Mont Blanc come compensazione della lelledda rachitica.

Adesso vi ho spiegato la barzelletta.

 

2 Comments to “Dei delitti e delle penne”

  1. Tando cumbenit de torrare a leggere “Psicologia di massa del fascismo” e del comunismo de Wilhelm Reich? O si nono “Avere o essere” de Erich Fromm.

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