Istruzione di qualità e misera realtà

022-2

Ho mandato Bolognesu a riposarsi per un po’, forse fino alla fine della campagna elettorale.

In questi giorni a sparare cazzate, ridursi a caricature, semplificare fino all’osso, esagerare, ci pensano già i candidati e i loro tifosi: troppa concorrenza.

Vorrei parlare allora dell’unico tema serio tirato fuori da uno dei candidati alla presidenza.

L’unico che tema che dimostra la capacità di guardare oltre l’emergenza eterna della nostra povera isola.

Un tema, tra l’altro, introdotto già prima che il candidato presidente venisse nominato tale, almeno per quanto ne sappiamo noi dal di fuori.

Francesco Pigliaru ha introdotto la questione dell’istruzione, nel seguente articolo: http://francescopigliaru.blogspot.it/2013/12/la-nuova-industria-istruzione-di-qualita_30.html

“Questa visione delle cose è confermata da un recente studio del governo britannico su “Il futuro della manifattura”. Sostiene quel documento che oggi hanno successo le imprese capaci di “adattare rapidamente le loro infrastrutture fisiche e intellettuali per sfruttare i continui cambiamenti in tecnologia”, nelle quali forza lavoro e management sono sempre più competenti nelle aree scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche. In una parola, nella nuova manifattura lo spazio per il lavoro non qualificato si restringerà sempre di più.
Se questo è il futuro che ci aspetta, una conclusione dovrebbe essere condivisa da tutti: la principale risorsa per affrontarlo è una popolazione con competenze adeguate e diffuse. E dovremmo condividere tutti anche ciò che questa conclusione implica. Per esempio, che per far crescere quella risorsa sono essenziali sistemi di orientamento e di formazione continua che funzionino davvero, che consentano anche a chi è già entrato nel mercato del lavoro senza le competenze oggi richieste di acquisirle in tempi decenti, per evitare un destino di disoccupazione cronica. E soprattutto che non possiamo fare a meno di un sistema di istruzione di qualità, capace di dare tutta la preparazione necessaria a chi entrerà nel mercato del lavoro nei prossimi anni.

Come arrivare al “sistema di istruzione di qualità”, Pigliaru non ce lo dice.

Si limita a constatare, e in modo poco preciso, che “Il dramma per la Sardegna è che tutti i nostri dati rivelano quanto siamo impreparati per un futuro con queste caratteristiche. Orientamento e formazione sono l’eterno disastro di cui sappiamo, e i risultati scolastici della nostra regione rimangono sconfortanti, come ci ricordano gli indici sugli apprendimenti scolastici dei nostri giovani misurati dai test Pisa-Ocse e Invalsi. Come se non bastasse, continuiamo ad avere pochi laureati, soprattutto nelle materie scientifiche, e un indice di dispersione scolastica tra i più alti d’Europa.”

In seguito Pigliaru corregge il tiro, ma ancora in modo poco preciso: la dispersione scolastica in Sardegna è del 26% (“http://www.sardiniapost.it/politica/scuola-pigliaru-26-studenti-fermo-terza-media-istruzione-e-tema-centrale/“).

Pigliaru non dice che quel 26% va suddiviso tra un 20% che riguarda le femmine e un 30% che riguarda i maschi.

Poi, continua a non dire che l’Italia, con il 17,6% detiene il record europea della dispersione scolastica ((http://espresso.repubblica.it/attualita/2013/12/30/news/scuola-l-abbandono-e-di-nuovo-emergenza-ecco-dove-i-ragazzi-non-vanno-piu-in-classe-1.147385)) e che la Sardegna è stabilmente, da almeno un decennio, ai primissimi posti tra le regioni dello stato italiano.

Quello che Pigliaru tralascia di dire è che tra gli studenti maschi della Sardegna, la dispersione scolastica è quasi il doppio della media italiana, la quale è la più alta d’Europa.

Perché non ce lo dice?

Sarebbe grave se un docente di economia e candidato alla presidenza della RAS non leggesse L’Espresso,  ma sarebbe ancora più gravce se non conoscesse i dettagli della dispersione scolastica in Sardegna.

E Pigliaru è una persona seria e preparata…

Non è credibile, proprio non è credibile.

Allora ripeto la domanda: perché non ci parla dei dettagli crudeli della dispersione scolastica in Sardegna?

Sta a lui considerare la mia come una domanda retorica o una domanda vera.

La risposta alla domanda retorica è ovvia:  gli manca la volontà politica di parlarne.

E perché mai non avrebbe la convenienza politica a parlarne?

Mi pare ovvio: esistono cause specifiche per la dispersione scolastica in Sardegna che vanno ben oltre le cause, pur gravissime, che la determinano in Italia.

Esiste una specificità sarda che viene pesantemente punita dalla scuola italiana.

Pigliaru di queste cause non vuole parlarne.

In questo non non si scosta di un millimetro dal resto dell’accademia italiana: ho denunciato tantissime volte  la latitanza della cultura italiana su questo tema (https://bolognesu.wordpress.com/2012/06/07/italiano-di-sardegna-e-dispersione-scolastica/https://bolognesu.wordpress.com/2013/06/06/dispersione-scolastica-e-lingua/)

La media delle bocciature in Sardegna è analoga a quella delle altre regioni in cui vivono minoranze linguistiche e in controtendenza rispetto al meridione d’Italia: https://bolognesu.wordpress.com/2013/06/07/ritardo-scolastico-e-lingua/

Quali sono le cause della mostruosa dispersione scolastica in Sardegna? E dagli anni  ‘Ottanta, con i lavori di Maria Teresa Pinna Catte e Elisa Spanu Nivola che non si affronta seriamente il problema.

In questi giorni è apparsa, sul blog di Maninchedda, questa analisi, penosa, ma soprattutto autoassolutoria: http://www.sardegnaeliberta.it/cuore-e-risorse-per-la-scuola/

Queste parole si commentano da sole: [Il ragazzo sardo] sceglie scorciatoie lavorative non sempre sicure, o sceglie di rimanere a casa la mattina, nell’oblio della noia, al sicuro di un letto caldo difficile da lasciare per un mondo un po’ nemico.”

Non sarà che invece che al “mondo nemico” il ragazzo sardo sfugga alla “scuola nemica” che nega la sua identità e la punisce?

Fino a prova contraria, queste sono le cose di cui Pigliaru non ci parla.

E, se è per quello, neanche gli altri candidati alla presidenza della RAS.

Ecco perché nessuno avrà il mio voto.

Rispetto a Pigliaru, c’è l’aggravante che lui ci promette il Sol dell’avvenire di un “sistema di istruzione di qualità”, mentre si ostina a tacere dell’esistenza di una realtà scolastica che discrimina i giovani sardi.

Il piano di Pigliaru allora si rivela velleitario, se non demagogico.

Questo post è già troppo lungo….

Nel prossimo parlerò delle proposte di Tagliagambe sul bilinguismo e la sua funzione economica, anche rispetto all’istruzione.

3 Comments to “Istruzione di qualità e misera realtà”

  1. In realtà ne ha parlato anche Michela Murgia a Barcellona, ma ha sminuito il ruolo dell’identità e della lingua in questo. ha parlato più di struttura scolastica e trasporti come nodo della dispersione scolastica

  2. Robe’,
    Deo l’apo intesu a su tg regionale de sa RAI, s’atera die. Faedhende a su microfono, l’at nadu: “Istruzione di qualità”.
    A narrer “Istruzione di qualità in Sardo e nelle lingue di minoranza” propriu non li resessit, a custa zente!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: