Ma la cultura sarda a chi appartiene?

Questa volta all’aereoporto di Alghero ho avuto una bella sorpresa.

Una gigantografia del nuraghe di Santu Antine domina nella sala d’aspetto, sponsorizzata dal Comune di Torralba.

Chissà forse anche a Torralba leggono il mio blog: https://bolognesu.wordpress.com/2012/07/25/per-chi-votero-alle-prossime-elezioni/

Oddìo, non è esattamente quello che io ho proposto, ma è già molto.

La fotografia del nuraghe è molto bella, ma manca tutto il resto.

E il resto non è poco.

Il resto è niente di meno che il collocare Santu Antine nel contesto della cultura mondiale.

Sarebbe bastato dire che il nostro nuraghe è dieci volte più grande e molto più bello del famosissimo monumento megalitico di Stonehenge.

Tutto vero, ma al comune di Torralba non se la sono sentita di fare una campagna così aggressiva.

Cosa molto comprensibile, del resto: come può l’amministrazione comunale di una bidda del Logudoro pensare di sfidare uno dei miti della cultura anglosassone, anche se questo è quello che è: un cerchio megalitico di poco più antico dei nuraghi, ma di dimensioni e di pretese estetiche molto più modeste.

Avrebbe potuto farlo la Regione, se il nostro Ugo M.–a proposito c’è qualcuno che se ne ricorda ancora?–non fosse stato così occupato a progettare campi di golf.

Ma non solo Ugo: tutti i nostri governanti soffrono di ecofobia e si guardano bene dal pensare di valorizzare la cultura sarda.

Vedremo cosa farà il neoeletto economo che ha tanta paura di imparare il sardo che gli è venuta pure la erre moscia.

Ma a Torralba sono giustamente fieri del loro monumento e ora cercano di promuovere il turismo culturale–quello che porterebbe molta più gente degli amichetti di Ugo che giocano a golf–e magari riusciranno in questo modo a far lavorare un po’ di più le loro guide turistiche.

Eppure non è giusto.

Santu Antine, se giustamente valorizzato, farebbe guadagnare quattrini a molta più gente che non le guide turistiche di Torralba.

Lo stesso aereoporto di Alghero–e anche gli altri–hanno tutto da guadagnare dalla crescita del turismo culturale.

Perché deve essere il comune di Torralba a pagare la pubblicità del nostro nuraghe?

Cosa aspettano i nostri nuovi governanti democratici e sovranisti per costituire un consorzio per la valorizzazione turistica del nostro patrimonio culturale?

Un tale consorzio disporrebbe dei mezzi per finanziare una campagna pubblicitaria aggressiva e assertiva, quella che occorre per far partire il turismo culturale in Sardegna.

Vedremo.

Diamogli il tempo.

Tanto, normalmente, la gente con la erre moscia non muore di fame.

E peggio per chi non ce l’ha moscia.

 

 

2 Comments to “Ma la cultura sarda a chi appartiene?”

  1. Tandu, su cumunu de Torralba, pagat po su ammostai su nuraxi de Santu Antine in sa parada de Elmas?
    E tandu s’isola “di pasqua” puru, pagat po su “moai” chi ddoi tenit?
    Amigus istrangius m’ant pregontau a sci chi custus “moai” ddus fadiant is antigus nostus puru. Ddis appu nau ca eja, de truncus de mudregu.

  2. Balla togu! Custa m’est pràxia.

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