Quel demonio di Tagliagambe ci parla di Sardegna, ma ci parla anche di lingua e ci parla anche di LSC

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Interrompo i miei ozii linguistici–di limba non si vive, io no almeno, ma certamente non si vive di sola limba!–perché Silvano Tagliagambe, da par suo, mi ha di nuovo tirato per i capelli.

Presento due sue riflessioni che sembrano scritte apposta per noi, partigiani della limba, in questi giorni in cui la cosa più ottimistica che si possa dire su questa nuova giunta regionale è che l’italofono Pigliaru non ci ha deluso. Niente aveva promesso e niente ci offre.

Ma Tagliagambe ci ricorda che la rivitalizzazione delle lingue dei Sardi non può essere affidata alle istituzioni. L’elezione dell’italofono Pigliaru e questa junta, espressione dell’università italiana di Sardegna, sono soltanto il frutto della passività nostra, ma è più giusto dire vostra. Chi ci impedisce di usare il sardo in tutte le occasioni che vogliamo? Se facessimo sentire il sardo per strada, gli italofoni si ritirerebbero nelle loro tane dorate: “I valori, soprattutto quelli fondanti, quelli che sono alla base delle virtù civiche, e che per questo sono i presupposti indispensabili per la formazione di una comunità salda e duratura, non possono essere il prodotto delle nostre istituzioni, perché le devono precedere. Se le istituzioni si creano i propri fini e valori, se questi ultimi vengono, di conseguenza istituzionalizzati, il processo di deterioramento che prima o poi finisce con l’investire le istituzioni, specie in periodi di crisi sociale ed economica come l’attuale, si estende anche ai valori e alle finalità, lasciando l’uomo privo di riferimenti e di appigli. Il mondo perde così la sua dimensione umana per trovarsi preda dell’inesorabilità dei fatti e della fatalità, che caratterizzavano le società primitive. Vengono in questo modo meno la logica dello sforzo e dell’impegno personale, anche attraverso la ribellione, la fiducia in un futuro che sia aperto alla speranza. E se si perde anche quest’ultima non rimane altro.”

E che dire della “lingua comune”?

Non sembrano scritte, le parole seguenti, per i nostri amici, ex-amici e nemici che hanno confuso quello che era un punto di partenza (la LSC) con il traguardo finalmente raggiunto?

“Una società che affida tutte le sue speranze e la propria volontà di riscatto alle istituzioni finisce con l’istituzionalizzare i propri valori, i propri desideri, i propri sogni, le proprie aspirazioni. Una volta che anche questa dimensione sia stata istituzionalizzata in processi programmati e meccanizzati si smarriscono inevitabilmente il senso del possibile, la voglia del cambiamento, lo slancio dinamico e propulsivo che ispira e alimenta le grandi trasformazioni sociali. I membri della società finiscono così col credere che il vivere bene consista nell’avere istituzioni che definiscano i valori e i fini di cui essi stessi e la loro società ritengono d’avere bisogno. Seguendo questa via il degrado delle istituzioni, il loro invecchiamento e la loro crescente inadeguatezza in condizioni profondamente mutate finiscono, inesorabilmente, per produrre anche il consumo e il declino dei valori legati a esse e da esse stesse generati e legittimati. Si ha così una corruzione dell’immagine che l’uomo si fa di se stesso, che provoca una regressione della sua coscienza individuale e una mutazione di quella collettiva, in seguito alla quale l’uomo medesimo viene visto come un essere dipendente non più dalla natura e dalle altre persone, ma dalle istituzioni. ” (http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/2314)

Ecco: queste cose dovevo dirle.

E dopo aver ringraziato Tagliagambe, me ne torno ai miei ozii.

4 Comments to “Quel demonio di Tagliagambe ci parla di Sardegna, ma ci parla anche di lingua e ci parla anche di LSC”

  1. E la scrito in limba, in quela commune o in taliano?

  2. Caro Roberto, grazie della ripresa di queste mie riflessioni. Approfitto del tuo scambio d’idee con Alessandro Mongili per segnalarti il mio dialogo con De Mauro proprio sul tema del rapporto tra bilinguismo e dispersione scolastica:
    https://www.youtube.com/watch?v=h4_jfQGDQ0Q. A presto “Quel demonio di Tagliagambe”.

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