Archive for April, 2014

April 27, 2014

Cara Assessore Firinu …

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Cara Assessore Firinu,

stavolta l’ha fatta grossa!

Ci ha promesso addirittura la LEGGE!

La legge che introduce il sardo nelle scuole.

Sono molto piacevolmente stupito.

Io sono scettico, ma non cinico.

Da voi, da questa giunta guidata da un italofono, degno rappresentante dell’accademia italiana in Sardegna, una giunta che rappresenta si e no il 20% dei Sardi, non mi aspettavo niente.

Non vi ho votato, perché non mi fidavo di voi, ma non mi sono messo a spararvi addosso.

Vi stavo osservando e finora avete soltanto confermato il male che pensavo di voi.

Adesso lei viene fuori con questa promessa.

Si rende conto di quello che ha promesso?

Ci ha promesso il passo fondamentale nella strada che porta al bilinguismo perfetto.

Benissimo!

Ma adesso ne va della sua credibilità.

Ci ha pensato bene?

il sardo, come tutte le lingue costa fior di quattrini.

Lei vuol far entrare il sardo nelle scuole con una legge regionale? Benissimo!

Ma dov’è  il materiale didattico?

Dove sono gli studi preparatori necessari allo sviluppo del materiale didattico?

Quale sistema ortografico pensa di utilizzare per insegnare ai ragazzi a leggere e a scrivere in sardo?

Come pensa di formare gli insegnanti?

Se è vero, come dice il mio amico Andrea, che cominciando dalla scuola materna, per ora, questi problemi si possono rinviare: basta impregnare (aciupai, at nadu issu)  i bambini nel sardo, poi, comunque, i problemi che ho enumerato bisognerà affrontarli.

Si tratta di problemi esclusivamente politici, non finanziari.

Perché non è vero che il sardo deve far lievitare il bilancio del suo assessorato.

Se l’Assessorato fosse una famiglia, si può dire che basta dirottare i finanziamenti dalle voci “generi voluttuari” a quelle “generi di prima necessità”.

Se lei dovesse scegliere tra il pagare la bolletta dell’acqua e l’andare all’opera, cosa sceglierebbe?

Domanda retorica, lei all’opera ci va gratis, con i nostri soldi.

E così la maggior parte del pubblico a cui si rivolge l’Ente Lirico di Cagliari: gente che va a sentire musica italiana, sovvenzionata con i soldi dei contribuenti sardi.

Ecco, insomma: si tratta di stabilire delle priorità.

Priorità politiche.

Cosa è più importante per i Sardi: il sardo nelle scuole–insegnato in modo degno–o permettere a poca gente di sentire il Rigoletto, o di partecipare a concorsi letterari rigorosamente in italiano, ai festival di Jazz e Blues, o dare tutti quei soldi allo sport?

Priorità politiche, Assessore.

Quindi, tutti i discorsi sui problemi finanziari della Regione, ce li risparmi.

Non ho ancora sentito parlare di tagli al bilancio dell’Ente Lirico.

Già solo per questo, non siete credibili.

Allora, Assessore, adesso si tratta di fare politica culturale.

È il suo compito e ne va della sua credibilità.

Noi stiamo aspettando, scettici, ma non cinici.

 

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April 26, 2014

Spantu mannu! Su sardu intrat in sa scola cun una lei?

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Custa non mi dd’abetaía:

http://www.sardegnaoggi.it/Politica/2014-04-26/25129/Lannuncio_Il_sardo_nelle_scuole_con_una_legge_regionale.html?fb_action_ids=10203564836672653&fb_action_types=og.comments

April 25, 2014

Ma si sa LSC est su massimu ki faet a tenner, proita timent aici meda a dda ponner in discussione e a provare áteras cosas?

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Deo, comente schieis, fia in sa Cummissione ki at aprovadu sa proposta sperimentale e provisoria de sa LSC.

E tando bosi potzo assegurare de una cosa: columbas o ateros pugiones divinos in cussa sala de s’hotel Caesar non bi nd’at caladu.

Deo Spiritu Santu non nd’apo intesu e non apo bidu ne-mancu pampas pesende-si dae sa conca de is áteros ki bi fint.

Sa cosa est andada de aici: Renato Soru s’est arrosciu de nosi intender bacalliende e nosi at manovradu a sa proposta ki a issu ddi andát megius.

A narrer sa beridade, forsis a issu su Spiritu Santu calincuna cosa già bi dd’at fata, ca in un’ora s’est furriadu a linguista issu puru.

Ma bidende a is áteros, prenos de dudas ke a me e totu, potzo narrer ki bisitas dae su chelu non dd’amus tentu.

Sa LSC est stada una solutzione de compromissu, fata dae omines ki, pro sa prus parte, nde cumprendíant pagu de su ki fiant fende.

Deo apo firmadu, proita ca sinono cussu ammisturu incoerente ki nd’est essidu–unu frastimu logicu e fonologicu–non fiat passadu mai e tando s’idea e totu de standard si nche fiat morta in s’hotel Caesar.

Totus–foras de Corraine, ki nch’est arrutu in su cardaxu de su Spiritu Santu a pitzokeddu–sciemus ki cussa proposta fiat un esperimentu: “Dette norme linguistiche di riferimento hanno carattere sperimentale ma consentono ugualmente di avviare un processo graduale mirante all’elaborazione di una Limba Sarda Comuna.”  http://www.sardegnacultura.it/j/v/258?s=21392&v=2&c=2730&t=7

Tando, biende ki is cosas fiant e sunt ancora de aici e nemos at furriadu ancora sa LSC a standard ufitziale de su sardu, non si cumprendent is reatziones, namus, pensamentosas, de is Tistimongios de Corraine a sa proposta de su Comitadu Bilinguismu Democraticu de sperimentare un’annu puru áteras propostas de norma ortografica.

Non si cumprendet proita Pepe Corongiu tengiat bisongiu de contare faulas, nende ki foras de sa LSC, non esistint áteras propostas.

O forsis Corongiu puru nch’est arrutu in su cardaxu de su Spiritu Santu e at bidu sa matessi luxe ki guiat su caminu de Diegu Corraine dae totu custo annos?

Misterios de sa fide.

 

April 23, 2014

Recensione del mio libro da parte di Fiorenzo Caterini

 

 

233https://www.facebook.com/Sardegnablogger/posts/780825778596442

April 23, 2014

Pistende abba pro non cambiare nudda

April 23, 2014

La LSC e i Testimoni di Geova

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Dai commenti che arrivano alla proposta del Comitadu Bilinguismu Democraticu si intravede un sordo (e anonimo) rancore nei miei confronti.

Qualcuno arriva addirittura a indicarmi come regista occulto del Comitadu.

Altri minacciano Alexandra Porcu augurandole di fare la  mia fine (sic!)

Altri ancora mi rimproverano di aver insultato mezzo mondo: vero, e allora?

Quello che non mi viene rimproverato apertamente è l’essermi allontanato dall’interpretazione corrainese della LSC, quando questa mi è diventata chiara e quando è diventato chiaro che la sua interpretazione veniva spacciata come quella ufficiale.

Corraine stava sfacciatamente imbrogliando le carte, con il benestare dell’Uffitziu de sa Limba.

E imperversava con le interpretazioni più sguaiate e ignoranti per dare le preferenze alle forme settentrionali e stava addirittura cercando di imporre un a standardizzazione del lessico, esplicitamente esclusa dalla delibera di istituzione della LSC.

Mi avete mai scopèrto ad attaccare la LSC?

Io ne ho sempre criticato i limiti e ho da subito fatto le mie proposte per superarli e sempre apertamente, fin da Paulilatino.

Le mie proposte sono state ignorate sia dai sostenitori della LSC, versione corrainese, sia dai suoi oppositori.

Adesso gli amici di Corraine  mi dipingono come un traditore della patria, perché ho denunciato il loro colpo di stato strisciante, mentre gli altri solo adesso si accorgono che esiste una mia proposta di miglioramento della LSC.

Gli uni mi trattano come un apostata–mentre i traditori sono loro–gli altri hanno scoperto l’acqua calda: è possibile una normalizzazione democratica del sardo scritto.

Esiste una pubblicazione a mio nome con quel titolo che risale al 2002!

Nella discussione seguita al’articolo di Biolchini, di tutto si parla tranne–quasi–di proposte concrete.

Siamo al solito scontro tra bande, tra sette contrapposte.

Ecco, cominciassero a spiegare cosa non gli va bene e cosa gli va bene della mia proposta.

Né i Testimoni di Corraine l’hanno mai fatto, né i loro nemici.

Mi fate ridere entrambi.

Io continuo a farmi i cazzi miei: quest’anno ho pubblicato il mio libro “Le identità linguistiche dei Sardi”, ho tradotto “Su cuadorzu”, ho scritto un romanzo e adesso sto traducendo “Sa gianna tancada”.

Non so quanta energia abbia Alexandra Porcu, ma la mia non mi sembra proprio una brutta fine!

April 22, 2014

Pistende abba: s’urtima polemica

Bolognesu: in sardu

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Custa est s’urtima, proita ca si sa gente comperat Barilla o De Cecco, LSC o GSC, dipendet dae sa calidade de su produtu e non dae sa polemica intro de is duas industrias.

Su ki torrat a contu a sa gente est ki ddoe siat concurrentzia intro de produtos diferentes.

Cale at a essire su standard de su sardu?

Boh?

“Vinca il migliore!”

E si essint atras propostas, megius puru.

Sa cosa ki contat est ki non ddoe at prus su monopoliu a pitzos de sa grafía standard de su sardu.

Non est prus kistione de sceberare intro de sa dialetizatzione de su sardu–o fintzas peus: sa partzidura in duos– e sa LSC (bersione corrainesa), duncas LSU.

Su ki bogio narrer est ki sa Grafía Sarda Comuna non faet prus a dda tzerriare “emendamentos a sa LSC” pro motivos politicos, in su sensu peus de su faeddu “politica”.

Sa possibbilidade…

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April 17, 2014

Storia di una castrazione

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Ho scelto questa immagine delle campagne di Gonnesa, perché una volta qualcuno me l’ha rubata e, quando io l’ho scoperta su FB, lui mi ha risposto: “Quest’immagine è di tutti i Sardi. Questa è la Sardegna!”

Pochi alberi piegati dal vento e dalla salsedine e tante pecore.

Ho iniziato a leggere il libro di Fiorenzo Caterini, “Colpi di scure e sensi di colpa” quasi due mesi fa. L’ho appena finito. È la cronaca della distruzione delle foreste sarde.

Mi sono inventato di tutto per interrompere la lettura: “È ripetitivo. È lento. Non è originale, visto che cita sempre altre fonti.”

Mi sono messo a fare altre cose: ho scritto perfino un romanzo, nel mentre.

Ma la verità di queste interruzioni e rimandi è che leggere questo libro ti fa male, ti procura una sofferenza fisica.

Mi immagino che sia come scoprire di essere dei figli illegittimi e adottati da estranei.

Fa male fisicamente scoprire che la Sardegna che amiamo, i suoi paesaggi, i suoi mestieri più “tipici”, il nostro modo di intendere l’essere Sardi, non siano altro che il risultato di una violenza subita e talmente dolorosa da essere rimossa. La Sardegna che amiamo è il cadavere della Sardegna che è stata: siamo diventati quasi dei necrofili.

Abbiamo comiciato ad amare i resti di una terra così bella, che non riusciamo nemmeno ad immaginarcela.

Ci hanno lasciato gli avanzi di quella terra e ci siamo identificati con questi.

Fa molto male scoprire che la nostra identità è, in tutti i modi possibili, un’identità coloniale.

La Sardegna, isola verde, è esistita davvero e noi abbiamo sempre pensato che anche quello fosse un mito.

Quello che più mi interessa, a questo punto, non è tanto scoprire la violenza che la nostra terra ha subito, già terribile di per sé.

È la violenza culturale che noi Sardi abbiamo subito che mi fa star male.

Se vi chiedessi quale scrittore abbia rappresentato meglio la Sardegna, penso che la maggior parte risponderebbe: Grazia Deledda.

Avete mai letto qualcosa nell’opera di Deledda che parli della distruzione delle foreste sarde?

Eppure lei è cresciuta in quegli anni.

E Grazia Deledda è il modello dell’intellettuale sardo di successo.

Deledda ci parla di una Sardegna arcaica e incontaminata, mentre la natura e la società sarde vengono violentate e in gran parte distrutte sotto i suoi occhi.

La distruzione delle foreste è andata di pari passo con la monocultura dell’allevamento ovino: le banane della Sardegna,  ho definito le pecore in una delle rarissime polemiche con ZF Pintore.

Fiorenzo Caterini dimostra in poche parole come una Sardegna coperta di foreste non potesse ospitare tutte quelle pecore.

La base ecologica dell’economia di sussistenza di cui vivevano i Sardi fino a quel punto è stata distrutta, sotto gli occhi indifferenti di Grazia Deledda, per far posto alla produzione industriale del pecorino romano, destinato al mercato internazionale.

Il Sardo = pastore è un prodotto del colonialismo, quanto il minatore di Iglesias.

Il mondo naturale e sociale dei Sardi è stato depredato e distrutto senza che la scrittrice nuorese sentisse il bisogno di denunciare lo scempio.

Solo pochi tra gli intellettuali sardi, tra cui Gramsci e Giuseppe Dessì, non hanno seguito il suo esempio.

La distruzione dell’intero mondo–o quasi–dei nostri antenati recenti–i miei bisnonni–è stata rimossa dalla cultura e dalla memoria dei Sardi.

E noi abbiamo imparato a identificarci con delle pietraie sterili e a credere che la Sardegna sia sempre stata così e possa soltanto essere così: arida, sterile, ingrata, incapace di nutrirci.

Fa male fisicamente scoprire quanto siamo stati ingannati, imbrogliati, truffati per generazioni dai “nostri” intellettuali.

Pensate voi stessi, gli aneddoti non vi mancherenno, a tutte le volte che la maestra, o il prete o il giornale o il vostro amico studiato vi hanno ripetuto che la Sardegna era intrinsecamente troppo povera per farcela da sola.

E poi leggetevi il libro di Fiorenzo e passate attraverso la purificazione che vi darà il dolore di leggerlo.

 

P.S. Il caso ha voluto che Michela Murgia mi pizzicasse su un punto: Grazia Deledda ha scritto della distruzione dei boschi sardi in almeno due opere: “Il nostro padrone”, romanzo del 1910, scritto a distruzione avvenuta, di cui, non a caso,  non conoscevo l’esistenza visto che è uno dei meno conosciuti. Tra l’altro, Deledda non è che dica molto. e certamente, con tutta la buona volontà, non si può che lo sfruttamente coloniale della natura e degli abitanti della Sardegna sia stato uno dei temi della scrittrice nuorese   (http://www.michelamurgia.com/cultura/libri/423-il-nostro-padrone); e “Colpi di scure”, racconto (http://www.intratext.com/IXT/ITA0849/_PAR.HTM)

April 14, 2014

Crisi

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No, la crisi non è la mia, a meno che non la intendiate nel senso etimologico di  κρίσις, decisione.

Ho deciso di starmene zitto per un po’ e di cercare di capire.

La crisi è la vostra, la crisi di una popolo con una classe dirigente che non lo rappresenta e incapace di darsene un’altra. Un popolo che non accetta di essere rappresentato da chi lo governa, ma incapace di immaginarsi un altro governo, un altro modo di essere popolo.

Per cercare di capire, innanzi tutto me stesso, in questa crisi, ho scritto un romanzo.

Il titolo provvisorio è: “La triste storia di Giagu Tuttominca” e racconta la ricerca della propria identità da parte di un Sardo. Questa volta non quella linguistica, ma quella composta dagli altri tasselli di quel mosaico di comportamenti che ci rendono quello che “siamo” agli occhi nostri e degli altri.

È la storia di una sconfitta, né potrebbe essere diversamente, perché Giagu cerca di risolvere la sua crisi di identità da solo, senza gli altri, come se l’identità dipendesse da quello che sei, e non da quello che fai, e da come questo “fare” viene interpretato da chi ti sta attorno. È la storia della ricerca di una normalità impossibile, perché la decisione di cosa sia “normale” è una decisione collettiva. Per cambiare la tua identità non basta cambiare te stesso, quello che fai, ma devi cambiare anche il modo in cui gli altri ti vedono, devi cambiare anche gli altri, deve cambiare la percezione collettiva della normalità. L’identità nasce dal confronto e dal conflitto con gli altri. Se fuggi o se rimani, ma evitando i conflitti, non ne avrai mai una.

E questa è, secondo me, la crisi del popolo sardo: la sua incapacità di costruirsi la sua propria “normalità”,  linguistica innanzitutto, ma non solo. Abbiamo la classe dirigente che ci siamo dati: un manipolo di conformisti, dipendenti, mediocri, disposti a tutto pur di non entrare in conflitto con chi stabilisce la loro identità di privilegiati.

Ah, non è solo la crisi dei Sardi?

Appunto.

April 8, 2014

Il coro silenzioso

816-3-2

Vito Biolchini scrive del silenzio seguito alle elezioni: Sardegna, a ciascuno il suo silenzio (Pigliaru non spiega: almeno ascolterà?)

Io sono uno di quelli che da allora tacciono in coro.

Non per delusione, visto che non mi sono mai illuso sull’italofono Pigliaru e sui sovranisti, ex-indipendentisti che mai nulla hanno fatto per la lingua, o che addirittura hanno teorizzato l’italiano come lingua nazionale.

Sulla politica dico soltanto quello che ho sempre detto: fino a quando i partiti e movimenti sardi si presenteranno divisi, non ci sarà da attendersi nulla. Kelledda e Progres hanno fatto flop; i duri e puri del Fronte Indipendentista Unidu non sono andati oltre la testimonianza della loro purezza e durezza, ma avrebbero avuto il mio voto se fossi stato in Sardegna; i sovranisti si sono presentati per aiutare il PD a perdere meno di Cappellacci e hanno esaurito il loro ruolo: non credo che sentiremo più nulla da loro.

Io taccio perché ho altro da fare e perché sto pensando ad altro.

Ci sarebbe da scrivere il manuale di scrittura e pronuncia del sardo, ma non ne ho voglia. Non ho voglia di faticare ancora gratis per un popolo che non è disposto a pretendere i propri diritti linguistici dalla politica, ma si aspetta che il lavoro che non viene fatto da chi è lautamente pagato, nelle università italiane di Sardegna, venga fatto da volontari.

Accontentatevi delle etimologie degli accademici e accontentatevi di quello che fanno gli “eroi della limba”, quelli che la linguistica non la conoscono ma vogliono passare alla storia.

Io tornerò a scrivere di lingua quando ne avrò di nuovo voglia.

La mia parte l’ho già fatta abbondantemente.