Crisi

027

No, la crisi non è la mia, a meno che non la intendiate nel senso etimologico di  κρίσις, decisione.

Ho deciso di starmene zitto per un po’ e di cercare di capire.

La crisi è la vostra, la crisi di una popolo con una classe dirigente che non lo rappresenta e incapace di darsene un’altra. Un popolo che non accetta di essere rappresentato da chi lo governa, ma incapace di immaginarsi un altro governo, un altro modo di essere popolo.

Per cercare di capire, innanzi tutto me stesso, in questa crisi, ho scritto un romanzo.

Il titolo provvisorio è: “La triste storia di Giagu Tuttominca” e racconta la ricerca della propria identità da parte di un Sardo. Questa volta non quella linguistica, ma quella composta dagli altri tasselli di quel mosaico di comportamenti che ci rendono quello che “siamo” agli occhi nostri e degli altri.

È la storia di una sconfitta, né potrebbe essere diversamente, perché Giagu cerca di risolvere la sua crisi di identità da solo, senza gli altri, come se l’identità dipendesse da quello che sei, e non da quello che fai, e da come questo “fare” viene interpretato da chi ti sta attorno. È la storia della ricerca di una normalità impossibile, perché la decisione di cosa sia “normale” è una decisione collettiva. Per cambiare la tua identità non basta cambiare te stesso, quello che fai, ma devi cambiare anche il modo in cui gli altri ti vedono, devi cambiare anche gli altri, deve cambiare la percezione collettiva della normalità. L’identità nasce dal confronto e dal conflitto con gli altri. Se fuggi o se rimani, ma evitando i conflitti, non ne avrai mai una.

E questa è, secondo me, la crisi del popolo sardo: la sua incapacità di costruirsi la sua propria “normalità”,  linguistica innanzitutto, ma non solo. Abbiamo la classe dirigente che ci siamo dati: un manipolo di conformisti, dipendenti, mediocri, disposti a tutto pur di non entrare in conflitto con chi stabilisce la loro identità di privilegiati.

Ah, non è solo la crisi dei Sardi?

Appunto.

2 Comments to “Crisi”

  1. Resone as!

  2. Chepau, maistu Bolognesu.

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