Il sardo: schiacciato tra il populismo di Alexandra Porcu e il fascismo di Diego Corraine

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Alexandra Porcu scrive: “Dobbiamo solo seguire su connotu e nel giro di pochi anni, arriveremo ad una vera lingua comune naturale, creata dai parlanti e avremo uno standard scritto.  

Una lingua scritta che si unificherà da sola.” (http://alexandrarrexinisarrexonus.wordpress.com/2014/05/02/lingua-scritta-comuna-standard-e-nazione/)

Non so da dove Alexandra abbia tirato fuori questa fede nella capacità degli scriventi di darsi spontaneamente una norma scritta, ma so che questo non è mai successo prima.

Diego Corraine, dal lato opposto scrive: “O no la cherent ca cada unu diat chèrrere su “dialetu” (chi in sardu si narat limbàgiu)” (http://limbas.tempusnostru.it/parrere-1.page?docId=2307#.U2dOIw4mQ6A.facebook)

Corraine esegue l’operazione esattamente opposta a quella di Alexandra Porcu: dice, ma senza dirlo esplicitamente, perché lui non è mai esplicito, che i Sardi si sbagliano a usare la parola internazionale “dialetu”(quella che hanno sempre usato) perché lui–e solo lui–ha stabilito che in sardo si dice “limbagiu”.

Come vediamo siamo di fronte a due modi opposti di concepire una standardizzazione: una spontaneo-populista, che non porta da nessuna parte,  e una fascista, con il Duce che decide per tutti ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Esiste un’altra possibilità?

Certo che esiste.

Nel mio libro “Le identità linguistiche dei Sardi” mostro come ogni comunità linguistica disponga di una sua “fonte normativa”,  costituita dalla competenza linguistica di un gruppo relativamente ristretto di parlanti, riconosciuti dalla comunità stessa come rappresentativi.

Tutto quello che occorre fare, allora, è descrivere la lingua di questi parlanti rappresentativi.

Quelle strutture linguistiche rappresentano la norma accettata dalla comunità.

Si tratta, cioè, di passare dal “prescrittivismo” fascista di Corraine, al “descrittivismo”, che poi non è altro che l’atteggiamento dei linguisti, ben consci che a decidere ciò che è “giusto” o “sbagliato” in una lingua è la comunità stessa,  senza cadere nell’estremo opposto dello spontaneismo, che mette sullo stesso piano i parlanti nativi della lingua e coloro che della lingua hanno una conoscenza molto approssimativa,  come Alexandra Porcu.

Come arrivare allora a uno standard del sardo scritto?

Partendo da due semplici constatazioni:  oltre il 90%  del lessico è condiviso da tutti i dialetti sardi; i parlanti del sardo che hanno una buona competenza del loro dialetto non hanno problemi a comprendere gli altri dialetti del sardo.

Si tratta allora di trovare il modo migliore per arrivare a un’ortografia che renda agevole la pronuncia dei vari dialetti e anche la loro scrittura.

La prima proposta in questa direzione l’ho fatta nel 1997, a Quartu. La proposta è stata pubblicata nel 1999 ( http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4463&id=296933)

La proposta originaria si basa sulla scoperta che le “forme sottostanti”” delle parole dei vari dialetti sardi sono spesso identiche (https://bolognesu.wordpress.com/2011/05/11/formas-sutastantes/). Per capire esattamente, leggetevi il mio articolo a pag.  27 del libro del 1999.

Anche questa è una proposta DESCRITTIVA, e va accompagnata dalla descrizione delle regole di pronuncia che i parlanti del sardo già conoscono.

Ora, visto che nel mentre la RAS ha approvato per il suo uso interno la LSC, ho apportato a questa forma di ortografia gli emendamenti che ne permettono varie pronunce,  sempre partendo dalla descrizione dei vari dialetti del sardo. Cioè, si tratta di un sistema ortografico progettato esplicitamente per permettere diverse pronunce, e non, come si fa adesso con la LSC, limitarsi a dire: “Se ci riesci, pronunciala come vuoi!”

Oltre all’intenvento modesto di un funzionario regionale, né i populisti, né i fascisti, hanno mai chiarito cosa non gli va bene della mia proposta.

Al funzionario della regione ho rispsto con i seguenti articoli:

https://bolognesu.wordpress.com/2014/04/22/pistende-abba-surtima-polemica-2/

https://bolognesu.wordpress.com/2013/10/15/pistende-abba-sa-kistione-de-kistione/

https://bolognesu.wordpress.com/2013/10/14/pistende-abba-si-vis-pacem-scrie-paxe/

https://bolognesu.wordpress.com/2013/10/14/pistende-abba-sa-i-prostetica/

Non è vero, quindi, che si debba scegliere tra Corraine e Porcu.

Esiste anche l’appoccio descrittivista alla norma: quello dei linguisti.

Ah, linguisti, eh! Non filologi!

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