Ricominciamo da tre

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Se uno standard linguistico si paragona a un ponte che congiunge le diverse varietà di una lingua, possiamo dire che la LSC è un ponte incompleto.

Sbaglia allora sia chi dice che la LSC ha raggiunto il suo obiettivo, sia chi dice che la LSC va rasa al suolo.

Si tratta di capire perché la LSC non ha raggiunto il suo obiettivo–perché non è stata accettata dai parlanti meridionali–e di completare il lavoro. Quello che unisce i fanatici della LSC e i suoi fanatici oppositori è il considerare la LSC un punto di arrivo.

L´incapacità di Corraine di cambiare idea è proverbiale: il suo cervellino di rettile non ne è capace. Può al massimo fingere, in attesa di poter tornare alla sua velenosa proposta: la LSU = corrainesu.

Altrettanto grande è la rigidità dei fedeli di Santu Max e della sua vestale catalana, falsa come una moneta catanese, direbbe Sciascia.

La LSC va considerata per quello che è, per come è stata concepita dalla delibera che l’ha istituita: un punto di partenza. Faccio mie, allora, le parole di Marco Murgia:

“Nde pesso bene meda. Mancari tengiat unu naturale isperimentale sa LSC est istetida e abarrat unu brincu mannu a bia a sa definitzione de unu unicu istandard po su sardu. Unu istandard chi is sardos possant intendere comente e limba issoro, comente sa limba chi nos at a auinire in su benidore. Tengio in cussideru mannu peroe fintzas is rejones de is chi sunt contra de sa LSC: sa limba semus nois, est sa pessone e si cumprendet comente sa chistione de su sardu e de unu sardu istandard pongiat in chistione a nois matessi. Is chi sunt contra de su istandard unicu mascamente sunt contra ca narant ca no est possibile e ca is sardus no ddu ant a atzetare mai. A die de oe is tecnicas de partecipatzione democratica e de solutziones de is cuntierras sunt isvilupadas e isperimentadas: diat a essere cosa sabia si sa Regione paghessit unu progetu mannu de partecipatzione democratica chi, movende dae sa LSC, lompessit a su istandard ufitziale. Tzertu is linguistas e is sociologus depent tennere parte de sustantzia in custu progetu.” http://salimbasarda.net/politica-linguistica/murgia-pd-sardu-in-sa-comuna-de-casteddu-ejae-finas-in-lsc/

Una nuova commissione allora?

Forse è inevitabile, ma in tal caso mi autoescludo.

Se per “commissione linguistica”  si intende un gruppo eterogeneo di accademici, per lo più incompetenti,  e di autodidatti, messo insieme in base al manuale Cencelli,  come è stato nelle due precedenti occasioni, faccio prima a rimanermene a casa.

Del resto le mie posizioni sono note: uno standard ortografico progettato per permettera la libertà di pronuncia  e che tenga conto del fatto che la LSC esiste.

Adesso perfino Corraine è stato costretto a far finta di accettare questo principio.

Immagino che i filologi sardignoli, con la loro ferrea preparazione nella linguistica tedesca dell´800, riescano a cavarsela da soli.

Del resto l’oceano infinito dei loro studi sul sardo è lì a testimoniare il loro impegno verso la nostra lingua.

Metteteli di nuovo assieme, i Corraine, i Puddu, i Paulis, i Blasco Ferrer, i Lupinu,  e vedete cosa ne viene fuori.

Io ho cose più serie da fare.

 Se invece state pensando a un istituto per la lingua e la cultura della Sardegna che disponga dei mezzi e del tempo necessari per lavorare seriamente, beh, allora se ne può anche parlare.

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