Assessore Firinu, le scrivo

4248

Cara Assessore,

a lei è toccato il compito non facile di gestire la politica linguistica della RAS.

Fin qui in Olanda mi sono arrivate le voci del fatto che lei trova questo compito difficile e questo le fa onore, perché è la verità.

Ammettendolo, lei dimostra la sua serietà.

La questione linguistica della Sardegna è un nodo ingarbugliato per chiunque e non esistono soluzioni pronte, e meno che mai miracolose, che possano risolverlo.

Uno dei problemi più difficili, ma anche uno dei problemi cruciali, che lei dovrà affrontare sarà quello dello standard della lingua sarda.

Dalla risoluzione di questo problema dipende anche, tra l’altro, la possibilità di introdurre il sardo nella scuola, visto che non è pensabile di poter insegnare il sardo, se prima non si stabilisce in che modo vada scritto.

Allora, visto che la RAS, 8 anni fa, si è dotata di un codice linguistico proprio sperimentale (LSC) , per i suoi documenti in uscita, codice che in parte è stato adottato anche da altre amministrazioni locali, e visto che esiste una tendenza limitata, ma reale, a considerare la LSC  come lo standard della lingua sarda, a questo punto occorre passare a una verifica della sua accettazione da parte dei parlanti sardi.

Mi permetto di farle presente che, nella situazione sarda, in cui il sardo deve competere con una lingua dominante che ha ormai invaso tutti i campi della comunicazione, il successo di una standardizzazione–e quindi, per esempio, la possibilità di insegnare il sardo nella scuola–dipendono interamente da quanto lo standard proposto viene accettato o rifiutato dai parlanti.

Da tutti i parlanti, è ovvio.

Cioè, nel momento in cui si vuole far uscire la LSC dagli uffici regionali e comunali, per farla entrare nella scuola e nella vita di tutti i giorni, non basta che ci sia, in un comune, uno sportellista che la usa. Occorre che a usarla sia la gente.

Detto questo, io so anche per certo che, perfino a livello di uffici linguistici comunali del Campidano, la sperimentazione della LSC da parte della cooperativa Sa bertula antiga non è stata un gran successo.

E, si badi bene, qui stiamo parlando del livello minimo di accettazione: cioè l’accettazione da parte del pubblico di documenti comunali in uscita.

Questo lei doveva saperlo, perché non è improbabile che le vengano presentati dei resoconti trionfalistici sui risultati della sperimentazione con la LSC.

Mi permetto di farle presente che il risultato della sperimentazione, tra l’altro, non può essere valutato da chi la sperimentazione l’ha portata avanti.

La verifica deve essere effettuata da un valutatore esterno e imparziale.

Questo valutatore non può essere il Servizio Regionale per la Lingua, visto che tale Servizio, stranamente, ha operato non per sperimentare la LSC, cioè per verificarne l’utilizzabilità, ma per convincere gli operatori ad adottarla. E convincerli in tutti i modi possibili …

E, ripeto, qui stiamo parlando del livello più basso di accettazione di un possibile standard.

Figuriamoci cosa succederebbe nelle scuole.

Occorrono una verifica imparziale e una riflessione.

Occorre valutare se non sia opportuno apportare delle modifiche alla LSC, in modo da renderla più accettabile dai parlanti della Sardegna meridionale (la stragrande maggioranza dei Sardi) o addirittura fare un’altra proposta–la variante della capitale, che gode da sempre di grande prestigio–in modo da assicurarsi l’accettazione dello standard da parte della maggioranza dei Sardi.

Ripeto: il sardo deve competere con l’italiano, una lingua che ormai–sia pure in modo imperfetto–tutti i Sardi conoscono e che ha occupato tutti gli spazi sociali della comunicazione.

Solo uno standard gradito alla maggioranza dei parlanti ha una possibilità di successo.

La LSC, come è adesso, dopo 8 anni dalla sua introduzione viene rifiutata da questa maggioranza.

Questa è la realtà.

Una realtà facilmente verificabile su Internet, in tutti i siti in cui si scrive in Sardo, o anche sfogliando le numerose pubblicazioni in sardo comparse da 8 anni a questa parte.

L’uso della LSC è praticamente limitato alle persone che lo usano per motivi professionali.

Non è proprio il caso di fare del trionfalismo.

8 Responses to “Assessore Firinu, le scrivo”

  1. Ma questo cosa vuol dire? Che ce lo vogliono dare fino alla pensione?
    http://www.consregsardegna.it/XVLegislatura/Disegni%20e%20proposte%20di%20legge/PL018.asp

  2. Una leggina punitiva… per la lingua sarda?

  3. Reblogged this on Alexandra: Arrexinis e Arrexonus and commented:
    Sono perfettamente d’accordo. Spero che sia chiaro che tagliare fuori i sardo parlanti del sud è come la discriminazione verso le donne, gente di colore, gente diversamente abile, gente che pratica un altra religione e omosessuali. Mi auguro che si capisca che si tratta di discriminazione linguistica. Questa è la verità, chi dice altro, non è all’altezza della situazione.

  4. NON, naro, NON mi praxit. Chie leget custa litera si nde riet de totus. Si nde riet de chie cheret sa LSC (mancari mezorada) ma finas de chie non la cheret. Politicamente est a faddire, si si che fuliat su traballu chi est statu fatu finas como. Goi paride/parimus un’armada brancaleone.😦

  5. Su sardu esistiat innantis de Coròngiu e at a sighiri a esisti apustis de issu. Amen.

Trackbacks

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: