Si vis pacem, scrie paxe (2)

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Da diversi amici mi è arrivata la richiesta di interrompere le ostilità.

Molti attivisti si sentono frastornati dal clamore di questa “battaglia”  di parole.

Li capisco.

E voglio venirgli incontro: annuncio il mio ritiro dalle ostilità!

Mi metto a fare il Cincinnato, non il Coriolano.

Ma a una condizione: che Corraine faccia altrettanto.

Io e lui fuori dalle palle.

Lo so che questo cambierebbe le cose soltanto per me, visto che io posso soltanto agire in pubblico, mentre Corraine è grande proprio quando trama nell’ombra.

E questo lui continuerebbe a farlo.

Del resto lo ha detto lui stesso a un mio amico: “Io vengo dalla cultura del muro a secco.”

Ma lo sapevamo già che lui spara a tradimento.

Ma io il mio obiettivo l’ho raggiunto: adesso tutti parlano di emendare la LSC.

Il sito in cui Corraine abusivamente proclamava la sua interpretazione fraudolenta della LSC è stato bloccato.

Ho visto anche che le sue interpretazioni fraudolente sono state ritirate e che vestali autorizzate adesso, per esempio, scrivono “scientzia”  e non più “sientzia”, secondo la fantasiosa etimologia corrainiana.

Insomma, la manovra corrainiana di trasformare la LSC  in LSU è stata sventata.

Anche se questo mi ha attirato addosso l’ira del suo scudiero, che adesso fa il signore, ma a suo tempo, senza che io lo cercassi, mi ha coperto di merda su Facebook, con grande ilarità generale.

L’unico che non si è divertito è proprio lui.

E adesso si parla finalmente di emendamenti alla LSC.

Quali?

Io i miei li ho presentati anni fa e tranne che nella difesa d’ufficio della LSC corrainiana, che ho respinto su questo blog, non sono mai stati presi in considerazione.

Ci sono altre proposte?

Si confrontino.

E i difensori del sardo meridionale hanno adesso un’occasione per dire la loro.

Visto che di dividere il sardo in due, seguendo la suddivisione razzista di Wagner e accademici stranieri, non se ne parla neppure, che propongano il sardo della capitale come standard.

Brulla brullendi, anche Andria Maccis ha fatto una proposta molto interessante: per arrivare a una standardizzazione democratica, basta contare il numero di abitanti compresi al di dentro delle isoglosse determinanti. Del resto qualcosa del genere è già stato fatto escudendo dalla LSC i dialetti che non presentano la lenizione.

E poi si faccia un referendum o qualcosa di simile.

In altre parole, se è vero che certe acqusizioni non si possono mettere in discussione: la più importante è l’ idea della standard unico, è vero invece che certe posizioni di potere all’interno del movimento linguistico possono e devono essere messe in discussione.

E allora, io do l’esempio: mi ritiro a vita privata.

Ma ho paura che siano proprio le posizioni di rendita che non si vogliono mettere in discussione.

Del resto, la svolta repentina a favore di una LSC  “ammoddiata” –nel giro di un paio di giorni sono passati da una chiusura totale all’approvazione dello scioddamento della norma–mi fa pensare che non si tratti di difendere certe posizioni sulla lingua, ma certe posizioni di potere.

Allora: qui è la mia proposta.

Io e Corraine ci tiriamo fuori dalle palle, in quanto simboli dell’irriducibilità.

Gli altri fanno la pace anche per noi.

A voi la palla.

 

 

4 Comments to “Si vis pacem, scrie paxe (2)”

  1. Deu, tanti’ po nàrriri, sa ‘lenizioni’ no isciu mancu it’est. Ma sa crupa est sa mia. Si andu a mi dhu cicari, cras etotu mi nd’est bessiu de conca. Eh sa crebedhera, sa crebedhera! Ma torraus a nosu: “si vis pacem, scrie paxe”. Is chi m’arregòdada, po cumenti dhas apu intendias, funti: Paxi, pagi, paghe, pache e a donniunu ndi dh’at a sighiri a bessiri de ‘uca aici comenti est abituau. Ma su de dha scriri? Si de “standard” chistionaus, “stsndard” depit èssiri e non fait a ndi pònniri unu in bàsciu e unu in susu, unu a manu de manca e unu a manu ereta. Custu ‘paxe’ perou, o Robertu, de innui nd’est bessiu? Tocat a dh’ imbentari po agatari un’acordiu? In cussu niu de espis? E cumenti de i custas, cantu de atras nd’adi? A s’idea mia, non nci at mancu “referendum” chi pendada. Una cosa feti, mi parit, s’iat a pòdiri fari: dhu’ iat a bòlliri unu, ma bravu meda perou, de si studiai beni beni sa cosa, e de si pònniri a iscriri, in sa lìngua sarda chi dhi parit prus beni fata, unu “commedia” o unu “romanzu” aici cumenti iant fatu po s’Italianu Dante e Manzoni (tantis po abarrari acanta de ‘omu). Si arrennesciat a s’acostari a i cussus dusu, fra cent’annus, po pagu, su Sardu fut bell’e fatu.

  2. Gentile Signor Bolognesi,

    Sappiamo tutti che si parla di “emendamenti” e di un cambio radicale della LSC da quando è stato fondato il Comitato Bilinguismu Democraticu. La nostra proposta è semplice; Sperimentare tutte le proposte di standard.
    Infine ci auguriamo che Lei se ne vada in pensione. Lo stesso vale per Diego Corraine.

    Adiosu

    • Spero proprio che il suo augurio si realizzi, ma ne dubito, visto che la vostra non proposta non appoddat a nisciunu logu e non ci porterà da nessuna parte.Eppoi signor comitato, io non ho certo avuto bisogno di un suggeritore anonimo per dire queste cose. Ma lei non lo sa.

  3. Apprezzo molto la volontà generosa di fare un passo indietro. Non ho mai parteggiato per alcuno, mi interessa la lingua e il suo futuro. Sono certo che la ragione per cui non sia sia giunti ad un accordo definitivo nella defnizione di uno standard non sia esente da ragioni di convenienza. Non faccio alcun riferimento diretto ne a Corraine ne tantomeno a lei Roberto. Sospetto solo che un motivo ci deve essere e non può legarsi solamante a posizioni ideologiche. Spero che questo sia il segno di un cambio di passo.

    Dico sempre che cercare la cura va bene ma non ha senso che si trovi quella perfetta quando il malato è morto.
    Quindi è necessario giungere al più presto ad una soluzione condivisa -non necessariamente unanime- partendondo dalla LSC. La sperimentanzione di uno o più standard non mi preoccupa; mi preoccupa che si blocchi tutto nuovamente, che si inizi la discussione dal principio in un gioco dell’oca infinito, dove si riparte sempre dal via. Serve uno standard che parta dalla LSC, che la migliori, che rispetti il più possibilie tutte le pronunce e la varietà del sardo e via col bilinguismo a tutti i livelli, se qualche pezzo della macchina non funziona come deve lo si migliori tra una corsa e la successiva. Come si può capire se uno standard funziona se non con l’applicazione dello stesso?

    Non fermiamoci, esigiamo che i finanziamenti e i progetti iniziati continuino e che si rafforzino. Non opponiamoci ideologicamente, dimentichiamo le inimicizie, con tutta la generosità e la pazienza che ci restano. E’ l’ultima occasione per dare un futuro alla nostra lingua, la prima volta in cui il clima genrale appaia favorevole ad una seria politica della lingua dopo tanti anni. Non sprechiamo l’ccasione perche non ne avremo un’altra.

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