L’ottimismo della volontà non offuscato dal pessimismo dell’intelligenza

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Si può imporre come standard di una lingua una varietà minoritaria, contro la volontà della maggioranza?

Certo. Basta disporre dei mezzi di coercizione necessari e di una labile coscienza democratica.

Leggetevi–o rileggetevi–Storia linguistica dell’Italia unita: http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=99&task=schedalibro&isbn=9788842096092

E magari, se non chiedo troppo, il mio Le identità linguistiche dei Sardi, per quello che riguarda l’italianizzazione linguistica della Sardegna: http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-225-2&ver=sa

Ciononostante, in Sardegna si è tentato si seguire l’esempio italiano, malgrado i miei avvertimenti: http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&s=17&v=9&c=4463&id=296933

Il tentativo, abortito, di introdurre la LSU come standard, era basato sull’illusione che bastasse individuare il “fiorentino” dell’area sarda, perché tutti lo adottassero entusiasticamente: « Sa norma istandard unificada deliberada dae sa cumissione cheret mediare intro de sas variedades tzentru-orientales, prus cunservativas e sas meridionales de s’ìsula, prus innovativas, e est rapresentativa de sas variedades prus a curtzu a sas orìzines istòricu-evolutivas de sa limba sarda, prus pagu esposta a interferèntzias esternas, meda documentadas in testos literàrios, e in foras de sa Sardinna prus insinnadas e rapresentadas in sas sedes universitàrias e in su mundu sientìficu. »

Solo un’ignoranza colossale della storia linguistica italiana poteva creare l’illusione di un italiano che si diffonde gentilmente tra le popolazioni sottomesse dai Savoia, tra l’entusiasmo generale.

Ma tant’è.

La RAS non disponeva–e non dispone–dei mezzi di coercizione di uno stato e la LSU è stata rifiutata dalla maggioranza dei Sardi.

In Sardegna, l’unica possibilità di successo di uno standard è legata al consenso che questo trova–o non trova–tra la maggioranza dei Sardi, dato che la RAS non dispone di un numero sufficiente di baionette e che non credo che il Corpo Forestale si possa impiegare per costringere i Sardi a parlare come vuole Diego Corraine.

Renato Soru–decisionista tutt’altro che stupido–ha imparato la lezione della LSU e ha optato per una soluzione intermedia.

La LSC è in effetti un passo avanti verso lo standard, ma LA LSC NON È LO STANDARD DELLA LINGUA SARDA.

La proposta fatta dalla commissione voluta da Soru non è mai stata definita “standard” da nessuna parte.

Chi afferma il contrario è semplicemente un bugiardo.

Ma per chi confonde la propria volontà con la realtà, la realtà non è mai un ostacolo.

Almeno fino a quando ci cozza contro.

La LSC, per di più subdolamente trasformata in LSU, è stata rifiutata dalla maggior parte dei Sardi, quella maggioranza che vive nel meridione dell’isola e che non si sente rappresentata linguisticamente dalla varietà adottata dalla RAS per i suoi documenti in uscita, ma precisando che Chiunque può scrivere all’amministrazione nella propria varietà.

I Sardi del meridione hanno avuto modo di familiarizzare con la LSC, ma ugualmente non l’hanno accettata come standard.

La “sperimentazione” effettuata sa Sa bertula antiga nella Sardegna meridionale è stata molto limitata, per loro stessa ammissione, e comunque non effettuata con la LSC, ma con una grafia “ammoddiada” a loro discrezione.

[…]

In is ufìtzios chi gestides bois, in su meridione de s’ìsula, cale casta de sardu impreades pro s’iscritura?

In su 2013 eus imperadu pruschetotu su dialetu locale, ma eus fintzas isperimentadu sa LSC in su Sulcis (13 Comunos) e in is Comunos de Assemini, Su Masu, Deximumannu e Santu Sparau.

 E ite paret?

Eus isperimentadu un’ ortografia de sa LSC ammoddiada e cussa eus a imperare in su benidore: sa bidea nostra est cussa de ammostare chi su sardu podet tènnere una grafia ùnica e sa matessi podet èssere ligia cun is dialetos locales. Is curretziones podent bènnere in su benidore e a parre miu ant a èssere is figios nostros a agatare sa grafia prus sintzilla, cussu chi depet passare est chi su sardu podet èssere iscritu in una manera isceti.

http://salimbasarda.net/politica-linguistica/sarigu-bertula-antiga-eja-a-sisperimentatzione-de-sa-lsc-in-campidanu/

Il tentativo, questa volta subdolo, di far rientrare la LSU dalla finestra, dopo che era stata cacciata dalla porta, è anche questo fallito miseramente.

A 40 anni di distanza dalla nascita del movimento linguistico siamo ancora privi di uno standard del sardo: il trionfalismo di chi si autocelebra mi sembra completamente fuori luogo.

E questo perché, finora, il movimento si è sempre spaccato tra il fronte di chi è troppo stupido per capire che lo standard di una lingua non statale non si può imporre alla maggioranza dei parlanti e chi è troppo stupido per capire che, essendo maggioranza, tutto quello che deve fare è pretendere uno standard che democraticamente li rappresenti e non un doppio standard.

In pratica, visto che le soluzioni italianeggianti e romantico-giacobine, a 14 anni dalla loro proposta, sono miseramente fallite non rimane che proporre o la varietà della capitale, o una standardizzazione limitata all’ortografia e progettata per permettere diverse pronunce.

Una conclusione sulla storia della standardizzazione corrainese, a questo punto, si può anche trarre: chi dopo tutti questi anni non ha capito che questa non è praticabile, semplicemente non dispone dell’hardware per capirlo.

È proprio il pessimismo dell’intelligenza che gli manca.

 

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