Archive for August, 2014

August 29, 2014

Il movimento linguistico conta come l’asso di bastoni

lsc

Non sto parlando del “Movimento linguistico” di Corraine e Corongiu.

Quello conta ancora di meno, visto che i due geni della limba sono riusciti nuovamente nell’impresa in cui sono più bravi: isolarsi da tutti o quasi.

Sto parlando proprio di tutta la gente che è impegnata nella tutela e la rivitalizzazione del sardo.

Non contiamo praticamente nulla.

I politici questo lo sanno benissimo, perciò non potete accusarmi di disfattismo, se adesso denuncio questa situazione.

Non è certo per loro che scrivo.

Il fatto che alle scorse regionali abbia vinto un politico che ostenta la propria ignoranza del sardo, facendo finta di nascondere le sue vergogne dietro una minuscola foglia di fico–“Non me l’hanno insegnato”–la dice lunga.

Vista la percentuale altissima di astensioni–tra cui la mia–a guidare la Sardegna c’è finito un rappresentante di quel 2% di Sardi che non parla e non capisce la nostra lingua nazionale.

Il movimento linguistico, alle passate elezioni, ha dimostrato così tutta la sua marginalità rispetto alla società sarda, altrimenti sarebbe riuscito ad evitare questa sciagura, questo scandalo.

Io questa marginalità ho modo di constatarla da quando ho cominciato a scrivere con Sardegnablogger.

Se è vero che il numero dei lettori dei miei post sulla lingua in Sardegnablogger sono 4, 5 volte più numerosi di quelli del blog, è anche vero che se scrivo–sempre io quindi–di altri argomenti, il numero dei lettori passa dalle centinaia all’ordine delle migliaia.

Eppure a scrivere sono sempre io.

Uscire dal ghetto del mio blog, mi ha fatto capire che ad essere rinchiuso in un ghetto autoreferenziale è tutto il movimento linguistico.

Le ragioni sono molteplici, ma è vero che la gestione Corriane (+ fedele scudiero) del movimento si è rivelata fallimentare.

Tutta l’attenzione dei due “Grandi Timonieri” era rivolta a iniziativa “prestigiose”–ma soprattutto al consolidamento del proprio potere, piazzando i propri vassalli in posizioni chiave–trascurando completamente il rapporto con la gente.

Clamorosa, in questo senso, è stata la scelta di allontanare ulteriormente la LSC dai parlanti meridionali, facendola regredire a LSU, con il solo scopo di soddisfare le fobie anticampidanesi di Corraine.

Scelta suicida, soprattutto da parte di Corongiu, che infatti l’ha pagata con l’allontanamento.

Le “masse” di militanti corrainiani promesse dal Duce dell’Orthobene–gli otto milioni di baionette–non erano lì a salvargli il culo nel momento cruciale.

Non c’erano mai state.

La sua svendita della LSC e della possibilità di vedere, anche nella Sardegna meridionale, il consolidamento dell’idea di un sardo unitario non sono servite neppure a salvare l’unica cosa a cui Corongiu tiene veramente: il suo potere.

E adesso rischia di trascinare nel suo fallimento–peraltro relativo, perché il suo lauto stipendio rimane garantito–anche gli operatori degli sportelli linguistici: gli unici che, con la forza della disperazione, gli sono rimasti attorno.

E, per loro, di garantito non c’è nulla.

Gli altri, tranne alcuni innamorati di Corraine, si sono già volatilizzati.

Non si può certo dire che il duo Cor & Cor si sia fatto amare in questi otto anni.

Sappiamo di ricatti, minacce, intimidazioni.

Non è solo Michele Pinna a parlare di “gestapo linguistica”.

Hanno governato e governano con la paura: adesso su uno striminzito gruppo di desperados.

In questa situazione, sono bastati un Paolo Zedda e–dice lui–un Attilio Mastino per far fuori il Macchiavelli della lingua sarda.

Se esistesse veramente, questo benedetto “movimento linguistico” e se veramente Corraine e Corongiu ne fossero stati i dirigenti, questo non sarebbe stato possibile.

Chiedetevi questo, cari amici che regolarmente mi invitate a fare pace con quei due–Attenti a quei due!–chiedetevi come sia possibile che un’unico consigliere regionale–eletto per conto di un partitino microscopico–possa far fuori il Glorioso Condottiero del movimento linguistico.

Ma se i due eroi wagneriani hanno la responsabilità grave di aver rinchiuso il loro feudo linguistico in un ghetto sardopellita e resistenzialmente costante–soprattutto costante nel rifiutare la realtà–le responsabilità dei nemici della LSC non sono minori.

Se i due Gloriosi Condottieri sono mossi da interessi personali–Corraine sogna il monumento equestre in cima all’Orthobene; Corongiu che “comandare è meglio che fottere”–il variegato fronte anti-LSC non è stato da meno.

La LSC è stata accolta immediatamente da un fuoco di sbarramento mediatico.

Nemici di Soru, accademici mandroni e nemici personali di Corongiu si sono immediatamente scatenati.

E naturalmente tutti i nemici del sardo si sono mobilitati contro l’idea stessa di un sardo unitario.

Ho già detto che la risposta del duo Cor & Cor è stata la più stupida possibile: inutile continuare a infierire.

Non si può tacere il fatto che i cosiddetti “difensori del campidanese”–in parte nemici personali di Corongiu e, se vogliamo, con le loro buone ragioni–non hanno mai dimostrato di avere a cuore le sorti del sardo. Non ho mai visto da loro parte un intervento sui media che fosse rivolto alla tutela di tutto il sardo, ma soltanto attacchi alla LSC.

Insomma, questa benedetta LSC, nata per costituire un punto di incontro tra le varietà del sardo, è stata invece usata dagli estremisti di entrambe le parti per polarizzare la situazione linguistica.

E questa polarizzazione alla gente non è piaciuta per niente.

La gente non si è lasciata coinvolgere dalle nostre dispute e, alla fine, hanno vinto i nemici del sardo.

La maggior parte della gente se ne frega.

E adesso, cari amici che regolarmente mi rimproverate di prender parte alla disamistade ricordatevi che io, dall’Olanda, per sette lunghi anni ho cercato di far capire a Corongiu che non si poteva andare avanti senza il consenso dei sardi meridionali. Corongiu diceva ca emmo, ma intanto, dietro il muretto a secco, portava avanti la regressione della LSC a LSU, cioè allontanava, insieme al suo signore e padrone, il sardo ufficiale sempre di più da quello meridionale.

Ognuno si assuma adesso le sue responsabilità.

La stragrande maggioranza dei sostenitori della LSC–cioè della LSU–si trova a nord di Paulilatino.

Volete fare il sardo ufficiale da soli?

Come Corraine?

Volete anche voi il monumento equino che–non c’è dubbio!–un giorno gli verrà eretto, in mancanza di altre erezioni?

Scegliete: volete il “movimento linguistico” di Corongiu e Corraine?

O volete che in Sardegna nasca un movimento linguistico, degno di questo nome, che protegga i diritti linguistici di tutti i sardi?

August 28, 2014

Meridionalizare sa LSC? Eja, de linna!

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Su fatu ki Corraine non arribet a cumprender ca non est kistione de “meridionalizare” sa LSC non mi spantat.

Su “pessonagiu” arribbat inue arribbat.

Ma ki non ddu cumprendat átera gente, gente ki in sa bida at tentu prus fortuna de issu, mi spantat.

Leghide-bosi su ki narat Mauru Piredda: http://salimbasarda.net/politica-linguistica/si-emendare-est-meridionalizare-leent-positzione-sos-arregulistas/

Innoxe non est kistione de meridionalizare una chibudda.

Est kistione sceti de atzetare ki totu su sardu est giustu e ki s’unica normalizatzione ki nosi serbit est cussa de s’ortografia, acumpangiada dae unas cantas regulas de pronuntzia pro permiter a donniunu de legher su sardu normalizadu a manera sua.

Torro a narrer: a non ddu cumprender Corraine est sceti normale, ma is áteros?

 

August 26, 2014

Nuova indagine sociolinguistica o referendum sulla LSC?

 

L’Assessore Firinu vuole una nuova indagine sociolinguistica.

Sarebbe interessante sapere cosa vuole indagare.

Sarebbe molto importante , ai fini di una qualisiasi politica di pianificazione linguistica, sapere quale sia l’italiano effettivamente usato dai sardi–soprattutto i giovani–e quale sia il sardo effettivamente usato–ancora, soprattutto dai giovani.

Insomma, un’indagine sullo stato di salute delle due lingue più importanti della Sardegna sarebbe la benvenuta.

Ma cominciano subito i problemi: chi dovrebbe condurla?

L’unico linguista che abbia condotto delle serie ricerche sociolinguistiche e viva in Sardegna è Mauro Maxia.

Per capirci: la ricerca coordinata da Anna Oppo era una ricerca sociologica, non propriamente sociolinguistica, e si vede.

Uno dei limiti più grandi di quella ricerca è che non ci dice assolutamente niente sulle lingue effettivamente usate dai sardi.

Tutto viene ridotto a “sardo” o “italiano”, basandosi unicamente sul giudizio che gli intervistati stessi davano della lingua.

Gli altri linguisti sono, più esattamente, dei filologi.

Infatti si guardano bene dall’avventurarsi nella sociolinguistica.

Firinu pensa di rivolgersi a università non sarde?

Ma forse a Firinu non interessa sapere quali siano le lingue effettivamente usate dai sardi.

E ancora meno quale sia il rapporto tra queste e il rendimento scolastico dei ragazzi.

Pigliaru ha già deciso che la dispersione scolastica si affronta costruendo scuole nuove e belle.

Pigliaru è chiaramente disinteressato alla questione linguistica, come dice anche Biolchini.

Infatti non si è mai preoccupato di imparare la nostra lingua nazionale.

“Non me l’hanno mai insegnato!”

Mischineddu!

Forse quello che Firinu vuole raggiungere con l’inchiesta sociolinguistica è un’altra cosa.

E, a giudicare dalla reazione dei corraineddos una cosa poco gradita, almeno a questi.

Credo che quello che Firinu vuole sia indire una specie di referendum sulla LSC.

In se una cosa più che giusta.

È normale e giusto verificare l’effetto di scelte politiche effettuate da altri.

Sano.

Purché l’inchiesta si faccia in modo corretto.

In un altro post specificherò il modo in cui l’imposterei io.

August 25, 2014

Abbiamo altro a cui pensare, altro che lingua!

Lo dicono da almeno 60 anni: “Abbiamo altro a cui pensare!”

In che lingua l’hanno pensato “quell’altro”?

Eccoli qui i frutti di una classe dirigente che non pensa in sardo, che non riesce a guardare alla Sardegna con occhi sardi.

Su famini a tirai a marra.

In 60 anni non è cambiato niente, proprio perché loro “pensavano ad altro”, non alla “lingua”, cioè a mettere la società sarda in condizione di esprimere una classe dirigente sarda, capace di cogliere ed esprimere i bisogni reali dei sardi.

Invece pensano soltanto ad autopreservarsi, loro, gli ignoranti, i monolingui in italiano–ma magari qualcuno parla un po’ di inglese–e a escludere i sardoparlanti dai luoghi in cui si decide il nostro futuro.

Usando la scuola come strumento di selezione feroce: leggetevi bene i dati della ricerca sociolinguistica coordinata da Anna Oppo.

Il sardo sta scomparendo e la Sardegna con esso.

I giovani–quelli che dovrebbero fare figli = i sardi del futuro–sono troppo poveri per permetterselo o emigrano e i figli li fanno altrove.

Un altro dei magnifici record della Sardegna è quello del declino demografico: 

  • Tasso di natalità: 8,3 (per 1.000 abitanti – 2005) [2]
  • Tasso di mortalità: 8,7 (per 1.000 abitanti – 2005) [2]
  • La popolazione presenta inoltre un tasso di fecondità stabile da una decina d’anni ad 1 solo figlio per donna, anche qui in controtendenza rispetto alla media italiana, dove è passato nell’ultimo decennio da 1,18 a 1,41 figli per donna. Grazie comunque alla già citata bassa mortalità la popolazione si mantiene stabile ed equilibrata: il minimo aumento riscontrato nell’ultima pubblicazione ISTAT è dovuto essenzialmente a rettifiche burocratiche postcensorie più che ad inversioni di tendenza.
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_della_Sardegna

Cioè, se non avessero la pelle così dura il decremento demografico dei sardi sarebbe anche maggiore.

Oggi la situazione è peggiorata rispetto al 2005: http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/14/06/11/istat-sardegna-popolazione-intervista.html

Siamo i primi della classe nel “controllo delle nascite”!

Ma naturalmente, quel genio di Anna Oppo, ha un’altra analisi: http://www.vitobiolchini.it/tag/oppo-natalita-in-sardegna/

Questa è la Sardegna dei record che ci hanno costruito in 60 anni quelli che “abbiamo altro a cui pensare”.

Record della dispersione scolastica.

Record delle servitù militari.

Record per il decremento demografico.

L’abbiamo fatto l’affare con questa gente!

Ma naturalmente, una Sardegna ancora più spopolata renderà ancora più agevole l’espansione delle servitù militari.

Coincidenze, è chiaro.

August 24, 2014

La dispersione scolastica e le servitù militari

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Cosa occorre per convincere il 2,7% della popolazione di uno stato ad accollarsi il 60% delle servitù militari, con tutte le conseguenze del caso: spopolamento, inquinamento, rischio incidenti, controllo militare del territorio?

Occorre una visione del mondo.

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cossiché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio.” [K. Marx]

Per convincere i sardi ad accollarsi il 60% delle servitù militari italiane, bisogna convincerli che, massì, sono anche sardi, in qualche modo, ma soprattutto che sono italiani, e che quindi è giusto che si accollino quel peso, in nome dell’interesse superiore della nazione.

Ammesso e non concesso–come direbbe uno dei pochi grandi italiani–che i sardi siano italiani, rimane da spiegare perché il 2,7% degli “italiani” debba accollarsi il 60% “dell’interesse superiore della nazione”.

Lo capisce anche un bambino–sempre che lo informi–che qui si sta compiendo un’ingiustizia colossale.

E qui, per capire, bisogna tornare a Marx.

Marx è sì superato, e dire che la cultura è sovrastruttura è una semplificazione ormai inaccettabile, ma rimane il fatto che le classi dominanti continuano a mantenere questo rapporto strumentale con la cultura: cercano sempre di piegarla ai loro interessi e sostengono gli intellettuali disposti a piegarsi, propagandone le idee.

Cosa occorrerebbe per gettare a mare le basi militari italiane e NATO?

Molto poco: basterebbe che la maggioranza dei Sardi decidesse di dire basta.

Basterebbe dire: vabbé, saremo anche italiani, ma allora ci prendiamo il 2,7% delle servitù militari e il resto ve le beccate voi.

Niente di sovversivo, niente di indipendentista.

Solo buon senso e spirito democratico.

Ma questo non succede.

Il famoso autolesionismo dei sardi prende il sopravvento.

Giratela come volete, ma bisogna essere davvero coglioni per accettare questa situazione.

I sardi lo sono?

E c’è un modo per definire e quantificare la coglioneria?

Difficile, anzi impossibile.

Ma vengono subito in mente le cifre della dispersione scolastica in Sardegna–stabile a livelli da record europeo–e la percentuale mostruosa di giovani che non riescono a leggere neppure un testo semplice in italiano: il 36%.

Ho riportato tante volte le fonti. Cercatevele.

Ora, la coglioneria è una cosa complessa, ma possiamo tranquillamente dire che in parte coincida con l’ignoranza.

Una persona che non riesce a leggere un testo semplice nell’unica lingua veicolare esistente di fatto in Sardegna, è come conseguenza ignorante.

È chiaro che, per informarsi sull’estensione e le conseguenze delle servitù militari, bisogna essere in grado di leggere e/o ascoltare dei testi relativamente complessi , di una complessità che va ben oltre quella dei testi più semplici.

Mi chiedo se la percentuale di sardi che non è informato sulle servitù militari sia però così bassa.

Comunque, se a questo 36% aggiungiamo la percentuale di sardi che deriva il proprio benessere e prestigio dal rapporto di dipendenza che esiste con l’Italia, raggiungiamo facilmente la maggioranza.

Quel 36% è funzionale al mantenimento dello statu quo.

Io non credo ai complotti.

Non c’è bisogno di attribuire chissà quali lucidi intenti ai governanti italiani o agli Ammeregani.

Basta vedere i casini che gli americani combinano in Medio Oriente per capire che sono tutto meno che lucidi.

Per spiegare la follia dei sardi, basta considerare il clima culturale generale, sia in Sardegna che in Italia.

È chiaro che per appioppare il 60% delle servitù militari ai sardi, bisogna disprezzarli.

Avete mai sentito un politico o intellettuale italiano protestare per questa situazione?

Dire: Non è giusto! Trasferiamo le servitù militari in Piemonte. Nel Lazio! In Lombardia!

Mai.

Ed è chiaro che per accettare il 60% delle servitù militari bisogna disprezzarsi.

Ed eccoci tornati al solito punto, quello già individuato da un certo Nino Gramsci, di Ghilarza: la questione linguistica.

Abbiamo una classe dirigente selezionata sulla base dell’ignoranza della lingua, della cultura e della storia della nostra terra.

Tornate a guardarvi i dati della ricerca sociolinguistica coordinata da Anna Oppo: i sardoparlanti mostrano la percentuale più bassa di titoli di studio superiori.

Cioè, chi conosce il sardo–e quindi è più colto–in Sardegna ha meno probabilità di completare gli studi.

Questo è un dato di fatto ed è un dato di fatto agghiacciante.

Lo mostro nel mio libro “Le identità linguistiche dei sardi” e questo sarà forse uno dei motivi per cui il libro viene boicottato dall’accademia e dalla banda Corraine-Corongiu.

Abbiamo una classe dirigente che si autoseleziona sulla base della propria ignoranza.

Quanti dei nostri politici sanno dove è nata Eleonora?

Particolare non da poco, se si vuole capire la storia della Sardegna, al di là delle semplificazioni interessate.

Se lo chiedeste a uno qualunque dei nostri politici, sicuramente vi risponderebbe: “Chi se ne frega!”

Questa è la situazione culturale generale della Sardegna.

Fieri di non sapere, questi sardignoli.

Fieri di non saper definire cosa voglia dire essere sardi, un popolo, una nazione.

Fieri di essere definiti dall’anagrafe e dal mare.

Fieri di non avere un’identità.

Ecco come si arriva a inghiottire il rospo delle servitù militari.

Dal non sentirsi popolo, nei confronti di chi ti disprezza al punto da usarti come cavia per i suoi giochi di guerra.

August 22, 2014

Perché si discute tanto di razzismo e così poco di servitù militari?

La mia provocazione di martedì ha funzionato.
Oltre 9000 visualizzazioni. 85 condivisioni e poi gli insulti e perfino una timida minaccia di morte.
Adesso posso considerarmi un blogger affermato.
Ma non sono soddisfatto.
Il pezzo non voleva tanto essere una denuncia del razzismo, quanto mettere in luce l’assurdità di una situazione in cui la presenza di 47 immigrati regolari scatena un allarme e una violenza verbale che meriterebbero bersagli più degni.
Per mettere in chiaro una volta per tutte l’assurdità della questione in sé, vi rimando al bell’articolo di Emiliano Deiana: http://www.emilianodeiana.it/post/i-migranti-a-sadali
Allora, recapitoliamo: si è scatenato un casino infernale per la presenza di 47 immigrati, ma non si discute della presenza in Sardegna del 60% delle servitù militari presenti nel territorio dello stato italiano.
Eppure, come brillantemente chiarito dall’articolo di Fiorenzo Caterini, sempre su Sardegnablogger, questa presenza ha delle conseguenze gravissime per la vita dei sardi.
Insomma, cosa ci minaccia veramente?
Se tutto andrà bene, fra breve vedremo un fiorire di proteste contro l’addestramento dei piloti israeliani in Sardegna.
E, detto fra noi, io spero che queste proteste avvengano e abbiano successo.
Ma saranno proteste a favore dei palestinesi, non dei sardi.
Talmente assurda è la situazione.
Qualcosa acceca i sardi rispetto ai propri interessi più elementari.
L’articolo di Caterini mette in chiaro che esiste una correlazione tra l’espansione delle servitù militari e la decrescita della popolazione.
Senza pensare a chissà quale complotto, basta farsi due calcoli.
Le servitù militari in Sardegna sono state imposte soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
In quegli anni sono emigrati circa 600.000 sardi: un terzo della popolazione.
Esiste una correlazione tra i due fenomeni?
Chiaramente allo stato italiano fanno comodo quelle migliaia e migliaia di ettari di campagne spopolate.
E, come ci ha ricordato Caterini, la tendenza allo spopolamento delle zone interne non solo non è rallentata, ma sta riducendo la Sardegna a una specie di ciambella con il buco in mezzo.
A chi fa comodo?
Sappiamo che lo stato italiano ha intenzione di aumentare–altro che ridurre!–le servitù militari in Sardegna.
Insomma, il progetto esiste: meno sardi = più militari.
E l’equazione vale anche al contrario, ovviamente:
più militari = meno sardi.
Sono sicuro che le proteste dei prossimi giorni saranno tutte incentrate sull’arrivo di 150 nordafricani, previsto tra breve.
E magari–io lo spero–contro le esercitazioni dei piloti israeliani.
E io mi chiedo: ma si può essere più stupidi di così?

August 19, 2014

Quarantasette negri …

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La mia terra si scopre razzista.
Vabbé, viene da dire,chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Tanta gente si sente minacciata da quarantasette negri che non vogliono stare a Sadali.
Madonnina mia santa!
Questi negri che non vogliono stare in un albergo con piscina!
A spese nostre!
Laciamo stare che il fatto che i quarantasette negri–in fila per tre col resto di due: la matematica non è il mio forte–in quell’albergo con piscina a Sadali, a spese nostre, non ci vogliono stare.

E cosa ci stanno a fare? Abbronzarsi?
No, dico, cari miei razzisti di merda, questo non è un particolare da poco: ce li hanno portati contro la loro volontà e loro non ci vogliono stare, a spese nostre.
No, dico, voi vi preoccupate di quarantasette negri, anziché preoccuparvi di sessanta milioni di figli di puttana di italiani–semplificando parecchio: non tutti i figli di puttana sono italiani–che vi dicono pacificamente, per bocca del loro ministro della guerra, che non hanno nessuna intenzione di smettere di usare la nostra terra per giocare alla guerra, loro e i loro amichetti scemi, perché guadagnano tanti soldi con le guerre, e che continueranno a bombardare, spargere torio e chissà quali altre porcherie, e rubarci il nostro territorio, a strafottersene di quello che i sardi dicono.
I sardi sono la dimostrazione lampante del fatto che i razzisti sono scemi.
E i sardi si stanno rivelando razzisti e scemi.
Quarantasette negri–in fila per tre col resto di due–che non vogliono stare a Sadali, a spese nostre, perché a Sadali non ‘è niente da fare, neanche per la gente di Sadali e voi vi incazzate?
Ma non vi incazzate per gli italiani che hanno deportato–un esempio fra tanti–la metà degli abitanti di Teulada, da quando hanno aperto la base militare?
Leggetevi l’articolo di Fiorenzo Caterni, su Sardegnablogger.
No cari i miei razzisti di merda: su sardu non est mali pagau, est tontu!
E ci credo che i quarantasette negri in Sardegna non ci vogliano stare!
Corrono il rischio di diventare scemi come i sardi!
Mi viene addirittura il sospetto che i quarantasette negri di Sadali ci disprezzino e a ragion veduta!
Io non sono razzista, ma … questi quarantasette negri–in fila per tre col resto di due–li capisco.

August 3, 2014

E Tagliagambe ci racconta il modo nuovo di guardare al mondo

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http://www.sardegnaeliberta.it/per-imparare-a-pensare-e-non-solo-a-ripetere-un-nuovo-paradigma-per-la-cultura-del-lavoro-quanti-sono-i-ne-ne-in-sardegna/

L’articolo di Silvano Tagliagambe va letto interamente perché ci cambia davvero il modo di guardare il mondo.

Per me è particolarmente interessante questo passaggio: “Sotto questo aspetto non c’è poi quindi tanta differenza tra la realtà fisica e la natura di un uomo, che non è data dalla sua conformazione fisica interna, ma dalla rete di interazioni personali, familiari e sociali in cui esiste. In quanto “uomini”, noi siamo ciò che gli altri conoscono di noi, ciò che noi stessi conosciamo di noi e ciò che gli altri conoscono di noi. Siamo complessi nodi in una ricchissima rete di reciproche informazioni (223)

Confrontate queste parole, riprese dal libro di  Carlo Rovelli, a cui Tagliagambe fa riferimento, con quello che ho scritto sull’identità linguistica: https://bolognesu.wordpress.com/2014/06/22/i-cavalieri-inesistenti-della-sardita/

Chi non l’ha ancora fatto, si legga allora il mio libro “Le identità linguistiche dei Sardi”.