La dispersione scolastica e le servitù militari

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Cosa occorre per convincere il 2,7% della popolazione di uno stato ad accollarsi il 60% delle servitù militari, con tutte le conseguenze del caso: spopolamento, inquinamento, rischio incidenti, controllo militare del territorio?

Occorre una visione del mondo.

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cossiché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio.” [K. Marx]

Per convincere i sardi ad accollarsi il 60% delle servitù militari italiane, bisogna convincerli che, massì, sono anche sardi, in qualche modo, ma soprattutto che sono italiani, e che quindi è giusto che si accollino quel peso, in nome dell’interesse superiore della nazione.

Ammesso e non concesso–come direbbe uno dei pochi grandi italiani–che i sardi siano italiani, rimane da spiegare perché il 2,7% degli “italiani” debba accollarsi il 60% “dell’interesse superiore della nazione”.

Lo capisce anche un bambino–sempre che lo informi–che qui si sta compiendo un’ingiustizia colossale.

E qui, per capire, bisogna tornare a Marx.

Marx è sì superato, e dire che la cultura è sovrastruttura è una semplificazione ormai inaccettabile, ma rimane il fatto che le classi dominanti continuano a mantenere questo rapporto strumentale con la cultura: cercano sempre di piegarla ai loro interessi e sostengono gli intellettuali disposti a piegarsi, propagandone le idee.

Cosa occorrerebbe per gettare a mare le basi militari italiane e NATO?

Molto poco: basterebbe che la maggioranza dei Sardi decidesse di dire basta.

Basterebbe dire: vabbé, saremo anche italiani, ma allora ci prendiamo il 2,7% delle servitù militari e il resto ve le beccate voi.

Niente di sovversivo, niente di indipendentista.

Solo buon senso e spirito democratico.

Ma questo non succede.

Il famoso autolesionismo dei sardi prende il sopravvento.

Giratela come volete, ma bisogna essere davvero coglioni per accettare questa situazione.

I sardi lo sono?

E c’è un modo per definire e quantificare la coglioneria?

Difficile, anzi impossibile.

Ma vengono subito in mente le cifre della dispersione scolastica in Sardegna–stabile a livelli da record europeo–e la percentuale mostruosa di giovani che non riescono a leggere neppure un testo semplice in italiano: il 36%.

Ho riportato tante volte le fonti. Cercatevele.

Ora, la coglioneria è una cosa complessa, ma possiamo tranquillamente dire che in parte coincida con l’ignoranza.

Una persona che non riesce a leggere un testo semplice nell’unica lingua veicolare esistente di fatto in Sardegna, è come conseguenza ignorante.

È chiaro che, per informarsi sull’estensione e le conseguenze delle servitù militari, bisogna essere in grado di leggere e/o ascoltare dei testi relativamente complessi , di una complessità che va ben oltre quella dei testi più semplici.

Mi chiedo se la percentuale di sardi che non è informato sulle servitù militari sia però così bassa.

Comunque, se a questo 36% aggiungiamo la percentuale di sardi che deriva il proprio benessere e prestigio dal rapporto di dipendenza che esiste con l’Italia, raggiungiamo facilmente la maggioranza.

Quel 36% è funzionale al mantenimento dello statu quo.

Io non credo ai complotti.

Non c’è bisogno di attribuire chissà quali lucidi intenti ai governanti italiani o agli Ammeregani.

Basta vedere i casini che gli americani combinano in Medio Oriente per capire che sono tutto meno che lucidi.

Per spiegare la follia dei sardi, basta considerare il clima culturale generale, sia in Sardegna che in Italia.

È chiaro che per appioppare il 60% delle servitù militari ai sardi, bisogna disprezzarli.

Avete mai sentito un politico o intellettuale italiano protestare per questa situazione?

Dire: Non è giusto! Trasferiamo le servitù militari in Piemonte. Nel Lazio! In Lombardia!

Mai.

Ed è chiaro che per accettare il 60% delle servitù militari bisogna disprezzarsi.

Ed eccoci tornati al solito punto, quello già individuato da un certo Nino Gramsci, di Ghilarza: la questione linguistica.

Abbiamo una classe dirigente selezionata sulla base dell’ignoranza della lingua, della cultura e della storia della nostra terra.

Tornate a guardarvi i dati della ricerca sociolinguistica coordinata da Anna Oppo: i sardoparlanti mostrano la percentuale più bassa di titoli di studio superiori.

Cioè, chi conosce il sardo–e quindi è più colto–in Sardegna ha meno probabilità di completare gli studi.

Questo è un dato di fatto ed è un dato di fatto agghiacciante.

Lo mostro nel mio libro “Le identità linguistiche dei sardi” e questo sarà forse uno dei motivi per cui il libro viene boicottato dall’accademia e dalla banda Corraine-Corongiu.

Abbiamo una classe dirigente che si autoseleziona sulla base della propria ignoranza.

Quanti dei nostri politici sanno dove è nata Eleonora?

Particolare non da poco, se si vuole capire la storia della Sardegna, al di là delle semplificazioni interessate.

Se lo chiedeste a uno qualunque dei nostri politici, sicuramente vi risponderebbe: “Chi se ne frega!”

Questa è la situazione culturale generale della Sardegna.

Fieri di non sapere, questi sardignoli.

Fieri di non saper definire cosa voglia dire essere sardi, un popolo, una nazione.

Fieri di essere definiti dall’anagrafe e dal mare.

Fieri di non avere un’identità.

Ecco come si arriva a inghiottire il rospo delle servitù militari.

Dal non sentirsi popolo, nei confronti di chi ti disprezza al punto da usarti come cavia per i suoi giochi di guerra.

2 Comments to “La dispersione scolastica e le servitù militari”

  1. Mi piace molto!
    Hai perfettamente ragione sulla coglioneria di noi sardi.

  2. A sa faci nosta!

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