Il movimento linguistico conta come l’asso di bastoni

lsc

Non sto parlando del “Movimento linguistico” di Corraine e Corongiu.

Quello conta ancora di meno, visto che i due geni della limba sono riusciti nuovamente nell’impresa in cui sono più bravi: isolarsi da tutti o quasi.

Sto parlando proprio di tutta la gente che è impegnata nella tutela e la rivitalizzazione del sardo.

Non contiamo praticamente nulla.

I politici questo lo sanno benissimo, perciò non potete accusarmi di disfattismo, se adesso denuncio questa situazione.

Non è certo per loro che scrivo.

Il fatto che alle scorse regionali abbia vinto un politico che ostenta la propria ignoranza del sardo, facendo finta di nascondere le sue vergogne dietro una minuscola foglia di fico–“Non me l’hanno insegnato”–la dice lunga.

Vista la percentuale altissima di astensioni–tra cui la mia–a guidare la Sardegna c’è finito un rappresentante di quel 2% di Sardi che non parla e non capisce la nostra lingua nazionale.

Il movimento linguistico, alle passate elezioni, ha dimostrato così tutta la sua marginalità rispetto alla società sarda, altrimenti sarebbe riuscito ad evitare questa sciagura, questo scandalo.

Io questa marginalità ho modo di constatarla da quando ho cominciato a scrivere con Sardegnablogger.

Se è vero che il numero dei lettori dei miei post sulla lingua in Sardegnablogger sono 4, 5 volte più numerosi di quelli del blog, è anche vero che se scrivo–sempre io quindi–di altri argomenti, il numero dei lettori passa dalle centinaia all’ordine delle migliaia.

Eppure a scrivere sono sempre io.

Uscire dal ghetto del mio blog, mi ha fatto capire che ad essere rinchiuso in un ghetto autoreferenziale è tutto il movimento linguistico.

Le ragioni sono molteplici, ma è vero che la gestione Corriane (+ fedele scudiero) del movimento si è rivelata fallimentare.

Tutta l’attenzione dei due “Grandi Timonieri” era rivolta a iniziativa “prestigiose”–ma soprattutto al consolidamento del proprio potere, piazzando i propri vassalli in posizioni chiave–trascurando completamente il rapporto con la gente.

Clamorosa, in questo senso, è stata la scelta di allontanare ulteriormente la LSC dai parlanti meridionali, facendola regredire a LSU, con il solo scopo di soddisfare le fobie anticampidanesi di Corraine.

Scelta suicida, soprattutto da parte di Corongiu, che infatti l’ha pagata con l’allontanamento.

Le “masse” di militanti corrainiani promesse dal Duce dell’Orthobene–gli otto milioni di baionette–non erano lì a salvargli il culo nel momento cruciale.

Non c’erano mai state.

La sua svendita della LSC e della possibilità di vedere, anche nella Sardegna meridionale, il consolidamento dell’idea di un sardo unitario non sono servite neppure a salvare l’unica cosa a cui Corongiu tiene veramente: il suo potere.

E adesso rischia di trascinare nel suo fallimento–peraltro relativo, perché il suo lauto stipendio rimane garantito–anche gli operatori degli sportelli linguistici: gli unici che, con la forza della disperazione, gli sono rimasti attorno.

E, per loro, di garantito non c’è nulla.

Gli altri, tranne alcuni innamorati di Corraine, si sono già volatilizzati.

Non si può certo dire che il duo Cor & Cor si sia fatto amare in questi otto anni.

Sappiamo di ricatti, minacce, intimidazioni.

Non è solo Michele Pinna a parlare di “gestapo linguistica”.

Hanno governato e governano con la paura: adesso su uno striminzito gruppo di desperados.

In questa situazione, sono bastati un Paolo Zedda e–dice lui–un Attilio Mastino per far fuori il Macchiavelli della lingua sarda.

Se esistesse veramente, questo benedetto “movimento linguistico” e se veramente Corraine e Corongiu ne fossero stati i dirigenti, questo non sarebbe stato possibile.

Chiedetevi questo, cari amici che regolarmente mi invitate a fare pace con quei due–Attenti a quei due!–chiedetevi come sia possibile che un’unico consigliere regionale–eletto per conto di un partitino microscopico–possa far fuori il Glorioso Condottiero del movimento linguistico.

Ma se i due eroi wagneriani hanno la responsabilità grave di aver rinchiuso il loro feudo linguistico in un ghetto sardopellita e resistenzialmente costante–soprattutto costante nel rifiutare la realtà–le responsabilità dei nemici della LSC non sono minori.

Se i due Gloriosi Condottieri sono mossi da interessi personali–Corraine sogna il monumento equestre in cima all’Orthobene; Corongiu che “comandare è meglio che fottere”–il variegato fronte anti-LSC non è stato da meno.

La LSC è stata accolta immediatamente da un fuoco di sbarramento mediatico.

Nemici di Soru, accademici mandroni e nemici personali di Corongiu si sono immediatamente scatenati.

E naturalmente tutti i nemici del sardo si sono mobilitati contro l’idea stessa di un sardo unitario.

Ho già detto che la risposta del duo Cor & Cor è stata la più stupida possibile: inutile continuare a infierire.

Non si può tacere il fatto che i cosiddetti “difensori del campidanese”–in parte nemici personali di Corongiu e, se vogliamo, con le loro buone ragioni–non hanno mai dimostrato di avere a cuore le sorti del sardo. Non ho mai visto da loro parte un intervento sui media che fosse rivolto alla tutela di tutto il sardo, ma soltanto attacchi alla LSC.

Insomma, questa benedetta LSC, nata per costituire un punto di incontro tra le varietà del sardo, è stata invece usata dagli estremisti di entrambe le parti per polarizzare la situazione linguistica.

E questa polarizzazione alla gente non è piaciuta per niente.

La gente non si è lasciata coinvolgere dalle nostre dispute e, alla fine, hanno vinto i nemici del sardo.

La maggior parte della gente se ne frega.

E adesso, cari amici che regolarmente mi rimproverate di prender parte alla disamistade ricordatevi che io, dall’Olanda, per sette lunghi anni ho cercato di far capire a Corongiu che non si poteva andare avanti senza il consenso dei sardi meridionali. Corongiu diceva ca emmo, ma intanto, dietro il muretto a secco, portava avanti la regressione della LSC a LSU, cioè allontanava, insieme al suo signore e padrone, il sardo ufficiale sempre di più da quello meridionale.

Ognuno si assuma adesso le sue responsabilità.

La stragrande maggioranza dei sostenitori della LSC–cioè della LSU–si trova a nord di Paulilatino.

Volete fare il sardo ufficiale da soli?

Come Corraine?

Volete anche voi il monumento equino che–non c’è dubbio!–un giorno gli verrà eretto, in mancanza di altre erezioni?

Scegliete: volete il “movimento linguistico” di Corongiu e Corraine?

O volete che in Sardegna nasca un movimento linguistico, degno di questo nome, che protegga i diritti linguistici di tutti i sardi?

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